Amistad: La figlia della luna
Francesca Redeghieri
Emma Books
dall’11 ottobre in ebook tutti gli store online
 
SINOSSI
Anno 219 a. C. L’esercito romano sta espandendo la sua brama di potere e solo un uomo sembra poterne arrestare l’avanzata: Annibale. Per questo i popoli che vogliono liberarsi dall’oppressione di Roma si uniscono al grande comandante cartaginese, tra di essi le leggendarie Amazzoni. Nei ranghi di questa stirpe di donne guerriere, le cui epiche gesta le hanno rese temibili in ogni angolo del mondo conosciuto, ci sono due sorelle, non solo di spada ma anche di sangue. I loro nomi sono Amistad e Briseide. La guerra cambierà bruscamente il corso della loro vita, sconvolgendo tutto ciò in cui hanno sempre creduto, ma insegnerà loro il potere dell’amore. Il prezzo da pagare però sarà alto: l’uomo che condurrà Amistad alla scoperta di una passione dolce e inaspettata è infatti un romano, il nemico. I due si troveranno così su schieramenti opposti, in una sfida contro il fato che si prenderà gioco di loro. Sullo sfondo, l’eco di una lontana maledizione divina. Le scelte di Amistad saranno difficili da affrontare, a volte persino inammissibili. Ma quando c’è di mezzo l’amore, nulla sembra essere impossibile…
Francesca Redeghieri ha trentotto anni e vive con il compagno e la figlia Ginevra a Novellara, in provincia di Reggio Emilia. Durante il giorno lavora come fioraia in un negozio chiamato Il Sogno, che rispecchia benissimo ciò che è, una vera sognatrice a occhi aperti. La sera, invece, quando tutti dormono, accende il suo PC ed entra nel magico mondo della scrittura.
Adora leggere e scrivere quando la casa è avvolta nel silenzio, perché così i suoi personaggi hanno libero sfogo di far sentire la loro voce. All’età di diciannove anni ha pubblicato il suo primo romanzo storico: Come vento selvaggio (Beta, 2001), ambientato ai tempi degli indiani d’America. Ha una scrivania piena di cassetti e dentro di ognuno c’è una storia diversa, che aspetta solo di essere raccontata.
Recensione a cura di Francesca Vallicelli

Care Dame di Harem, il libro di cui vi parlo oggi è “Amistad: la figlia della luna” di Francesca Redeghieri, primo volume della serie “Amazzoni” pubblicato l’11 ottobre da Emma Books, sigla editoriale di narrativa digitale. Un esordio convincente per una penna di altissimo livello che ha molto da dire e da raccontare. Un’autrice che si è cimentata nel romance storico, uno dei generi più ostici e complessi, una sfida che ha affrontato a testa alta e da cui ne è uscita vincitrice, consegnando al lettore un lavoro di pregiata fattura. Le Amazzoni sono un popolo di donne guerriere. Fra di loro non esiste un legame di sangue, ma si considerano sorelle. Si sostengono l’un  l’altra, hanno un legame talmente profondo  da renderle guerriere invincibili. Sono governate dalla Regina Pentesilea, una donna che oserei definire ambigua e molto abile a occultare quelli che sono i suoi reali scopi. È impassibile, non c’è nulla che lasci trapelare le sue vere intenzioni. Il suo obiettivo più grande è proteggere il proprio territorio e per questo non esita a stringere alleanze, utilizzando anche l’arte della seduzione pur di raggiungere ciò che vuole.

Una di queste alleanze viene sancita con Filippo il Macedone, un comandante carismatico, licenzioso, ma anche un sovrano avido. Pur di contrastare le mire espansionistiche dell’Impero Romano chiede l’aiuto delle Amazzoni e si allea con Annibale. Fra le fila delle Amazzoni, c’è Amistad, una donna che non è nata amazzone, ma che lo è diventata grazie ad un disegno divino. Amistad è fiera di essere un’amazzone, è indomita, selvaggia, arguta, nulla sfugge al suo sguardo. Compagno inseparabile di Amistad è il suo cavallo Guardiano. Un animale magnifico, selezionato con cura e con cui ha un affiatamento profondo. Insieme hanno affrontato tante battaglie e si sono sempre salvati reciprocamente.

Amistad, insieme ad un gruppo selezionato di Amazzoni e a Filippo il Macedone, parte alla volta di Cartagine.

Lo scenario muta: dalle enormi e sconfinate distese di boschi e foreste passiamo alle sabbie del deserto che circondano la città di Cartagine. Annibale è una leggenda, possiede quella che i latini chiamavano “militares virtutes”, ossia  indiscusse doti strategiche, è scaltro, impavido, ha un’acuta intelligenza politica e conoscenza degli uomini.

