Il leone di Roma

Adele Vieri Castellano

26 settembre 2017

Amazon Publishing

Serie Roma Caput Mundi
Roma 40 DC – Destino d’amore ( 2012) – Leggereditore
Roma 42 DC – Cuore nemico ( 2013) – Leggereditore
Roma 39 DC – Marco Quinto Rufo/ Il prequel ( 2013) – Leggereditore
Roma 46 DC – Vendetta (2015) – AVC Historie
Il leone di Roma (2017)

Sinossi
Roma, 50 d.C. Massimo Valerio Messalla è nobile di nascita, colto per educazione e guerriero per scelta, ma la sua libertà sta per finire: il padre gli impone di sposarsi, per garantire una discendenza alla stirpe dei Valeri.

Ottavia Lenate è una giovane inquieta e curiosa, appassionata di scienza e astronomia, che desidera la conoscenza, non un marito, specie non uno ruvido e affascinante come Messalla, l’uomo a cui scopre di essere destinata.

Massimo e Ottavia si trovano così forzati in un’unione decisa da altri, finché il Fato non li porterà ad Alessandria d’Egitto. In quella terra arida, sterile come l’anima di Messalla e ricca di tesori nascosti come lo spirito di Ottavia, una terribile minaccia in arrivo dal passato metterà a rischio tutto ciò che Massimo, il leone di Roma, ama e vuole proteggere…

L’autore
Adele Vieri Castellano è nata a metà degli anni Sessanta e, dopo un lungo periodo in Francia, è tornata a Milano, dove ora vive con tre gatti e un computer portatile. È sempre molto impegnata tra editing, traduzioni e romanzi, ma riesce a trovare il tempo per le amiche, perché senza di loro il sumo sogno non si sarebbe mai realizzato. Per Leggereditore ha pubblicato Roma 40 d.C. Destino d’amore, Roma 39 d.C. Marco Quinto Rufo, Roma 42 d.C. Cuore Nemico, Il gioco dell’inganno e Il canto del deserto. Sono seguiti Roma 46 d.C Vendetta, La tormenta, La legge del lupo e altre storie, La musica del cuore (AVC Historiae) e Implacabile e NutriMenti (Emma Books).

Qualche riflessione

Dimenticate che è un romance.
Dimenticate che ha ambientazione storica.
Dimenticate che appartiene ad una gloriosa e fortunatissima serie.
Dimenticate che è stato scritto da Adele Vieri Castellano, garanzia di qualità.
Adesso assaporate semplicemente la storia avvincente e intrigante, godetevi l’ambientazione nella Roma di epoca giulio-claudia che non è solo un’atmosfera piacevolissima che avvolge ogni parola, ogni gesto, quanto piuttosto aria che i personaggi respirano. Così naturale, compiuta e verosimile da renderli vivi, da restituire loro pensieri ed emozioni, scelte comprensibili solo in quel contesto storico -culturale. Valori, paure, illusioni ed aspirazioni che sono credibili e diventano reali perché appartengono ad ogni uomo ma sono tremendamente affascinanti se riprodotte in quel momento, a Roma, nella Roma di prima epoca imperiale.
È uno “storico”, una storia di uomini e donne con i loro sogni e con le loro ambizioni, con le loro esistenze che si intrecciano mirabilmente alla Grande storia, fatta di miseria e fama, eventi. I destini incontrano la Fortuna.
Ritrovate il piacere di questa serie che ha qualcosa di speciale, per la restituzione puntuale ma mai noiosa del contesto, per la forza e l’energia di questi personaggi che sono di forte impatto. Non hanno nulla del maschio alfa stereotipato ma sono affascinati perché i valori che incarnano sono irresistibili, audaci, per le scelte che fanno in una vita coraggiosa; sono virili per ciò in cui credono e per l’ambiente in cui si muovono (il carismatico Rufo, l’affascinante Aquilato, l’irrequieto magnetico leone Messalla, il principe beffardo e sensuale Raganhar). Le eroine sono fiere e determinate, perché devono lottare con una società patriarcale fortemente maschilista, contro le segregazioni e le rinunce, devono conquistarsi il loro spazio e il loro ruolo. La libertà, innanzitutto quella di amare e di essere se stesse (la generosa saggia Livia, la modernissima idealista Ottavia, l’indipendente vulnerabile Giulia, la meravigliosa Isholde).
Godetevi gli scenari suggestivi e grandiosi, solleticheranno la vostra fantasia e il desiderio di avventura, con spontaneità e naturalezza, con la grazia di chi sa padroneggiare la materia in cui snodare un intreccio fitto ma lineare, avvincente ma non dispersivo.
Ritrovate questa autrice che ci restituisce una delle grandi abilità o delle grandi fortune di un vero autore: il racconto del gesto. La capacità di saper narrare ogni istante, restituendo la sensazione di esserne partecipe: mentre scorrono le pagine coglierete l’attimo esatto in cui leggendo si perde il contatto con la realtà per essere totalmente avvolti, totalmente incantati e rapiti dalla storia. Sarete lì tra le traverse della Suburra o su un triclinio a gustare pietanze e pettegolezzi, in processione per le vie sacre che portano all’antico culto laziale, tra i marmi del tribunale e il vociare del mercato, nella penombra di un lupanare o nello spogliatoio di bagni e terme, tra il sangue e il sudore di un campo di battaglia, di un’arena o una pista; sentirete il suono degli scudi, il tintinnare dei sesterzi e l’odore intenso degli incensi che si levano al cielo e riempiono gli atri delle case; non vi sfuggirà la melodia languida dei sistri o la cadenza lugubre e marziale dei soldati in marcia, né il fruscio di pepli o di passi furtivi nelle notti calde d’Egitto.
Godetevi una storia di sentimenti ed emozioni, la più bella dell’autrice. La più compiuta e armonica.
Godetevi Il leone di Roma

