Ero bella. Molto bella. E questo andava tutto a mio vantaggio, in ogni occasione, specie quando dovetti trovare lavoro perché Thomas ci lasciò: avevo diciotto anni, un figlio di due ed ero disoccupata.11106490_1651587685062527_698892120_n

“E’ uno sciagurato, vi lascerà! E tu rimarrai in braghe di tela! Non venire a piangere da me, quando succederà!” Queste furono le belle parole che mia madre mi riservò quando le dissi –all’età di sedici anni- ch’ero rimasta incinta di Thomas Santori.

Voleva che abortissi, ma io non lo avrei mai potuto fare. Fu così che abbandonai il nido familiare e mi trasferii con lui. Peccato che mia madre avesse ragione: la vita coniugale non si confaceva a Thomas ed egli lasciò me e Paul.

Fatto sta, che trovai lavoro in un locale di spogliarelli, lavoro che veniva pagato pure bene. Lasciavo Paul con la mia migliore amica la sera e andavo a lavorare, esibendomi per mariti repressi, vecchi porci e adolescenti allupati dai documenti falsi.

Dopotutto, la mia vita non era così male: avevo un figlio che adoravo, un buon lavoro e una famiglia fatta di amici.

<< Neva! Sei in ritardo! >>

<< Sì, scusa Don. >> Borbottai affrettandomi a testa bassa, entrando subito negli spogliatoi di noi ragazze.

<< E’ la seconda volta in una settimana! >> Mi ricordò il mio capo, le braccia incrociate al petto, fermo sulla soglia dello spogliatoio.

<< Non è colpa mia, la mia migliore amica è uscita tardi dal lavoro e… >> Iniziai a spiegare mentre mi spogliavo, incurante del fatto che l’uomo mi stesse guardando.

<< Non m’importa un fico secco delle tue scuse, chiaro? Arriva ancora una volta in ritardo e sei licenziata. Ho dovuto mandare sul palco quella menomata di Helena! >> << Scusa, Don. Non capiterà più, davvero. >> Mormorai seriamente dispiaciuta mentre indossavo il mio completo “da lavoro”.

<< Sì, va bene, va bene! >> Esclamò burbero. Sorrisi e capii che Don aveva già dimenticato tutto. Mi avvicinai a lui e gli baciai la guancia.

<< Ora fila sul palco. E vedi di muovere quel tuo bel culetto. >> Disse dandomi una lieve e scherzosa pacca sul fondoschiena.

<< Agli ordini, capo! >> Esclamai scoppiando a ridere. Quando rientrai negli spogliatoi, Don era ancora lì.

<< Ottimo lavoro Neva. Mi hai quasi fatto eccitare. >>

<< Togli il quasi, Don: lo vedo il rigonfiamento nei tuoi pantaloni. >> Dissi con un ghigno divertito.

<< Maledizione a te e alla tua consapevolezza d’esser bella. >> Imprecò scuotendo il capo, per poi uscire dalla stanza. Presi i soldi che tutti gli “ospiti” avevano infilato nel mio perizoma nero, indossai la vestaglia, mi sedetti al mio specchio e posai i soldi sulla scrivania.11088685_1651587688395860_988843288_n

Mi misi a fischiettare una nenia e contai i soldi che avevo guadagnato, quando Don tornò.

<< Neva: hai visite. >>

Mi voltai e davanti a me vidi un uomo sulla trentina, davvero bello: capelli tagliati abbastanza corti, neri –un taglio in stile anni cinquanta- mascella leggermente pronunciata e occhi di ghiaccio. Per i Fondatori di Hogwarts: era l’uomo più bello ch’avessi mai incontrato. << Vi lascio soli.>> Disse Don uscendo rapidamente dagli spogliatoi.

<< Ti ho vista ballare. >> Nessun saluto, nessuna presentazione: così iniziò a parlare l’uomo del “mistero”.11096898_1651587498395879_585238302_n

<<Lo immaginavo. E come mai –di grazia- ora sei qui?>>Domandai incrociando le braccia sotto il seno.

<< Perché ti voglio. >> Rispose con disarmante sincerità.

