Care Dame di Harem, benvenute al review tour + giveaway dedicato all’ultimo romanzo di Giorgia Golfetto, “Vivere in controluce”. Un romanzo dal taglio realistico che analizza una tematica sempre attuale con sensibilità e profondità.Venite a scoprire cosa ne penso.
Titolo:Vivere in controluce
Data di uscita:04/12/2017
Genere:Narrativa
Pagine:205
Sinossi:
Anna è una donna felice e realizzata: dipinge, è moglie, è madre.
Davanti a una tazza di caffè, un giorno, ripercorre passo dopo passo gli anni  trascorsi dalla prima adolescenza. Con occhio velato, guardadentro al suo cuore: che ora è libero dalle catene dell’odio e del rimpianto, ma non è sempre stato così.
A 14 anni, l’esistenza di Anna è stata travolta da un evento inaspettato.
Da allora, si è resa conto che la vita non va confusa con la mera sopravvivenza: per vivere davvero, ci vuole coraggio, soprattutto ci vuole l’Amore.
Il suo è stato un lungo percorso di scoperta e crescita, di sofferenza e gioia: alla fine, ha ritrovato se stessa, quella bambina-donna che aveva smarrito nel dolore e nell’autolesionismo.
Anna ha imparato ad amare e a farsi amare. Ha trovato la strada giusta per il futuro che ora le appartiene.
ESTRATTO
La gonna gocciolava sul pavimento e la mia pelle era gelida. Non tremavo  per la paura. Ero infreddolita e triste, infinitamente triste.
«Stai bagnando tutto il pavimento!»
La sua voce era calma, ma con un’intonazione che non ammetteva repliche all’ordine implicito di andare a cambiarmi.
Mia madre abbassò la testa e mi trascinò nella mia camera al piano di sopra, dove non mi fu permesso di riscaldarmi sotto la doccia, ma soltanto indossare abiti asciutti, perfettamente stirati, e acconciarmi i capelli in modo impeccabile.
Quando scendemmo, mio padre era in salotto e stava sorseggiando il suo scotch liscio, misurato e di marca.
Mia madre mi tenne al suo fianco mentre salutava mio padre, così come lui voleva fosse fatto.
Io non ci riuscii. Non so che mi prese, ma tenni il capo chino e lo sguardo fisso sui miei piedi.
«Perché è uscita conciandosi in quel modo?»
Ovviamente con me nemmeno parlava. Il suo modus operandi era chiaro, lo era sempre stato: ferire la vittima attraverso la persona innocente a cui teneva.
Mia madre, forse sapendo già cosa le aspettava, non rispose.
Non seppi mai se ciò che la fermò dal dare quella che a me sembrava una semplice risposta fu la paura o la rassegnazione, sta di fatto che la mancata
motivazione scatenò l’ira di mio padre.
Fu la prima e ultima volta che mi spaventò.
Ci si abitua a tutto, con il tempo.
La sua mano sulla guancia di mia madre fece un rumore assordante, lo stesso che si ode quando uno specchio cade a terra frantumandosi. Lo stesso
che fece il mio cuore riducendosi in mille piccolissimi pezzi.
Cristina Neri, la donna magnifica e quasi angelica, la mia mamma, cadde a terra. La udii e, solo quando finalmente alzai lo sguardo, la vidi tenersi la
guancia con una mano e fissare il tappeto.
Non ci fu altro frastuono, solo la voce di Mario Zago, l’uomo che non mi aveva voluta e mai mi avrebbe accettata, ma che avrei dovuto continuare a chiamare papà:
 «Non deve ripetersi, Cristina. Se accade di nuovo dovrò prendere provvedimenti e smettere di esaudire i tuoi desideri. Lo sai che senza di me non sopravvivresti nemmeno un minuto e, ascolta bene, insegna a TUA figlia come ci si comporta. Non intendo ripetermi. Odio dovermi ripetere! Conosci le regole, falle rispettare o ti riterrò indegna di fare da genitore!»
Detto questo, tornò a sedersi sul divano con il suo bicchiere come se nulla fosse.
Io non avevo più osato respirare.
Mia madre si alzò e uscì in fretta dalla stanza portandomi in camera.
«Ora stai qui, semmai più tardi ti porto qualcosa da mangiare. Non fare confusione e dormi.» Più che un ordine la sua era una supplica. Una richiesta che non pensai minimamente di rifiutare.
Mi baciò la fronte e se ne andò chiudendo piano la porta.
Feci appena in tempo a notare una goccia di sangue che le colava dal naso e la guancia rossa e gonfia.
Non piangeva, anche se i suoi occhi lo facevano già senza lacrime.
Rimasi ferma, lì dove mi lasciò, per un tempo che non saprei definire. Le lacrime scendevano silenziose e laceravano la mia tenera carne. Il ricordo della neve e del benessere provato venne rimpiazzato da un profondo disprezzo per me stessa e per la mia stupidaggine.
