11088685_1651587688395860_988843288_nAncora stentavo a crederci.

Dopo mesi e mesi avevo fatto sesso.

Per di più con uno sconosciuto, un uomo che mai avevo incontrato e di cui nemmeno sapevo il nome.

E il bello era che la cosa mi eccitava.

Se ripensavo al nostro incontro, subito il desiderio si riaccendeva in me, brutale e travolgente.

 << Neva, ci sei? >>

La voce di Ginger –la mia migliore amica- mi riportò alla realtà.

<< Eh? Ah, sì. Sì, scusa. Dicevi? >> Domandai accennando un sorriso di scuse.

<< Ma si può sapere a cosa stai pensando? >> Sbottò irritata spegnendo la sigaretta nel posacenere.

Attesi qualche istante prima di parlare.

<< Ho fatto sesso. >> Mormorai con la voce e le mani che tremavano.

<< Cosa, cosa, cosa?! >> Esclamò incredula.

<< Ho fatto sesso. >> Ripetei guardandola, questa volta.

<< Con chi? Come si chiama? Dove? Come? Quando? Perché? >> Incalzò la mia migliore amica avida di sapere.

Sbuffai.

Come potevo rispondere a tutte quelle domande? Come si chiamava e perché, soprattutto.

<< Negli spogliatoi del Naked. L’altra notte, subito dopo il mio spettacolo. >> Risposi senza guardarla, mordicchiandomi l’interno della guancia.

<< Sul luogo di lavoro? E Don non ha detto niente? >> Esclamò incredula.

Mi strinsi nelle spalle.

Chissà se Don ne era venuto a conoscenza, se sapeva ciò ch’era accaduto tra me e L’Uomo Del Mistero.

<< No, non ha detto niente. >> Borbottai passandomi la mano tra i capelli.

E come avrebbe potuto? Ero sicura che Lo Sconosciuto avesse pagato fior fiori di quattrini per vedermi: la mancia da cinquecento dollari che Don m’aveva dato ne era la dimostrazione palese.

Egli aveva pagato per vedermi e io mi ero lasciata andare, finendo con il fare sesso con lui che aveva pagato. Questo faceva di me una prostituta?

Non m’interessava molto, ad onor del vero: tutto ciò che sapevo era che la sua “minaccia” mi eccitava e non vedevo l’ora di incontrarlo nuovamente.

<< Mah. Comunque, chi è questo? Lo conosco, mh? >>

<< No, Ginger. Non lo conosco nemmeno io. >>

<< Ma ci hai fatto sesso! >> Obiettò.

<< E con questo? Non per forza devi conoscere la persona con cui fai sesso. >> Dissi inarcando un sopracciglio.

<< Sai almeno il suo nome? >>

Roteai gli occhi al cielo e scossi il capo.

<< Non sai neanche il suo nome! >> Esclamò scioccata Ginger.

<< No, non lo so! Va bene? >> Sbottai sbuffando. << E se proprio lo vuoi sapere, non vedo l’ora di incontrarlo di nuovo. >>

<< E cosa ti fa credere che lo rincontrerai? >>

<< Perché me l’ha detto lui. >>

<< E tu credi a uno sconosciuto? >>

Feci per dire qualcosa, per dire che ci credevo, quando il mio smartphone cominciò a squillare.

Mi alzai dal letto e andai alla mia borsa. Presi il cellulare e risposi.

<< Pronto? >>

<< Ciao, Neva. >> Disse la voce dello sconosciuto.11096898_1651587498395879_585238302_n

Subito un brivido percorse tutto il mio corpo: era incredibile l’effetto che mi faceva.

<< Ciao. >> Mormorai dopo qualche istante mentre Ginger mi guardava con fare inquisitorio.

<< Di’ alla tua amica che devi uscire. Sono fuori casa tua. Voglio averti ora. >>

<< Ora? >> Inarcai un sopracciglio, come se mi potesse vedere.

<< Sì. Ora. >> Sottolineò l’ultima parola. << E non ammetto repliche. >>

E così dicendo, chiuse la conversazione.

Guardai stranita il mio cellulare e scossi il capo, poi lo posai sul comodino. Non mi sarei fatta vedere per niente al mondo, assolutamente! Non poteva trattarmi così: non ero la sua schiava sessuale. Mi voleva? Bene: avrebbe aspettato, questa volta. E se non lo avessi più rivisto… beh, tanto peggio per lui.

