Poteva accadere da un momento all’altro.

Come immaginate l’aldilà?

Vi siete mai chiesti cosa c’è dopo la morte? Cosa diventeremo?

Chi di noi non si è posto una di queste domande ameno una volta nella vita? Di sicuro, l’indottrinamento, gli studi e anche le credenze popolari ci hanno spinto in più direzioni, dandoci in tal modo la possibilità di formulare il nostro pensiero in base a dei cardini più o meno comuni, come quello di Caronte.

Chi non ricorda il dimonio dagli occhi di bracia dantesco? O chi, fra gli appassionati di cultura nipponica, non conosce gli Shinigami? San muerte, Oltretomba; il concetto astratto dell’aldilà affonda nelle radici della cultura mondiale, come a voler sdoganare un mito. Come se, diventando fruibile a livello popolare, potesse essere esorcizzato in quello che poi è il contenuto: il passaggio dell’anima dalla nostra dimensione a un’altra. L’atto intrinseco alla morte.

Ma cosa succede se l’accompagnatore è un ragazzo bello e intrigante e l’anima appartiene a una ragazzina di quindici anni? Ce lo racconta Claire McFall nel suo “Ferryman. Amore eterno”.

TITOLO: Ferryman. Amore eterno
DATA DI PUBBLICAZIONE: 11 luglio 2019
AUTORE: Claire McFall
EDITORE: Fazi
PREZZO:  € 4,49 (Kindle) – € 13,60 (copertina flessibile)

SINOSSI:
Dylan ha quindici anni e quando una mattina decide di andare a trovare il padre, che non vede da molto tempo, la sua vita subisce un drastico cambiamento: il treno su cui viaggia ha un terribile incidente. Dylan sembrerebbe essere l’unica sopravvissuta tra i passeggeri e, una volta uscita, si ritrova in aperta campagna, in mezzo alle colline scozzesi. Intorno non c’è anima viva, a parte un ragazzo seduto sull’erba. L’adolescente si chiama Tristan e, con il suo fare impassibile e risoluto, convince Dylan a seguirlo lungo un cammino difficile, tra strade impervie e misteriose figure che girano loro intorno, come fossero pronte ad attaccarli da un momento all’altro. È proprio dopo essersi messi in salvo da questi strani esseri che Tristan le rivela la verità… lui è un traghettatore di anime che accompagna i defunti fino alla loro destinazione attraverso la pericolosa terra perduta.
A ogni anima spetta il suo paradiso, ma qual è quello di Dylan? L’iniziale ritrosia di Dylan e l’indifferenza di Tristan si trasformano a poco a poco in fiducia e in un’attrazione magnetica tra i due ragazzi che non sembrano più volersi dividere. Arrivati al termine del loro viaggio insieme, Dylan proverà̀ a sovvertire le regole del suo destino e del mondo di Tristan, pur di non perderlo.
Ferryman. Amore eterno, primo volume di una commovente, epica e originale trilogia fantasy, è una moderna riscrittura del mito di Caronte: una storia d’amore che supera il limite della morte attraversando i confini dell’aldilà.

RECENSIONE:
Dylan è la classica ragazzina inglese di quindici anni. Figlia di genitori separati, vive con la mamma e non ha molti amici. In realtà, ne ha solo una che però, si è trasferita dopo il divorzio dei suoi.

Non ha contatti con suo padre da quando l’uomo si è trasferito e, proprio per riallacciare questo rapporto, un giorno si mette su un treno. Una valigia piena di speranze e pochi vestiti, l’ansia materna che le fa da cappotto, il cuore in fibrillazione, carico di desiderio di essere accettata, amata. Il destino è però beffardo, sinistro. Ama giocare a modo suo, anche in modi che noi, pedine sulla scacchiera degli eventi, non arriveremo mai a comprendere.

«MESSAGGIO NON INVIATO»
«Dannazione», borbottò Dylan. Scioccamente, allungò il braccio per puntare il telefono verso l’alto, pur sapendo che in galleria era perfettamente inutile; nessun segnale sarebbe passato attraverso uno strato di roccia così massiccio. Era in quella posizione, braccio in alto come una Statua della Libertà in miniatura, quando accadde.
La luce svanì, il rumore esplose e il mondo finì.

Il treno ha un incidente e Dylan si risveglia sola. Non c’è più la donna obesa che la guardava in tralice perché aveva la musica a volume troppo alto. Non ci sono più i ragazzi che l’avevano messa a disagio. È sola, al buio, intrappolata in un parallelepipedo di lamiere contorte.

Esce, Dylan. Riesce a scappare, trova il coraggio di chetare l’angoscia che la pervade ed esce. Percorre la galleria verso quella che le sembra la via di fuga più logica.

Silenzio. Ci sarebbero dovuti essere urla, pianti, qualcosa, pensò Dylan. Ma c’era soltanto silenzio.

Esce fra le colline scozzesi, fra i declivi brulli e il cielo carico di nuvole grigie, ma ad aspettarla non ci sono giornalisti o paramedici attirati dal disastro ferroviario. Non trova qualcuno che le avvolgerà una coperta di lana spessa e dura intorno alle spalle.

Ad aspettarla c’è un ragazzo affascinante, che la attrae e di cui si fida, stranamente, nell’immediato. Lo segue, non senza chiedersi chi sia quel tipo così silenzioso e strambo.

Era seduto su una collina a sinistra dell’ingresso della galleria, le mani strette intorno alle ginocchia, e la stava osservando. Da dove si trovava, Dylan riusciva a capire soltanto che si trattava di un ragazzo, probabilmente un adolescente, con capelli biondi agitati dal vento. Quando vide che lo stava guardando, lui non si alzò, né sorrise, ma continuò semplicemente a fissarla. C’era qualcosa di insolito nel modo in cui sedeva lì, una figura solitaria in un luogo isolato.

