oltre

Sinossi La rosa dei Venti romantic suspance in tre volumi

La rosa dei Venti (Primo e Secondo Volume) on-line

Oltre  (Terzo e ultimo Volume) in uscita il 21 febbraio

Solo su Amazon (ebook)

Laureen Venier: ventidue anni, vive vicino a Venezia e si porta sulle spalle il peso della fabbrica di mobili ereditata dal padre, scomparso in un incidente dalle dinamiche poco chiare. Fabbrica gravata da una grossa ipoteca a causa di un prestito molto pesante contratto dal padre di lei con un misterioso “amico.”

Miguel De Marchi Duartes: ventinove anni, figlio naturale di un imprenditore spietato che fino all’adolescenza, è cresciuto tra i rochos (quartiri poverissimi) di Caracas, Venezuela. Alla morte del figlio legittimo, il padre lo riconosce per motivi di opportunità e lo strappa alla sua famiglia adottiva. Dovrà imparare tutto di quel nuovo mondo e ben presto il padre, verso il quale egli prova grosso rancore, lo metterà a capo di un impero.

Laureen si trova a chiedergli aiuto in un tentativo disperato per evitare che la fabbrica, ormai sull’orlo della rovina, venga rasa al suolo per fabbricarvi un ipermercato. Ignara crede di rivolgersi al segretario di De Marchi senior.
Miguel, approfitterà di quell’occasione per prendersi una vacanza in Italia, convinto di trovarsi di fronte a una donna disperata di mezza età.
Quando i due s’incontrano avranno entrambi una sorpresa… piacevole. Fulminea scatterà la scintilla e qualcosa di più. I due si troveranno ad abbozzare un futuro insieme quando, per seguire il suo codice d’onore, egli dovrà rientrare in Patria. I due si lasceranno con immenso dolore, ma con la ferma promessa di non rivedersi più, per non aggiungere nuova sofferenza.
Un colpo di scena cambierà le carte in tavola ma, nonostante ciò lui, per amore di lei che si sta ricostruendo una vita, s’imporrà di mantenere la promessa.
Finché un giorno, rendendosi conto di non riuscire a cancellarla dal suo cuore, escogiterà un modo insolito per riconquistarla…

Una Storia d”Amore ambientata tra Venezia e i Caraibi, ricca di colpi di scena.
Essendo un romantic suspance la trama non può essere svelata oltre, ma si può ancora dire che l’elemento romantico è sempre presente in tutte le sue forme, mentre l’aspetto erotico è trattato in modo insolito.

Laureen e Miguel vivono le loro vite anche fuori dal sesso, ma “fanno sempre l’amore”, nel senso che “costruiscono l’Amore” giorno dopo giorno.

Ma il loro destino di coppia sarà sulla corda fino all’ultimo istante.

In occasione della recente uscita de”La Rosa dei Venti” cogliamo l’occasione per presentare il testo di Keihra Palevi

 Lasciamo la parola all’autrice:

 * Perché una lettrice dovrebbe leggere il tuo libro?

 La mia è una sfida. Molti credono io sia un’esordiente e mi comporto da tale. Il fatto di aver compiuto il percorso inverso non cambia però lo stile di un autore.

Ê stato ed è interessante scoprire quanto conta il nome, il marchio, il marketing, le recensioni, le amicizie in questo “mondo” che non conoscevo.

So di scrivere bene, e la mia non è presunzione. Al di sopra della media dei cosiddetti esordienti di sicuro, gioco la mia partita (quasi) da sola. Solo nell’ultimo mese, mi son decisa a scegliere alcuni blog, più affini al mio modo di essere, per farmi conoscere. Difficile farsi leggere se non ti muovi in un certo modo.

Parlavo di sfida. Ecco, una lettrice (ma anche un lettore), dovrebbe leggermi perché io lancio davvero una sfida: il mio modo di raccontare una storia. Un modo particolare, non omologato, insolito che all’inizio può spiazzare, ma se il lettore va avanti è fatta. Sono certa di conquistarlo. E quando mi dicono che “sono stati piacevolmente stupiti”, non sono affatto sorpresa. Lo so, ripeto, posso sembrare immodesta. Pazienza. Voglio dire, mi colloco tra gli autori “bravi”. Bravura è saper trasmettere in un italiano corretto delle belle storie che, pur seguendo a grandi linee i soliti canoni, lo facciano in modo diverso. Ritengo che scrittori si nasce, poi ci si affina, si migliora, si impara, ma dal nulla non si costruisce nulla. Con buona pace di chi si autoproclama scrittore/ice. Ce ne sono di eccelsi sopra di me, ma dietro ho una marea di pessimi scribacchini.

