Care Dame di Harem, Il libro di cui vi parlo oggi è “Madness” di Mary Lin, primo libro della “Vipers Series” uscito il 7 febbraio scorso sui principali store online. Siete pronte a fare un viaggio all’insegna della follia, come suggerisce il titolo, e dell’oscurità? Seguitemi!

Titolo:Madness

Autrice:Mary Lin

Self Publishing

Genere:Contemporary romance con sfumature dark

Serie:Vipers#1

SINOSSI

Reel: un uomo e il suo inferno.
La sua instabilità emotiva e le sue reazioni estreme gli hanno fatto perdere il club di cui era il vice e la donna che amava, e ora lotta costantemente coi demoni che gli sconvolgono la mente, aggrappato alla vita, soltanto grazie alla brama di vendetta.

Avery: una ragazza e la sua solitudine.
Dopo un’esistenza completamente dedicata agli altri e mai a sé, la sua determinazione e la sua volontà la conducono alla ricerca dell’unico familiare che le è rimasto, il solo col quale può condividere la sua tristezza e la sua frustrazione.

Reel e Avery, tenebra e luce, assieme lotteranno per tornare a vivere, superando il confine tra giusto e sbagliato, tra sano e malato.
E questa è la loro follia.

Recensione

Ho finito questa lettura qualche giorno fa e mi sono presa del tempo per riflettere e per mettere in ordine i miei pensieri prima di accingermi a scrivere. Non farò tanti giri di parole, questo romanzo non è alla portata di tutti. È un romanzo estremamente complesso sia per i temi trattati sia per come è stato costruito. Un romanzo che indubbiamente è in grado di lasciare il segno.

Non giudicare sbagliato ciò che non conosci, cogli l’occasione per comprendere.” Pablo Picasso

Questo romanzo mi ha incuriosito fin dal prologo. Un prologo che mi ha ricordato il flusso di coscienza dell’Ulisse di Joyce, non tanto per la tecnica stilistica, ma per il fatto che è un monologo interiore che ripercorre ricordi, percezioni e sensazioni.

“Tradito, ti ha tradito, continuano a tradirti tutti, continui a essere tradito, tradito, tradito. E i tuoi nemici ridono di te, ballano sulla tua tomba.”

Reel, l’essenza dei Vipers, non ha più nulla. È un personaggio molto articolato e intricato. Tramite i flashback disseminati abilmente dall’autrice nella stesura, capiremo che la sua personalità disturbata è dovuta in buona parte dal suo passato. Ha trascorso un’infanzia in cui è stato ignorato, maltrattato, abusato senza contare che è stato tradito dall’unica donna a cui si sia aperto. Le bugie, il tradimento sono come tarli che rodono a poco a poco il cervello e questo fa sì che il suo equilibrio psichico sia molto labile.

Avery, la protagonista femminile. Una ragazza di 20 anni, abituata ad una vita ordinaria, catapultata nel mondo dei bikers all’improvviso.

“O forse è soltanto colpa dell’aura che emana l’uomo di fronte a me, che continua a fissarmi come una statua di cera inespressiva. Inespressiva, certo: ma il luccichio, quel dannato luccichio predatorio nei suoi occhi l’ho scorto eccome. Posso continuare pure a fingere di non capire. Posso continuare a indossare una maschera di controllata indifferenza, ma tutto di lui mi grida di stargli alla larga.”

Dovrebbe stargli alla larga, ma non ci riesce. Complice la location in cui sono costretti a vivere in una sorta di convivenza forzata, sono obbligati ad interagire. Avery, benché sia intimorita, ne è innegabilmente attratta. Reel incarna tutte le caratteristiche del Club che rappresenta: ipnotizza, incanta, si insinua nella mente di Avery, è strisciante, pericoloso. Dall’altra parte, tutti gli equilibri di Reel sono scardinati. Avery lo sfida, lo provoca, lo porta al limite. E Reel si diverte a sconvolgerla, a stupirla, è incuriosito da questo scricciolo tanto da dissezionarla quasi in ogni parte. “Con Avery ho tutti i sensi stuzzicati, ed è una sensazione che non provavo da tempo.”

Man mano che la loro conoscenza procede, assistiamo a un cambiamento di Avery. Cambiamento psichico, soprattutto. Questo romanzo è basato molto sulla psicologia. Avery inizia a interrogarsi su ciò che è bene e su ciò che è male, su ciò che è giusto e sbagliato. È come se venisse assorbita e inglobata dalla follia che suscita una personalità magnetica come Reel.

“Non voglio un uomo che si trincera dietro a un muro d’odio e spara a zero su tutto ciò che lo circonda. Niente prese di potere, come fosse il Dio di questo mondo e anche di quelli vicini. Non voglio un uomo soffocato da una nube tetra di orrori. Non voglio un delinquente, un uomo tanto contorto”

“Non lo voglio… ma lo penso. È come un ticchettio continuo e logorante che penetra per forza di cose. Dapprima è fastidioso, ma poi… ti ci abitui.”