Non avevo riflettuto, avevo solo desiderato andare a toccare quel manto bianco, sentire che rumore avrebbe fatto sotto le mie scarpe un tappeto di candidi fiocchi.
Io non sapevo di aver compiuto un gesto che milioni di bambini come me erano soliti fare. Non sapevo che non era sbagliato. Non sapevo che era mio diritto essere felice. Ma, soprattutto, non sapevo che quel momento avrebbe segnato una svolta: la fine di una bambina, che bambina non lo era mai stata davvero. Sapevo solo che il mio nome era Anna Zago e che dovevo essere perfetta.
BIOGRAFIA:
Giorgia ha 39 anni ed è una mamma e una moglie che ha dovuto interrompere tutto per i figli.
Il tutto non è importante, era tanto tempo fa.
È nata e vive in Veneto, vicino a Venezia. La città sul mare che ha ispirato e ospitato grandi artisti. Un luogo di eterna cultura e splendore.
Ha iniziato a leggere come tutti: a scuola. In tenera età prediligevo il gioco, crescendo ho scoperto la lettura e, con essa, sono cresciuta.
Ha iniziato a scrivere molto presto: poesie e pensieri. Aveva 13 anni quando “Les Fleurs du mal” di Baudelaire giunsero nelle sue mani, fu un caso e un
amore a prima vista. Dopo la lettura del “poeta meledetto” iniziò a comporre brevi pensieri, talvolta in rima.
Nessun componimento superò il muro di cinta della sua casa, almeno fino all’avvento dei social media.
Polvere sui ricordi è il titolo della sua prima pubblicazione avvenuta nel Marzo 2017.
Odia la domanda “perché scrivi”. Scrive perché le piace e perché ha qualcosa da dire. Ama le storie che contengono un significato (foss’anche quello di
divertire) e che sappiano scatenare emozioni forti. Con la scrittura e nella scrittura Giorgia si ricarica e trova il bandolo della matassa dei suoi vorticosi
pensieri.
Non ama parlare di sé, preferisce lasciare frammenti del suo essere tra le pagine dei suoi racconti.
Se cercate titoli onorifici o lauree ad honorem, avete sbagliato persona: non ha una laurea né ha conseguito alcun premio letterario; per vincere bisogna  partecipare. Lei non ha partecipato.
Nel tempo libero da scrittura e famiglia, Giorgia legge molto e spazia senza sosta da un genere all’altro, senza mai farsi mancare un classico.
Collabora in veste di recensore per il blog letterario Insaziabili Letture.
Ha scritto e auto pubblicato tre libri:
– Polvere sui ricordi (self Publishing)
– Narrativa rosa contemporanea
Amore e guerra. La relazione profonda tra essere e vivere.
– Guida astronomica per genitori alienati (self publishing a quattro mani con l’autore Massimo Della Penna).
– Comico – famiglia
Un ironico viaggio attraverso le piacevoli disavventure genitoriali.
– Non camminerai mai più da solo (self publishing con l’autore Stefano Iacuessa).
– Narrativa contemporanea
Una novella sul rapporto tra due fratelli immersi in un contesto sociale alquanto comune.
Il genere che più le si addice è la narrativa rosa o contemporanea, tuttavia, è un’autrice che ama sperimentare e azzardare. Il suo motto è studio, impegno e applicazione.
RECENSIONE
“Tutti dicono che l’amore fa male, ma non è vero. La solitudine fa male. Il rifiuto fa male. Perdere qualcuno fa male. Tutti confondono queste cose con l’amore, ma in realtà, l’amore è l’unica cosa in questo mondo che copre tutto il dolore e ci fa sentire ancora meravigliosi” Cit. Oscar Wilde
“Vivere in controluce” è il racconto della vita di Anna, a partire dalla sua infanzia che ha condizionato la sua intera esistenza. Anna nasce negli anni ’70 in una famiglia tipicamente borghese e benestante. Ciò che conta per la famiglia Zago sono la perfezione e le apparenze. Il padre Mario è un notaio molto in vista, non ha mai desiderato avere figli ed è il classico padre padrone freddo e autoritario. Non ha mai parole di elogio, non è il tipo da raccontare una favola o dare una carezza, anzi non esita a ricorrere alla violenza.
Anna è considerata un semplice oggetto da esibire durante le cene di rappresentanza in cui deve comportarsi come una figlia modello. Educazione, ordine, pulizia: questi sono i valori che le sono stati inculcati. Il rapporto madre-figlia non è migliore. Cristina, la madre, è interessata solo al benessere e al prestigio che il cognome Zago comporta. Interagisce con la figlia solo con frasi di circostanza oppure per correggere una postura o un comportamento sbagliato. Ad Anna non è concesso giocare con la neve, andare a una festa o essere come tutti gli altri bambini. Come può una bimba capire che non ha nulla che non va, quando proprio chi ti dovrebbe amare sopra ogni cosa non ha nessuna considerazione per te? Come può un esserino così indifeso sapere e imparare cos’è l’amore quando cresce tra quattro mura gelide?
