cover una casa per due

 

Sinossi

Vittoria riceve in eredità dall’affezionata zia Lucrezia la casa al mare in cui, da bambina, trascorreva le vacanze estive con la propria famiglia, ma ben presto scopre che il pieno possesso della casa può avvenire solo a condizione che vi abiti un intero anno assieme a Riccardo, anch’esso nipote della zia e compagno dispettoso delle lunghe estati dall’infanzia fino all’adolescenza, ma non parente di Vittoria con il quale, per di più, la ragazza ha sempre avuto un rapporto conflittuale.

Con il bellissimo e romantico paesaggio della Riviera di Levante e del Golfo dei Poeti che fanno da sfondo alla sistemazione della casa, alle cene al chiar di luna, a gite in barca a vela, meditazioni sugli scogli e giornate di sole in spiaggia; tra scontri e incontri, ingiustificate gelosie, ostilità e momenti di attrazione, Vittoria scopre quanto gli inconfondibili e beffardi occhi allungati di Riccardo continuino a turbarla, nonostante vi si ribelli con tutte le proprie forze…

 

In occasione della recente uscita de UNA CASA PER DUE, cogliamo l’occasione per presentare il testo di MARILENA BOCCOLA

 Lasciamo la parola all’autrice:

 Perché una lettrice dovrebbe leggere il tuo libro?

 Basandomi su alcune impressioni che mi sono già state restituite, direi che dovrebbe leggere il mio libro chi ha voglia di sognare, di evadere dalla vita di tutti i giorni, ma  senza staccarsi troppo dalla realtà; chi desidera vivere una storia romantica ambientata in posti estremamente suggestivi, come quelli della Riviera di Levante in Liguria. Infine, chi ama la bella scrittura, la forma scorrevole e accattivante.

 Che cosa c’è di innovativo e quali sono gli elementi di continuità con il genere o con la tradizione?

Non saprei dire cosa c’è di innovativo nel mio romanzo… Per quel che riguarda la tradizione, segue il canovaccio classico del genere romantico per cui le aspettative del lettore vengono confermate e alla base c’è un necessario patto tra chi scrive e chi legge e qui mi riferisco, in particolare, al fatto che i due protagonisti ricevono in eredità la casa al mare in cui trascorrevano le vacanze estive da bambini, ma ne possono entrare in possesso solo se ci vivranno assieme per un anno.

Forse, è innovativo il fatto che le vicende narrate sono abbastanza aderenti alla realtà e che i luoghi in cui si svolgono sono co-protagonisti con le loro atmosfere, i profumi, i colori tanto da far venir voglia a chi legge di visitarli veramente.

Che cosa ti ha spinta a scrivere?

Ho sempre amato scrivere e, fin da bambina, tenevo un diario così come sono sempre stata un’appassionata lettrice di tutti i generi letterari. Quando i miei figli erano molto piccoli, ho iniziato ad inventare per loro dei racconti orali che, in un secondo momento, ho trascritto e con uno di essi, “Il ragno Luigi”, ho vinto un premio letterario infatti, è stato pubblicato nell’antologia Racconti nella rete 2011 edita da Nottetempo.

In seguito, mio cognato mi ha sfidata a scrivere qualcosa per adulti e così ho scritto il mio primo romanzo un po’ piccante (ancora inedito) prendendoci gusto. Successivamente, ho aggiustato il tiro ed ecco “Una casa per due”!

Se i racconti per bambini sono nati dalla necessità di tener buoni i miei figli (due maschi molto vivaci), i romanzi che scrivo adesso nascono principalmente dal bisogno di esprimere la mia anima creativa che rischierebbe di rimanere soffocata dalle incombenze che hanno, bene o male, tutte le donne messe alle strette tra lavoro, casa e famiglia.

Da che cosa è nata la storia? Quali sono state le fonti di ispirazione?

La storia è nata dall’idea di costringere un uomo e una donna che non vanno d’accordo a vivere assieme per vedere cosa ne poteva scaturire e per farlo ho inventato la scusa dell’eredità. Mi affascinava, anche, l’idea della casa al mare in cui ritrovarsi durante le vacanze perché sono ancora legata alle mie lunghe estati da bambina e, in qualche modo, ho voluto ritrovarle in questo romanzo.