Quello che si sta formando è un amore malato, una storia di ossessione sensuale. Reel, oltre ad essere disturbato, ha tendenze dominanti. Gode nell’incutere terrore, ama piegare la sua donna alle sue volontà, è violento, irruento, animalesco.

“Mi straccia l’anima. Mi straccia il cuore. Mi straccia la carne”

“Lo guardo. Mi guarda. Come un padrone guarda la sua vittima. Come un predatore guarda la sua preda. Come il giudice guarda il colpevole. E io ho peccato. Ho peccato di ingenuità. Ho peccato di premura nei confronti di un’anima persa. Ho peccato ad essermi infatuata di un mostro. Ho peccato e il mio peccato mi ferisce.”

Ho scelto volutamente estratti che non urtino la sensibilità delle lettrici non amanti del genere. Chi vuole affrontare questo genere di lettura sappia che si troverà di fronte a scene crude, prive di fronzoli, con un forte impatto. Non voglio più parlarvi della trama, ma di ciò che penso di questo romanzo. Come vi ho già detto non è una lettura leggera per diversi motivi. Credo che l’autrice abbia avuto molto coraggio nello scrivere un romanzo di questo tipo. Non c’è nulla di politicamente corretto, è un libro con temi non comuni e molto forti, torbidi. Oserei dire scomodo. Regna l’oscurità, sia nell’ambientazione claustrofobica che acuisce e contribuisce a rendere il tutto più realistico con un’atmosfera ombrosa, sia nelle dinamiche per i personaggi, con una particolare attenzione alla costruzione della psicologia. Mi complimento con l’autrice perché da ogni pagina si evince il grande lavoro e studio che ci sta dietro. Spicca in modo prepotente tutto ciò che attiene all’irrazionale. Reel è affetto da un disturbo della personalità con la presenza esasperata e rigida di alcune caratteristiche, come ad esempio i tagli che si autoinfligge. Si è costruito un mondo tutto suo, un proprio modo di interagire, percepisce e pensa ciò che gli accade intorno in modo quasi distorto. Ha una marcata impulsività, una forte instabilità nelle relazioni sia con se stesso sia con gli altri. Chi stabilisce cosa sia la normalità? Non si può fuggire da ciò che si ha dentro, non si può essere imbrigliati. Quello di Reel e Avery è un viaggio nella follia, in una follia lucida perché sono consapevoli di ciò che sono, una follia che crea dipendenza. È amore il loro? Sì, nel senso non convenzionale del termine, ma lo è. È un tipo di amore che ti incasina la testa, che fa cambiare idea mille volte, ma non se ne può fare a meno. Un mondo fatto di mille sfumature, un mondo tutto loro in cui si tengono testa, si scannano senza risparmiarsi, si distruggono, diventano pazzi fino ad odiarsi per poi guardarsi con quel tipico luccichio negli occhi.

Ho particolarmente apprezzato uno dei capitoli finali in cui tutti i nodi vengono al pettine. Avery, pur arrabbiandosi, pur stentando a credere a ciò che è successo, capisce che ha accettato Reel per quello che è. Per Reel, Avery rappresenta la luce nel suo mondo di tenebre, la sua normalità, il calore, la famiglia. E scoprirete anche la sua dolcezza. A modo suo, ma ce l’ha.

L’autrice ha fatto un ottimo lavoro nel costruire questi personaggi. Si vengono incontro, ma rimangono se stessi fino alla fine senza snaturarsi e proprio per questo risultano essere coerenti, pertinenti, credibili e realistici. La narrazione è eccelsa, tecnicamente impeccabile, non c’è un refuso. Ma soprattutto ha il pregio di scavare fino in fondo, di eviscerare, affonda là dove fa più male. Tutto ci viene consegnato in modo approfondito, accurato, sia per quanto riguarda la scelta del lessico sia per la costruzione della frase. È riuscita a tradurre in parole ogni comportamento, ogni stato d’animo e ogni emozione. Concludo in maniera inusuale motivando il voto che ho deciso di dare. L’autrice ha confezionato un libro praticamente perfetto per tecnica, stile, storia, coerenza, credibilità. Motivo per cui sarebbe un cinque, ma non sarei completamente onesta e spiego il motivo. Sono abituata a leggere dark romance, amo questo genere. Non ho pregiudizi e leggo sempre con la mente aperta, per cui ho abbastanza pelo sullo stomaco. Pur avendo compreso ogni passaggio del romanzo razionalmente, pur sapendo che sono corrette e coerenti con la storia, devo dire che in un paio di scene ho tirato il fiato per quanto sono forti. Ripeto e ci tengo a dire che si tratta di un mero mio gusto personale, che non toglie nulla alla bellezza di questa storia, non me ne voglia l’autrice. Anzi. Le faccio i miei più sinceri complimenti per il coraggio che ha avuto nel pubblicare questo romanzo e per l’ottimo lavoro svolto.

Alla prossima, Francesca

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