Chi non mi conosce ancora dovrebbe leggermi per provare stupore, sorridere, commuoversi, appassionarsi, ritrovarsi in certe situazioni, riflettere su altre. Per distrarsi/divertirsi di sicuro, e nello stesso tempo senza mai doversi dire ” questa frase l’ho già letta”.

 Che cosa c’è di innovativo e quali sono gli elementi di continuità con il genere o con la tradizione?

 Non mi piace essere inquadrata in un genere, purtroppo va così. Scrivo di tutto fuorché fantasy e noir. Ora sto lavorando sul rosa, è il genere più diffuso, ma lo contamino con vari elementi, non è una scelta, mi viene e basta. Non potrei mai scrivere una storia d’amore dove due non fanno altro che quello, come vorrebbe un certo mercato.

Ho letto molto e di tutto, ma anche qui mi trovo fuori dal coro. Verga, Odissea, Kathleen WoodWiss, Extebarrìa, Follet, Anna Rice… ma non ho nessun modello. Ammetto di aver preso qualcosa dalla Fallaci, piccole particolarità che a volte adotto. Ne “La rosa” non ce sono, ma è un caso. Però ho cercato di evitare e assonanze nello stesso periodo, una cosa che Oriana detestava.

Di continuità nel mio scrivere… ci sto pensando. Francamene non seguo i plot collaudati, ed ero tentata di non fare un happy-end…Ma l’happy end è un must. Poi ci sarei rimasta male e con me, chi lo ha letto. Devo dire che detesto “forzare” una storia. Quando è finita è finita. Non ci sono per me spin-off, o riscritture da differente POV. Li trovo superflui anche perché, almeno in questo romanzo, ho reso il pensiero dei protagonisti maggiori o minori attraverso degli espedienti, pur avendo usato la terza persona e il passato.

 * Che cosa ti ha spinta a scrivere?

Leggo e scrivo da quando ero alle medie e poi al liceo, classico. Ricordo che prima facevo la bella copia e poi infilavo la brutta. E intanto passavo ai compagni più deboli altri componimenti diversi cercando di cambiare un po’ stile, visto che i prof d’italiano m’inquadravano subito. Mi piaceva aiutare gli altri, non lo facevo per farmi bella. Loro poverini volevano ricambiarmi con la fisica, ma era inutile. Non ci capivo niente.

Quindi sono andata avanti, poi ho scoperto che mio bisnonno scriveva, mio nonno pure, e mi son detta che può essere una cosa che si trasmette nel dna. I miei figli scrivono benissimo, hanno suppergiù l’età di certe esordienti, buttan giù fantasy e distopici pazzeschi. ma non si sognerebbero mai di pubblicare. Son strani, come la madre…

Seguo molto l’impulso. Dopo aver fatto l’università (non è una facoltà letteraria), il lavoro era ed è così duro, a livello emotivo e di concentrazione, che avevo bisogno di uno sfogo. Inoltre incontro tanta gente, sento tante storie, aggiungici quella della mia vita, se non avessi scritto sarei scoppiata. Se avessi avuto il dono della pittura, avrei dipinto quadri.

A un certo momento però, ti vien voglia di scrivere per qualcuno. Ho fatto per un anno esatto concorsi a tutto spiano. Non ne ho vinto mezzo, neppure una menzione, mi mettevano ansia.

Infine ho mandato dei pezzi a due case editrici, una molto nota e sono stata subito contattata. Da entrambe. Posso dire di aver fatto una buona gavetta. Poi ho rotto, perché l’editing interveniva pesantemente, ero troppo avanti coi tempi… mi sfuggivano cose troppo “hot”.

Per un po’ mi son sentita come liberata, ma poi sono andata in crisi d’astinenza. E così l’incontro con il digitale è stato amore a prima vista.

E di informatica, testi formattati, ect ect ho dovuto imparare tutto.

 * Da che cosa è nata la storia? Quali sono state le fonti di ispirazione?

Ho iniziato pian piano. Mi ero messa in testa di “convertire” Christian Grey o un uomo che gli somigliava, volevo calarlo in un contesto e con una compagna più reali. Niente da fare. I due sono irrecuperabili. Poi ho messo su un po’ di raccolte di racconti e poi un giorno Chris , una persona importante, mi ha buttato lì :”Ma perché non scrivi un romanzo lungo? Sei brava!”. Ho stima di questa persona, ma non credevo proprio di riuscire a scrivere più di 150 pagine. Ê andata che ne ho scritte 700…

Le mie trame prendono vita in continuazione, non so bene come funziona, ma basta un particolare, un aneddoto e parto per la tangente.

