Titolo: Levi
Autore: Ivy D. Morgan
Edizione: Self Publishing
Genere: New Adult
Data di pubblicazione: 25/10/2019
Pagine: 254
Formato: Ebook e cartaceo
Prezzo ebook: 2,99 € (disponibile in Kindle Unlimited)
Prezzo cartaceo: 11,00 €
Finale: Autoconclusivo
Narrazione: Presente, 1a persona femminile, 1a persona maschile

Pagina Autrice Ivy D. Morgan

Ero solo uno stupido ragazzino con un’esistenza agiata e piena d’amore quando la morte di mio padre sgretolò ogni mia certezza, costringendomi a scendere a compromessi solo per sopravvivere.
Credevo di poter cambiare il mondo, ma non sapevo a cosa stessi andando incontro, non lo capivo davvero.
Anni dopo, quando pensavo di aver toccato il fondo e di non essere più in grado di risalire dall’abisso, ho incontrato un angelo.
Il suo nome è Hazel.

***

Qualcuno direbbe che sono una solitaria e altri che ho qualche rotella fuori posto, ma nessuno capisce che devo solo combattere ogni istante contro la mia stupida timidezza.
Sono cresciuta senza i miei genitori e da poco ho perso l’unico affetto sincero che abbia mai avuto.
Almeno fino al primo giorno di Università, quando ho conosciuto lui.
Ci avviciniamo, è inevitabile, ma nasconde qualcosa di terribile e costruisce un muro tra noi.
Vorremmo sfiorarci, conoscerci, viverci, ma non possiamo. Non dobbiamo.
Il suo nome è Levi.

ATTENZIONE: Il romanzo tratta contenuti delicati, inoltre contiene scene di violenza e sesso esplicite.

Biografia Autrice

Ivy D. Morgan è lo pseudonimo scelto dall’autrice per pubblicare i suoi libri, Nessun Legame (2018) e Castelli di Sabbia (2019)
Ama la lettura dall’adolescenza, ma ha sempre preferito storie poco romantiche. I suoi autori preferiti, infatti, sono Stephen King, Jeffery Deaver e Patricia Cornwell. Solo da pochi anni ha scoperto la scrittura e, di conseguenza, la lettura del genere Romance nelle sue mille
sfaccettature.
Vive in provincia di Verona con il marito, due figli e un gatto.

Levi.
Bello. Particolare. Era ovvio che non potesse avere un nome comune come Mark o Andrew, non gli sarebbe stato bene, non si sarebbe abbinato ai suoi occhi così particolari, ai capelli spettinati, al carattere estroso. Sì, lo so, sto dicendo un mucchio di fesserie, gli sarebbe stato bene qualunque nome. Ma Levi è perfetto.
Lei si volta e mi guarda in un modo… Non capisco, sono occhi carichi di speranza, di desiderio, occhi che improvvisamente mi annodano lo stomaco. Socchiude le labbra, io vi poso lo sguardo per un istante e subito le mie la imitano.
L’elettricità tra noi è qualcosa di fisico e denso che ci accarezza, ci culla, ci attrae inesorabilmente l’uno verso l’altro.
Cazzo.
Mi avvicino di un soffio, il desiderio si baciarla si fa di colpo insopportabile, ma non posso.
Non posso.
Chiudo gli occhi per spezzare quest’incantesimo che mi attira a lei, mi raddrizzo e lascio andare il respiro che non mi ero accorto di trattenere.
Tutto svanisce in un attimo, una bolla di sapone che, esplodendo, mi sveglia di colpo da un bellissimo sogno. Un senso di confusione mi circonda mentre mi chiedo cosa sia successo.
La sua risposta assurda mi fa sorridere, ma ora ho un altro problema più urgente da risolvere. «Cosa succede?» chiede, allarmata a causa della smorfia di dolore che ho fatto muovendomi. «Devo andare in bagno».
«Tieni». Senza perdere un secondo mi porge una bottiglia di plastica vuota. L’afferro ma non capisco cosa dovrei farci e la guardo confuso. Lei solleva un sopracciglio e, di colpo, la sua idea mi è chiara.
«Stai scherzando».
«Non riesci neppure a girarti nel letto, come fai ad arrivare fino al bagno?»
«Piuttosto striscio, ma non la farò in una bottiglia!» Non so se ridere o piangere per la sua idea, così scosto le coperte e tento di mettere i piedi sul pavimento.
«Oh, merda!» sibilo, quando ogni centimetro del mio corpo urla di dolore.
«Bottiglia?» ripete, piazzandomela davanti agli occhi.
«Neanche morto».
Riesco a mettermi in piedi e a muovere un piede davanti all’altro, non sento troppo male se sto col busto inclinato verso destra e faccio solo piccoli respiri.
«Perché sono in mutande?» chiedo, quando ho già la mano sulla maniglia.

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