• Piranesi
  • Susanna Clarke
  • Traduzione di Donatella Rizzati
  • Fazi
  • 4 febbraio 2021
Piranesi vive nella Casa. Forse da sempre. Giorno dopo giorno ne esplora gli infiniti saloni, mentre nei suoi diari tiene traccia di tutte le meraviglie e i misteri che questo mondo labirintico custodisce. I corridoi abbandonati conducono in un vestibolo dopo l’altro, dove sono esposte migliaia di bellissime statue di marmo. Imponenti scalinate in rovina portano invece ai piani dove è troppo rischioso addentrarsi: fitte coltri di nubi nascondono allo sguardo il livello superiore, mentre delle maree imprevedibili che risalgono da chissà quali abissi sommergono i saloni inferiori.
Ogni martedì e venerdì Piranesi si incontra con l’Altro per raccontargli le sue ultime scoperte. Quest’uomo enigmatico è l’unica persona con cui parla, perché i pochi che sono stati nella Casa prima di lui sono ora soltanto scheletri che si confondono tra il marmo.
Improvvisamente appaiono dei messaggi misteriosi: qualcuno è arrivato nella Casa e sta cercando di mettersi in contatto proprio con Piranesi. Di chi si tratta? Lo studioso spera in un nuovo amico, mentre per l’Altro è solo una terribile minaccia. Piranesi legge e rilegge i suoi diari ma i ricordi non combaciano, il tempo sembra scorrere per conto proprio e l’Altro gli confonde solo le idee con le sue risposte sfuggenti. Piranesi adora la Casa, è la sua divinità protettrice e l’unica realtà di cui ha memoria. È disposto a tutto per proteggerla, ma il mondo che credeva di conoscere nasconde ancoratroppi segreti e sta diventando, suo malgrado, pericoloso.
Susanna Clarke, autrice fantasy fra le più acclamate, torna in maniera trionfale con un nuovo, inebriante romanzo ambientato in un mondo da sogno intriso di bellezza e poesia.

Labirintico.

Calzante definizione per il romanzo che segna il ritorno alla narrativa della autrice che ha stregato i lettori di tutto il pianeta, qualche anno fa, con il suo “Jonathan Strange & il signor Norrell“. Una avventura letteraria che sembra ricordarci le parole del pittore austro-ungarico Hermann Kern (Liptóújvár, 1838 – Maria Enzersdorf, 1912)

Nel labirinto non ci si perde. Nel labirinto ci si trova.

Nel labirinto infatti non si incontra il Minotauro, nel labirinto si incontra se stessi. Teseo, campione e paradigma di umanità, si muove seguendo un filo rosso in questa allegoria potente, archetipo nella tradizione culturale e mitopoietica della architettura (mentale) intricata e dedalica frutto della creazione umana, simbolo del pensiero che si dispiega e ripiega, anche aggrovigliandosi.  

Onirico. 

Susanna Clarke ha creato l’attesa e ora è pronta a catapultarci in un mondo, nel Mondo, nella Casa. Un luogo che è una geografia letteraria, perché la collocazione di sé all’interno di un contesto (letterario, socio-culturale) è fondamentale anche in narrativa. Una percezione di se stessi, una forma di imagologia critica. Un ambiente che è spazio ma anche tempo. 

L’uomo è sogno di un’ombra (Pynd., Pyth. VIII)

Così i lirici greci, per ricordare i rimandi alla eterna ricerca (del possesso) della Conoscenza quando in fondo il possesso della conoscenza è innanzitutto storia, la propria e la Grande Storia. “Possesso per sempre” κτῆμά τε ἐς αἰεί ktèma ès aeí Tuc., Storie, I.22.4). E il nostro protagonista lo capirà all’interno della Casa.

Qui Piranesi, giovane uomo e narratore, conduce una esistenza di solitudine e contemplazione, nella bellezza sublime di retaggio classico, solo, unico nel suo genere. Attore e spettatore, voce narrante. Tra più di 200 Saloni e Vestiboli, in uno scenario visionario e suggestivo, vive nutrendosi di ciò che la Casa gli offre, quasi in un mondo sospeso di stato di pura natura. A volte si sofferma nella contemplazione della bellezza: sia la maestosità della Natura con le sue manifestazioni sublimi, sia la potenza dell’arte che lo sorprende nella preziosità architettonica e scultorea.

