Titolo: La danza del ciliegio
Autore: Veronica Variati
Editore: Libromania
Data di pubblicazione: 11 dicembre 2017

Sinossi
Dopo l’ennesimo fidanzamento fallito George Denison Morgan decide di andare il più lontano possibile. Il suo amico Samuel è a Kyoto per lavoro. È una città magica e a modo suo accogliente: decide così di partire subito. Dal primo momento si sente ammaliato e accarezzato da quelle atmosfere così diverse da quelle a lui familiari. Arrivato a Kyoto il suo amico lo porta a teatro ed è qui che per la prima volta vede le geishe, sono creature meravigliose: è quello che pensa subito. Yuki Kato è la protagonista di questo spettacolo e George vuole solo sentire la sua voce, parlarle, afferrare quel fascino sovrannaturale. Ci riuscirà?

Questo romanzo profuma di alberi di ciliegio e colpisce per la delicatezza, per la speranza che trasmette.

Una storia d’amore soffusa di incredibile grazia. Premura e rispetto, notevole impegno e indiscutibile attenzione nel riprodurre la suggestione del Giappone, spazio simbolico-topico-definito-immaginario inesauribile.
Un mondo unico, prezioso e delicatissimo, così difficile da evocare senza farne una rappresentazione esotica e distaccata.
Qui l’atmosfera è fatta di tempi diversi, di silenzi e spazi meditativi, di usi e costumi radicati nei secoli.
L’autrice restituisce questo contesto con la sua limpida silenziosa grazia e il pudore appassionato.

Un’idea originale e ambiziosa, restituire carne e sangue, lacrime e risate a personaggi realmente esistiti. È la sfida più grande: attraversare i decenni per tratteggiare creature vive nel mondo agli albori del conflitto mondiale e delinearle come figure vivide sulla pagina di un romanzo.
Idea vincente, che trae spunto dalla storia vera nella grande Storia. Romanzare una vita, colmare i silenzi, riempire gli spazi del tempo e dell’oblio, il “taciuto” in un’epoca di delicate e repentine trasformazioni.

In scena tuttavia si mettono soprattutto l’immediatezza dei sentimenti, i desideri di giovani protagonisti, bisogni e vizi, meschinità e passioni umanissime. Sempre attuali. In una cornice unica, un contesto che mai come in questo caso condiziona gesti, mentalità, scelte che determinano la vita e i destini dei personaggi di questa storia.

Una protagonista che è una sfida di per sé: una geisha, la geisha.

In un mondo di tradizione e segreti, codici e memoria, case da tè e santuari, rituali e bellezza. Magnifica, scaltra, ambiziosa e ribelle (per quanto possibile). Eppure vulnerabile e ingenua negli affetti

Egli è esattamente tutto ciò che una grande geisha non dovrebbe mai concedersi

Irrequieta, non si rassegna ad una vita che sembra ormai segnata dalle consuetudini sociali (di una realtà così cristallizzata poi) fino ad una sera, fino ad uno sguardo blu ardente -blu come il cielo- durante uno dei suoi spettacoli nel Teatro Kaburenjo, intenta in una danza di primavera

Io: nipote del grande drago della finanza J. P. Morgan, abituato al lusso più estremo, agli agi dei ricevimenti, ai cocktail dell’alta società newyorkese, mi sento ora del tutto impreparato. Non conosco nulla, ma in ogni dove io posi gli occhi è tutto un traboccare di seduzione. Poi vengo come stregato da una visione, ecco la fonte di sì tanto fascino donato a quel costume: il volto della danzatrice. È come se l’intero fascino del Giappone si fosse racchiuso in quel viso a forma di cuore, bianco come il riso, con labbra del colore della dalia rossa. Gli occhi sono neri e rotondi, belli come ciliegie mature. Non so dove e come guardarla, ma subito inizio a desiderarla ardentemente.

