Titolo:Dark Shade

Autrice:C.J.Roberts

Pubblicazione:

Editore:Newton Compton

Genere:Dark romance

Captive Series #4

Sinossi:

Messico. Kid e la sua ragazza vengono presi in ostaggio da un gruppo di uomini capeggiati da Caleb. A loro insaputa, vengono condotti in casa di Felipe Villanueva, un criminale eccentrico con un debole per il proibito.
Kid sta per incontrare Felipe e la sua compagna Celia per la prima volta…

Kid crede di aver sempre provato ad accontentare qualcuno: i suoi genitori, suo zio, e ora Celia e Felipe. I suoi genitori lo amavano perdutamente, ma è un amore che ha perso. Suo zio si era sentito responsabile per lui, ma Kid ha capito che l’amore dello zio era riservato solo al suo stile di vita. […]

Con Celia e Felipe, Kid sa di essere voluto, anche solo per il fatto che non lo lasceranno andare via. In qualche modo gli hanno dato l’affetto e la disciplina che gli sono mancati nella vita e Kid sa esattamente come accontentarli.

 

RECENSIONE a cura di Laura Pellegrini

Care dame, oggi vi parlo di Dark Shade, lo spin off dedicato a Kid apparso nel primo e nel secondo libro della Captive Series di CJ Roberts. Non vi illuderò con parole gentili né cercherò di indorare una pillola piuttosto amara. Leggendo la sinossi ci si può fare benissimo un’idea di cosa sarà questo romanzo, anche perché, parliamoci chiaro, oltre la trama descritta non c’è altro.

Kid è un ragazzo bello, androgino, biondo con gli occhi azzurri, il classico bocconcino per fauci affamate. Kid è anche uno dei membri di un gruppo di motociclisti pusher, il bruto che bruto non è. Kid piange, molto. Kid prega, tanto. Kid cerca disperatamente di essere qualcosa o qualcuno che possa essere abbastanza per gli altri. Aspetto che cozza non poco con la spavalderia che ogni tanto mostra e che lo fa automaticamente diventare una specie di tappetino su cui chiunque ha diritto di pulirsi i piedi, malgrado le sue flebili reticenze.

“Fai il bravo e tieni gli occhi aperti. Mi piace guardarti. Non essere triste”. Felipe ansima. “Sei mio adesso, il mio premio, e mi prenderò cura di te.”

La vita di Kid, da motociclista spavaldo e spacciatore, una volta arrivato come prigioniero nella villa di Felipe, si trasforma o si perde, direi. E in questa metamorfosi quasi kafkiana, mai che Kid si sia chiesto dove il suo amor proprio e la sua dignità siano finite. Fa sesso, lui fa solo sesso. In tutti i modi possibili, con Celia, con Felipe, con Celia e Felipe insieme, con Kitten, e anche da solo. E l’assurdità di questo spin off è che il tutto si limita a questo. Non c’è altro, se non sprazzi fugaci di un passato fumoso, frasi appena passabili abbozzate tra un amplesso e un altro e desideri nascosti non dichiarati tra perversione e lussuria più bieca. Un dark che non è un dark, un romanzo che non è un romanzo.

Ho trovato questa lettura non solo noiosa e senza alcun tipo di struttura, ma priva dei fondamenti principali del genere. Non credo che frusta, croce e corde siano sufficienti da sole a caratterizzare un romanzo. Un dark, a mio modesto parere, è ben altra cosa. È qualcosa che ti spaventa e ti eccita, qualcosa che ti irretisce e nel frattempo ti seduce, ti cattura gli occhi e il cuore perché lì, in quella storia maledetta, ci sei anche tu. Ecco, storia, appunto, in questo romanzo scordatevi tutto ciò. Qui la storia non c’è ma in compenso c’è sesso, tanto, volgare, inutile, pensante, esplicito sesso che già dalla seconda pagina, mi aveva stufata. Io non so voi, ma a me tutte queste scene condite da super amplessi in tutte le posizioni possibili immaginabili, hanno stufato e anche molto, ma è solo il mio parere.

Tornando allo spin off, quindi, non posso dirvi “leggetelo”, ma lascio a voi la scelta di affrontare questa lettura tenendo bene a mente ciò che è e ciò che non è. Dal canto mio, posso dire che questa autrice purtroppo mi ha deluso. Le aspettative che Dark Blue mi aveva dato, si sono infrante contro la volgarità delle scene esagerate sotto tutti i punti di vista e suicidate definitivamente in questo spin off. Anche la scelta dei pov brevissimi scritti in terza persona presente che si alternano in modo convulso, disordinato, quasi, mi ha lasciata interdetta. Per farvi un esempio mi è sembrato di leggere una sequela di telegrammi uniti fra di loro con pochissimo nesso logico.

Impersonale, inutile, un romanzo che mi ha solo innervosita, a volte infastidita, che ha come unico punto a suo favore il fatto che in America i proventi siano andati a favore della ricerca sul cancro.

Perciò, mie care dame, fate vobis, ma non dite che non vi ho avvisato.

Alla prossima storia,

Laura Pellegrini

Storia

Eros