Regina è figlia del mare,

solo lì si sente viva.

Nel tuffo più profondo scoprirà l’amore

La cercatrice di corallo

Vanessa Roggeri

Rizzoli – narrativa

23 gennaio 2018

Achille e Regina si incontrano per la prima volta nell’estate del 1919, di fronte alle acque spumeggianti di una Sardegna magica. Regina dona ad Achille un rametto di corallo rosso come il fuoco, il più prezioso, con la promessa che gli porterà fortuna. Anni dopo, quella bambina è diventata una delle più abili cercatrici di corallo; quando si tuffa da Medusa, il peschereccio di suo padre, neanche l’onda più alta e minacciosa la spaventa. Lei è come una creatura dei mari ed è talmente libera da non avere mai conosciuto legami. Finché, un giorno, la sua strada si incrocia di nuovo con quella di Achille: nel viso di un uomo ritrova gli occhi del ragazzino di un tempo. A travolgerli non è solo un sentimento folle, ma anche un passato indelebile. Le loro famiglie, infatti, sono legate a doppio filo da rancori e vendette ed è in corso una guerra senza ritorno. Spesso non basta l’amore per cambiare un destino che sembra già scritto. Ma l’unico modo di scoprirlo è provarci, fino all’ultimo… Vanessa Roggeri ci racconta una terra densa di tradizioni con una scrittura traboccante della forza e della determinazione di chi in quell’isola ci è nato. Il ritorno di un’autrice che con le sue storie di passioni ha emozionato migliaia di lettrici.

Nuovo romanzo della autrice orgogliosamente “nuragica”, che ha fatto della proprio origine un’identità orgogliosa, un bagaglio culturale, un punto di riferimento sempre vitale, quasi una miniera inesauribile di spunti narrativi e risorse letterarie.

Ancora una volta la sua creatività risente, felicemente, del fascino potente di una terra che condiziona profondamente lo stile e la creatività della autrice, conferendole uno stile personalissimo: immagini potenti e personaggi chiaroscurali, ambientazioni suggestive e fortemente caratterizzanti.
Un contesto che incide profondamente, inesorabilmente, sulla trama.
Uno spazio simbolico e vero (un vero letterario) allo stesso tempo. Secondo sistemi che ricordano il romanzo ottocentesco.

Ancora una volta la Sardegna, terra di magia, vera protagonista.
Una energia potente, una forza incredibile, un richiamo ancestrale attraversa questa terra unica al mondo. La Sardegna è percorsa da una forza profonda che le conferisce un carattere unico. Segreti arcani e paesaggio mozzafiato, sabbie bianchissime e coste frastagliate, montagne aspre e dolcissime pianure. Azzurro e smeraldo che si fondono all’orizzonte, rosso corallo e granito come preziosi doni di questa regione. Contrasti ed elementi incredibili, in una armonia sorprendente: come il vento che accarezza questi luoghi di guerrieri e regine, uomini e donne fiere, custodi di un passato glorioso e di un paesaggio unico al mondo. Da amare e difendere. Da rispettare. Da godere pienamente come un paradiso in terra, un privilegio.
Storia, bellezza e magnetismo. Terra unica, di magia.
Qualsiasi storia si racconti in questa terra avrà qualcosa di speciale…

Questa è la storia di uomini e donne cresciuti in questa terra, nell’entroterra e sulla costa, sospesi tra la sicurezza del grano e il richiamo del mare. Radici e ambizioni, diffidenza e coraggio.

Una donna orgogliosa e disperata, che non piega il capo, anche se supplice per necessità. Mai.

…era fatta di carne impastata per tre quarti a orgoglio, e quanto le sarebbe costato umiliarsi davanti al cugino del defunto marito Attilio…Dolores era mossa dalla disperazione e nulla avrebbe potuto fermarla, tranne un’improvvisa benedizione dal cielo, che per mesi aveva invocato con incessanti preghiere. Invece di un aiuto santo, erano piovute sulla sua famiglia prima la morte, poi la miseria e infine la consapevolezza per Dolores che, forse, l’unica persona in grado di salvare i suoi figli fosse Fortunato Derosas.

La miseria la porta a bussare alla dimora del corallaro Fortunato Derosas, a toccare le corde del suo cuore indurito dall’orgoglio.
Una donna tenace come un olivastro che cerca di resistere ad un uomo ingovernabile, travolgente e impetuoso, come una raffica di Maestrale

…una ventata di mare che andava oltre il semplice sentore di salsedine e alghe: si trattava di un vero e proprio concentrato marino, un olio che scorreva nelle vene e si irradiava…a ogni respiro l’uomo di mare sembrava voler risucchiare tutta l’aria del mondo per non lasciarne a nessun altro.

Antichi rancori e nuove rivalità rendono Fortunato sordo ad ogni richiesta, insensibile ad ogni supplica, crudele

«I vostri figli hanno fame? Fategli mangiare la terra che vi siete tenuta stretta» asserì con piglio cinico che tagliava come lama affilata.

Solo la piccola Regina, figlia amatissima, discendente di una dinastia di corallari di Torre del Greco e della amante di Fortunato Derosas, mostrerà un accenno di compassione. Soprattutto nei confronti di uno dei figli mendicanti.
Un gesto fatale, che segnerà in modo inimmaginabile, il corso degli eventi.