Lungo la strada, la Casa mi ha mostrato numerose meraviglie.

Vaga tra le sue Stanze con stupore e meraviglia, quasi stupefatto di ciò che dona la Casa, spesso accarezza il marmo e ne apprezza la traslucenza, ne coglie lo sguardo calmo delle immagini rappresentate, cercando di afferrare il fremito delle parole trattenute nella materia.

La Bellezza della Casa è incommensurabile; la sua Gentilezza, infinita.

Piranesi ascolta il ruggito delle Maree nei Saloni Inferiori e sente le Pareti vibrare, osserva gli squarci della natura che si riappropria dello spazio, con gli uccelli, le alghe e le conchiglie, i lasciti delle maree, che stendono ombre e luci sull’ambiente, come nella Caverna di Platone. Contempla le statue, rappresentazioni che rimandano al concetto di imago della classicità o anche al pensiero dell’arte della estetica Nietzsche – Nancy che è il processo caotico, intricato, frutto di un insieme di prospettive e intersezioni (così simili alle proiezioni grafiche dell’ omonimo del protagonista del romanzo), del soggetile. Conoscere l’essenza delle cose è illusione, in realtà, non possiamo far altro che mimare quel μετα-ϕερεῖν (meta-phereîn) per cercare di capire chi siamo

Sono deciso a esplorare tutto il Mondo che mi sarà possibile finché sono in vita.

Nella mente non c’è niente che non sia nei sensi: nell’idea non c’è niente che non sia nell’immagine… Io: non è più questione di io. Cogito diventa imago (Nancy, “L’image – le distinct”, in Id., Au fond des images, Galilée, Paris 2003)

Imago e imitago, essere e apparire, la realtà delle cose e la realtà imitata, la forma e la sostanza, l’idea e la copia. Piranesi porta il nome di uno dei più importanti incisori del XVIII secolo, architetto e critico dell’architettura, un veneziano ossessionato dalle rovine di Roma, uno degli ultimi eredi del Rococò; esponente controcorrente del Neoclassicismo e ispiratore dell’immaginario gotico e romantico, colui che in modo visionario tra le rovine della Roma Aeterna ha intrecciato lo spirito barocco con il gusto neoclassico, tanto da turbare lo spettatore con le sue carceri oscure e inquietanti.

Interlocutori muti lo circondano. Piranesi ama la Casa, la custodisce, la venera. Si compiace di questa esistenza sospesa e immobile, annota il lento fluire dei giorni sui suoi taccuini, raccontandoci una quotidianità fatta di piccoli gesti: l’esplorazione e la pulizia, la cura degli animali e l’osservazione, la liturgia dei morti. Ebbene sì, ci sono dei morti da rispettare, in una forma di culto pagano e primordiale, quasi animistico. Offerte e preghiere. Dialoghi silenziosi.

Eppure l’unico suo contatto, l’unica controparte umana, è impegnato in una ricerca spasmodica della Conoscenza.

…la ricerca della Conoscenza ci ha incoraggiato a pensare alla Casa come se fosse una sorta di enigma da sciogliere, un testo da interpretare, e che se mai scoprissimo la Conoscenza, allora sarebbe come se alla Casa venisse strappato via il Valore lasciando soltanto una semplice scenografia. 

La Casa ha valore perché è la Casa. È sufficiente già di per sé. Non è un mezzo per arrivare a un fine.

L’ Altro vive nella Casa, abita il Mondo, condivide il tempo – non lo spazio – di Piranesi per brevi attimi, due giorni alla settimana, impiegati nella collaborazione per la ricerca della Suprema Conoscenza. L’Altro è austero, sfuggente e scostante, lontano e superbo.

Eppure per Piranesi è un amico. 

Giunge un albatros, segna il mutare del tempo. Sui suoi taccuini Piranesi inizierà a contare i giorni da questo evento, consapevole che qualcosa sta mutando, che questa epifania sia segno di un nuovo corso. Uccello simbolico, sopravvive agli amari abissi baudelaireniani, qui si posa. E da allora tutto cambia.