Peccato, però, che al sol pensiero il mio stomaco si contrasse.

<< Chi era al telefono? >> Domandò Ginger.

<< Nessuno. >> Risposi rapidamente –fin troppo-.

<< Gli hai lasciato il tuo numero? >> Chiese sconcertata.

<< No. >> Dissi sincera.

<< Allora come fa ad averlo? >>

<< Non lo so, va bene?! >> Scoppiai nervosamente.

Se da una parte trovavo tutto questo eccitante, dall’altra mi faceva un po’ paura. Ogni giorno –ormai- si parlava di stalker e di vittime di questi malati: che fosse uno di quei soggetti?

<< Non è che è un maniaco? >>

<< Ma per favore! >> Feci una smorfia e feci schioccare la lingua: ma come si permetteva di dire quelle cose su una persona che non conosceva né aveva mai visto?

<< Non sai niente di lui, Neva! >>

<< Se è per questo, nemmeno tu. >> Sibilai afferrando la mia borsa. << E ora scusa tanto, ma vado al lavoro. Ci vediamo stanotte. >>

Non le lasciai il tempo di ribattere, che uscii dalla stanza. Non presi nemmeno le chiavi, abbandonai la villetta in fretta e furia.

 *****

Camminavo da ormai una decina di minuti, quando una macchina mi si affiancò: subito sentii una stretta allo stomaco e –istintivamente- affrettai il passo.

Udii il finestrino abbassarsi e pochi attimi dopo una voce roca, profonda e sensuale giunse alle mie orecchie.

<< Sali in macchina, Neva. >> Mi ordinò L’Uomo del Mistero.

<< E tu come diavolo fai a sapere che sono qui?! >> Sbottai. << Mi stavi seguendo? Sei per caso uno stalker? >> Domandai indispettita.

<< Ti ho detto di salire. Ora. >> Intimò perentorio.

Ed io sentii una fitta d’eccitazione al basso ventre: non m’era mai capitato d’essere trattata in quel modo e tanto meno di trovarlo così eccitante.

Sbuffai e scossi il capo, poi aspettai che fermasse la macchina e salii.

<< Brava, Neva. >> Si complimentò. << Allacciati la cintura. >>

<< Non ho bisogno che tu me lo dica. >> Sibilai eseguendo l’ordine.

<< Tieni a freno la lingua. Oppure usala per succhiarmelo. >>

<< Che cosa vuoi? >> Domandai incrociando le braccia e guardandolo.

Dio, se era bello!

Deglutii a fatica e trattenni il respiro, per poi sobbalzare quando sentii la sua mano sulla mia coscia.

<< Voglio toccarti. E voglio che me lo succhi. E’ chiaro? >>

<< E cosa ti fa pensare che io accetti una tale condizione? >>

<< Perché lo vuoi quanto lo voglio io. Non vedi l’ora di sentire le mie mani su di te. Vorresti sentire la mia lingua su di te. Vorresti essere presa da me, subito. >>

Mentre parlava, trattenni il respiro, conscia del fatto che tutto ciò che stava dicendo era la sacrosanta verità: lo desideravo con tutta me stessa e non riuscivo a capacitarmene.

Probabilmente ero solo impazzita o forse era l’astinenza da sesso a parlare per me: per mesi e mesi non avevo avuto alcun rapporto, lui mi aveva dato un assaggio ed ora ero affamata. Un po’ come quando si mostra l’osso a un cane e questi comincia a salivare affamato.

<< Non dire stronzate! Non m’interessa essere trattata in questo modo. >>

Rapido fece scivolare la mano verso il mio interno coscia, lasciato nudo dalla mini gonna che avevo indosso, e risalì fino al mio perizoma strappandomi un lieve gemito.naked 3

<< Questo tuo gemito e il fatto che tu sia bagnata dicono tutto il contrario. >> Disse con un ghigno soddisfatto.

Mi morsicai l’interno della guancia e guardai fuori dal finestrino, notando ch’eravamo arrivati al Naked –il locale di spogliarelli dove lavoravo- e che stava parcheggiando sotto un albero.

<< Io devo andare al lavoro. >> Mormorai slacciandomi la cintura di sicurezza.

<< Ho detto a Don che saresti arrivata tardi. >> Mormorò iniziando a muovere le dita contro il mio perizoma. << Avvisa la tua amica: stanotte rientrerai tardi. >>

<< C-cosa? P-perché? >> Domandai col respiro lievemente più rapido.