“Non sapevo che non era sbagliato. Non sapevo che era mio diritto essere felice. Ma, soprattutto, non sapevo che quel momento avrebbe segnato una svolta: la fine di una bambina, che bambina non lo era mai stata davvero.”
In Anna scatta un meccanismo di difesa. Diventa una bambina riservata e si rifugia nella lettura. Anna non vive. No. È un guscio vuoto, si comporta come gli altri si aspettano che si comporti, è un automa. E inizia a soffrire di disordini alimentari. Il suo non è un capriccio estetico, non ha nulla a che fare con lo stereotipo della bella ragazza magra a tutti i costi.
“L’assenza di affetto si impossessa del nostro corpo e del nostro inconscio e si nutre del vuoto che abbiamo dentro, dilatandolo in modo esponenziale.”
Il suo è un grido silenzioso di dolore per comunicare la propria sofferenza. Abbuffarsi di cibo per poi vomitare diventa quasi un anestetico, è la manifestazione di un disagio profondo che porta all’autodistruzione. Anna pensa di controllare la sua vita e le sue azioni tramite ciò che lei ritiene una rassicurante routine, non è ancora in grado di rendersi conto che il suo rapporto insano con l’alimentazione, le sue piccole manie ossessivo-compulsive la portano sull’orlo del baratro. La sua è fame d’amore, ciò che è incisa nella sua anima è la “ferita dei non amati”, l’atavica mancanza d’amore che come un marchio indelebile muove le fila della sua vita ed è la causa della poca autostima, della carenza di fiducia in se stessa, dell’amore per sé e per gli altri. Anna vive nel buio che ha subìto, non ha le redini della propria vita. Fino a quando non compare un angelo, la zia Caterina, una pittrice dallo spirito indomito che inizia a farle vedere la bellezza di un mondo a colori e non più in bianco e nero.
“Aveva visto il mio vuoto e non era scappata, non mi aveva denigrata. Solo abbracciata.”
Caterina è una donna empatica ed energica, non nasconde la testa sotto la sabbia, ma affronta ogni problema causato dalla famiglia di Anna per estirparlo definitivamente. Le insegna che la capacità di amare e lasciarsi amare è il dono più prezioso. Le insegna che per saper vivere bisogna combattere, sbagliare, cadere per poi ricominciare.
“Non esistono giusto o sbagliato, esisti tu che sei perfettamente imperfetta come tutti gli altri, esisti tu che puoi sbagliare come facciamo tutti. Trai forza dal male che ti ha divorato e segui il tuo istinto che è lo stesso che ti ha fatto sopravvivere a tuo padre. E se capita che cadi, fa nulla!”
Ma Anna ha il terrore di sbagliare, di deludere, di stare ancora male e soffrire per lei significa rifugiarsi nuovamente nel cibo. Ed è per questo che è fondamentale la figura di Sofia, una terapeuta perché, come sostiene l’autrice nelle note finali, è fondamentale l’aiuto di personale specializzato, non se ne esce con la propria forza di volontà.
“Volevo arrivare dove lei aveva promesso di portarmi. Da me stessa. Per sempre.”
Anna cadrà ancora nei soliti meccanismi come in un circolo vizioso. L’assenza di un punto di riferimento, un sostegno, come la figura paterna che costituisce il primo modello maschile di riferimento e che è fondamentale nello sviluppo dell’autostima l’ha profondamente segnata, ma non compromessa. Anna sbaglierà ancora, il suo percorso per arrivare a prendere coscienza di sé e del suo valore è difficoltoso e sempre in salita, ma con tanto impegno e sforzo vedrà la luce e sboccerà in una splendida donna.
Lo stile della Golfetto è intimistico, un lungo racconto a metà fra un diario e un romanzo di formazione. Avevo già avuto modo di apprezzarla con “Polvere sui ricordi” e questa lettura è stata un’ulteriore conferma. La sua scrittura è solo all’apparenza semplice perché cela una profondità di pensiero che lascia indubbiamente il segno nel lettore, anche per la tipologia di storia che sceglie di raccontare. I suoi lavori trasudano realtà, scavano nel profondo dell’animo umano. Vorrei ringraziare Vanilla per avermi affidato questo testo e vorrei ringraziare Giorgia per averlo scritto. Per me è stata una lettura a tratti dolorosa, ma anche catartica e liberatoria. Seppur in maniera molto più blanda, mi sono rivista in molti atteggiamenti della protagonista. Per anni anch’io ho combattuto contro il vuoto di una figura paterna che anelavo disperatamente, ancora oggi credo che molti miei comportamenti dipendano da questo, ma, come Anna, dopo essere caduta mi sono rialzata più forte di prima. Grazie, Giorgia.
“La sofferenza è una terra senza confine quando è l’amore a morire.”
Alla prossima, Francesca.
STORIA
GIVEAWAY

a Rafflecopter giveaway