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Ogni libro è un viaggio, un’avventura dello spirito.

Poi ci sono i libri che ti aprono le porte su un percorso estremamente coinvolgente, che diventa un itinerario intimo.

Sono itinerari dell’anima, percorsi letterari privilegiati, da affrontare con un misto di pudore e di straniamento per conservare la dimensione della “quarta parete” e preservare la finzione narrativa senza essere catturati dalla dimensione intimista. 

Difficile quando la materia è così cruda, come carne viva, come sangue fresco, come ferita aperta. Difficile rimanere lettori senza diventare confidenti.

Mai con imperativi, sia chiaro, ma con sguardi, suggerimenti, minacce velate, giudizi approssimativi…

La storia di un amore malato, del pallido riflesso dell’amore, della distorta immagine della passione, tra servilismo e sottomissione come una dipendenza tossica, che mortifica la protagonista, Vera, e le prosciuga ogni forza vitale.

Le avrebbe voluto bene, si sarebbe reso conto di amarla e di doverla rispettare perché perfetta. Vera sarebbe diventata la donna perfetta e lui non avrebbe più avuto niente da recriminarle….

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Non si sentiva affatto soddisfatta, nonostante tutto rilucesse come un cristallo.

I soprusi sono quasi invisibili, striscianti, ad insinuarsi sotto le fragilità di ogni donna, fino a minare la sicurezza della propria femminilità, fino a incrinare la fiducia in se stessa e a relegarla in una bolla. Uno spazio sospeso, chiuso al mondo, un tentativo di difesa e isolamento. Una bolla che sia una difesa, una protezione, internamente impermeabile.

…lui non le aveva mai messo una mano addosso… Ma era cambiata e in pochissimo tempo, diventando l’ombra di ciò che era in passato senza rendersene conto in pieno. Dimessa, trasandata, con un sorriso fasullo

La violenza vile, lo schiaffo all’anima, il pugno di ferro invisibile di un uomo ombra, o meglio, dell’ombra di un uomo. Evanescente, smarrita, Vera di sente inadeguata, accettando una vita di sensi di colpa, in un circolo vizioso di illusione-attesa-frustrazione.

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Lentamente affiora la consapevolezza, tra il dolore e la costernazione, la coscienza di sé e dell’inganno, della manipolazione subita. Vera è avvolta da una cortina fumosa -come quegli occhi grigi belli e terribili che crede di amare, come le troppe sigarette a placare l’ansia- di mistificazione e prepotenza

Non era amore, ma era disposta ad accettare tutto, se quel tutto era l’unica cosa di cui era capace Vittorio. Se il suo bisogno di amore si riduceva a pochi minuti insulsi, lei lo avrebbe accettato. Perché lo amava. E, a suo modo, lui amava lei…

«Guardati! Lo fai mai? Ti specchi mai? Ti ascolti mai?» riprese lui.

“…Perché, senza di lui, lei sarebbe stata il nulla e lo sapeva bene.

Questo è purtroppo il meccanismo perverso della violenza psicologica, perciò la protagonista è insensibile ai richiami della madre, ai rimbrotti del padre e alle preghiere della sorella. Come un fragile cristallo nel suo isolamento si ritrova a (soprav)vivere da sola

Per colpa sua. Per colpa sua. Per colpa sua…Lei non aveva amici, non più. Resa schiava di un’omertà capace di distruggere ancor più della violenza stessa, tutta quella realtà le piombò addosso pochi giorni dopo il suo trasferimento…Sola e senza aiuti, nonostante gliene fossero stati offerti, questa volta, Vera si apprestò a cambiar vita. E per suggellare il cambiamento, e sentirsi meno sola, decise di adottare un gattino. Subito, senza ripensamenti, senza riflessioni inutili. Due anime sole in cerca di affetto.

Piano piano Vera ricomincia a respirare, a trovare i suoi spazi, i suoi silenzi. Passo dopo passo riprende a camminare da sola, a vivere e a fare piccoli progetti. Vittorio è veleno, tuttavia.

Vittorio vinceva sempre, anche quando non era presente…Senza Vittorio in casa, Vera si sentiva leggera e il solo pensiero di tornare indietro la disarmava, avviliva. E allora perché continuava? Perché si faceva usare?…

Perché il sesso era l’unica maniera per tenerlo legato a sé. L’unico modo per sentirsi ancora donna, in qualche modo.

Anche solo come una voce maligna, una presenza ossessiva e cupa, che rabbuia uno spiraglio di speranza, uno spicchio di cielo terso, azzurro, come gli occhi del primo amore. Claudio.

