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Trama:
Aura è una ragazza molto complicata e segnata dal divorzio dei suoi genitori. A causa dell’abbandono del padre che si trasferì all’estero con la sua nuova compagna quando lei era ancora una ragazzina, ha sviluppato una profonda diffidenza nei confronti degli uomini che considera tutti dei gran bastardi e non ha mai voluto impegnarsi sentimentalmente con nessuno tanto che a ventitré anni è ancora illibata. I suoi unici interessi sembrano essere lo studio e il conseguimento di una laurea finché un giorno il destino non pone sulla sua strada Angelo, un trentacinquenne affascinante ed empatico che svolgendo la stessa professione di suo padre, l’odontoiatra, stravolgerà la sua vita al punto tale da spingerla a rivalutare ogni convinzione e preconcetto. Tra loro nascerà sin da subito una forte attrazione che porterà Aura a scoprire pian piano le gioie dell’amore e del sesso… Angelo le colmerà il vuoto che ha nel cuore donandole la tenerezza e la dolcezza di cui ha bisogno. Tutti i suoi drammi interiori tuttavia e il suo inconscio complesso di Elettra renderanno la sua vita ricca di alti e bassi finché non accadrà l’impensabile…

Recensione:

Mi era stato detto sin da quando ero bambina che ognuno raccoglie quello che semina perché la vita è come una ruota che fa tornare indietro il bene o il male che si compie, ma questa è una perla di saggezza che si scopre esser veritiera solo quando il giro della ruota si completa. Fino ad allora si soffre e ci si chiede perché chi faccia consapevolmente del male rimanga impunito, eppure non è così. Nulla rimane impunito, è solo una questione di tempo. Io non amavo in particolar modo le vendette, ma non nascondo che provavo un sadico piacere nel vedere chi mi aveva fatto del male essere punito dal destino.
So di sembrare acidina, ma la vita non era stata molto premurosa con me. Il mio nome è Aura Parisi…

Ho iniziato a leggere questo libro consapevole del fatto che mi trovavo difronte ad un romance con alla base un tema forte e toccante come quello della bulimia.
Non entro in merito della “malattia” o “disturbo” perché non sono un medico, ma cerco di raccontarvelo, per quanto mi è possibile, attraverso gli occhi di Aura la nostra protagonista.

Mi ero sempre sentita su una montagna russa ed ero dovuta crescere in fretta. A scuola comunque mi ero sempre sforzata di dare il massimo e i risultati che avevo ottenuto erano stati abbastanza buoni anche se a un certo punto, per tentare di compensare lo stress che spesso accumulassi, avevo cominciato a essere “vittima” di una sorta di fame nervosa. Sin dall’età adolescenziale infatti avevo iniziato a mangiare con frequenza di tutto, trovando nel cibo la consolazione ai miei malesseri psicologici finché l’aver acquisito dei chili di troppo mi aveva destabilizzata costringendomi a studiare soluzioni alternative per tornare a essere snella come lo ero sempre stata. Non riuscendo più ad apprezzare la mia immagine riflessa allo specchio, avevo decisamente finito con il diventare bulimica.

Questa storia mi ha toccato molto, sin dalle prime pagine, mi ha coinvolto tanto pur non avendo mai avuto questo tipo di problema. Mi ha portato a pensare che se Aura fosse stata vera, non so cosa avrei dato per esserle stata accanto come amica.
Aura soffrì molto l’abbandono del padre; quando egli lasciò la sua famiglia, per seguire la sua giovane compagna a Parigi; durante l’adolescenza di Aura, la ragazza fu colta dal vuoto più totale, neanche la madre riuscì a colmare, poiché fragile anch’essa e, pur avendo affrontato il divorzio egregiamente nascondeva una forte amarezza e solitudine dentro nonché una forte insicurezza che porta alla donna la perdita del suo equilibrio interiore ed a buttarsi tra le braccia dell’alcol pur di trovare sollievo.
Vien da sé come una ragazzina possa crescere in queste condizioni. Un abbandono importante, un sostegno fondamentale come quello di una madre inesistente, anzi piuttosto opprimente, il dover far fronte, comunque, alla vita che avanza e che, nonostante tutto va vissuta, il malessere interiore che aumenta e che non si può gestire, portano Aura ad uno stress psicologico eccessivo che trovano sfogo in una “fame nervosa”, purtroppo dannosa poiché quando poi i kg di troppo si vedono la ragazza studia il sistema per eliminarli, purtroppo il peggiore: il vomito.

Ingurgitavo spesso eccessive quantità di cibo, ma poi di contro mi forzavo a vomitarlo e ormai era diventato un vizio che non riuscii più a togliermi. Mi portai questa pessima abitudine perfino all’università e arrivata all’età di ventitré anni, mi sentivo un fallimento totale. I miei studi procedevano lentamente perché tra i problemi tipici della mia età e quelli in cui mi coinvolgeva talvolta involontariamente mia madre con le sue storie con gli uomini finite male e con il suo abuso di alcol, mi sentivo spesso deconcentrata e così tanto che un giorno ero arrivata perfino a minacciarla che se non fosse entrata in un centro di disintossicazione, l’avrei mollata trasferendomi in un appartamento condiviso con qualche altra studentessa facendo pagare a mio padre la quota che mi sarebbe toccata pagare e solo allora lei si era decisa a darmi retta.

