IL CASALE DEI SOGNI PERDUTI

 L. Renzi

Leggereditore

SINOSSI

Le case ci trasmettono emozioni e rappresentano il carattere di chi le abita: a insegnarlo a Isabel, inglese di padre italiano, è stata Ada, l’amata prozia presso il cui casale in toscana ha trascorso le estati della sua infanzia: lei le ha insegnato l’amore per l’estetica e l’architettura. A trent’anni, però, Isabel conduce una vita molto diversa da quello che aveva sognato da bambina: lavora come controller in una prestigiosa banca londinese, ha una relazione con un manager di successo e vive in un lussuoso loft, razionale e ordinato come la sua esistenza. Quando però la prozia muore lasciandole in eredità l’antico casale di famiglia, Isabel è costretta a fare i conti con un passato doloroso che ha condizionato le sue scelte… Tutto nella vecchia dimora d’infanzia, ogni stanza, ogni oggetto, ogni profumo, la rimette in contatto con la parte più autentica di sé, inducendola a ricercare i suoi vecchi sogni e la vera felicità che ormai credeva per sempre perduti…

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RECENSIONE

La prima impressione su questo romanzo?

È una lettura fresca, piacevole, scorrevole, che utilizza un linguaggio semplice ma efficace nelle descrizioni di luoghi, personaggi, sentimenti e stati d’animo.

A rendere ancora più magica l’atmosfera del romanzo è di sicuro la decisione dell’autrice di ambientare questa favola moderna in un contesto che fa sognare il lettore ad occhi aperti: la toscana e in particolare la Val d’orcia.

Al casale ero felice. Ada riusciva a colmare il senso di vuoto di quei genitori sempre lontani, anche quando erano vicini. Con loro mi sentivo sola, con lei mai. Con il tempo, diventai sempre più distante dai miei e smisi di cercare di attirare la loro attenzione. Ero una figlia all’apparenza dolce e obbediente, ma dentro di me provavo un affetto distaccato, sentivo che il loro mondo non mi apparteneva. Ada mi conduceva verso orizzonti che la mia famiglia d’origine non riusciva neppure a farmi intravedere, come se fosse un vento che mi spingeva ad andare incontro alle mie aspirazioni. «Mi prometti che seguirai sempre i tuoi sogni?» era solita chiedermi. «Lo prometto» rispondevo convinta. Lei sorrideva. «Brava, solo così si può essere felici.»

È qui che Isabel tornerà dopo la morte della tanto amata prozia Ada, è qui che tornerà prepotente il passato a minare un equilibrio per certi versi già precario nella vita della giovane ragazza londinese,  è qui che riapparirà in tutta il suo fascino pericoloso la figura del conte Neri Falco di Torrelupo: primo grande amore di Isabel.

Il romanzo racconta le vicende utilizzando il POV di Isabel, che per certi versi è  quello più dinamico e divertente. Lei con i suoi dubbi, le sue domande, la voglia di riconquistare il suo vecchio fidanzato londinese Jack, la paura di lasciarsi andare e riscoprire davvero cosa e chi vuole nella sua vita e al suo fianco: la passione per l’architettura e per la ristrutturazione di vecchi casali,  l’amore mai dimenticato e mai completamente sopito per il conte Neri.

Cosa colpisce di Isabel, a parte la chioma di capelli indomita che è il cruccio e la delizia di questa trentenne inglese di padre italiano, come ama definirsi lei? Il coraggio!!!

Isabel ha il coraggio di ascoltare e di seguire il proprio cuore: ovviamente è un crescendo che si sviluppa lungo tutte le pagine del romanzo e non senza un percorso doloroso e di scelte difficili. Le persone che circondano la sua vita, e che fanno da cornice a questa storia non fanno altro che aumentarne la consapevolezza: le cugine, Giuseppe, la contessa di Torrelupo, Baldo, Kate…tutti, a loro modo, permettono a Isabel di far luce nel suo cuore.

Torniamo al casale in silenzio e, mentre Neri guida, penso che sono felice come non lo ero da tempo. Da tanto non mi sentivo così serena e spensierata come da quando trascorro le giornate con lui. Ritrovare i luoghi dove siamo stati da bambini è strano e normale insieme. È insolito essere al fianco di una persona estranea che al tempo stesso mi sembra di conoscere come me stessa. Ogni giorno non posso fare a meno di notare come ci intendiamo al volo, come abbiamo gli stessi gusti, come ci emozioniamo entrambi davanti a certi paesaggi. E sempre più spesso mi lascio travolgere da un’esplosione di emozioni e ricordi, come se il tempo potesse riprendere dal punto in ci siamo persi. Il cuore e la mente sono invasi da una forza sconosciuta, che arriva da questi luoghi. Come se i colori, i profumi, gli odori e i sapori di questa terra mi allontanassero sempre più da Londra e da Jack, riportandomi a un sogno di tanto tempo fa.

Lei che torna in Toscana cercando di essere superiore ai ricordi; lei che non vuole ammettere di non aver smesso di amare Neri; lei che nel casale di zia Ada ritrova sensazioni, colori, odori, emozioni che risvegliano nel profondo la sua anima e che non le danno tregua, fino a che anche il suo cuore riuscirà ad ammettere che, sì la vita merita di essere vissuta appieno attraverso le passioni che ci rendono felici; attraverso quei sentimenti che non riusciamo a trattenere, che, se anche a volte fanno paura, sono gli unici a farti ringraziare di averci almeno provato…

Cosa ho trovato davvero innovativo in questo romanzo? La similitudine che viene fatta fra le abitazioni e i loro proprietari; ogni carattere per Isabel corrisponde ad un modo di vivere il luogo in cui si abita…ed è proprio da queste similitudini che la stessa Isabel capisce che la sua vita a Londra era una “non vita”, vissuta in una “non casa”, che rispecchiava una storia, quella con Jack, che era un “non amore”.

E poi c’è  Neri….lui che, nonostante siano passati dodici anni, è…passione, sentimento, condivisione, amicizia, paura, dolore, amore, silenzio, rabbia…

A dividerli, da generazioni, sono le loro origini: antichi retaggi che non vedono di buon occhio storie d’amore e matrimoni fra conti e mezzadri: fra popolani e nobili.

Anche Neri si trova vittima di questi stupidi meccanismi; anche Neri, come Isabel, ci metterà un po’ a capire che il cuore deve seguire la sua strada, e che le paure, i timori, le cose non dette, serviranno solo a fargli perdere quello che lo renderebbe felice.

É delicato il modo narrare le vicende di questi due ragazzi, anche se è forte il modo in cui vengono vissuti i loro sentimenti, le loro paure, i loro timori; e infatti durante il romanzo ci si ritrova a fare il tifo spassionato per l’happy ending.

È abbastanza prevedibile il finale e lo svolgimento della storia già dalle prime pagine del romanzo, ma, nonostante questo il lettore viene comunque invogliato a entrare in questa che, mi piace definire, una favola moderna.

É un romanzo autoconclusivo che consiglio e che, a mio avviso, lascia comunque spazio ad un possibile seguito.

Io, un viaggio in Val d’Orcia, insieme a Isabel e Neri, lo consiglio.

 Curry

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