«Porta fortuna se lo regali»

Eppure da quell’incontro tutti i protagonisti di questa vicenda perderanno ogni granello di innocenza

Campi di pietre e polvere, ecco cosa le aveva lasciato il suo Attilio.
Si diceva ormai da tempo immemore che lì, tra le fronde verdeggianti, un tesoro inestimabile si annidasse nel cuore più nero di una caverna profondissima
Spinta dal proprio spirito irriducibile, Dolores decise di scendere nella valle e sfidare il destino.

Una trovata. Quasi una scommessa. Dettata dalla disperazione e dal desiderio di riscatto.
Fortuna aiuta gli audaci, così Dolores trova il modo di cambiare la sua vita.

Nulla può tuttavia, lavare l’onta e placare il rancore, ormai divenuto sete di vendetta

La ferita che le aveva inflitto il corallaro era ancora viva e sanguinante e con il tempo, invece di rimarginarsi, si era fatta sempre più grande e profonda. Continuava a divorare pezzetti di carne insieme agli ultimi scampoli di pietà che giacevano nel fondo della sua co- scienza. Cedere alla tentazione di rimuginare sul passato era facile, specialmente quando alla sera si ritrovava da sola; capitava allora che Dolores rimanesse imprigionata in una ragnatela di pensieri violenti, e che uno fra quelli, il più sgradevole, attecchisse con fervore nella sua fantasia in attesa di essere concretizzato nella realtà. Era come una malattia che nei momenti di maggiore virulenza finiva per contagiare anche suo figlio Achille

Achille, un giovane Werther romantico e titanico, innamorato disperatamente del sapere, figlio devoto, tormentato e inquieto.
Un’offerta maledetta diventa un patto scellerato con la madre, quasi una mortifera Medea o una implacabile Giocasta.
Achille tuttavia, troverà di fronte la cercatrice di corallo, figlia del mare, pura e libera, come un soffio d’estate

«Istellighedda! Di chi sei figlia, Istellighedda? Del mare sei figlia, del mare!»

Achille incontrerà una sirena e, come il cacciatore al cospetto di Biancaneve, non potrà essere carnefice ma cederà di fronte al candore della sua sensualissima innocenza.

Si diceva che gli abitanti della costa, coloro che vivevano sul limitare estremo della terraferma, avessero il mare dentro e che subissero i flussi e riflussi delle maree. Le mareggiate dei loro umori potevano toccare repentinamente sia la quiete della bonaccia o l’esaltazione della gioia sia la potenza dell’ira e gli abissi della tristezza. Certe volte Regina sentiva tutto quel rimescolarsi dentro nello stesso momento

Regina è una brezza estiva, vibrante vitale impetuosa travolgente.

Achille ha lo stesso ardore e la passione bruciante del sole.
Scacciato il demone Odio e la sete di vendetta dal suo cuore, il giovane troverà un nuovo padrone del suo animo tormentato, Amore, e una nuova fame, quella del desiderio.

Regina era così diversa, pensò Achille: lei era speciale perché libera, profondamente libera, come le eroine dei libri che amava tanto.

…si riscosse dallo stupore quando lui alzò lo sguardo e si rese conto che si trattava di un uomo molto più giovane di quanto si aspettasse.
Possedeva mani magre e nervose, una testa di capelli scuri e ricciuti, spettinati dal vento, e occhi le cui iridi e pupille formavano un tutt’uno nerissimo. In essi non era contenuta pace o ragionevolezza, bensì un sentimento disperato, qualcosa di estremo, come un imminente naufragio o la caduta in un baratro. Sembravano direttamente collegati a una stanza buia, misteriosa, dove albergava la sua anima, sola e indifesa come una corallina lasciata in balia di diluvi e catastrofi. Quando il giovane si accomodò con più agio sulla sabbia, Regina si tirò indietro, pronta a scattare in piedi.

«Il corallo è sangue e vita. Il corallo è potere magico del mare» disse, ripetendo le parole che infinite volte aveva sentito dire a suo padre. Mare e pescatore erano intrecciati a doppio lo, così come lo erano i cuori di un padre e della propria glia prediletta; la passione viscerale di Fortunato per i coralli si era trasfusa irrimediabilmente in Regina.
«Il mare è mia madre. Capisci quello che dico?»
Achille assentì con il capo e i due ragazzi rimasero immobili a fissarsi per un lunghissimo minuto.
«Regina dei mari…»

 

Quasi secondo la legge di un nuovo “ideale dell’ ostrica” moderno, la ricchezza e il benessere, l’ affermazione e il prestigio sociale sono forieri di disgrazia.
Tragica fatalità o destino beffardo le vite dei protagonisti e delle loro famiglie saranno indissolubilmente intrecciate, di generazione in generazione.

Una storia d’ amore bellissima e intensa.
Tinte forti e vivide come la terra che la ospita.
Un romanzo che è sempre un omaggio alla Sardegna, inesauribile fonte di ispirazione.
Lo stile dell’autrice è fatto di pennellate decise, la caratterizzazione dei personaggi è sempre a tratti materici, con descrizioni potenti.
Non si tratta di descrivere definendo spazi e volti, quanto di raccontare.
Ci sono immagini e suggestioni che rendono vivo, vibrante e vivido il racconto. Un intreccio costruito e una trama risolta con estrema eleganza, in una prosa pulita e lineare, che non ha bisogno di artifici letterari o retorici per trovare la sua forza espressiva. Bastano infatti le immagini che ci accompagnano nella lettura come impressioni su tela, mentre la Roggeri racconta evocando come un rapsodo nuragico

Saffron