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Sinossi
Londra, 1815. Sullo sfondo della prima rivoluzione industriale, si snodano le vicende di Rachelle Ramsey, una giovane guaritrice accusata di stregoneria, e di Evan Beauchamp, adepto dell’ordine segreto che la vuole uccidere. La storia si focalizza sulla notte in cui Evan, credendosi prossimo alla morte, torna da Rachelle per vederla un’ultima volta. Qualcosa, però, non va come previsto: tutto quello a cui entrambi avevano creduto fino a quel momento viene rimesso in discussione costringendoli ad una importante e coraggiosa scelta finale.

In occasione della recente uscita de LA ROSA PROIBITA, cogliamo l’occasione per presentare il testo di MORGAN CAVENDISH.

Lasciamo la parola all’autrice:

▪ Perché una lettrice dovrebbe leggere il tuo libro?
In realtà non c’è un motivo in particolare. Chi ama le storie romantiche e sensuali oppure chi predilige i misteri e gli sviluppi inaspettati o, ancora, chi è affascinato dalle ambientazioni storiche pre-vittoriane… credo che di ragioni ce ne possano essere più d’una, in base ai gusti e alle preferenze di ognuna di noi.

▪ Che cosa c’è di innovativo e quali sono gli elementi di continuità con il genere o con la tradizione?
Io nasco come scrittrice urban fantasy e scrivere un romance con chiari riferimenti erotici è stata una sfida a cui mi sono voluta sottoporre e che, spero, d’aver vinto. Ho cercato di mantenere tutti i clichètipici del genere senza, tuttavia, rinunciare agli elementi urban che tanto amo. In pratica, La Rosa Proibita può considerarsi una storia d’amore complessa che ricalca la tradizione per quanto riguarda i sentimenti, la coppia e il loro legame difficile. Può definirsi innovativa, invece, per il velo di suspense e il pizzico di magia che ho provato ad intrecciare a tutto il resto. Guaritrici e sette religiose non sono elementi propriamente romantici, no?

▪ Che cosa ti ha spinta a scrivere?
A spingermi su questa strada è stata la dedizione di mio padre per a mia formazione umanistica. A 18anni ho iniziato a scrivere lavorando per un giornale locale della città in cui vivevo allora. Poi, per esigenze familiari, mi sono trasferita e ho continuato a redigere articoli come giornalista freelance per varie testate, sia online sia a tiratura nazionale. Infine, dopo svariati anni e tanto materiale scritto nel cassetto, mi sono decisa a pubblicare qualcosa in modo autonomo.
Parallelamente alla scrittura, tuttavia, ho coltivato anche la passione per la grafica che scelsi, per necessità economiche, come strada principale. Ora, comunque, ho potuto riprendere in mano ciò che amo di più e lo faccio mettendoci tutta me stessa. Continuo a fare la grafica, certo, ma è la scrittura ad essere al primo posto adesso.

Da che cosa è nata la storia? Quali sono state le fonti di ispirazione?
La Rosa Proibita nasce come storia alternativa ad un gioco di ruolo testuale a cui avevo preso parte parecchi anni fa. Evan e Rachelle (che all’epoca avevano nomi diversi) erano entrambi personaggi molto tormentati, con un background dettagliato e un passato sofferto. Ho lasciato integro il loro vissuto, tuttavia in corso d’opera ho modificato alcuni elementi, soprattutto su di lei, per renderli più conformi all’ambientazione storica che ho scelto.
Per quanto riguarda le fonti di ispirazione… io amo la Londra antica, adoro tutto quello che concerne le erbe e i loro utilizzo a scopo officinale e magico e ho un debole per la wicca. Ho cercato, quindi, di ispirarmi ai romanzi di genere ambientati in quell’epoca e Rachelle, per quanto riguarda le capacità di guaritrice, può dirsi simile alla Claire di Diana Gabaldon. Evan, invece, è un Mr Darcyoscuro, un uomo combattuto, tragico e con una insaziabile sete d’amore.

▪ Quando scrivi? E come? in modo organizzato e continuo o improvviso, discontinuo?
Sono una persona molto organizzata. O meglio, mi sono obbligata a diventarlo per non perdermi ed essere più o meno puntuale con il lavoro.
Di solito scrivo di mattina, quando sono più riposata. Metto un po’ di musica e mi lascio andare. Non scrivo di getto, ma mi faccio trasportare da quello che sento sul momento, da quello che provo… a volte mi basta ascoltare una canzone, o una colonna sonora, per visualizzare una scena.Altre volte ho bisogno di visualizzarla, altre ancora devo viverla. Molte cose che racconto, infatti, traggono ispirazione da esperienze personali, da scampoli di vita vissuta.

▪ Quali strategie hai adottato per promuovere il tuo libro e che tipo di strumenti hai usato – e usi- per proporlo all’attenzione dei tuoi potenziali lettori?
Io sono dell’idea che non ci sia strategia che conti più del passaparola. Se un libro piace e la voce si diffonde nel modo giusto, il gioco è fatto. Personalmente ho sempre volato basso, mi sono proposta a blog e siti per farmi conoscere, ho realizzato materiale promozionale di vario genere, book trailer e quant’altro, ma credo che, oltre a tutto questo, conti anche il modo in cui un autore si presenta ai sui potenziali lettori. Modestia, garbo e rispetto sono le tre parole magiche di cui non faccio mai a meno quando mi presento o quando mi rapporto con qualcuno.

▪ Perché la scelta del self publishing?
Il self publishing è il modo più rapido per raggiungere i lettori. Non sarei onesta se non lo ammettessi.

▪ Progetti per il futuro?
In una parola sola: molti.
Ho in lavorazione il primo volume di una duologiaurban/procedurale, un romantic suspanceautoconclusivo, il secondo capitolo del Lupus Occulta e, tempo permettendo, una piccola sorpresa.
Lo so, è tantissima roba. Io, però, amo scrivere sopra ogni cosa e sapere che ho molto lavoro da potare avanti mi motiva, mi carica e mi spinge a dare il meglio di me.

▪ Tre persone da ringraziare
Sinceramente? Tre sono poche.
Mio marito che mi impagina, rilegge e carica gli e-book con tanta infinita pazienza.
Le amiche (e colleghe) straordinarie e preparatissime che mi sono vicine e su cui posso sempre contare.
La mia onnisciente editor che cura tutto quello che scrivo consigliandomi in modo preciso e bacchettandomi ogni tre righe