Harem’s book ha il piacere di partecipare al review party dedicato a Instinct (Dignity)

secondo appuntamento con la serie The Breaking Point di Jay Crownover, edita Newton Compton

Ognuno di noi è il suo proprio diavolo, e noi facciamo di questo mondo il nostro inferno

(Oscar Wilde)

Siamo ormai IMPAZZITE per la Welcome series che si distacca dalla Tattoo s’ Trilogy e anche dalla Saint of Denver perché esplora il mondo dei cattivi, The Point. Toni più cupi e uno scenario di forte degrado, così la Crownover decide di raccontare le storie di coloro che vogliono vivere la vita alle loro condizioni: si piacciono come sono e non hanno paura di giocare secondo le loro regole. Crimine e delinquenza, droga e morte, sangue e disperazione popolano il quartiere degradato in cui è ambientato il romanzo e a differenza della serie precedenti, l’eroe in questione non è un eroe per riscatto ma un cattivo, talmente cattivo, da poter essere l’unico a risolvere la situazione. Il male si combatte con il male, questa sembra la legge a The Point. O almeno, con il male minore.

Ci ha conquistato con la storia di Bax, Shane Baxter, un ragazzo difficile da amare, un duro in tutti i sensi. Come lo voleva la sua creatrice, con una storia d’amore dal sapore agrodolce, dai toni cupi e violenti, la storia di un Bad boy che conosce solo il male e sa solo muoversi all’interno di questa realtà. Bad love ci ha portato dove l’unica legge ad essere rispettata è quella del più forte, della sopravvivenza tra l’inganno e il tradimento, in una vita in costante pericolo, senza speranza. L’unica certezza è la rassegnazione, la linea di demarcazione tra il bene il male è molto sottile. Big love ci ha emozionato profondamente con Race, personaggio fortemente chiaroscurale, un’anima tormentata e doppia, stretto nella sua doppia pelle, che vive in costante conflitto tra il desiderio di fare la cosa giusta e la convinzione di avere una missione: arginare e dominare il caos della violenza. Si muove con scaltrezza, divorato dai rimorsi e dalla paura un genio disincantato che cerca di non smarrire l’ultimo briciolo della sua moralità , ultimo baluardo a difendere The Point. Con Love forever ci siamo trovati di fronte al guardiano delle porte dell’Inferno: Titus, il fratello di Bax, il poliziotto, un eroe moderno e un paladino colui che protegge e difende i deboli. Un uomo che sa esattamente riconoscere il confine tra giusto e sbagliato anche se vive nel male, lo affronta. E ora? Che cosa aspettarci? Possiamo innalzare ancora il livello di intensità, possiamo immaginare un’ulteriore sfida narrativa? Sì. Su Jay Crownove è sempre e solo ALL IN.

Dopo  Bax, unico eroe possibile che lottava contro il male agendo nel male, Race il burattinaio capace di dominare e regolare come un tiranno illuminato il regno del vizio. Titus paladino vero, puro e incorruttibile, Nassir tragico e magnifico, il volto del Male…

E ora un eroe, un supereroe in stile The Point: anticonvenzionale, difficile, tormentato e oscuro

The Breaking Point series

1. Honor, 22 febbraio 2018 Honor recensione
2. Instinct (Dignity) 20 settembre 2018
3. Respect

Autore: Jay Crownover

Editore: Newton Compton

Genere: Contemporary romance

Categoria: romantic suspense

Lo sanno tutti che le apparenze ingannano. Eppure non c’è nessuno che, vedendomi, non mi prenda per un attaccabrighe, una bestia. Il fatto che io sia alto e pieno di tatuaggi devia completamente l’attenzione della gente. In realtà, ho sempre dato molto più peso al cervello che ai muscoli. Anche se non ho scelto di usarlo nel modo più rispettabile. Non sono uno stupido supereroe né un bravo ragazzo. Ho voltato le spalle alla dignità e ho venduto la mia anima al miglior offerente. Uno che non sa salvare neppure se stesso, come potrebbe aiutare gli altri?
Noe Lee è entrata nella mia vita come un fulmine. Brillante ma indisciplinata, capace di muoversi nei bassifondi addirittura meglio di me. Era fastidiosamente adorabile, ma era nei guai. E i guai di qualcun altro non sono mai stati affari miei.
Così, le ho sbattuto la porta in faccia. E dopo che è sparita è bastato un secondo perché capissi che la rivolevo indietro. Quando realizzi di desiderare così disperatamente qualcuno, non ti chiedi cosa sei disposto a fare. Segui l’istinto e basta.

