la maschera rossa 5

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“Venite con me” parole invitanti, peccaminose, da sussurare a occhi dolci e innocenti come il peccato…

Parole sussurate da un uomo irresistibile, nella notte di un altro magico Carnevale, nello struggente splendore decadente del XIX secolo.la maschera rossa2 Una giovane donna si aggira in maschera per le calli affollate, in cui si rincorrono le risate euforiche e impertinenti, nasconde appena il colore caldo dei suoi occhi e la bocca dalle labbra carnose. Una cascata di riccioli castani le circonda il viso restituendo l’immagine di una donna adulta, sensuale e misteriosa. E’ una giovane smarrita, che sta cercando la sua strada, finalmente. Persa in quella città un tempo familiare, dopo una vita trascorsa tra imponenti e rassicuranti mura di un convento, questa orfana, ultimogenita di un nobile decaduto, priva di dote e titolo, emarginata dalla spocchiosa aristocrazia veneziana cammina…

Deve affrontare la città da sola, in una notte magica, lasciarsi alle spalle una vita che non ha scelto, fatta di sacrificio e restrizioni. Cerca se stessa, anela alla libertà. Dietro di lei ha chiuso la porta del convento, davanti a lei si apre la strada per lasciare Venezia e raggiungere i parenti della madre a Padova,unico suo riferimento.

Ma in quella notte un incontro cambia la sua vita: l’innocenza è perduta.11056793_10206275704482633_1813696560_n

Poche parole impertinenti, da una bocca irresistibile, atteggiata in un sorriso invitante e ironico, a malapena nascosta da una maschera in velluto blu scuro che lascia intravedere i lineamenti forti  di Domenico Contarini, erede di una delle famiglie patrizie più antiche e in vista della Serenissima. Un seduttore, amante del gentil sesso e dei piaceri, che non può lasciar andare quella fanciulla dall’aria selvaggia, dagli occhi innocenti in un corpo fatto per il peccato.

Una combinazione terribilmente eccitante, come lo stupore della sua innocenza. Ludovica sente il magnetismo dell’uomo, una forza incredibile e sconosciuta, in lei si agita un tumulto di emozioni ma oltre i dubbi e le paure, il desiderio è più forte. Nessun rimpianto al sorgere del sole. Domenico non può, non vuole resistere.

La baciò sulla spalla nuda e la strinse a sé facendo aderire il corpo caldo e sinuoso di lei contro il suo. Era minuta in confronto a lui e all’apparenza fragile. «Chi sei, maschera rossa?» sussurrò accarezzandola con delicatezza e la sentì mormorare qualcosa nel sonno che però non comprese. Stava sorridendo

L’incantesimo si spezza. Ludovica deve andare, deve seguire la sua strada. Domenico non può e non vuole cambiare.

E così passa il tempo, galantuomo ma crudele per i cuori spezzati, ritroviamo Ludovica a Padova, a Villa Trevisan, ospite sgradita degli zii materni, che l’hanno accolta senza entusiasmo e con la fretta di trovarle una dote per accasarla, possibilmente a uno sgradevole nobile locale. La giovane sente il peso del disappunto, delle convenzioni, è insofferente e amareggiata perché ha rinunciato ai sogni di indipendenza e libertà. All’ idea di sentirsi ancora amata, desiderata. Non può dimenticare, a distanza di un anno, quello sconosciuto con i suoi baci intimi e appassionati, la sua bocca e le sue mani. Così, uno spirito rasseganto e piegato, si prepara al ricevimento organizzato a Villa Trevisan per l’ultima festa di Carnevale della stagione, l’ultima prima del periodo della Quaresima, l’ultima prima delle sue nozze.