Inarcai un sopracciglio: era maledettamente eccitante, la cosa. Non era il primo che mi parlava così, né sarebbe stato l’ultimo, ma detto da lui, con quel tono sensuale, da dominatore, mi mandò su di giri e non potei fare a meno di immaginarlo già nudo.

<< E chi ti dice che io ti voglia? >>

<< Mi vorrai. E io ti avrò. >> Disse avvicinandomisi. Mi guardò dall’alto –era parecchio più alto di me- e posò le mani sulle mie spalle. Le accarezzò qualche istante, poi passò la lingua sulle labbra ed io ebbi l’irrefrenabile desiderio di assaporarla, di sentirla su di me. << Balli bene, Neva. >> Sussurrò facendo scivolare le mani sul mio collo, iniziando ad accarezzarlo.<< E hai un bel corpo. >>

<< Se non ballassi bene né avessi un bel corpo non potrei certo fare questo lavoro. >> Ribattei guardandolo dritto negli occhi, seduta sul mio sgabello. Quell’uomo aveva un fascino animalesco, provavo un’attrazione incredibile per lui. E no, non era colpo di fulmine, non era amore, non provavo proprio niente di tutto ciò: era voglia di farmi possedere, desiderio puro e animalesco.

<< Succhiamelo. >> Mi ordinò improvvisamente con la voce arrochita.

<< Cosa ti fa credere che lo voglia fare? >>

<< La luce che vedo nei tuoi occhi. Che è la stessa che puoi notare nei miei, Neva. >> Maledizione a me, maledizione a lui. Feci un respiro profondo e mi alzai dallo sgabello. Guardandolo negli occhi, iniziai ad allentare la cinta della vestaglia, ma subito mi fermò con le sue grandi mani. << Faccio io. >> Inarcai un sopracciglio, poi lentamente annuii. Le sue dita armeggiarono col nodo e lo allentarono, fino a scioglierlo. Aspettò qualche istante, infine mi fece scivolare giù dalle spalle la vestaglia. Osservò il mio corpo e vidi un lampo d’eccitazione attraversargli gli occhi. Portò la sua mano sinistra al mio perizoma e subito la fece scivolare verso il basso. Sobbalzai a quel gesto e istintivamente mi aggrappai alle sue possenti spalle. << Sei bagnata. E ancora non ti ho fatto niente. Sapevo che lo volevi. Lo vuoi quanto me. >> Sussurrò muovendo piano la mano contro la mia intimità coperta solo dal perizoma. Non riuscii a trovare obiezioni, così rimasi zitta. Fece un passo indietro e mi guardò da capo a piedi, per poi sbottonarsi i pantaloni eleganti –che sicuramente erano firmati- e abbassare la zip. Con un unico gesto, gli indumenti vennero calati. << Succhiamelo. >> Ordinò nuovamente. Trattenni il respiro e abbassai lo sguardo, rendendomi conto che la sua erezione era enorme, proporzionata col resto del corpo. Allungai la mano e lo sfiorai con la punta delle dita, rapita, poi mi inginocchiai di fronte a lui e deglutii. Era giusto ciò che stavo facendo? Dopotutto non lo conoscevo neanche, non sapevo il suo nome, non sapevo niente di niente –tranne che doveva essere un amico di Don, sennò mai avrebbe avuto accesso agli spogliatoi di noi ragazze-. << Succhiamelo. >> Ripeté prendendomi il capo tra le mani. 11117754_1651587521729210_842598819_nL’ennesimo brivido percorse il mio corpo e quella sua presa salda tra i miei capelli cancellò tutte le mie insicurezze e le mie domande: per Dio, si vive una volta sola! Lo guardai in viso e lessi lo stesso desiderio che si poteva leggere sul mio. Dischiusi le labbra, le posai sulla sommità del suo membro e iniziai a muovere la mano su di lui, scoprendo così il glande. Passai la lingua su di esso e sentii l’uomo gemere sotto le mie attenzioni. Incitata da quei suoni ch’erano musica per le mie orecchie, feci affondare la sua punta nella mia bocca mentre la mano continuava a muoversi, dapprima lentamente, poi sempre più velocemente. Lo feci scivolare sempre più, finché fui costretta ad allontanare la mano e lui mi prese il capo iniziando a farmelo muovere lentamente, muovendo il bacino come ad imitare l’atto sessuale, gemendo e affondando sempre più nella mia bocca. << Sì, così. Succhia così. Brava, Neva. Brava. >> Ansimò. Per mio conto, non potei far altro che portare una mano ai suoi testicoli e iniziare a massaggiarli mentre feci scivolare la destra alla mia intimità e iniziai a toccarmi da sopra il perizoma. << Cazzo, sì. Cazzo. >> Gemette stringendo la presa sui miei capelli, facendomi muovere il capo ancora più velocemente. Continuai a massaggiare i suoi testicoli con la mano, per poi gemere rumorosamente quando affondò il suo membro nella mia bocca. Roteai gli occhi verso l’interno del cranio, sempre più eccitata e bagnata, fin quando non mi sollevò di peso. Mi portò alla scrivania e mi fece sedere su di essa, poi mi privò del perizoma. S’inginocchiò di fronte a me e iniziò a baciarmi le cosce, risalendo con le labbra fino a raggiungere il mio punto più sensibile: mi coprii la bocca con una mano per non urlare. Per Dio, era da troppo tempo che non facevo sesso e lui –questo sconosciuto così dispotico, arrogante ed eccitante- mi stava stuzzicando nei miei punti più delicati, strappandomi gemiti e mezze urla. Lo sentii armeggiare con qualcosa e poco dopo si tirò in piedi. Mi divaricò le cosce con le mani, poi prese il proprio membro e si portò tra le mie grandi labbra.

