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SINOSSI

Bassa emiliana, anni ’50. Alma Libera Tondelli è una ragazza di paese. Sognatrice ed inquieta, Alma sembra avere un destino già scritto: la vita di campagna, il lavoro in fabbrica, la messa della domenica. Fulvio, limpido e sincero, la ama da sempre, ma arrendersi al suo amore significherebbe rinunciare ai sogni di libertà che da sempre tormentano il suo spirito. Dalle campagne emiliane del dopoguerra alla Bologna del sessantotto, passando per la Roma del cinema e della Dolce vita, pur plasmata dagli uomini della sua vita Alma cercherà sé stessa e la sua vera strada, mentre al paese qualcuno continuerà ad amarla in silenzio…. perché come le predisse la Delfina, l’indovina che ha popolato le sue fantasie di adolescente, in lei “Ci sono le luci e le ombre, e la salvezza del cuore, spesso, è nel luogo in cui si parte”.

Questa è una notte femmina. Non c’è nessun dubbio.
Io le chiamo così, le notti dove mi lascio andare e sono tutta cuore e anima, e l’odore dell’alcol mi brucia nella gola, così tenero e cattivo, pronto ad accogliere l’abbraccio dei miei sogni.
Sono le notti delle persone che vanno e vengono, le notti degli amanti e delle “altre”, le notti dove gli uomini sono lontani dalla nostra porta, eppure così dentro i nostri pensieri, che potremmo giurare di averli conosciuti dal primo vagito e partoriti, questi uomini che non sanno cosa c’è dietro la risata e il rimmel, questi uomini che non vogliono sapere, che hanno paura di levarci l’etichetta di mogli e madri per darci quella di persone, o meglio, non darcene nessuna.
Per ogni donna ci sono uomini, che lei li voglia o meno.
Dal padre, che un giorno ti negherà le sue mani senza spiegarti che la sua bambina non può essere una donna, se mai tu sia mai stata la sua bambina, a chi proverà a farti dimenticare chi sei con una carezza di pugni senza valore.
A chi ti circonda, e cercherà di etichettarti perché sei troppo bella, o troppo scialba, o troppo strana, o parli troppo o troppo poco.
Le donne hanno così paura degli uomini, in fondo, da essere diventate molto più cattive di loro, molto più spietate. Ma, siccome dopotutto il nostro cuore ha bisogno di un uomo, forse proprio all’eterna ricerca di quel padre dalle spalle curve e sempre girate, le donne finiscono con il diventare crudeli tra di loro, pronte a tradirsi e ad accoltellarsi per non permettere a un’altra di diventare la regina della festa.
Quella con la corona in testa. La figlia prediletta. La madre di figli perfetti che saranno donne e uomini pronti a volersi e rifiutarsi, a combattere per un ultimo tozzo di amore raffermo.
 Io no.

Prendete una vecchia scatola per le scarpe, quelle nascoste in soffitta, leggermente ingiallite, quei piccoli scrigni di memorie e foto color seppia, fiori di campo che sanno ancora di corse tra le spighe e le cicale, ricordi evanescenti e sentimenti vividi.
Così farete con questo romanzo, fortemente evocativo e intenso, che vi farà emozionare con un lungo viaggio attraverso la storia più recente, nel passato prossimo, quello di ieri, dei nostri nonni e dei nostri genitori.
Ambientazione ancor più difficile e ambiziosa, perché quella della memoria storica.
Mai come in questo caso il passato ha quel fascino unico, ci appartiene profondamente perché sono le nostre radici, i nostri ricordi, le nostre ascendenze.
Buon ritmo, lieve come una corsa a piedi nudi attraverso la vita personale della protagonista che si snoda tra i decenni della Storia d’Italia, dal Dopoguerra al Sessantotto.
Uno stile personalissimo, quasi crepuscolare, una protagonista che vive sospesa nella realtà del Dopoguerra, in un borgo sornione, dove c’è poco spazio per i sogni e le fantasticherie, ma si può pensare e riflettere. Osservare le vite segnate dalla fatica e dal lavoro, come quelle di Afrodite, una madre generosa e rassegnata, quasi un paradosso vivente con quel nome, e di un padre defilato dalla vita, arcigno, incapace di amare.