Non appena le Amazzoni sbarcano sul suo territorio, Annibale le squadra in maniera ironica, quasi sprezzante. «Le Amazzoni non permettono a nessuno di prevaricarle. Questa non è la nostra guerra e, se lui non ci rispetta come meritiamo, ce ne torneremo dall’altra parte del mare.» Loro erano Amazzoni, la loro fama le precede, e il fatto di non essere tenute in considerazione è umiliante e inammissibile. Nonostante l’ubbidienza sia per loro un valore sacro, la fierezza e l’orgoglio di Amistad la portano a sfidare la personalità del generale, che da uomo astuto qual è, trova il modo per verificare il loro valore e averne conferma.

«Avevo bisogno di capire quanto siete coraggiose e leali. Volevo sapere se le voci sul vostro conto erano solo leggende o se avevano fondamento.»

«E quindi?»

«Ho visto ciò che volevo vedere.»

Un agguato improvviso da parte di spie romane getta le basi affinché il rapporto fra Amistad e Annibale sia basato sulla stima e il rispetto. Amistad si lancia all’inseguimento di una delle spie che è riuscita a fuggire.

Voglio rendere omaggio a questa giovane autrice  di talento prendendo in prestito alcune parole di Antoine de Saint- Exupéry.

“Ciò che fa bello il deserto è che nasconde un pozzo. Non vedi niente, non senti niente, ma tuttavia qualcosa brilla in silenzio.”

Quel pozzo, quel qualcosa che brilla in silenzio è Quinto Cassio Longino.

“Vide un uomo smontare dalla sella, vestito in maniera diversa dai cartaginesi. Aveva un gonnellino di cuoio e due gambe muscolose, calzari particolari gli arrivavano quasi fino al ginocchio e un’armatura, anch’essa di cuoio, riprendeva il disegno del suo fisico scolpito. Tutto in lui trasudava forza. Amistad lo osservò incuriosita e interessata. Un volto virile, caratterizzato da labbra carnose ed espressive, e un accenno di barba che disegnava una mascella spigolosa. Era di una bellezza rude e aspra e gli occhi scuri erano incorniciati da ciglia folte. Non aveva mai posato lo sguardo su un uomo tanto bello. Un movimento della sua mano attirò la sua attenzione e quello che vide le fece capire chi avesse realmente davanti. Una strana spada era legata alla cintola, corta e con la lama larga e appuntita. Non c’erano dubbi, era davanti a un romano.”

Benché Longino sia un comandante, un fiero combattente, i suoi valori gli vietano di combattere  contro una donna. Ma Amistad non si fa sfuggire l’occasione di scontrarsi contro un Romano e combatte strenuamente come una forza della natura, uscendone però sopraffatta e sconfitta. Da questo momento ha inizio un duello combattuto su due schieramenti opposti.

Longino che fa capo a Roma e al generale Scipione e Amistad che deve rendere conto, invece, ad Annibale.

«I nomi non hanno importanza in guerra» rispose lei muovendosi appena. Le braccia sollevate cominciavano a farle male. «Ma tu e io non siamo in guerra.» «Domani lo saremo.»

Longino decide di fare prigioniera Amistad e utilizzarla per estorcerle informazioni utili per arginare la continua ascesa del Cartaginese. E al fianco della difficile arte della guerra fa la sua comparsa l’arte della seduzione. Un’arte che Amistad non conosce, le tradizioni delle Amazzoni non consentono di avere rapporti, ed è per questo che non riesce a dare un nome alle emozioni che la presenza di Longino le provoca.

“Amistad sentì il fuoco di quello sguardo bruciare dentro di lei. Non aveva mai avvertito una sensazione così piacevole e pericolosa allo stesso tempo, e si spaventò. Per la prima volta in vita sua provò un sentimento nuovo, inaspettato. Avrebbe dovuto disprezzarlo, anche solo per il semplice fatto che la stava ricattando. Ma doveva andare oltre, capire perché quello sguardo su di lei avesse quel potere.”

E anche Longino è confuso e frastornato. Le donne non gli sono mai mancate, ma Amistad non ha nulla della frivolezza delle matrone romane. “Questa donna aveva un fuoco dentro di sé, che difficilmente si sarebbe spento. Era passionale, metteva tutta se stessa in ciò che diceva o faceva. Le avrebbe dato tutto ciò che voleva, perché era così forte il desiderio di perdersi in lei, da provare quasi dolore. Nessuna donna era mai stata così importante da sgomitare tra i suoi pensieri. Per nessuna si sarebbe dimostrato così paziente e debole, come invece stava facendo con quell’amazzone combattiva.”

