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Baci, sabbia e stelle – Estate 1982

1982 – 2016
Le estati dell’adolescenza, quando è il cuore che guida le nostre azioni e la voglia di libertà ci rende spavaldi, sono indimenticabili per tutti. E poi… chi non ricorda o non ha mai sentito parlare di quell’estate del 1982, quando tutti si sono sentiti un po’ CAMPIONI DEL MONDO?
Proprio mentre l’Italia sta impazzendo per la vittoria in Spagna, Maddalena e Michele vivono la loro notte magica che li porta a trasgredire, per la prima volta, alle regole. Distesi sulla sabbia del lido, con la cortina di stelle a fare da contrappunto alla loro storia, si abbandonano alle emozioni, dimentichi di tutto e di tutti. E quando la realtà irrompe prepotentemente tra loro, è tardi anche per scambiarsi un indirizzo.
Sono passati più di trent’anni, la nazionale di calcio deve affrontare una nuova sfida, ma quella notte di España ’82 nessuno dei due l’ha mai scordata!

qualche riflessione

In ogni estate c’è un po’ di QUELLA estate, quella del batticuore, quella della pioggia di stelle, quella del bacio rubato che sa di salsedine, gelato e frutti maturi. In ognuno di noi c’è ancora quell’adolescente che entra nella SUA estate, che sboccia e vuole mordere la vita, goffo e irresistibile. Sospeso tra timori e aspettative.

L’autrice ha la capacità di rendere speciale il quotidiano, variando toni e luci, passando dai sospiri emozionati del sentimento ai sussurri eccitati della passione. Ritorna, per il suo debutto in e-Lit, ai toni piacevoli del romance più lieve, dolce, racconta le vere autentiche emozioni che rendono unica, la nostra routine. Lo fa con un tocco di originalità e di tenerezza, narrando la lieve nostalgia degli eroi quotidiani, di una coppia sposata che si ritrova malconcia e felice alla fine della giornata nell’intimità di casa, tra le provocazioni di due figlie gemelle adolescenti bellissime e terribili, un figlio riflessivo dall’intelligenza vivace, le responsabilità e gli impegni, il tempo che non basta mai. Il tempo passa.

 Solo ora mi rendo conto di quante cose mi siano scivolate addosso in questi anni, come se la mia pelle fragile ed esposta alle intemperie della vita si fosse progressivamente ispessita, divenendo simile a un telo impermeabile. Un telo che impedisce di annoiarsi, di immalinconirsi, di sognare e di fare tutte quelle cose che richiedono tempo. Quant’è che non leggo un libro, se non per lavoro? Eppure, la mancanza di tempo non può essere l’unica giustificazione. In fondo, i libri e la poesia erano la mia vita, anzi, le mie vite! Forse, si smette di leggere quando si inizia a vivere… 

Come si ferma il trascorrere del tempo? Si può fissare in un momento, catturare in un ricordo. Vivere e rinnovare col sentimento.

Mio marito cerca l’intesa nei miei occhi. Ha la stessa espressione penetrante che mi ha sempre fatto tremare le gambe. Un’impalpabile vibrazione mi raggiunge e, per la prima volta nel corso della serata, lo guardo davvero in viso: un filo di barba gli delinea la mascella, donandogli un aspetto a metà tra il trasandato e il dissoluto, che riaccende all’istante parti di me ultimamente un po’ sopite. 

Una complicità meravigliosa che negli anni consente il dialogo silenzioso tramite sguardi, la capacità di leggersi dentro anche nello smarrimento. Così la protagonista fa un salto nel tempo, cercando se stessa, ritrovandosi quasi sedicenne, in una Fiat 128 bianca che che punta verso il Lido di Jesolo per le vacanze estive, inconsapevole della sua femminilità improvvisa, a schivare la pastasciutta grondante burro della madre, a tollerare la bellezza sfacciata della sorella maggiore e a sopportare pazientemente il fratellino peste che non riesce proprio a vederla come “adulta”.

…il  bagliore del sole si confonde già con gli effluvi dell’afa e io, il mio immancabile libro in mano, mi soffermo a osserva-re la linea di confine tra un presente che non mi soddisfa e un futuro che ancora mi sfugge, come la luna, come l’orizzonte, come i miei sogni di ragazzina imbranata.

Allora chiude gli occhi e cammina incerta e sognante verso quel futuro, sulla spiaggia ad occhi chiusi, nell’aria slamastra, farà l’incontro della sua vita…Michele. Più grande di lei, sorriso sexy e sguardo limpido, bagnino per la stagione in seguito ad un “castigo” paterno.

Tutte le cose più belle si fanno a occhi chiusi, come sognare e baciare. O ballare le canzoni del Festivalbar imparate a memoria ascoltandole nel walkman (eeeh…sospiro nostalgico…e quando si dovevano riavvolgere i nastri si usava la matita)

«Te ne stai sempre a occhi chiusi: dove vai quando non sei su questa terra?» 

«Viaggio in mondi paralleli!» oso prenderlo in giro. 

«Si vede, vongola!» sorride in modo quasi dolce, se non fosse per l’ultima parola, che mi manda in bestia. 

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Tra una partita in sala giochi, il frinire impazzito delle cicale nelle giornate di sole e il ronzio monotono dei grilli che accompagnano le cronache dei Mondiali di Spagna, i due ragazzi si cercano e si stuzzicano, imparando a conoscersi, a cercarsi. È come un giro veloce e spensierato sul Ciao, un morso al gelato col cuore di panna, un tramonto e un bagno di notte.  