<< Non posso. >> Mormorai nonostante la mia eccitazione.

<< Perché? Il tuo fisico dice il contrario: sei bagnata. >>

<< Non prendo la pillola né ho dei preservativi… >> Iniziai.

<< Abbassa lo sguardo. >> Ordinò. Lo guardai titubante qualche istante, poi feci come m’aveva detto. Mi prese la mano e me la fece portare al suo membro: aveva indossato un preservativo. Tirai un sospiro di sollievo e tornai a guardarlo. Lentamente iniziai a muovere il bacino e lo feci scivolare in me. Spalancai gli occhi e portai entrambe le mani alle sue spalle, ancorandomi ad esse e trattenendo il respiro: era davvero enorme. Egli portò le mani alle mie natiche, mi fece sollevare il bacino e con un unico colpo secco scivolò totalmente in me, strappandomi un urlo di dolore misto a piacere e gemendo a sua volta. Chiuse gli occhi e iniziò a pompare coi fianchi con forza, estraendosi quasi totalmente da me ogni volta per poi riaffondare ringhiando in modo quasi animalesco. Mi aggrappai a lui, mi mossi assieme a lui, lo assecondai in tutto e per tutto, sentendo stilettate di piacere invadermi ad ogni affondo. << Ti ho, Neva. Ti ho. >> Ansimò al mio orecchio facendomi letteralmente impazzire.

<< S-sì. Sì. Sì! >> Gemetti stringendomi forte a lui. Contrassi la muscolatura interna del mio corpo e lo avvolsi col mio calore strappandogli un fortissimo gemito. << Rifallo. Rifallo. >> Mi ordinò. Eseguii l’ordine e buttai indietro il capo, per poi circondargli il bacino con le gambe e mordergli il collo. Roteai gli occhi verso l’interno del cranio, assalita dal piacere a causa di una spinta più forte che mi portò sull’orlo dell’orgasmo. Gli presi il viso tra le mani e i nostri sguardi s’incatenarono. Si fermò qualche istante, poi riprese a muoversi con furia e rapidità e lo sentii venire. Chiusi gli occhi e raggiunsi anch’io il vertice massimo del piacere. Rallentò i movimenti fino a fermarsi, restando in me qualche istante. Posò un bacio sul mio collo e lento si sfilò da me. Si tolse il preservativo e lo buttò nel cestino, poi si ricompose.

<< La prossima volta vorrò la tua bocca su di me, Neva. La prossima volta, Neva, mi assaggerai. >> Disse sistemandosi la giacca. << Tornerò a farti visita. >>

E così dicendo, uscì dagli spogliatoi. Restai immobile sulla scrivania, poi gemetti rumorosamente. Quella sua ultima “minaccia” aveva riacceso il desiderio in me. Non vedevo l’ora che tornasse.

to be continued…

Elisa Liliana Locatelli