Amistad è un’amazzone, ha combattuto su innumerevoli campi da battaglia, ma nessuno la intimidisce e la spaventa come quel romano. Il fatto che Longino la veda prima di tutto come una donna mina le sue sicurezze.

Con il racconto mi fermo qui. Lascio a voi il piacere di leggere e riscoprire la seconda guerra punica e come finisce la storia fra la nostra indomita Amazzone e il tribuno Longino. Da questo momento in poi, Amistad e Longino si trovano su due fronti completamente opposti.

È peggio tradire il proprio schieramento o tradire se stessi?

Da un po’ di tempo a questa parte ho riscoperto il piacere di leggere i romanzi storici, un genere che avevo un po’ accantonato. Credo che la carta vincente di questi romanzi sia costituita dal fatto che queste storie abbiano il sapore di una favola per adulti. In Amistad questo aspetto è sottolineato da un abile espediente letterario/narrativo utilizzato dall’autrice: una maledizione scagliata su due sorelle: Amistad e Briseide, che incontreremo in uno dei prossimi volumi (spero, lol). Qualsiasi sia l’epoca scelta dall’autore, questi testi ci permettono di viaggiare nel tempo, riscoprendo gli usi e costumi di civiltà a noi lontane. Amistad non fa eccezione. L’autrice ha saputo fondere insieme la leggenda delle Amazzoni con la cultura romana, ricca e variegata che ha influenzato le nostre abitudini più di quanto si possa immaginare.

Altro punto a favore di questo romanzo, una storia dal sapore epico che racchiude in sé valori universali. Aspetto che emerge in maniera preponderante e che è rappresentato dal rapporto tra Amistad e il generale Annibale basato sul rispetto, stima, fiducia, lealtà. Altro aspetto assolutamente da non sottovalutare, a mio avviso, è che l’autrice ci restituisce avvenimenti storici consacrati nella Storia in chiave romanzata. Pur rispettando gli eventi, la sua penna li fa sentire più vicini a noi, facendoceli amare, senza l’autorevolezza e quella patina di ufficialità presenti nei testi storici su cui studiavamo a scuola. Per esempio, ai tempi della scuola, Annibale non era una figura che amavo, ma grazie all’abilità di questa giovane ta autrice, mi sono avvicinata ad un personaggio che ha segnato una pagina importante della storia.

L’autrice descrive in modo vivido e appassionato l’assedio che porterà alla distruzione di Sagunto, la mitica attraversata delle Alpi con l’esercito di elefanti, ma soprattutto ci consegna un Annibale umano. La Redeghieri dipinge non solo l’abile condottiero, ma anche la sua camaleontica personalità. Credo di averlo apprezzato particolarmente per il suo rapporto con Castalia, un’amazzone estremamente dolce, ma anche fiera e forte. La sua figura mi è rimasta nel cuore e non vedo l’ora di poter leggere la sua storia.

Come avrete capito, quella che ci regala l’autrice è una storia corale. È stata molto abile a gestire sapientemente e a tirare le fila di più storie contemporaneamente, creando un intreccio avvincente e una trama solida che regge. Ogni personaggio è assolutamente ben caratterizzato e ben collocato nello sviluppo narrativo. Una storia con un ritmo serrato e incalzante che non annoia mai, grazie a scenari sempre diversi e a colpi di scena che si rincorrono in ogni pagina. Leggenda, storia, avventura, amore, passione, intrighi questi sono gli ingredienti salienti che troverete in questo testo. Un testo con un linguaggio assolutamente consono e pertinente, uno scrittura vivida, scorrevole e fluida.

Ulteriore merito che attribuisco all’autrice è la semplicità, semplicità intesa nella sua accezione più positiva. Ho apprezzato moltissimo il fatto che l’autrice abbia evitato tecnicismi col rischio di risultare poi troppo pomposa. Pur rimanendo fedele agli eventi storici, usando un linguaggio appropriato, adeguato, ma accessibile a tutti, ci ha regalato una storia assolutamente godibile e fruibile.

Concludendo, ritengo Amistad un’ottima prima prova, un esordio che segna l’ingresso nel panorama historical romance di un’autrice di talento che ci stupirà. Care Dame, spero che darete un’opportunità a Francesca Redeghieri che ha messo il suo cuore in un testo appassionante. Non mi rimane che farle i miei più sinceri complimenti.

Alla prossima, Francesca

STORIA