the vaSinossi:
Attenti a quello che chiedete. Potreste essere esauditi!
Una community dedicata ai vampiri, un luogo per divertirsi e incontrarsi, ma giocare con le creature sovrannaturali può diventare molto pericoloso.
E la tranquilla cittadina francese in cui è nata la community viene sconvolta da una serie di misteriose sparizioni.
I messaggi del bellissimo Konstantin seducono la bella Vivienne, dai capelli rossi come il sangue, che ha solo diciannove anni e l’anima di una ribelle.
Solo l’affascinante scrittore Benoit Delapierre si frappone tra Vivienne e l’anima oscura di Konstantin. Ma per quanto tempo riuscirà a impedirle di cadere nella sensuale trappola mediatica del vampiro?

Oggi vi presentiamo “The Vampire Community” di Simona Busto (Ellinor Rainwater su facebook)

Lasciamo la parola all’autrice:

▪ Perché una lettrice dovrebbe leggere il tuo libro?

Perché dei vampiri così ancora non li ha mai visti!
Scherzi a parte, credo che i punti di forza del romanzo siano modernità, sensualità e imprevedibilità. Io sono un’autrice che ama anche le trame romantiche, ma quando scrivo urban fantasy mi piace lasciare campo libero all’immaginazione, a tutto tondo. The Vampire Community è un romanzo moderno, che dà ampio spazio ai colpi di scena. Credo che alcuni eventi nel libro siano totalmente inaspettati. Ed è insieme un romanzo molto sensuale. I vampiri attingono alla propria carica erotica per sedurre le vittime e intrappolarle. Inoltre ho scelto di calare la storia in un contesto contemporaneo, in cui il vampiro non va più a caccia nella notte, ma attira le vittime nella propria tela utilizzando i moderni strumenti che la tecnologia offre.
Penso che una lettrice o anche, perché no, un lettore potrebbero esserne piacevolmente sorpresi.

Che cosa c’è di innovativo e quali sono gli elementi di continuità con il genere o con la tradizione?

Sui vampiri si è scritto ormai moltissimo, sono stati descritti come spietati assassini, come eroi romantici in cerca di amore, come personaggi tormentati incapaci di sfuggire al proprio destino.
Da questo punto di vista Konstantin, il protagonista, ha molti legami con la tradizione: non è un vampiro “buono”, anzi spesso si diverte a infliggere sofferenza, oltre a nutrirsi delle proprie vittime. In questa accezione è un degno discendente del Dracula di Bram Stoker. Però in lui c’è anche una dimensione psicologica, che nei primi vampiri mancava. Konstantin non soffre di quello che è, ma soffre della propria solitudine, dell’incapacità di legare a sé un’anima che lui possa considerare degna di questo privilegio. La sua ricerca di una compagna per l’eternità lo porterà a correre anche dei rischi, pur di vincere quella solitudine che è il suo più grande cruccio.
L’aspetto però più innovativo è quello tecnologico, di cui ho già parlato poco fa. I vampiri si nascondono tra la gente comune, tra coloro che dei vampiri stessi hanno fatto un mito. E di questo approfittano per nutrirsi e trarre piacere dalle proprie vittime. Nel complesso è un’idea semplice, che però è stata piuttosto complessa da sviluppare. Ho voluto rendere omaggio ai grandi vampiri del passato e del presente, e collocarli nel più moderno dei contesti.

Che cosa ti ha spinta a scrivere?

Domanda molto difficile. Io scrivo da sempre, praticamente da quando sono una ragazzina. Ho imparato a leggere prima di andare a scuola, e da quel momento non ho mai smesso. Leggo ovunque, appena ho un ritaglio di tempo. L’e-book per me è stato una scoperta meravigliosa.
Da lì il passo a creare le mie storie è stato abbastanza breve. Se si ha un’anima sognatrice viene, direi, naturale. Almeno per me è stato così. Prima vivo le trame nella mia mente, in dettaglio. Immagino i personaggi e diventano quasi degli amici per me, o dei nemici. Posso anche odiare alcuni dei miei personaggi, in maniera profonda.
A quel punto prendo la pagina bianca e inizio a riempirla di parole. Non sempre ovviamente gli eventi restano come li avevo immaginati all’inizio. È un moto, per così dire, spontaneo. Direi che mettere in parole i miei sogni è un istinto naturale e perfino una necessità.

Da che cosa è nata la storia? Quali sono state le fonti di ispirazione?

L’idea della community mi è venuta per caso, chiacchierando con un’amica, e ho pensato che potesse essere un buono spunto per una trama mai scritta finora.
La fonte d’ispirazione primaria per la storia è venuta dai vari gruppi Facebook in cui si parla di vampiri. Perfino nel descrivere le immagini postate sulla “Vampire Community” ho tratto spunto da quelle viste nei gruppi.
È stato molto divertente immaginare cosa sarebbe successo se tra i membri ci fosse stato un vero vampiro. Konstantin è nato così, poi Vivienne e Benoit sono venuti di conseguenza.
In linea generale, traggo ispirazione da qualsiasi cosa. A volte basta una parola, un pensiero condiviso con qualcuno. In altre occasioni a ispirarmi è una persona incontrata per caso, che magari ha qualcosa di peculiare. La mia ispirazione viene dal mondo, che interiorizzo e rielaboro alla mia maniera.