Le geisha sono come delle opere d’arte viventi. Una geisha non sarà mai libera. Né il tempo (impietoso) né il denaro (altrui) possono realmente affrancarla.
Nel perpetuarsi lento e continuo della tradizione, durante la trasmissione di questa identità culturale alla sua giovane apprendista, in quel mondo fluttuante, si destreggia tra il desiderio di libertà (a tutti i costi, anche pagando il prezzo salato della sua coscienza in un patto scellerato con un giovane amante), l’emozione profonda e sconosciuta provocata dal virile e generoso americano e il senso di dovere e appartenenza

…bacio la forma della sua bocca rimasta impressa sulla stoffa, non smettendo mai di catturarla con lo sguardo. La sua risata si smorza per lasciare spazio ad un vero e proprio intreccio sensuale di parole non dette…

Abitudini, cultura, lingua, credo, mentalità, ritmi…tutto diverso. Eppure trovano il modo di comunicare, conoscersi e capirsi. Oltre le parole gli sguardi, i sensi

È come se avessimo un linguaggio segreto, un codice tutto nostro che si beffa di lessico e grammatica.
«Probabilmente è per questo tuo essere diversa che quel giorno di primavera, alle Danze del Ciliegio, tu hai sorriso proprio a me». «I tuoi occhi color del cielo mi hanno attratta subito». «I miei occhi ti scoprono danzare anche quando semplicemente metti un piede davanti l’altro. La tua intera persona Oyuki è una danza del ciliegio

Un amore ostinato eppure così fragile, come un germoglio sotto la coltre di neve

…riporrò anche questo segreto in archivio con tutti gli altri misteri che lascerò a fluttuare in questo piccolo mondo celato dietro maschere di cera bianca…
Oyuki significa onorabile neve, e non è un caso se il ventun gennaio millenovecento quattro una danza di neve purifica tutto ciò che eravamo prima di diventare marito e moglie, e ora proteggerà per sempre sotto il suo manto la nostra futura vita insieme.

Seguendo il miraggio di una nuova terra, la terra delle opportunità, nel mondo più “nuovo” che c’è. Una nuova lingua e una nuova vita, inseguendo la libertà.
Paradossalmente questa terra sarà una prigione di pregiudizi e ostilità. Forse il Vecchio mondo, con la romantica ed eccitante Parigi potrà essere la loro casa.
L’amore sembra un soffio, l’attimo perfetto, la fioritura di un ciliegio.
Quel germoglio prezioso e delicato che la neve con la sua grazia lieve e la sua bellezza perfetta, è riuscita a custodire.
Per poco

Epilogo e note dell’autrice sono imperdibili, una vera gemma del romanzo.

Sì anche io immagino Oyuki lì, sotto quel muro parigino.
Spaesata, sradicata, cosmopolita suo malgrado ma forse libera veramente.
Artista vera, che ha fatto della sua vita un’opera d’arte.

Prosa elegante e grande sforzo di ambientazione -puntuale e affascinante- idea originale e ben sviluppata, personaggi ben tratteggiati (anche l’amico Samuel, Sir William, la giovane maiko e le veterane della Okyia, la dimora delle geisha, la famiglia di George).

Il ritmo narrativo risente della -necessaria- moderata lentezza che si addice al contesto in cui è mantenuto il romanzo. Tempo della storia e del racconto restano immobili quasi coincidenti per una buona parte della narrazione, forse qualche accelerazione avrebbe giovato per poi, invece soffermarsi in qualche pausa, per approfondire la fase “americana” e “parigina”.
Una protagonista difficile e sfuggente, che si evolve in modo complesso e traumatico, così avrebbe restituito ancor più le sfaccettature della sua personalità, suscitando maggiore empatia.

D’altro canto resta una luminosa ombra che danza sfuggente come è giusto che sia. Ne afferriamo in parte le emozioni, la drammaticità.

Un amore difficile da narrare. L’amore è sempre la ricerca della felicità, di quel momento perfetto, quasi un hanami, quando fioriscono i ciliegi in un delicato tripudio di bellezza.

D’altronde, 「言わぬが花」-/ iwanu ga hana/

“Non dire è un fiore”

Così ci insegna la cultura giapponese.
“Dire” è il limite delle cose, definirle,
Nel “non detto” e nel silenzio sta il significato più profondo, suggerito e in parte taciuto. Da scoprire e cogliere.
Come l’amore, come un fiore.

Saffron