Mi ha ispirato tantissimo l’ambientazione: il mare della Liguria, Tellaro, Porto Venere e il borgo di La Serra, dove ho collocato la casa della zia. A La Serra, io e mio marito ci siamo finiti davvero, per caso, durante una vacanza da fidanzati e io me la sono portata nel cuore fino al momento di riversare sulla carta tutti i ricordi visivi e olfattivi, oltre  alle sensazioni, che avevo accumulato più di dieci anni fa.

Quando scrivi? E come? in modo organizzato e continuo o improvviso, discontinuo?

Ormai sono giunta alla consapevolezza di avere due anime che faccio fatica a tenere in equilibrio: una è libera, creativa, passionale e istintiva; l’altra è razionale, metodica e… un po’ quadrata. Quando scrivo parto da un’idea, ma poi cerco di coltivarla giorno dopo giorno, scrivendo un po’ nel tardo pomeriggio o alla sera dopo cena fino a notte tarda. Mi sono accorta che, anche se mi sembra di non essere ispirata, basta che mi sieda al computer e i personaggi mi prendono per mano chiedendomi di tirare fuori la loro storia, come se esistesse già: io devo solo raccontarla. A volte, mi sembra davvero che vivano di vita propria e io mi ci affeziono; infatti, difficilmente succedono cose terribili nei miei romanzi, mi dispiace… ho il cuore tenero. Accadono talmente tante cose brutte nella vita reale che, quando qualcuno legge i miei romanzi, voglio che possa trovarci un po’ di serenità.

Quali strategie hai adottato per promuovere il tuo libro e che tipo di strumenti hai usato – e usi per proporlo all’attenzione dei tuoi potenziali lettori?

Per promuovere il mio libro sono partita, innanzitutto, da Facebook sul quale ho un profilo da diversi anni e con cui credo di essermi costruita una buona reputazione, nel senso che i miei amici, molti dei quali lo sono anche nella vita reale, hanno risposto positivamente  dandomi fiducia ed esprimendomi incoraggiamento e affetto.

In un secondo momento, ho allargato le mie amicizie scegliendole in modo più mirato tra quelle che condividono con me il piacere della lettura e, in particolare, la lettura d’evasione (se così vogliamo chiamarla) e, a questo punto, mi si è aperto davanti un mondo che non immaginavo nemmeno esistesse: quello dei gruppi e dei blog costituiti da tante donne, lettrici e scrittrici, alle quali mi sento davvero affine e che, finora, sono state tutte gentilissime e disponibili nell’offrirmi consigli, suggerimenti, aiuti nella promozione, solidarietà…

Perché la scelta del self publishing?

Sono arrivata al Self publishing dopo aver vinto un Premio letterario ed aver mandato i miei scritti  sia a Case editrici che ad agenzie letterarie senza ottenere risultati. Grazie a Facebook, ho conosciuto diversi scrittori famosi che mi hanno “proibito” di pubblicare a pagamento, come alcune case editrici mi avevano proposto, e tra questi Virginia Bramati, l’autrice di “Tutta colpa della neve e anche un po’ di New York”, che mi ha parlato della sua esperienza di Self Publishing con Narcissus.me scaturita poi nella pubblicazione con Mondadori; perciò, mi sono decisa a seguire le sue orme sperando di avere la stessa fortuna.

 Progetti per il futuro?

Attualmente, sto scrivendo il mio terzo romanzo che è il seguito del primo (“Una casa per due” è il secondo) per cui conto di pubblicare entrambi. Mi piacerebbe, però, farli revisionare da un editor perché il limite del self publishing è proprio quello di non avere un professionista alle spalle che ti aiuti a dare una veste fluente al racconto la quale, nell’auto-pubblicazione, si affida interamente alle capacità dell’autore.

 Tre persone da ringraziare

Innanzitutto, ringrazio mio marito e i miei figli per la pazienza che portano quando sono in fase creativa: senza l’appoggio, il sostegno e la fiducia che sanno darmi non avrei potuto né scrivere, né pubblicare e nemmeno promuovere il mio romanzo.

Ringrazio Virginia Bramati per la sua disponibilità e per i suoi pazienti suggerimenti e consigli.

Infine, ringrazio tutte le lettrici e scrittrici conosciute in rete, ad alcune delle quali  mi sono sinceramente affezionata, perché le passioni che ci accomunano ci rendono, in qualche modo, sorelle.