«Un Romano non conosce il tradimento!» La mia voce è strozzata, la mia forza si frantuma in un ultimo grido alla folla. «Un Romano sa come morire!»

Ma sa anche come amare?
Conosciamo bene il sensualissimo, irrequieto Massimo Valerio Messalla. Un soldato fiero, un uomo forte, dalla sensualità spudorata, uno spirito indomito a stento trattenuto dalla lorica, come una corazza che nasconde i battiti tumultuosi del suo cuore. Nel suo sguardo c’è la tempesta: si agitano ricordi di una gioventù irrequieta, imbrigliata dalla disciplina, e si nascondono le ombre di tanti scontri, confusi con una buona dose di cinismo e disincanto, dopo tanta sabbia e polvere. Campi di battaglia e rena di uno stadio…
Non c’è spazio per i sentimenti, non c’è tempo per gli affetti.
Solo il ricordo dolce-amaro di Domizia, amica d’infanzia e anima gemella prematuramente scomparsa; l’affetto fraterno per Raganhar, il principe delle foreste germaniche ormai da otto anni compagno di avventure (da una indimenticabile esperienza in un lupanare), con cui ha condiviso donne, battaglie, gioie, dolori, timori e speranze.
E Roma.
Eppure il dovere chiama. Il dovere nei confronti della nobile gens Valeria, la sua famiglia dagli antenati gloriosi, che grandi onori ha dato a Roma. Un nome che è un onere è un onore.

«Il mio dovere è difendere Roma.»
«Farai bene entrambe le cose.»

Prendere moglie ed assicurare un erede.

Un’erudita, una specie da evitare come una malattia incurabile, pensò Massimo.

Era rimasta ferma, ma il ritmo cadenzato di quei passi l’aveva fatta sentire strana. Un passo dopo l’altro, la marcia di un soldato. E a un tratto aveva provato l’impulso di correre via. Solo la testardaggine l’aveva tenuta inchiodata lì, sotto un albero. Si era fermato a un passo da lei e, come Ecumene, era stata costretta a sollevare il volto per fissarlo. Gli aveva rivelato il suo nome ma sotto quello sguardo più azzurro del cielo aveva provato una bizzarra sensazione: che il colore di quelle iridi le penetrasse nel sangue, nelle ossa, dilagando come acqua di mare. Prima l’aveva bruciata in luoghi intimi e segreti e poi gelata, tanto da farle perdere la cognizione del tempo e dimenticare Properzio e le sue Elegie. Sotto la quercia, accanto a Vibia che sbuffava di impazienza, le venne in mente un altro verso di Saffo: “Ti ho gettato uno sguardo e tutto a un tratto non ho più voce, no, la mia lingua è come spezzata, all’improvviso un fuoco lieve è corso sotto la pelle”.