Avevo capito che la vita era qualcosa di epico, che il mare della storia trascina tutti e prima o poi ti trova, viene a stanarti anche in un paesino ai margini come il nostro.

Il mostro della guerra agita ancora il sonno dei bambini, è uno spettro lontano evocato dall’inquietudine degli adulti e dagli strascichi della miseria. Una realtà sbiadita, da cui vuole fuggire Alma, che di secondo nome è Libera, una coincidenza significativa, quasi un nome presagio

«Tu farai qualcosa di diverso. Tu non sei come le altre. In te ci sono le luci e le ombre.
Sei libera, come dice il tuo nome. Poveretto chi proverà a fermarti!».

Come sostiene la Delfina, la “striossa”, la strega del borgo.
Libera vuole aggredire la vita, lasciare una realtà provinciale angusta e andare lontano…almeno con la fantasia, sognando divi con la brillantina e pin up, in un mondo lontano e avventuroso, simile a quello degli “eroi” americani.
Quando arriva Marcella dalla città le due ragazze stringono amicizia, crescendo insieme curiose della vita, tra le illusioni e i turbamenti, immaginando il futuro. Quale futuro? diventare donne, tra le macerie della ricostruzione nel Dopoguerra, che vuol dire?

I figli, la bocca chiusa, i tortellini la domenica e il pranzo di Natale.
Io ero nata lì, vero. Ma io non ero quella.

imageLa segregazione sociale nelle province italiane e le necessità materiali sottraggono ai ragazzi la possibilità di progettare, perciò diventare adulti significa accogliere le responsabilità, come doveri. Per Libera non c’è lo studio, solo quello di nascosto, grazie alla complicità delle amiche che possono permettersi il sapere, mentre a lei resta la fabbrica: un mondo senza sogni, lo sguardo dentro il quale non leggevo amore, non leggevo paura, né speranza. Mi dava solo amarezza, e dolore.
Un dolore al quale non sono mai riuscita a dare un nome.
 Non ha la possibilità di scegliere, perciò grazie all’amicizia con Marcella e con Cristina, mentre passano gli anni con un pizzico di invidia e un enorme rimpianto, divora i loro libri, assaporando quel sapere rubato, con le mani sporche e indurite dal lavoro che accarezzano le pagine dei libri e in segreto sogni di libertà.
Una presenza forte e assicurante, un calore costante e discreto è Fulvio, che con la sua risata sincera, è la gentilezza e la forza insieme, forse la cosa più bella della sua terra.

«Allora ti piace!» disse lei, quasi sorpresa, sbattendo la matita mangiucchiata sul tavolo, «altrimenti non ti porresti il problema di Cristina».
«Ma va, cosa dici? Lui è uno di qui. Lo sai». Marcella si lasciò andare contro lo schienale della sedia, stiracchiando le lunghe membra da gatta. … Tirò un sospiro, poi prese a giocare con la gomma da cancellare posata sul libro di scuola. «Lo so».
Uno di qui. Uno che mi avrebbe costretta a vivere a pochi metri da casa mia, perché non avrebbe mai lasciato la sua terra. Uno che non mi avrebbe mai aiutata a mettere le ali che sognavo

Fulvio è la sicurezza, Libera però ha sogni troppo ambiziosi, mette da parte qualche soldo, resiste ai ritmi della fabbrica e ai venti rivoluzionari degli anni ’60 e del Boom economico, pianifica in segreto di “far innamorare” qualcuno, pur di andare via. L’Amore sono catene, legacci, radici.

La vera libertà e le catene dell’amore si annullano a vicenda.
Come la Regina Titania, aspettavo che qualcuno mi ridestasse dal mio giaciglio di fiori che, nel mio caso, fiori poi non erano.
Ma quel qualcuno, nei miei sogni, era solo un’opportunità.