Vera bevve la vita di quell’uomo, divorando l’allegria di ogni parola, suggendo l’emozione in ogni virgola. Non era sposato, non era fidanzato e non aveva vite parallele. Solo una gran voglia di rivederla. E lei ne fu felice. Avvertì una nota di colore tingere il chiaroscuro delle sue giornate…La libertà le aveva bussato e lei l’aveva accolta con un sorriso fiero. Di nascosto, però. Come di nascosto era stato inviato quel messaggio a Claudio. Di nascosto…attraversò il lungomare piazzandosi davanti a quegli occhi azzurri in grado in infuocarla in un istante. Perduta e ritrovata, come se Claudio fosse in grado di lenire qualsiasi male dell’animo; lo guardò finché lui non la mise a fuoco mentre l’ansia la divorava. Aveva un terrore cieco del suo giudizio, eppure era lì che rideva…

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Saper riconoscere l’amore è importante, bisogna imparare a volersi bene, a scegliere, a scegliere se stesse. Tra una confidenza, il calore delle festività quasi vissute serenamente e la fantasia meravigliosa di un futuro, Vera inizia a scrivere un diario ma non riesce a voltare pagina. Viva ma spenta, intorpidita, come in un letargo emotivo.

Non provava gioia, però. Non provava niente.

Già… l’amore. Lei ancora continuava a pensare a quella parola priva di significato perché, la verità, era che la questione di principio che l’aveva mossa in precedenza non era mai scemata. Lei aveva donato amore a una persona che l’aveva calpestata…

Perché l’amore non ha prezzo, l’amore è un dono. Innanzitutto a se stessi. 

I vigliacchi rasentano il ridicolo, come in un stanco copione Vittorio mostrerà la zona più grigia e più buia. Quella pericolosa. Il male è banale, la violenza è terribilmente comune. Non c’è nulla di straordinario, di speciale.

A Vera il compito di non trasformarsi, consumata dalla vergogna e dal rancore, dall’umiliazione, in un mostro a tre teste, priva di sentimenti, pieno di nero e grigio, come lui.

E dimenticò Vittorio, la paura della sua presenza, il fastidio al ricordo delle sue mani sul suo corpo, l’insicurezza che sempre le ricordava di provare, l’inadeguatezza che le aveva donato come una malattia incurabile. Dimenticò l’odio nei confronti di se stessa per essersi piegata ai suoi piedi, gli occhi sprezzanti con i quali l’aveva sempre giudicata, le grida assordanti delle bestemmie urlate come fuoco capace di sciogliere la sua dignità, le sue certezze. E ancora l’odio…Con quel blu nella testa dimenticò i soprusi, il sesso privo di sentimento, gli obblighi, le regole, la pulizia della casa e la cura maniacale per i dettagli a cui lui aveva sempre tenuto. Il blu devastò ogni singolo ricordo, piombando nella sua mente come un lago ghiacciato capace di spazzare via ogni cosa, ogni rancore. Solo quell’azzurro sconfinato rimase, profondamente inabissato nel suo cuore, un cuore non ancora pronto, ma pieno di desiderio. Di amare, di stare bene, di tornare a ridere.

Come un flusso di coscienza – una leggera discrepanza tra la parte iniziale e il resto nel ritmo della narrazione con un lieve attardamento- la storia di Cristallo con la sua prosa ruvida bella, illuminata da tratti di lirismo, giochi di suoni e immagini, accompagna il lettore nella spirale dell’abnegazione e del riscatto.

Non sembra nascere d’altronde come un testo di narrativa semplice, quanto piuttosto come un lascito, come una pagina di quel diario, quello di Vera, arrotolata stretta stretta in una bottiglia e lasciata andare. Consegna a noi lettori, in particolar modo a noi donne, un messaggio potente di responsabilità: è il messaggio del “potresti essere anche tu Vera-potrebbe succedere anche a te-non esiste il non essere abbastanza-non esiste la perfezione”. Perché Vera deve imparare a essere vera e non il riflesso della perfezione o meglio la distorsione di un amore malato. È un appello a noi donne a rimanere fedeli a noi stesse, a difendere con orgoglio la nostra identità e a tutelare la nostra dignità. È un monito agli uomini perché ricordino sempre la bellezza e la fragilità che c’è dietro una donna, una amante, una moglie, una figlia, una sorella, una madre. Una persona, con la sua unicità che non deve essere violata in alcun modo.

L’autrice conferma il suo talento eclettico, di donna versatile e curiosa -della vita e degli individui- una persona…poliedrica, che ci offre in ogni forma espressiva riflessi del mondo femminile, come se la sua sensibilità sfiorasse con delicatezza un prisma colorato, pronto a riverberare tutti i colori dell’animo, ogni sfumatura del sentimento, fino alle zone d’ombra.

Un prisma creativo.

Un libro da leggere.

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Saffron