L’equilibrio delicato dell’esistenza di Piranesi, effimero come le architetture oceaniche che chiama Casa, manifestazione di una precaria armonia tra presenza antropica e naturale, scricchiola. L’armonia in cui vive Piranesi è delicata, una composizione di spinte contrapposte e violente, cosi che il dubbio  si insinua spesso nella sua mente, il vuoto di memoria, l’incertezza.

Poi arriva 16. 

Una presenza.

Il diverso.

Palavamo di imagologia, disciplina che studia le immagini culturali che i popoli hanno di se stessi e degli altri. Stereotipi, miraggi, ombre. Lo straniero è una figura liminale, si muove in uno spazio privilegiato, fra l’interno e l’esterno della comunità, nei suoi interstizi, non al confine. Da qui può osservare la realtà in modo critico, come un artista, che non si sente in patria in nessun luogo e crea per straniamento, vedendo la realtà da occhi estranei, come se fosse la prima volta.

Nella Casa arriva 16 che sembra ostile e fa paura. 

Hai fiducia nella Casa?, chiedo a Me Stesso. Sì, mi rispondo.

Piranesi affida ai suoi diari la parola scritta per ritrovarsi, però manca qualcosa, qualcosa sfugge. Quelle pagine che sono sempre state conforto ora sembrano essere sorgente di angoscia e smarrimento. Ciò che non si conosce spaventa. Innesca meccanismi subdoli come il dubbio e la curiosità .

Ho attraversato rapidamente diversi Saloni, senza conoscere, o curarmi, della destinazione. All’improvviso, ho visto davanti a me la Statua del Fauno, la Statua che amo più di ogni altra. C’era il suo viso calmo, appena sorridente; c’era il dito indice dolcemente premuto sulle labbra. In passato ho sempre pensato che con quel gesto volesse avvertirmi di qualcosa: Stai attento! Ma oggi mi è parso indicare una cosa alquanto diversa: Calma! Fatti coraggio! Mi sono arrampicato sul suo Plinto e mi sono gettato nelle sue Braccia, circondando con le mie il suo Collo e intrecciando le dita alle sue Dita. Al sicuro nel suo abbraccio, ho pianto

16 sembra una sirena di Ulisse, Piranesi sarà spinto ad andare oltre, per capire e ricordare. Per sapere davvero.

Il mondo parlava agli Antichi continuamente. Non capisco perché questa frase è al passato. Il Mondo ancora mi parla ogni giorno. 

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da Haremsbook (@haremsbook)

La Clarke evoca – qualcuno nel romanzo avrebbe da ridire sull’uso di questo termine –  un altro mondo che diventa riflesso del nostro. 

Piranesi come nuovo Teseo nella Casa ci ricorda quel messaggio di iniziazione legato all’immagine del labirinto. Raggiungere l’uscita, seguendo il filo rosso di Arianna, si rinasce dopo aver superato l’ostacolo, una morte simbolica e temporanea. Per trovare la libertà è necessario rischiare e soffrire, abbandonarsi e fidarsi. Tra ragione e istinto.

Piranesi nella Casa come un moderno Orlando, tra distopia e ucronia, in affannosa ricerca e imprigionato in un nuovo castello di Atlante, un castello  trappola e rifugio, un palazzo plasmato con effetti di realtà sorprendente, nel quale ogni sogno diventa realtà, dal quale non si può più uscire. Insegue vane apparenze, simulacri non dell’oggetto dei propri desideri, quanto piuttosto della realtà delle cose. Come la metafora ariostesca della esistenza dell’uomo perduto che insegue i fantasmi del proprio desiderio, impossibilitato a dare una direzione unitaria e costante alla vita, così Piranesi nel labirinto della Casa esprime la forza della natura umana e del pensiero, che con la passione, il sentimento e la fantasia, spesso giungono in soccorso alla razionalità.

Nella mia mente ci sono tutte le maree

Superando l’Altro.

Trovando un Altrove.

Andando Al di là.

Anche in un abisso, perdendosi per ritrovarsi, cercando sempre.

Saffron