È l’emozione.

…la seguo con lo sguardo, mentre balla sinuosa, inconsapevole della sua acerba sensualità. A volte, sembra vivere in un mondo tutto suo, un posto in cui mi piacerebbe provare a entrare. 

…D’un tratto Michele è al mio fianco. Mi soffia la domanda nell’orecchio per farsi sentire al di sopra delle grida di esultanza al primo goal dell’Italia contro la Polonia. Non so se sia a causa sua o per l’azione di Paolo Rossi, ma all’istante mi ricopro di brividi fin sopra la testa. Eppure oggi fa caldo, molto caldo, e siamo sempre di più, qui, stipati sotto il gazebo del bar della spiaggia. Lo guardo di sottecchi, imbarazzata. «Va meglio, grazie…» Non so cosa aggiungere, mi vergogno da morire per quello che posso aver detto o fatto stanotte. Ricordo ben poco. Solo il suo profumo, mentre mi portava a casa in motorino, si è fissato per sempre nel mio cervello. Anche adesso, l’odore della sua pelle mischiato a quello di pulito della maglietta che indossa mi arriva alle narici, facendomi girare la testa come se fossi ancora brilla. 

«Sei divertente quando ti ubriachi…» infierisce, gli occhi come stelle luccicanti. 

«Non mi sono ubriacata!» protesto. «Non sono abituata a bere alcoolici, tutto qui!» 

I “Bravi ragazzi” di Miguel Bosé forse sono proprio loro, presi nell’euforia dei Campioni del mondo e nell’eccitazione del momento incredibile che stanno vivendo.  

‘La pagina ha il suo bene solo quando la volti e c’è la vita dietro che spinge e scompiglia tutti i fogli del libro. ‘

Una precisa consapevolezza prende forma in me: anch’io voglio amare ed essere amata come tutte le ragazze della mia età, voglio lasciarmi andare, voltare la pagina e trovarvi dietro la vita. Sento che è giunto il momento, anche per me, di uscire almeno un po’ dal mio mondo parallelo, quello che incontro nei libri e nei sogni, e di iniziare a vivere. 

“A quei tempi” -come impietosamente ricordano i figli- i telefonini e internet non c’erano, così le esistenze di quei giovani si sono sfiorate facendo scintille per poi allontanarsi. I due protagonisti si separano ma senza perdersi

«Ci incontravamo ugualmente, bastava ritrovarsi nello stesso posto e allo stesso orario e semmai ci si aspettava, ma si rischiava anche di non incrociarsi mai più.» 

Dieci anni e i due destini si intrecciano, fino ad oggi. Maddalena è sempre una “vongoletta” e una perla luminosa, schiva, riservata e preziosa. Michele è sempre in grado di toccare le corde giuste e accarezzarle l’anima, proprio dove brilla la sua perla, nascosta tra le pagine dei romanzi e i sogni. 

«Non la perderai mai l’abitudine di camminare a occhi chiusi, eh?» mi dice, la voce bassa e sensuale. 

Lo sento ridere piano nel mio orecchio e mi ricopro di brividi, come un’adolescente ai primi turbamenti. 

«Cos’hai, stasera, vongoletta?» 

Sollevo le palpebre verso di lui, i suoi occhi brillano nel buio. «Ho paura…» balbetto. 

Ride ancora e io abbasso di nuovo la testa, offesa.
«Ehi…» Mi solleva il mento con un dito. «Cosa c’è?»
D’un fiato, gli rovescio addosso quello che mi frulla nella testa da giorni. «Il tempo passa troppo in fretta: un battito d’ali e siamo due adolescenti, uno sbattere di ciglia e ci ritroviamo adulti, un soffio di vento e i nostri figli sono già grandi. Michele, dove sono i noi due di un tempo? Dov’è finita la poesia?» farnetico…
Com’era quella poesia che ti piaceva tanto? Parlava di baci, di sabbia e di stelle, se non ricordo male…

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E d’un tratto torna il vento nei capelli, la salsedine sulla pelle, la sabbia soffice sotto i piedi e il profumo del desiderio nelle notti stellate.

Nella meraviglia della normalità sta il bello di una storia così, sognare ma soprattutto ricordare con una fitta di nostalgia e tenerezza, con la possibilità di immedesimarsi mentre il cuore fa le capriole. Mancherà un battito quando ricorderemo quella emozione, la capacità di pensare che l’amore sia senza fine, che faccia fermare il tempo.

Apprezzo sempre la capacità di questa autrice di raccontare il sentimento con delicatezza e con attenzioni particolari al quotidiano. Ambientazioni e personaggi che vengo direttamente dalla realtà e quindi sono verosimili, tanto da avvicinare sempre di più la storia alla nostra vita e l’autore inevitabilmente al lettore
La forza sta nella semplicità. Saper raccontare -bene- l’amore dei nostri giorni.

Quei particolari del quotidiano che fissano momenti nella memoria rendendoli ricordi, prime volte. Il primo bacio, il primo mondiale, il primo ballo in discoteca, il primo bagno di notte. La prima cotta e il primo amore.

Prima di smettere di sognare…proviamo a ricordare.

 Saffron 

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