Tra ‘Campanile sera’, tortelli e biliardino, arriva nel borgo la giovane Amabile, una hippy ante litteram dalla città, che porta una ventata di freschezza rivoluzionaria nella provincia sonnolenta, che vive di rinunce e lavoro, nelle famiglie patriarcali.

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Fulvio non si arrende, è l’amore devoto, puro, bello come vedere il mare la prima volta

La verità, chiara nel mio cuore settimana dopo settimana, era che con lui si stava come in un nido caldo. Caldo della dolcezza della sua voce, che pure esplodeva in risa e battute che quasi mio malgrado mi facevano ridere a crepapelle. Caldo del suo entusiasmo per tutte le piccole cose che rendono speciale una giornata: qualcosa di buono da mangiare, una bella doccia calda, il sole dopo una settimana di pioggia umida. Caldo della sua simpatia e spontaneità, che conoscevo da sempre ma che solo ora si schiudevano per me in un caleidoscopico bocciolo di sentimenti. Il mio cuore rispondeva con risate sincere, e lui, sentendosi ricambiare, si avvicinava a me lentamente e inesorabilmente.
La mia mente, che aveva una paura folle, lo teneva lontano.

Nella protagonista si agita il desiderio di riscatto, si riflette l’irrequietezza dell’Italia che cresce a ritmo forsennato, che esplode e brilla, come la fabbrica che lavora a pieno regime mentre fuori dai cancelli arriva l’eco dei fatti tragici, gracchiando dalla radio o dai giornali dimenticati sui tavoli della mensa, gli echi degli scioperi generali, delle manifestazioni, subito soffocate e spesso dimenticate sotto una cortina di silenzio che nasceva da quel rutilante desiderio di colore, di nuovo, di bello. Il fermento, la crescita economica e personale, la voglia di progresso e il desiderio di emancipazione sembrano incarnarsi in Giacomo.

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Libera insegue un sogno, un’illusione, qualcosa di indefinito, come Fulvio che anela quel che non può avere, che sfugge: l’amore.
Non c’è sentimento per Libera, solo violenza e dolore, meschinità e la brutalità degli uomini incapaci di comprendere ed avere cortaggio. Così parte, a pezzi, per fuggire e non per crescere, ma forse a cercare se stessa. Amiche speciali la accoglieranno come una famiglia vera in una nuova città per una nuova vita, così da offrirle una possibilità di emancipazione proprio dandole un “nido” vero. Fulvio resta presente, con lettere e pensieri dalla Naja, che fanno compagnia nel lettino, la sera prima di dormire, nella stanzetta sui tetti di Bologna. Proprio quando Libera si sente protetta, rassicurata, al riparo dalle passioni, il destino beffardo irrompe nuovamente nella sua vita

I suoi passi misuravano nervosi il palcoscenico.
Sembrava disperato, sembrava un pazzo, o forse solo un poeta.
Provai come una sensazione di vuoto d’aria.
Si fece d’un tratto il silenzio, e capii che la pioggia si era arrestata.
Più avanti, nel futuro, avremmo rammentato ogni dettaglio di quella sera con nitida chiarezza.
Lui mi avrebbe raccontato di aver provato i medesimi sentimenti, guardandomi in piedi, con il mio soprabito bagnato e i capelli lunghi, scuri come i suoi, scompigliati e gocciolanti di pioggia. Pensò, mi disse, che fossi stata io ad arrestare il temporale.
Un pensiero così visionario e fuori dal mondo. Proprio come lui.

Adriano vede il fuoco nella protagonista, sa che solo sul palco riuscirà ad essere se stessa, Libera. Eppure Libera sarà nuovamente prigioniera di un’illusione e della vanità, dell’egoismo narciso maschile

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Un progetto comune rafforza la complicità tra gli amanti, il teatro sperimentale è come una scommessa sul loro futuro insieme. Perché non è solo finzione scenica, non è lavoro.

Non era il nostro caso. Non lo sarebbe stato mai. Noi non recitavamo, ma parlavamo di noi. I nostri cuori trovavano quei sentimenti, li accompagnavano, li rendevano reali.