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Nonostante il miglioramento della madre dovuto al recupero, la nostra Aura continua a indursi il vomito per cui la sua condizione fisica e psicologica non migliora; pochi amici accanto, la madre che nonostante il benessere fisico non cambia il modo di porsi con sua figlia,la troppa paura nel giudizio altrui, lo scarso interessamento verso i ragazzi, l’università da seguire trasformano Aura in una ragazza fredda e distaccata. Unica “amica” o che si dimostra tale è Elena a cui confida solo ed esclusivamente i suoi problemi con la madre e non quelli inerenti alla bulimia. Elena è intenerita da Aura e le dimostra il suo affetto chiamandola e facendola partecipe delle sue amicizie, la sprona ad uscire e liberarsi dei pensieri che la opprimono. E quando sembra che magari si può sopravvivere ecco che arriva un’altra doccia gelata! La madre, dopo l’ennesimo innamoramento, decide di lasciare la figlia da sola e trasferirsi altrove.

Il destino talvolta era avverso. Iniziai a trascorrere le nuove giornate conservando spesso un cattivo umore, ma proprio quando ero certa che peggio di così non potesse andare, mi venne comunicata una notizia che mai mi sarei aspettata. Mia madre mi annunciò di aver preso la decisione di andare a convivere con il suo nuovo compagno Sandro, a Milano. Era ancora convinta che fossero anime gemelle e che la distanza avrebbe potuto uccidere il loro rapporto, così affermò di essere pronta a fare il grande passo che avrebbe dato finalmente una svolta seria alla sua vita. Io non contestai la sua scelta perché sapevo che sarebbe servito a poco, ma ero perplessa. Come poteva lasciare tutto quello che aveva a Roma per imbarcarsi in un’avventura dalle prospettive incerte? Avrebbe lasciato il lavoro fisso, la casa, ogni sua amicizia e soprattutto me da sola… non gliene importava nulla di quanto fossi in realtà fragile e bisognosa d’affetto.

Da allora è un calvario alla ricerca dell’agoniata serenità.
Un barlume di “felicità” si intravede all’orizzonte quando Aura incontra Angelo, l’odontoiatra amico di famiglia dell’amica Elena.

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Lui era un bell’uomo, alto e proporzionato. Rimasi rapita dal suo profilo perché aveva un naso greco perfetto, le guance un po’ ruvide segnate dalle sfumature di una barba rasata da poco e una folta capigliatura riccia non troppo voluminosa che mi sembrava di aver già visto. Gli osservai i ciuffetti pendergli sulla fronte e sotto la mascherina chirurgica che portava appesa all’altezza del mento ed ebbi un déjà-vu di mio padre. Quel tipo gli assomigliava molto accidenti.

Nasce dapprima un rapporto professionale paziente e dottore, che non fa che aumentare nella ragazza la voglia di “averlo”; finalmente il desiderio di amare un uomo, cosa impensabile per Aura, si fa avanti risvegliando in lei la voglia di iniziare un qualcosa che da tempo ha celato a se stessa.

Sentivo tuttavia che Angelo avesse qualcosa di diverso. Quella sua aria seria, talvolta contenuta e un po’ malinconica mi confondeva e mi faceva impazzire davvero…
Ma cosa mi stava succedendo? Mi stavo forse prendendo una cotta per lui? Proprio io che prima di allora non mi ero mai sentita veramente attratta da nessuno? No, dissi subito a me stessa che potesse trattarsi di semplice ammirazione in fondo. Infatti ammiravo Angelo per le sue capacità professionali e poi era un così bell’uomo che avrei sfidato qualsiasi essere umano di sesso femminile dotato di vista a non provare attrazione. Per quanto molto diffidente nei confronti degli uomini, non ero fatta di pietra e gli ormoni ogni tanto impazzivano anche a me, solo che facevo fatica ad ammetterlo.

Forse amore? O voglia di essere amata, voglia di provare a vedere davvero cosa si cela dietro questo sentimento così profondo. Fatto sta che il loro rapporto diviene più intenso quando Angelo scopre che la ragazza ha perso il lavoro ed è sola; egli le offre di lavorare presso il suo studio e l’occasione diviene proficua anche dal punto di vista sentimentale, poiché alimenta quella voglia, come dicevo prima, di amare ed essere amata.

Sapevo di aver trovato un vero amico, mi trovavo molto bene in sua compagnia e mi veniva assai facile parlargli come se ci conoscessimo da molto tempo. Era una persona profondamente empatica, corretta e buona d’animo, forse il primo essere di sesso maschile che sarebbe stato in grado di farmi innamorare anche se sperai che non accadesse perché vedevo un abisso tra di noi facendomi già tante paranoie non soltanto sulla nostra differenza di età, ma soprattutto sul fatto che mi sembrava di suscitargli tenerezza piuttosto che attrazione. Probabilmente mi vedeva come una giovane amica da proteggere e non come una donna in grado di sedurlo e conquistarlo. Del resto io neanche sapevo come si facesse a conquistare un uomo. Talvolta ero troppo scontrosa e impulsiva e le fusa da gattina e gli atteggiamenti leziosi non erano il mio forte.