Le ombre che segnano i protagonisti di The Point sono sempre più profonde ma, come diceva Cohen, c’è una crepa in ogni cosa ed è da lì che entra la luce.

Come i segni della vita, cicatrici che diventano uno spiraglio, fessura da cui far passare la luce.

Ci ritroviamo nel mondo di The Point, si rinnova la magia delle serie tratteggiate da questa autrice: non avere mai cali, reinventarsi ad ogni progetto e rinnovare il ritmo, appuntamento dopo appuntamento, lasciandoci totalmente coinvolti in quell’atmosfera e indissolubilmente legati ai personaggi che popolano quel mondo e che lo animano con le loro storie personalissime. Sono personaggi indimenticabili che rendono le loro vite speciali. Proprio alla corte del re del male, Nassir Il Diavolo, lavora Stark, il protagonista di questo nuovo romanzo, un personaggio che vi catturerà per la personalità dirompente e per il magnetismo misterioso tanto da sorprendervi, perché ha tantissimo da rivelare, pagina dopo pagina

Snowden Stark…Nell’underground digitale lo conoscevano tutti, e non perché fosse legato a qualche losco affare con Race Hartman e Nassir Gates, rispettivamente l’incontrastato re dorato e il cavaliere oscuro di The Point. Era risaputo, infatti, che Stark fosse il mago dell’informatica nel regno spezzato di The Point e che fosse in grado di fare grandi magie. Anche prima vendeva l’anima al miglior offerente e si era ritrovato in alcune faccende discutibili a causa della sua abilità dietro la tastiera.

Un personaggio ancora più intrigante e complesso, eroe suo malgrado, ammaccato e imperfetto, invincibile eppure vulnerabile, un mix irresistibile che nasconde il cuore grande, l’animo puro e nobile, sotto un’armatura danneggiata, scalfita dai duri colpi della vita. Nel mondo di The Point il bene e il male hanno un confine incerto, la distinzione tra giusto e sbagliato spesso è labile: si sceglie di fare quel che si deve per sopravvivere, per vivere e combattere. A The Point gli eroi, quelli veri, sono guerrieri e le principesse sono combattenti. Non si tratta di ambiguità morale ma di quella zona di grigio che si chiama libero arbitrio, dove si sceglie che cosa fare per rompere le regole, andare controcorrente senza smarrirsi, senza perdere la propria libertà

Gli essere umani erano viziati e difettosi, i computer no.Facevano quello che gli chiedevi di fare e reagivano in modi prevedibili e probabili. Non facevano irruzione in casa tua e non ti rubavano tutta la tua roba. Non ti irritavano né gettavano scompiglio nella tua vita precisa e ordinata. Non si aspettavano niente da te…Ero fatto di materiali duri, freddi, industriali, e questo mi consentiva di non provare nulla. Acciaio, ferro, cavi e ingranaggi: non restava nulla di solidale o gentile

E questo è il nostro eroe, un guerriero dalle risorse inimmaginabili e dal passato ancora più misterioso, avvolto nel silenzio fino a quando il Destino, nella sua veste più travolgente non busserà alla sua porta..

Le avevo detto di no, le avevo chiuso la porta davanti al suo bel faccino speranzoso come se niente fosse, perché volevo convincere me stesso che non provavo nulla. Ero vuoto, una landa desolata, un deserto secco e arido. Ma le avevo detto di no, e adesso quello spazio vuoto e aperto era stato inondato dal peggior tipo di emozione: il senso di colpa. Un senso di colpa crudo e inesorabile

Noe Lee. Una ladra, una combattente testimone della resilienza. Un fantasma di The Point, abituata a nascondersi e a vivere nell’oscurità tra i dimenticati, tra reietti ed abbandonati. Incredibilmente intelligente, una campionessa di astuzia, talmente audace e tenacemente attaccata alla propria indipendenza da intrufolarsi in casa del nostro protagonista geniaccio

Non ero la bambola di pezza di nessuno. Non ero una cosa da maltrattare e buttare via. Reagivo, era quello che avevo sempre fatto. Era l’unica cosa che sapevo fare…Avevo trascorso la vita intera a combattere contro persone che pensavano di potermi piegare e controllare