C’è qualcosa in lei che la sferza affinché i suoi piedi percorrano lo stesso percorso di quelli di Tristan, come se nel suo cuore albergasse già la consapevolezza della sua nuova condizione, sebbene ancora inconsapevole.

I due iniziano il loro cammino, stessa direzione per due personalità talmente diverse da essere agli antipodi. Lei è curiosa, quasi indisponente con le sue continue domande e lui è titanico nella sua iniziale assenza di comunicazione, andando a incuriosire sempre più Dylan e, ovviamente, noi lettori. D’altronde il vecchio Schopenhauer l’aveva vista lunga quando intavolò il concetto del Velo di Maya: amiamo ciò che non abbiamo e, quindi, desideriamo. E noi,  insieme a Dylan, vogliamo sapere chi è Tristan.

La risposta arriva subito, spiazzandoci con la conferma di ciò che ci viene sussurrato dall’inizio, di ciò che temiamo.

«Non sei stata l’unica sopravvissuta all’incidente, Dylan».
La sua voce si ridusse a un sussurro, come se potesse attutire il colpo abbassando il volume.
«Sei stata l’unica a non esserne uscita viva».

Tristan è un traghettatore di anime. Il suo compito è quello di accompagnare i defunti verso il loro personale Aldilà. Li accoglie dopo la dipartita e li scorta attraverso il cammino che sono obbligati a compiere per meritare un posto nel loro Paradiso, tenendoli al riparo dalle Ombre, demoni che vogliono portarli negli Inferi.

Tanto avanzano nel loro percorso, tanto il rapporto fra Tristan e Dylan muta, approfondendosi e inspessendosi, creando sempre più dubbi nel cuore del ragazzo. Lui, nel suo ruolo di psicopompo, non ha mai avuto coinvolgimenti emotivi con le anime, non ha mai provato per qualcuno un briciolo di ciò che Dylan accende in lui. Ma come potranno portare avanti anche il loro viaggio emotivo, se alla fine di quello fisico lei sparirà per sempre dietro la coltre lattiginosa del suo personale Eden?

Il primo volume di questa trilogia Urban Fantasy coinvolge dalla prima all’ultima parola, sebbene la sinossi lasci intendere già quello che potrebbe essere considerato l’aspetto clou del plot. Ovviamente, non è così. Il contrasto fra dovere e piacere, il cammino simbolico compiuto, le allegorie, i rimandi alla mitologia e le intuizioni brillanti dell’Autrice nel farci arrivare tutto ciò sotto forma di romanzo, questi sono gli aspetti fondamentali di questa storia.

Quasi passa in sordina la tragedia di vedere spegnersi la vita di una quindicenne tanta è la maestria della McFall nel porgerci la morte come un evento naturale, di cui l’anima neanche si rende conto.

Com’era possibile che lì, in mezzo a tutto quel caos e alla paura, dopo che aveva perso davvero tutto, all’improvviso si sentisse… intera?

Dylan accetta serenamente il suo passaggio, come se fosse un trasferimento imposto da un genitore da una città all’altra. Potrebbe sembrare la classica protagonista di un qualsiasi Young Adult, stereotipata com’è nella sua indole solitaria, ma complice l’evolversi della storia, avremo modo di apprezzare anche il suo percorso interiore, oltre che quello materiale che compirà in compagnia di Tristan.

Tristan, che è un tumulto emozionale avvolto in un iniziale lenzuolo di freddezza e pragmatismo. Tristan, che deve soppesare ogni gesto e ogni parola per non lasciar trapelare ciò che inaspettatamente inizia a provare per Dylan. Tristan, che si ritrova per la prima volta dopo millenni a non sapere come gestire qualcosa, ad affidarsi a qualcuno per emergere dal caos che ora alberga nel suo cuore.

«Io posso vederti. Posso toccarti». Sollevò una mano, le dita tese verso di lui, ma non ebbe il coraggio di allungare il braccio e sfiorarlo. «Ma quello che vedo, quello che sento, non sei davvero tu».
«Mi dispiace». Impossibile non cogliere la tristezza nella voce del ragazzo.
Dylan si morse la lingua, rendendosi conto di essere stata indelicata.
Volendo rimediare, aggiunse: «Ma non importa quale aspetto tu abbia. Sul serio. Quello che sei è nella tua testa e nel tuo cuore, no? Nella tua anima».
Tristan la fissò con un’espressione indecifrabile.
«Pensi che io abbia un’anima?», le chiese, a bassa voce.
«Certo che ce l’hai».

Ho amato la narrazione in terza persona, secondo me necessariaalla comprensione di entrambi gli stati d’animo dei protagonisti: due punti di vista agli antipodi che però rimandano allo stesso focal point, diverse intenzioni di vivere il medesimo sentimento, paure che si scontrano contro certezze come onde di un mare tempestoso che si infrangono su scogliere aguzze. Due percorsi singolari verso la consapevolezza di ciò che saranno, condotti interiormente proprio mentre si compiono gli ultimi passi di Dylan verso la Pace eterna.

Fiore all’occhiello sono le descrizioni, secondo me favolose, degli ambienti che fanno da fondale a questo viaggio emozionale, tanto che a volte si prova la sensazione di poter persino sfiorare con un dito il filo d’erba scosso dal vento.

Non lasciatevi scappare questa storia favolosa, che vi farà sognare, piangere, sorridere, che vi darà forse anche speranze e che vi lascerà sospesi, in attesa del secondo volume come di un bicchiere di acqua dopo ore trascorse sotto al sole.

Laura

«E che succede se l’anima muore?».