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Sinossi

Sicilia 1815
Durante un ballo organizzato in casa Sanchez dal Conte in persona, una giovane ragazza, figlia di un latifondista, incontra il nobiluomo Jonas Sanchez, tornato dopo un lungo periodo trascorso a Madrid. Il visconte è un uomo freddo, arrogante e ha una predilezione per la dominazione. Per evitare di essere diseredato accetta ciò che il padre gli impone: cercare moglie e generare un erede il prima possibile. Come riuscirci? Organizza un piano per ingannare i genitori e raggiungere l’obiettivo. Individuerà una finta moglie, che nell’ intimità della casa dovrà sottomettersi al suo volere e si sbarazzerà di lei dopo che gli avrà dato un figlio maschio. Quando il suo sguardo si posa su Maria il visconte non ha dubbi: è la donna perfetta.

 

 

Un piano crudele, di una mente lucida e perversa

per una giovane innocente ma fiera12081007_1066453926728137_1981153579_n

 

una necessità che si fa desiderio, poi bisogno

e infine…12087395_1066454336728096_51694291_n

un gioco pericoloso, una fantasia inesauribile

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Qualche riflessione (affettuosa)

È un esordio, avventato forse. Appassionato, impulsivo e un po’ precipitoso.

Imprudente la scelta del genere storico, per natura delicato e impegnativo, non solo l’ ambientazione richiede paziente ricerca, ma anche una estrema cura del lessico e continue attenzioni alla credibilità dei personaggi. Il contesto storico-culturale in cui calare i personaggi di una storia è una realtà che condiziona i gesti, i pensieri e le parole di ogni figura. Indiscutibilmente intrigante l’idea di un dominatore nella Sicilia latifondista e borbonica, magari un hidalgo arrogante e magnetico, ma sarebbe originale e accattivante rivedere il personaggio (la ”categoria dominatore“ non è solo Mr. Grey) rendendogli giustizia, rivestendolo di modi e di atteggiamenti tipici di quella mentalità. Un consiglio all’autrice, così potrebbe dar vita a un protagonista veramente irresistibile! Basterebbe cogliere altre sfumature…non solo le 50 grigiastre, ci sono illustri esempi nella letteratura di dominatori leggendari, anche la fantasia e le perversioni sono condizionate dal periodo storico, mi permetto di suggerire di rendere ancora più affascinante il suo protagonista immaginandolo come parte della realtà a lui contemporanea e quindi facendolo diventare un uomo del suo tempo, ancor più nello splendido contesto da lei scelto. C’è tanto potenziale da sviluppare, una terra con arcaismi e contraddizioni, tradizioni e codici d’onore, retaggi feudali e storia millenaria. In paesaggi da mozzare il fiato. Così come per la protagonista e i secondari che potrebbero rivelare notevoli sviluppi nella trama.

Maldestro il taglio adottato perché ne risulta un interessante ibrido tra racconto e romanzo ma ogni soluzione narrativa ha delle caratteristiche che forse dovrebbero essere approfondite (brevità e incisività per il racconto-ampiezza e svolgimento lineare della trama per il romanzo). Si suggerisce all’autrice di scegliere una formula, prima di tentare di sperimentare nuove forme dello scrivere, magari cimentandosi in un racconto per esercitarsi nel mantenere il ritmo sostenuto e poi tornare al romanzo che consente di approfondire tematiche diverse, sviluppare la caratterizzazione psicologica più lentamente, in un intreccio più complesso e articolato. Ci sono delle buone intuizioni, l’idea c’è, ma la trama ha bisogno di un uno svolgimento più coerente che sicuramente una migliore organizzazione nella fase creativa potrebbe favorire.

Sanguigno e appassionato lo “stile” (acerbo sicuramente), come un vulcano, perché si avverte un’autentica urgenza di esprimere e comunicare, sicuramente l’aspetto più interessante del testo. Come una promessa che deve essere mantenuta, riprendendo magari lo scritto e disciplinando la fase di stesura con un’organizzazione più efficace, ordinata,metodica. La familiarità con forme linguistiche vernacolari potrebbe essere un patrimonio incredibile, che l’autrice già ha intuito in modo intelligente (Non poteva dire alla sua tata, che la conosceva da quando era in fasce, che un uomo si era preso troppe libertà con la sua nica, come la chiamava affettuosamente in dialetto siciliano).

Un testo è un prodotto letterario, il risultato di un’esigenza creativa e della volontà dell’autore di esprimersi, ma diventa patrimonio del destinatario e proprietà del lettore che paga per riceverlo. Deve avere la dignità di un prodotto compiuto, coerente nella forma e nel contenuto, altrimenti resta un manoscritto nascosto nel cassetto dei sogni, tra i diari segreti. È un invito affettuoso all’autrice, a non bruciare le tappe (il pericolo,più grande del self-publishing) ma a crescere e migliorare, per valorizzare il suo potenziale. Aspetto il suo prossimo lavoro e sono certa che sarà una piacevole sorpresa.