Stark è un genio, è un hacker con un profondo senso di giustizia. Tanto da essere diventato una sorta di vigilante, se non proprio un eroe insignito di una investitura ufficiale. Mente eccezionale e senso dell’onore. Il suo trascorso drammatico lo porta inevitabilmente a pentirsi delle sue azioni e a cercare Noe per rimettere le cose a posto, a tutti costi

So che ho fatto un casino la prima volta che ti sei fidata di me, ma ho fatto tutto ciò che mi veniva in mente per dimostrarti che non permetterò mai che ti accada qualcosa, Noe. Ti terrò al sicuro. Fidati di me

Noe è un uragano di brutale sincerità, la sua istintiva forza vitale metterà sotto sopra il mondo controllato di questo genio tatuato che nasconde una passione e una sensualità innata sotto la sua armatura lucente di macchina micidiale e programmata. Destato dal suo letargo affettivo da questo scricciolo travolgente dovrà affrontare “buoni” che si riveleranno i cattivi peggiori che The Point abbia mai visto

Odiavo il fatto che avesse dovuto lottare. Sensazioni protettive e possessive mi si agitarono nello stomaco e la rabbia parve essere sul punto di soffocarmi. Ero abituato a rimanere freddo e insensibile, non sapevo cosa fare con quel fuoco che mi lambiva dentro…il senso di fallimento gravava sulle mie spalle e la rabbia mi accendeva il sangue come un petardo scoppiettante e crepitante. «Quando mai capiterà qualcosa che sia meglio per noi?». Non funzionava così a The Point. Non era così che lavoravamo. Booker grugnì e lo sentii muoversi dietro di me. «A volte capita. All’apparenza, il bene non riesce ad attecchire in questo posto, ma, nonostante le avversità, talvolta succede». Sollevai la testa e mi voltai a guardarlo: stava fissando la parete all’estremità opposta della stanza, con il pensiero lontano anni luce da lì. «E talvolta mettiamo le mani sul bene e non sappiamo cosa farcene o come prendercene cura, così roviniamo tutto».

Astuta. Era così astuta, cazzo. Sentii il cuore palpitare nel petto e i jeans diventare un po’ più stretti del consueto. Trattenendo un mugugno di apprezzamento per la sua genialità e audacia, mi passai le dita tra i capelli e la guardai attraverso gli occhiali che mi coprivano gli occhi. Le lenti erano fatte per mettere a fuoco le cose quando, in realtà, la sua intelligenza e la sua calma sconvolgente le chiarivano meglio di quanto potesse fare qualsiasi lente rifrangente. «Avrei dovuto aiutarti». Le parole mi scapparono di bocca, spezzate e confuse dal rimorso. Ero così stanco di commettere errori. Avrei dovuto essere un genio, brillante…ilsenso di colpa che mi stava divorando vivo avrebbe dovuto attenuarsi, mollare la presa, eppure ero ancora intrappolato tra le grinfie dell’emozione. Non avevo alcun motivo di sentirmi in quel modo o di provare sensazioni diverse dal sollievo, ma era così. Detestavo non riuscire a seppellire quei sentimenti estranei insieme a quelli che avevo già lottato per sotterrare nel corso degli anni.

Questo gigante tatuato, implacabile genio distaccato, stoico e algido, piano piano crollerà. Travolto dall’intensità delle emozioni e dalla forza delle passioni innescate da questa piccola grande donna

Le macchine facevano quello che dovevano fare; non avevano storie che mi facevano sentire lo stomaco di piombo, il cuore sottosopra e la testa sul punto di esplodere. Tutte quelle sensazioni mi stavano atterrendo. Non riuscivo a respirare né a ragionare mentre ronzavano attorno a ogni mio pensiero..Ero talmente enorme rispetto a lei che sarebbe stato facile soffocarla, asfissiarla con tutto quel desiderio incontrollato e quell’emozione selvaggia che mi stavano sgorgando dentro…Paura, delusione e dolore. Erano la santissima trinità che definiva la mia vita

Un uomo di latta, che ha perso il suo cuore ed è convinto di non averlo più. In cortocircuito.