“La Rosa dei Venti”, è nata sentendo la storia di un’amica nata da emigrati italiani in Venezuela. Quella è stata la partenza, tutto il resto mi è venuto subito in testa e ho buttato giù l’ossatura.

* Quando scrivi? E come? in modo organizzato e continuo o improvviso, discontinuo?

Sono una tipa caotica, ho un sacco di idee per la testa e non sempre vado a fondo. Mi porto dietro sempre fogli e penna e ho un piccolo registratore di quelli professionali che si usano ai congressi, se sono da sola e non ho voglia di scrivere lo accendo e “registro” i miei appunti.

Ho cercato di darmi una disciplina, ma se non c’è l’ispirazione escono dei pezzi “forzati”. L’ora ideale è la notte e la mattina presto. Per ora va bene così

* Quali strategie hai adottato per promuovere il tuo libro e che tipo di strumenti hai usato – e usi- per proporlo all’attenzione dei tuoi potenziali lettori?

 Sono una frana, sto iniziando ora a fare un marketing un tantino serio.

Mi son guardata intorno sui social e quello che ho visto non mi è piaciuto. Sono una che crede nella meritocrazia, non nelle spintarelle o negli scambi di favori. Ho inquadrato certi meccanismi: uccidono la buona Narrativa self, perché un lettore ignaro ti legge un esordiente “gonfiato”, una, due, tre volte. Poi non ci ricasca più, va sul sicuro e danneggia anche i self meritevoli.

Ho quasi smesso di autopromuovermi sui vari gruppi. Non coinvolgo parenti o amici. Solo un’amica, che è mancata proprio un mese fa, conosceva le mie amarezze legate a questo mondo e mi leggeva, oppure mi ascoltava con pazienza, mentre faceva altro. Ho letto una sua recensione il giorno dopo che è mancata…Non ne sapevo nulla. L’ultima riga mi ha fatto venire i brividi.

Dunque dicevamo…promozione. Ok. Da un mesetto mi scelgo io i blog che m’ispirano di più, poi, a estro, metto in promo gratuita e poi…Non credo farò altro. Mi piace creare qualcosa dal nulla.

Sono sicura che pian piano il mio piccolo club di “aficionados” crescerà. Non sarebbe la prima volta che ricomincio da zero. E cose da raccontare ne ho tante.

Non mi muovo nei modi tradizionali, i giveaway, i blogtour gli eventi, non fanno per me. È senz’altro un mio limite, questo. E non è una critica a chi li sa fare.

 * Perché la scelta del self publishing?

Avendo fatto il percorso inverso, non aspiro alla pubblicazione con CE, dovrebbero pagarmi a peso d’oro e toccare solo le virgole e i punti. Per inciso mi è arrivata una proposta per una fiction. Non male per un romanzo d’esordio…Ma ci sto ancora pensando. Dove lo trovo un Kael?

Quindi, per quanto mi riguarda, self publishing per sempre. Cercherò di essere più professionale, affidando le cover a professionisti, farò correggere le bozze, mi spingerò a farmi aiutare da un’ editor, che già si è fatta avanti, ma resto indie.

La libertà non ha prezzo, davvero.

 * Progetti per il futuro?

Hai voglia!. Storia d’amore di quelle che vanno oggi, ma in Keihra’s style. Un libro per il mercato tedesco, uno ya ambientato in Norvegia, un sexual thriller, uno humor molto utile che parla di uno specifico ambiente…

 * Tre persone da ringraziare

Facciamo sei?

Nell’immediato:

Coloro che hanno letto una signora “Nessuno” e mi han scritto, gente dai venti ai cinquanta ,lì davvero mi son commossa.

Le due blogger Lidia Ottelli (autrice di Odio l’amore oppure no, non è da tutti comportarsi come ha fatto lei con me: una grande donna) e Deb di Leggendo Romance per la professionalità e puntigliosità-

E infine un certo Harem… lo conoscete? Sì? Bene, allora ringraziateli per me: poverini, mica sapevano che al posto di un’intervista si sarebbero sorbiti una confessione!

Sempre

Alessandro perché mi sostiene a modo suo, non mi legge, non mi fa i favorini del tipo ingaggiare amici o sponsorizzarmi, però ha il massimo rispetto per il mio “hobby”. Se la cena tarda, la prepara e me la serve, ad esempio. Mi lascia lavorare in pace. Non capisce, ma si adegua.

Mia madre che ho perso da piccola ma è sempre con me, la sento.

E ovviamente…”Gracias a la Vida”…chi leggerà Oltre capirà.