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Domenico è distratto, nervoso e sempre meno tollerante ai capricci delle sue amanti. Anche l’uomo si trova a Padova, nella residenza palladiana degli anziani genitori per i festeggiamenti del Carnevale. Irrequieto mastica solitudine, a distanza di tutto quel tempo continua a pensare alla sconosciuta, a quella giovane che gli ha donato se stessa e la sua innocenza, la donna che da quel momento è rimasta costantemente nei suoi pensieri. Deve trovare una moglie entro l’inverno per ragioni di convenienza e opportunismo, ma a dispetto del suo comportamento dissoluto, crede nell’amore.

E poi, complice il destino, galantuomo più del tempo con gli amanti, la sera di Carnevale:

Aveva l’aspetto di un demone oscuro ma Ludovica sentiva che quello sconosciuto le aveva salvato la vita. L’aveva salvata, ancora una volta. «Tu…» sussurrò e non riuscì a dire altro perché l’uomo la baciò. Il suo cuore e il suo corpo riconobbero immediatamente quelle labbra, come se non fosse passato nemmeno un giorno dal loro primo e unico incontro. Lui era lì, chiuse gli occhi lasciandosi trasportare dalle sensazioni che la stavano travolgendo come un’onda. Non era possibile, continuava a ripetersi. Doveva essere un sogno…Gli tolse la maschera carezzandogli il viso. Era come lo ricordava, forse ancora più bello. Qualcosa nel suo sguardo sembrava cambiato. Sembrava più dolce rispetto all’uomo che aveva conosciuto. Ludovica gettò la maschera a terra. Intorno a loro ancora confusione, risate e l’euforia del Carnevale ma Ludovica aveva l’impressione che non ci fosse nessuno se non loro. Il silenzio anziché il delirio della festa. Loro due soli e basta. «Andiamo nella mia stanza, Domenico…»

La magia del Carnevale si ripete ancora una volta.

Mistero e erotismo si intrecciano in questo racconto avvolgente, le pagine scorrono come un fruscio di seta, con un ritmo elegante come seta e broccato. La maschera cela un volto ma svela una anima, l’essenza del Carnevale, a Venezia. Elementi suggestivi in una atmosfera sospesa,nell’aria rarefatta e preziosa della laguna tra cielo e acqua, nell’ incanto di una notte magica in cui tutto è lecito.Si può osare,si può chiedere,si può fingere. O forse le maschere non nascondono,forse ci portano a lasciar emergere quello che realmente siamo? 

Domenico la ammirò in silenzio per alcuni istanti, poi la condusse di fronte a un grande specchio a figura intera dalla cornice dorata. Ludovica chiuse gli occhi, il suo corpo nudo la imbarazzava e aveva timore a guardarsi, ma l’uomo la costrinse ad aprirli.
«Guardatevi. Siete magnifica» le disse e la giovane non poté evitare di osservare la propria immagine riflessa.
No, non poteva essere lei quella donna così discinta, dissoluta, sensuale. Rimase a bocca aperta. Vedere se stessa nuda con indosso la maschera a celarle parzialmente il volto, i capelli folti e ribelli, il corpo snello ma dal seno pieno illuminato dalla luce calda delle candele con l’uomo mascherato e ancora vestito alle sue spalle, era l’immagine più sensuale ed erotica che avesse mai potuto immaginare in vita sua.
La giovane però aveva un desiderio e voleva che lui la accontentasse.
«Toglietevi la maschera» disse.

Brevi tratti ma decisi definiscono la personalità dei protagonisti, restituendo la caratterizzazione perfetta, sebbene concentrata in un racconto breve, della giovane Ludovica finalmente libera di vivere,amare e assaporare il piacere, con la trepidazione e il turbamento, contraddizioni del suo cuore impazzito. E Domenico, impudente,irresistibile e misterioso. Un libertino irrecuperabile? O forse uno spirito irrequieto che cerca l’amore,la passione? In fondo il Carnevale è questo. La realtà che si confonde con la fantasia,laverità con la finzione, desideri inconfessati e sorprendenti.

Nulla di definito
Venezia è questa magia,dove la laguna confonde ogni cosa in una atmosfera di sogno…

 Elegante, sensuale, voluttuoso.

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