Aura sente sin da subito un qualcosa di profondo per il suo Angelo, con lui è tutto diverso, tutto nuovo è tutto eccitante. Nasce tra loro una forte attrazione. La ragazza pian piano ripone fiducia in quell’uomo attento, presente, protettivo, affettuoso e sexy da morire.

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Sentii il suo sguardo fisso su di me mentre cercava di indagare sui pensieri più reconditi della mia anima ai quali generalmente non permettevo a nessuno di accedere, ma in quei momenti fu la vicinanza tra i nostri corpi a turbarmi più di ogni altra cosa.

Il primo uomo per Aura, il primo a cui consegna le chiavi del suo cuore, il primo a cui confida il suo problema, IL PRIMO UOMO CHE SENTE DI AMARE; l’amore quello vero, quello puro che non ha mai avuto, quello a cui si affida per lenire ai suoi drammi esistenziali, l’unico in grado di sopperire al suo bisogno d’amore.

Rimanemmo in quella posa immobili per un po’ e io provai quasi timore di lasciare che i nostri sguardi se incontrassero, ma poi avvenne con naturalezza, quasi come se le nostre anime lo esigessero. Non ci dicemmo nulla, ma quei nostri sguardi confusi e attirati l’uno verso l’altro valevano più di mille parole. C’era attrazione tra di noi e quella fu la prima volta che riuscii a percepirla anche da parte di lui. Le nostre iridi sembravano specchi di fuoco che si cercavano ma che al contempo temevano di bruciarsi al primo passo falso. I nostri volti si trovavano solo a pochi centimetri di distanza l’uno dall’altro, riuscivo perfino a sentire il respiro di lui vicino alle mie labbra ma sapevo che non sarebbe scattato un bacio semplicemente perché non ero pronta. Non riuscivo ancora a lasciarmi andare, continuavo ad avere timore che fidarmi di un uomo potesse rivelarsi un errore e quella era la mia tragedia più grande.
I nostri sguardi si esplorarono solo per un altro po’, poi Angelo arretrò di un passo forse ancora timoroso come me di scottarsi per un fugace momento di debolezza.

Nessuno come Angelo la quieta, la capisce e la protegge.
Si lega a quest’uomo per necessità e per bisogno e diviene per Aura la sua ancora.

C’era una forte attrazione tra noi anche se io continuavo a necessitare di sicurezza per lasciarmi andare e Angelo mi dava questa sicurezza perché non si comportava come uno di quei fastidiosi ragazzi della mia età smaniosi di arrivare subito al dunque senza che il terreno fosse stato prima abbastanza caldo. A loro interessava solo inzuppare in fondo e il più presto possibile ma io avevo tempi diversi, per questo forse mi sentivo maggiormente attratta dagli uomini più grandi. Sapevo che sapevano aspettare e condurre il gioco con calma e nel mio cuore sentivo che Angelo avrebbe cambiato il mio destino.

Purtroppo però la vita riserva brutti scherzi e ciò che sembra tutto già scritto, viene rimesso in discussione. Un sospetto, un tradimento anche una piccolissima cosa da niente in una persona così provata come Aura può far scendere nello sconforto emotivo. Ed ecco che si ripone ogni cosa, ogni sensazione, emozione e sentimento nel cuore perché non vale la pena soffrire per amore anche se questa è poi la parte più difficile da gestire dopo essersi affidati in tutto e per tutto all’ uomo che hai davvero amato.

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Si è capaci di riemergere da tutto questo dolore? Riuscirà Aura a sopravvivere a questo brutto momento?
Forse sì o forse no questo lo lascio scoprire a voi ma…vi posso dire ciò che ho provato io leggendo IL MIO ANGELO: tenerezza, rabbia, affetto, rancore, felicità, terrore, perdono, angoscia…ecco cosa mi ha lasciato questa lettura.
Questo è un libro dai forti sentimenti, un romanzo che, attraverso una scrittura chiara e semplice, ti guida nella lettura e ti fa arrivare dentro il cuore della protagonista; un libro che appare come un diario segreto dove tu, lettore, sei l’unico “privilegiato” spettatore di una storia sofferta e complicata. L’autrice ha descritto perfettamente i personaggi, l’ambientazione, ricchi tra l’altro di dettagli, per non parlare dei dialoghi.
Toccare determinati argomenti, molto delicati come questo della bulimia, non deve essere facile, a mio parere la bravura di un’autrice sta nel saper raccontare senza andare troppo in fondo al problema se non si è esperti e non tutti riescono in questo intento, ovviamente non è riferito alla Giudetti che invece ha saputo raccontare un disagio o un problema senza sottolinearlo come fulcro della trama, ma accarezzando il dolore e cogliendo le sfumature.
In conclusione: BELLO,TOCCANTE E SOPRATTUTTO VERO!
Assolutamente consigliato. Complimenti Lina!

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