Strinsi le mani a pugno sul marmo. Gli occhi le si spalancarono per un istante mentre mi osservava. La mia rabbia era felice di avere finalmente un obiettivo chiaro, una direzione precisa verso cui soffiare. La fiamma della vendetta non si stava più arricciando selvaggia e furiosa attorno a ogni cosa che incontrassi sul mio cammino. Aveva una meta, uno scopo, e non sentivo più di doverla tenere sotto controllo. Volevo lasciarla libera e vedere cosa avrebbe fatto…La mia vita non era mai stata facile. Molti bambini nascevano e i loro genitori dicevano loro che avrebbero potuto cambiare il mondo se solo ci avessero provato abbastanza. Quando sono nato io, invece, era ovvio che avrei cambiato il mondo, e i miei genitori stavano soltanto aspettando il momento in cui sarebbe avvenuto…

Era una storia che apparteneva a un supereroe… o a un genio del male infernale intenzionato a dominare il mondo. Decisi che negli occhi di Snowden Stark c’era un po’ di entrambi.

Sarà un lungo percorso, sarà la ricerca di vendetta che poi si fa giustizia, sarà come ritrovare se stessi e completarsi. Fare i conti con il proprio passato per poi finalmente abbassare la guardia e tornare a casa.

Gli avevo dato la mia verità e lui la sua. Entrambe erano incasinate, brutte e difficili da ascoltare, ma eravamo ancora in piedi. Il suo passato era più oscuro del mio, più torbido e intricato, ma, in qualche modo, persino con tutte quelle ombre di mezzo, eravamo riusciti a capirci reciprocamente. Eravamo riusciti a trovare l’unica altra persona al mondo che ci avrebbe creduto, l’unica che si sarebbe fidata di noi.

Ancora una volta vi troverete a evidenziare righe su righe, non solo per il ritmo della storia e per la capacità della Crownover di incendiare le pagine o di cogliere dei passaggi umanissimi, ma perché i personaggi sono vivi, vibranti

La sua mente era come una ragnatela, bellissima, intricata e letale. Non riuscii a reprimere il piccolo brivido che mi corse lungo la schiena al pensiero di essere catturata da quei delicati fili di seta che rendevano quell’uomo impossibile da gestire e difficile da dimenticare.

Era come se ogni nostra singola parte fosse sincronizzata. Respiravamo e aprivamo gli occhi all’unisono. Il mio cuore batteva col suo…Stark mi stava studiando, mi stava assimilando, mi stava analizzando, e c’era qualcosa di innegabilmente erotico in tutta quella concentrazione e nell’intensità rivolte a me soltanto. Era come se nel suo intero universo esistessi solamente io. Fuori dalla finestra non c’era alcuna città in rovina. Stark non era divorato da alcun piano di vendetta incombente. Importavo io e io soltanto e le carezze che mi facevano gridare il suo nome e andare in pezzi sotto le sue grandi mani esperte. Era una sensazione potente, inebriante, esaltante.

La baciai come se stessi tentando di mangiarla, cosa che in effetti stavo facendo davvero. Volevo inalarla, consumarla. Volevo prendere ogni cosa che mi stava offrendo per non restituirgliela mai più

Resta il messaggio più bello: la possibilità di cambiare, di sperare, di trovare sempre qualcosa per cui cui lottare. Noe ne è la testimone perfetta, cosi come il suo genio spezzato che sembra intoccabile e più forte di quanto si possa credere ma che nasconde una storia tragica, degna di The Point e dei suoi uomini, tanto da farlo muovere in questo mondo spietato e crudele perfettamente a suo agio, in perfetta sintonia con figure del calibro di Bax, Race, Nassir e…Booker.

Aveva smesso di sfidarmi, di portarmi al limite, di combattermi ogni secondo di ogni giorno. Aveva smesso di indagare e punzecchiare i punti deboli che aveva scoperto nelle ultime settimane. Le sue mani finivano sempre per posarsi sul cuore meccanico sul mio petto, ma non mi era sfuggito il fatto che non sembrasse più interessata ad aggiustarlo.

Avevo bisogno di andarmene, così Stark avrebbe potuto riportarmi indietro. Mostrarmi il mio posto nel mondo. In questo brutto mondo cattivo. E una volta che mi avesse trovata, avevo intenzione di aiutarlo a trovare il suo cuore… perché, per quanto fosse elusivo e complicato, era mio…Ero stanca di fuggire, avrei smesso di farlo all’istante. La mia forza e la mia dignità non sarebbero state compromesse dal ricordomi abbandonai al suo tocco. Mi sentivo vuota e Stark era l’unica cosa che avesse mai colmatovoragini dentro di me. Era un peso che mi ancorava ma non mi schiacciava mai.