<< Perché quando avrai finito di lavorare, inizierò io con te. >> Sussurrò scostando il perizoma e sfiorandomi le grandi labbra con la punta di indice  e medio. << Ti scoperò fino a sfinirti. >>

Lasciò scivolare due dita in me e io non potei fare altro che inarcare la schiena e lasciarmi sfuggire un pesante gemito, andando a premere il palmo della mano destra contro il finestrino e dischiudendo le gambe.

<< E… >> Mi schiarii la voce. << E se non volessi? >> Domandai.

<< Ti stai bagnando sempre più a queste mie parole. >> Mormorò facendo affondare le due dita in me, fino alle nocche, mentre con la mano libera si slacciava la cinta, sbottonava i jeans e li scostava assieme ai boxer.

Abbassai lo sguardo e vidi la sua erezione che svettava. Trattenni il fiato e subito sentii il desiderio di prenderlo tra le labbra mentre la mia intimità rispondeva a quelle provocazioni visive bagnandosi sempre più.

<< Succhiamelo. Ora. >> Mi ordinò appoggiando la nuca al poggiatesta del sedile inspirando profondamente e muovendo lentamente le dita in me, strappandomi piccoli gemiti.

<< S-sì. >> Sussurrai.

Guardai il suo membro ancora per qualche istante, poi mi piegai su di lui -in modo tale che le sue dita potessero continuare a muoversi in me- e posai la mano sulla sua voglia, iniziando a muoverla su di lui: non  ricordavo fosse così grosso e possente.

<< Succhia. >> Sussurrò impaziente spingendo il bacino in direzione della mia bocca, muovendo più rapidamente le dita in me.

Ansimai e gemetti, poi presi la sua eccitazione tra le mie labbra e iniziai a muovere il capo: lo sentii crescere ancora tra le mie labbra e un potente gemito godurioso uscì dalle sue labbra. Lo feci scivolare totalmente nella mia bocca, fino a sentire contro le mie labbra la sua pelle, sentendolo fino in gola.

Rimasi in quella posizione qualche istante, poi iniziai a muovermi, gemendo e venendo stimolata dalle sue dita.

<< Sì, così, Neva. Così. >> Gemette ancora.

Eccitata ed incitata dai suoni che la sua bocca emetteva, aumentai la velocità dei miei movimenti, muovendo anche il bacino contro la sua mano. Senza rendermene conto, iniziai a tremare per l’eccitazione e lui se ne rese conto.

<< Stai per venire, Neva. Lo sento. Lo sento. >>

Annuii e contrassi la mia intimità stringendomi attorno alle sue dita. Portai una mano al volante e lo strinsi mentre l’altra la portai al suo polso. Mossi sempre più velocemente il bacino mentre stilettate di piacere m’invadevano e scuotevano il mio corpo.

<< Sì. Sì. Sì! >> Esclamò L’Uomo Del Mistero.

Mi afferrò il capo e iniziò a imitare l’atto sessuale, muovendo molto rapidamente il bacino.

Roteai gli occhi verso l’interno del cranio e con un gemito più forte iniziai a venire: questo lo eccitò e in pochi attimi sentii il suo liquido caldo nella mia bocca, cosa che mi provocò dell’altro piacere.

Quando entrambe le nostre voglie si furono placate, egli estrasse le dita dal mio corpo ed io mi scostai. Mi misi seduta e mi pulii la bocca con la lingua, rendendomi conto che lo desideravo ancora, che volevo mi facesse sua.

Feci per parlare, ma lui mi sovrastò.

<< Ti guarderò lavorare. Tu non mi vedrai, ma io sì. E voglio che –mentre balli- pensi a me. Poi –quando uscirai da qui- andremo in un albergo e ti spoglierai per me. Intesi? >>

Un altro fremito percorse il mio corpo ed io non feci altro che annuire: che diavolo mi stava succedendo? Quell’uomo mi stava soggiogando.

<< Ora scendi dall’auto. >>

Sospirai, poi eseguii l’ordine. Mi sistemai il perizoma e la gonna e –senza voltarmi- mi avviai verso il Naked, conscia del fatto che lui mi stesse guardando.

Ancora non sapevo il suo nome.

Eppure –quell’uomo- mi aveva in suo completo potere.

Non potevo fare a meno di pensare a ciò che m’aspettava una volta finito di lavorare.

Elisa Liliana Locatelli

to be continued…