Una giovane singolare, che ama leggere, vivere attraverso le vite raccontate dai poeti, dagli storici o dai sapienti. Una mente pericolosamente brillante che deve mortificare in una società a rigido sistema patriarcale e maschilista.
Audace, orgogliosa. Quasi una sfida.

«Conosco la guerra, la mia casa sono i campi di battaglia; il mio gladio, il mio scudo e il mio cavallo sono le uniche cose che so non mi tradiranno mai. Non so nulla del carattere delle donne, della loro dolcezza, né sento il desiderio di imparare.»

I loro destini sono destinati ad intrecciarsi, le Parche tessono in modo febbrile e imprevedibile le loro esistenze. Un incontro fatale, un episodio che sa di predestinazione, la rivelazione di un futuro insieme.
Messalla si sente in trappola, oppresso dal senso di responsabilità e il timore di smarrire se stesso, di perdere la sua indipendenza emotiva

La sabbia filtrò tra le sue dita, inarrestabile, come gli istanti trascorsi da quel giorno che aveva cambiato la sua vita. Non poté trattenerla, così come non poteva trattenere se stesso dal diventare il figlio che suo padre desiderava. In realtà non era altro che un involucro, un contenitore. Fuori la pacatezza, la ragionevolezza addomesticata dalla disciplina militare. Dentro, per tutti i Numi, dentro di lui c’erano sempre tumulto e tempesta.

Sollevò il volto al cielo nero in cui brillavano le stelle. Lui era la notte più scura, insondabile e pericolosa, perché nel buio tutto può accadere, nel buio nessuno si può difendere e lì si nascondono i malvagi. Ma lui era anche il giorno che rischiarava l’orizzonte e uccideva quei malvagi. Era sempre stato così, ombra e luce, giorno e notte, bene e male. A un sfida, il pericolo, l’incoscienza. Solo in quel modo, sul fragile confine tra vita e morte, si sentiva vivo.

Disciplina, fedeltà, coraggio sono le virtù di un soldato di Roma. Ora non bastano. Di fronte al candore di sua moglie, un bocciolo d’acciaio, di fronte alla sua sincerità, anche Messalla inizia a vacillare

Amore, sì. Era quello l’amore, non era più solo una parola. Era tutto, era il mondo intero, la profondità di un cielo stellato.

Messalla diventa marito ma resta un soldato, così riparte alla volta della “sua” Alessandria d’Egitto, terra a lui estremamente cara, che lo ha sedotto durante la sua gioventù scapestrata e poi lo ha conquistato in età matura con il suo esotismo, la sapienza arcana e la vivacità culturale

…aveva vissuto molto, combattuto, aveva ucciso nemici e goduto delle donne. Portava tutta la sua vita incisa sul volto, una vita che gli aveva dato tanto: antenati illustri, ricchezza, determinazione. Una vita che però molto di più gli aveva tolto.

Ottavia resta nella capitale, come una moglie romana, come una donna seria, generosa e devota. Fino a quando non salpa per la provincia dell’Egitto e lo raggiunge, con in testa le parole di Livia, la donna amata da Rufo (godetevi il suo cameo)

«Uomini come i nostri mariti tendono a celare il dolore fisico e la sofferenza.» Le aveva preso una mano, stringendola con enfasi. «Il nostro compito è comprendere quanto sia grave e profonda la ferita e farla rimarginare. L’amore è una forza potente, che lenisce ogni pena.»