La similitudine dell’uomo di latta scelta dall’autrice non solo si rivela calzante ed efficace (l’uomo di latta che vorrebbe avere un cuore rappresenta l’incapacità di amare, di provare passioni ed empatia) ma sembra rimandare al mondo di Oz quale immaginario letterario e simbolico, quel luogo intimo dove ogni uomo rielabora le esperienze personali, in modo spietato, solo con se stesso (se ricordate quando Dorothy alla fine della storia torna a casa e racconta ciò che le è accaduto ma nessuno le crede). The Point come Oz, simbolo dell’oncia, unità di misura, per cui Il Regno di Oz è anche il luogo in cui si dà un peso, in cui si misura e si dà un valore, si acquista consapevolezza, si distingue tra bene e male, dove si riflette sul passato per arricchirsi di un nuovo peso ed affrontare e misurare ciò che sarà. Un luogo della coscienza. Anche i nostri protagonisti fuggono da The Point eppure cercano disperatamente di tornare a casa, quel luogo cui sentono di appartenere.

Ero io che mi ero innamorata dell’Uomo di Latta e lo osservavo abituarsi al suo nuovo cuore. Stark non aveva bisogno di un mago che gli restituisse ciò che aveva perso, gli serviva solo qualcuno che si rendesse conto che possedeva già tutti i pezzi, i quali dovevano essere incastrati e oliati affinché potessero funzionare a dovere…C’era luce adesso. C’era una possibilità di miglioramento. C’erano speranza e tenue ottimismo. E sì… c’era l’amore. Maltrattato, ammaccato e un po’ spigoloso, aveva visto giorni migliori, eppure era lì. Proprio come il mio cuore.

Era l’unica in grado di gestire tutto ciò che ero e tutto ciò che sarei stato

Era un bene che il nostro amore fosse stato forgiato con il fuoco di The Point; se riusciva a sopravvivere al posto che chiamavamo casa, allora poteva sopravvivere ovunque.

L’intelligenza non è mai stata così sexy.

E ora devo dirlo. L’edizione italiana ancora una volta commette due ingiustizie gravissime per scelte editoriali incomprensibili. Il titolo originario è Dignity.

PERCHÉ CAMBIARLO ??? La dignità è una componente fondamentale del romanzo, è il motore che spinge la protagonsita, il cuore e il senso del romanzo

Non avrei mai osato definire nessuno di questi uomini altruista o moralista, ma era innegabile che, in fondo in fondo, avessero tutti un loro particolare tipo di onore e un briciolo di dignità. Non si attenevano alle normali regole disposte dalla società, bensì a quelle con le quali giocavano loro, che seguivano per tutelare quella che consideravano la loro sicurezza personale…

Continuava a ripetere di essersi ripresa la sua dignità, ma io le avevo spiegato che non l’aveva mai persa. Era la persona più dignitosa che avessi mai conosciuto. Mi aveva convinto che fossi speciale, non perché ero sempre il ragazzo più intelligente, o il più grosso o il migliore, ma perché ero io. Non le importava che spesso fossi silenzioso e smarrito nei miei pensieri. Non le importava che non fossi gentile o sofisticato. Non scappava dai miei incubi o dal fatto che il mio debole cuore faticasse a tenere il passo con lei.

«Una lezione che ho appreso a fondo è che senza i cattivi non ci sarebbero gli eroi. Hai bisogno dei primi per apprezzare le qualità dei secondi». Le parole di Nassir suonavano stranamente vere.

«E se qualcuno fosse a metà strada tra i due? Se qualcuno fosse un cattivo o un eroe a seconda di ciò che gli conviene? Cosa c’è da apprezzare in una persona così?». Ogni giorno stavo in equilibrio sul labile confine tra i due, diventando l’uno o l’altro a seconda del giorno e delle circostanze.

«Ne apprezzi l’intelligenza, perché quello è un uomo davvero sveglissimo.»

Ultima nota: la cover è assolutamente fuorviante e NON HA NULLA A CHE VEDERE con la serie, né tantomeno con la protagonista. 

E ora aspettiamo dopo le anticipazioni golosissime, la storia proibita e fatale del gigante e della bambina…Booker e Karsen.

Saffron