Un amore che nasce sulle macerie di un sentimento tuttavia, è avvelenato e contamina gli animi. Soprattutto se, quando ci si vede con gli occhi di chi ci ama, si riflette un’ immagine scomoda, incompleta, stanca. Eppure la vita è generosa, quando sembra di precipitare nel nulla, regala un amico visionario e generoso, un angelo precipitato e un elfo smarrito.

Aveva solo vent’anni, ma dentro lui si agitavano i sentimenti e i dolori ereditati da molte vite. Era una persona incredibile, Claudio.

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Gli anni passano, libera assapora l’indipendenza ma anche il retrogusto amaro della solitudine, dell’insoddisfazione. Si sente bloccata.
L’avventura del cinema le darà un’ulteriore lezione

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Restano gli affetti più cari dell’amicizia, con cui vivere il sogno di un viaggio a Parigi, la vita del palcoscenico che diventa un riferimento per l’entusiasmo del movimento sessantottino che vuole rivoluzionare il mondo, il luogo in cui raccogliere i piccoli eroi della gioventù in fermento, in cui fare da cassa di risonanza alla voce nascosta eppure indomita e urlante di chi non si era lasciato vincere dal potere. Ardore, talento appassionato, dibattiti e riflessioni tra intellettuali e artisti, passione che si consuma sulle assi del Teatro Tempesta. Libera però si consuma piano piano, la sua giovinezza sfiorisce all’ombra di Adriano.
Fino a quando la terra non tremerà sotto i suoi piedi, facendola precipitare nella disperazione

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C’è un tempo per tutto, nella vita della giovane donna sembra chiudersi un ciclo e Libera torna Alma, ritornando alla sua “vecchia nuova vita”. In una realtà quasi sospesa ed immutata, dove ritrova la presenza nobile e forte di Fulvio, il suo porto sicuro. Come rientrare in un bozzolo per rinascere nella casa che aveva abbandonato, che sembrerà una sorta di “casa del Nespolo”, per fare un facile rimando letterario.

Eccomi alla tua porta, Fulvio. Disarmata. Dopo aver perso tanto tempo. Ma no, quel tempo non l’ho perduto. Era ciò che mi serviva. Ho compiuto un percorso, e finalmente sono io.
Con tutte le cicatrici che ho nell’anima, e la pelle corrosa dai riflettori e dalle lacrime. Sono io. Nuda, esausta, ma più forte. Una donna. Non mi farò domande, nemmeno su ciò che sarà.
Tu, chissà se vorrai aprirmi.

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L’amore rende liberi, perché è perdono e comprensione. Alma la figlia, la ragazza innocente, la donna di famiglia e Libera, l’amante, l’inquieta, l’ambiziosa.

Le mie notti femmine non finivano: mutavano, cambiavano pelle, come l’avevo cambiata io nel vivere. Si trasformavano, e le sentivo modificarsi, come l’amore che provavo e che cresceva ogni giorno. Perché l’amore, quando è vero, non finisce mai

Ambientazioni splendide e realistiche, dal borgo pigro e laborioso al tempo stesso, agli ambienti frizzanti della Bologna dei giovani artisti. Personaggi meravigliosi, tratteggiati con profonda sensibilità, nelle sfaccettature più complesse. Un calore umano soffuso sulle loro meschine debolezze e sugli slanci generosi, sul coraggio e sulla mediocrità, lascia il ricordo toccante delle figure che animano il romanzo è la vita della protagonista. Tra tutte le personalità, ne spiccano alcune carismatiche e titaniche come Adriano e Claudio, o la creatura dalla saggezza arcana, Delfina.

Il sentimento attraversa i decenni, scorre nelle pagine. Si attarda e vi strapperà una lacrima, a volte accelera per darvi una scossa elettrizzante, poi rallenta per rubarvi un sorriso tenero. E vi accorgerete che avete viaggiato tra emozioni e ricordi. Ricordando che la salvezza del cuore, spesso, è nel posto dal quale si parte.

Saffron

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