Quando scrivi? E come? in modo organizzato e continuo o improvviso, discontinuo?

Ogni volta che posso. Mentirei se dicessi che posso scrivere in maniera continuativa e organizzata: ho un lavoro che mi tiene fuori casa almeno undici ore al giorno e un bambino di due anni che chiede attenzioni e cure, senza contare i tre cani e gli altrettanti gatti.
Devo ritagliarmi momenti liberi e dedicarli per intero alla scrittura. Principalmente scrivo alla sera, quando il piccolo si è addormentato. A volte trovo un po’ di tempo in pausa pranzo, più di rado nel weekend.
Di solito mi piace iniziare e finire una storia, senza interromperla. Però nel caso di “The Vampire Community” ho fatto un’eccezione: l’ho scritto nel bel mezzo della stesura di un altro romanzo. Era una storia che voleva essere raccontata e non potevo aspettare oltre.
Poi ci sono i racconti, specie quelli per la rivista, che spesso mi costringono a interrompere quello che ho iniziato.
Insomma, continuativa proprio non sono. Organizzata? Diciamo che ci provo. Stendo sempre una scaletta quando inizio uno scritto nuovo, però i miei personaggi sono prepotenti e spesso mi spingono a rivoluzionarla. È molto difficile conciliare creatività e ordine. So che in questa maniera viaggio sul filo del disordine, ma con le riletture si riesce a ovviare, purché vengano fatte con la giusta concentrazione.

Quali strategie hai adottato per promuovere il tuo libro e che tipo di strumenti hai usato – e usi- per proporlo all’attenzione dei tuoi potenziali lettori?

Io sono una persona piuttosto timida, sponsorizzarmi non è la cosa che mi riesce meglio, lo ammetto.
Le prime vendite (qui parlo in particolare del romanzo d’esordio, “La nave di cristallo”) sono arrivate quando ho aderito all’iniziativa di sconti di un gruppo di scrittori. Io sono una grande fautrice delle promozioni di gruppo. Credo davvero che l’aiuto reciproco sia una gran bella cosa e vorrei che la solidarietà fra autori fosse più diffusa.
Poi ho chiesto qualche recensione ai blog (moltissimi sono stati carini da subito, però all’inizio ho preso anche qualche porta in faccia, inutile negarlo) e ho fatto dei giveaway. Inoltre metto qualche immagine con estratto nei gruppi, nei giorni di spam, o comunque quando è possibile farlo.
Cerco anche di dare delle anticipazioni su quello che sto scrivendo. Mi piace coinvolgere i lettori nel processo creativo.
Quando vedo che un lettore recensisce tutto quello che ho scritto, allora so di aver centrato il bersaglio. Ed è una sensazione bellissima.

Perché la scelta del self publishing?

In realtà non ci ho neppure riflettuto più di tanto. Quando ho finito il romanzo, mi sono chiesta: e adesso? Meno di due minuti dopo stavo già cercando dei tutorial per formattare l’e-book.
Forse sono troppo pigra per iniziare la trafila dell’invio alle case editrici. O forse sono troppo abituata a fare da sola. Pubblicizzarmi non è il mio punto di forza, per farlo compio violenza su me stessa. Però con il self so che il successo o l’insuccesso di un romanzo saranno da imputarsi unicamente a me stessa, alle mie capacità e al modo in cui mi pongo con i lettori. Mi piace questo aspetto.
Poi non escludo di inviare un romanzo a un editore, un domani. Mai dire mai. Semplicemente per me quel momento non è ancora arrivato.

Progetti per il futuro?

Tanti! Per prima cosa devo finire il secondo volume della trilogia che ho iniziato l’anno scorso. Finalmente posso dire di essere a buon punto, anche se non credo che riuscirò a pubblicare prima di Natale. Spero però di farcela per gennaio 2016.
Poi vorrei scrivere un romanzo di genere rosa. Ho una storia in testa da un po’, è lì che mi chiama e io non vedo l’ora di darle voce.
In seguito tornerò a lavorare sul volume conclusivo della trilogia. Poi, se mi venisse una buona idea, non mi dispiacerebbe regalare un altro capitolo a Konstantin. Credo che in fondo se lo meriti, ma questo per ora è un progetto piuttosto nebuloso.

Tre persone da ringraziare

Solo tre? Sono davvero poche!
Mio figlio, perché ho scritto il primo romanzo mentre lo aspettavo.
Mia madre, perché ha sempre finto di non vedere quando, da ragazzina, facevo tardissimo a forza di leggere e scrivere.
E infine metto un gruppo intero di persone: le mie fantastiche beta-reader! Loro davvero mi hanno dato una grossa mano con le ultime pubblicazioni. Auguro a tutti gli autori di trovare un aiuto altrettanto prezioso.