Figli delle stelle

Emily Pigozzi

SINOSSI:
«Non dirmi che non ti va di giocare.»
«No. Non così. Io…» Giò fa per divincolarsi. È spaventata, lo vedo dal tremore leggero delle labbra, dal tono della sua voce. 
E una parte di me grida, vorrebbe sapere che cosa la spaventa tanto, perché ha così paura. Ma un’altra, l’altra parte, impazzisce dal desiderio nel vederla così vulnerabile. Potrebbe essere chiunque, ma adesso siamo insieme, lontani dal mondo. E lei è in mio potere. Completamente mia.

Rafael Venturi vive per correre. La velocità è nel suo dna, scritta nelle stelle fin dalla sua nascita. Figlio di un campione del mondo di Formula uno prematuramente scomparso, per lui la vita è una gara, una sfida con i suoi demoni e l’impulso continuo a scattare a trecento all’ora senza voltarsi indietro, fino al traguardo. Finché un brutto incidente in pista lo costringe a rallentare e a mettersi in discussione. E una notte, in fuga, salva un ragazzino che fa l’autostop da un’aggressione. Solo che non si tratta di un ragazzino, ma di una misteriosa ragazza dall’aspetto di elfo e dal piccolo corpo nervoso e sensuale. Gioia, detta Giò perché come gli confessa con ironia la gioia non la riguarda, e Rafael si imbarcheranno in un esaltante viaggio on the road alla scoperta delle loro paure, senza regole se non quella di un’attrazione impossibile da dominare. Ma chi è davvero Giò? Da cosa sta scappando? E la passione sarà la chiave giusta per vincere davvero? 

Ogni viaggio nasconde un segreto. Una vittoria. Un amore da conquistare.

RECENSIONE

Può una sola settimana cambiare la vita di una persona? È proprio quello che accade ai nostri due protagonisti: Rafael e Gioia, detta Giò. Sette giorni, soltanto sette giorni per sconvolgere due esistenze apparentemente all’antitesi, ma molto simili dal punto di vista emozionale.

Rafael Venturi, pilota di formula uno, ha tutto quello che ci si potrebbe aspettare dalla vita: fama, soldi, donne… quello che gli manca è la serenità. Un brutto incidente gliel’ha portata via, e i sensi di colpa non gli danno tregua. È forse per tentare di fare pace con se stesso, e trovare risposta a domande irrisolte che gli gravitano per la mente, che Rafael decide di partire per un viaggio.

La notte è accogliente e il buio cela le ferite, sia quelle dell’anima che quelle del corpo.

Proprio durante una sosta in autostrada, Rafael incontra, e salva da un tentativo di violenza, una misteriosa ragazzina, che si fa chiamare Giò. Il ragazzo le offre un passaggio fino a Roma, spinto dal bisogno di proteggerla, ma anche da una strana, calamitante curiosità che lo spinge nella sua direzione.

Perché lei ha qualcosa, un qualcosa che non sa di avere. Ha… un volo dentro. Un sorpasso a trecento all’ora. Qualcosa di lucente e di oscuro.

Durante il tragitto, avviene qualcosa di molto particolare. I due ragazzi allacciano un muto rapporto simbiotico. Vivono alla giornata, e ciò sembra renderli finalmente sereni.

So solo il suo nome, non so nulla di lei. E adesso non so nulla nemmeno di me stesso. Niente che voglia sapere, niente che voglia ricordare. […] Eppure il cielo è come se fosse nei suoi occhi. Per la prima volta il cielo è dentro di me.

È forse quella strana alchimia che li fa rincontrare, dopo essersi separati a Roma. Ed è proprio in virtù di quella fiducia e di quella serenità che tra i due si sono instaurate, che la coppia decide di proseguire il viaggio insieme, fino in Spagna.

Ci siamo dati più baci che parole, ci siamo inseguiti e ritrovati. […] La desidero di un desiderio diverso, senza voce, un qualcosa di carnale, che non sapevo di avere.

Di pari passo allo svelarsi delle paure e delle insicurezze, tra i due giovani si sviluppa una particolare intesa. Ogni tappa del viaggio li spinge a scoprirsi sempre più, fino a farli diventare due anime gemelle, unite da forti dolori e intense sensazioni.

E mi rendo conto che i nostri ruoli non fanno che invertirsi, come se ci inseguissimo sull’onda di emozioni impossibili da spiegare. […] Siamo così, avvinti, una cosa sola, un groviglio di corpi, di umori, di anime, di lacrime, di sangue e di battiti.

Il punto d’approdo porta Giò a interrogarsi su se stessa, e su ciò che l’esperienza condivisa con Rafael le ha finalmente rivelato. Toccando i giusti tasti, in un interscambio di riflessioni ed emozioni, i singoli elementi della coppia hanno finalmente perdonato e cominciato ad amare se stessi.

La stessa malinconia. La stessa voglia di distruggere i propri ricordi, e al tempo stesso di non farli andare via.

Ma tutto questo spaventa e, al contempo, stimola Giò, che decide improvvisamente di sparire, lasciando Rafael in un limbo ovattato, fatto di profonda tristezza, ma anche di impegno nel mondo dei motori, dove rientra in piena forma, tanto da vincere il campionato del mondo.

Ma la vittoria, oltre che in campo lavorativo, arriverà anche in amore? Per scoprirlo non vi resta che leggere questo meraviglioso libro.

A che punto è la pioggia, Rafael. A che punto punto è il temporale. Quello che infuria sulle nostre teste, e quello dentro di me.

È col cuore gonfio di emozione che mi accingo a ringraziare Emily Pigozzi. L’autrice è stata in grado di regalarmi tantissime sensazioni. La sua scrittura è romantica e pregna di sentimento. Ogni parola, ogni frase vivono di vita propria, infiammano il lettore e lo rendono partecipe in prima persona di tutto ciò che accade ai protagonisti. Il POV alternato, infatti, consente di comprendere perfettamente gli stati d’animo di Giò e Rafael, rendendo limpide le dinamiche che muovono il loro comportamenti. I due protagonisti diventano personaggi concreti e reali, con un bagaglio interiore molto ricco. Ho adorato lo stile di scrittura di Emily, che è capace di collocare nel tempo e nello spazio gli avvenimenti e i movimenti dei personaggi, dipingendoli in maniera armonica, senza tuttavia mai appesantire la storia. Molta attenzione è dedicata alla psicologia dei personaggi, che in questo caso, hanno un vissuto davvero problematico, e quindi, di non facile sviluppo. Emily dimostra una profonda sensibilità, nel descrivere il “viaggio” di Giò e Rafael, un viaggio che è principalmente crescita, maturazione e consapevolezza. Questo ha fatto sì che a guadare la trama fossero i sentimenti, piuttosto che gli accadimenti, senza andare a discapito della vivacità del romanzo, che si mantiene sempre interessante. Numerosi gli spunti di riflessione, soprattutto su temi attuali e su dinamiche dell’animo umano. Le tematiche vengono trattate in maniera puntuale e dettagliata, senza fronzoli o giri di parole, ne deriva uno scritto credibile dal punto di vista umano. Le scene di sesso, numerose e approfondite, non cadono mai nel volgare. L’atto sessuale non è mai fine a se stesso, ma un mezzo d’espressione di un sentimento che a poco a poco prende forma, e diviene più definito.

A conclusione, non mi resta che rinnovare i miei complimenti all’autrice per aver dato vita a una storia vivace e profonda, che ha saputo colpirmi sia per lo stile, sia per le sensazioni che è stata in grado di regalarmi.

Curcuma