La fronte spaziosa, gli zigomi forti, la cicatrice sul volto, suo marito le era familiare eppure sconosciuto. Bello nello stesso modo incontrollabile e sconvolgente, come un temporale quando lampeggia e tuona. Non puoi che fissare i nuvoloni palpitanti di saette, affascinata e impaurita, pensò.

Raganhar il principe canaglia, sbruffone e irresistibile, è sempre al fianco di Messalla, pronto a portare avanti anche questa missione e a scoprire quale disegno letale si nasconda dietro le barbarie di Tenecratis, ribelle nemico spietato di Roma, avversario infido di Messalla.
Così il giovane germano, all’arrivo di Ottavia ad Alessandria, ritroverà anche la sorprendente Giulia Urgulania, indimenticabile per noi lettori e per il principe barbaro…

Era padrona della sua vita ma in sua presenza si sentiva inadeguata, indifesa, e tutti gli anni di maturità faticosamente raggiunti sembravano sgretolarsi. Odiava quella sensazione e si consolò pensando che se Raganhar di Gerlach, nella lontana Germania, era un principe, a Roma non era che un barbaro. Non avrebbe mai avuto il diritto di avvicinarla, di rivolgerle la parola, neppure di guardarla. Eppure lo fece. Il suo sguardo si posò su di lei. Iridi verde foglia, un misterioso, cupo splendore che parve irrorarla da capo a piedi quasi fosse il flusso gelido di una cascata.

Il basso mormorio della sua voce le era parso come seta sulla pelle, eppure era roco, scabroso e oscuro come il fondo di una caverna.

«E non ti tocco non perché non ne abbia voglia ma perché, se lo facessi, non ti lascerei più andare.»

Il soggiorno in Egitto sarà una esperienza incredibile per la giovane Ottavia, ormai donna consapevole e coraggiosa. Sarà sorprendente per marito e moglie, sempre più complici e simili.
Mentre i nemici tramano nell’ombra e il pericolo minaccia la pace di Roma, la sicurezza della casa di Messalla, anche Ottavia dovrà lottare per proteggere l’uomo che ama

Massimo era forte, caparbio, arrogante, era un soldato coraggioso, un leone, il suo leone, ma lei era la sua leonessa e avrebbe lottato per averlo.

Un matrimonio pieno della leggerezza del vento e di desiderio, come avidità d’acqua ha la terra riarsa, come il movimento dei cavalli in corsa. Volarono sulle ali di un’aquila, si rotolarono tra gli zampilli delle onde. La divorò, la baciò, e lei lo accolse nelle profondità del suo corpo per tenerlo in quel modo speciale che hanno solo le donne innamorate.

«Un giorno ti dirò quanto mi sei necessaria, quanto amo ogni tuo respiro»

La storia di due spiriti ribelli e indipendenti che sembrano destinati a stare insieme, perché solo così riescono a conservare la loro indipendenza, la loro identità.
Raccontata nel modo giusto, in maniera coerente, con passaggi cruciali che fanno funzionare la macchina narrativa perfettamente, gli ingranaggi sono ben oliati dall’esperienza e girano veloci con sequenze narrative e dialogiche al posto giusto.
Personaggi di impatto, protagonisti forti, antagonisti di tutto rispetto, secondari e comparse tratteggiati con estrema cura sempre funzionali allo svolgimento della trama (perfino se a quattro zampe come il sornione Antares).
Messalla, con la sua anima in eterno conflitto, mostra la stessa inquietudine e il desiderio di libertà che ritroviamo nella modernissima protagonista Ottavia, modello femminile originale.
Un romanzo che restituisce un universo coerente e credibile ma emozionante, dalla sensualità raffinata. Questa forse è la zampata dell’autrice.
Un punto di riferimento nella narrativa rosa e una risorsa per il genere letterario historical romance in cui si muove, rinnovandolo di caldo erotismo, riuscendo a scrollare la polvere dei secoli e a restituire storie avvincenti, non accontentandosi di una patina di storia ma cercando sangue, lacrime, risate e sospiri da lasciare tra le righe.

Una leonessa.
5 strapieno, 5 acquamarine, un omaggio…

Saffron