In libreria dal 28 settembre
Il castello Rackrent
Maria Edgeworth

Un classico da riscoprire: un grande capolavoro della narrativa irlandese, considerato da molti il primo romanzo storico.
«Una della cronache più ispirate mai scritte in inglese». W.B. Yeats

Traduzione di Pietro Meneghelli

Thady Quirk è il vecchio servitore di un’antica famiglia anglo-irlandese. Nel corso della sua lunga vita trascorsa al castello Rackrent (letteralmente il castello ‘arraffa-affitti’) ha assistito alla progressiva decadenza dei suoi aristocratici padroni: Sir Patrick, che riempie la casa di ospiti e si ubriaca fino alla morte; Sir Murtagh, il suo erede, un “grande avvocato” che rifiuta di pagare i debiti di Sir Patrick “per una questione d’onore”; e Sir Kit, giocatore d’azzardo che alla fine vende la proprietà al figlio di Thady. Generazione dopo generazione, il graduale declino della famiglia diventa la simbolica premonizione dei profondi cambiamenti che investiranno la società irlandese e dei problemi che, a oltre duecento anni di distanza, sono ancora ben lontani dall’essere risolti.
Apparso all’inizio del 1800, anno in cui si compiva l’esautorazione del Parlamento di Dublino e si preparava la strada all’unione tra l’Irlanda e la Gran Bretagna, Il Castello Rackrent ebbe un enorme successo. Politicamente audace, stilisticamente innovativo e incredibilmente piacevole, questo romanzo è una tappa fondamentale della letteratura irlandese e un grande classico da riscoprire.

«Un libro essenzialmente, unicamente irlandese… raramente nelle opere dell’Ottocento si trova una tanto acuta coscienza del carattere pratico, economico della nostra esistenza».
Giorgio Manganelli

«Una delle cronache più ispirate mai scritte in inglese».
W.B.Yeats

SCHEDA TECNICA
Autore: Maria Edgeworth Titolo: Il castello Rackrent Collana: Le strade Numero Collana: 328 Pagine: 134 Codice isbn: 9788893252638 Prezzo in libreria: € 15 Data Pubblicazione: 28-09-2017

In libreria dal 28 settembre
Il blues del ragazzo bianco
Paul Beatty

Lo strepitoso romanzo d’esordio di Paul Beatty, vincitore del Man Booker Prize 2016: il primo americano nella storia a vincere il prestigioso premio.
Una delle voci più audaci della letteratura americana contemporanea.

Questa è la storia di Gunnar Kaufman, «il negro demagogo»: ultimo discendente di una dinastia di «devoti leccaculo servi dei bianchi» – un padre ufficiale di polizia e una madre autoritaria che canta le lodi dei suoi discutibili antenati –, Gunnar trascorre un’infanzia serena e priva di tensioni razziali nell’agiata Santa Monica. Tanto che, quando la madre prospetta a lui e alle sue sorelle la possibilità di andare in vacanza in un campeggio per soli neri, la risposta è univoca: «Nooooo!». Il motivo? «Perché loro sono diversi da noi». Risposta sbagliata. In un attimo la madre li carica tutti in macchina e la famiglia si trasferisce a Hillside, ghetto nero di Los Angeles dove i vicini ti salutano con un insulto e il pestaggio è sempre dietro l’angolo. Qui ha inizio la scalata di Gunnar, che da outsider riuscirà non solo a inserirsi nella comunità, ma a diventare poco a poco un idolo delle folle, in una strenua battaglia contro tutti i capisaldi della società americana. Fra basket e poesia, gang di strada, mogli giapponesi comprate per corrispondenza e suicidi di massa innescati da fraintendimenti, Paul Beatty si diverte e ci fa divertire pagina dopo pagina con la sua vivida immaginazione.
Un esordio potente, audace e rivelatore, per quella che ormai è considerata una delle voci di spicco della letteratura americana contemporanea.

«Un roboante romanzo di formazione. Il blues del ragazzo bianco fa venire voglia di ridere e piangere al tempo stesso».
«Los Angeles Times»

«Un’esplosione satirica dal cuore talentuoso dell’America nera».
«New York Times»

«Esilarante e molto commovente».
«The New Yorker»

«Dalla prima pagina fino all’epilogo… una lettura da capogiro».
«Newsweek»

In libreria dal 5 ottobre
Il giardino di Elizabeth
Elizabeth Von Arnim

Dopo il grande successo di Un incantevole aprile, il primo grande bestseller di Elizabeth von Arnim presentato in una nuova traduzione e in una versione integrale inedita in Italia.

Elizabeth von Arnim IL GIARDINO DI ELIZABETH Collana Le strade/ Traduzione di Sabina Terziani / pp. 180 ca. / euro 16,50 Dopo il grande successo di Un incantevole aprile, il primo grande bestseller di Elizabeth von Arnim presentato in una nuova traduzione e in una versione integrale inedita in Italia. «Un libro straordinario dal fascino inconsueto e con un’energia irrefrenabile». Elizabeth Jane Howard, autrice della Saga dei Cazalet Il libro Elizabeth si stabilisce con le tre figlie nell’ex convento di proprietà del marito in Pomerania e si dedica alla ristrutturazione dell’edificio innamorandosi perdutamente del giardino. Mentre le stagioni si susseguono, passeggia con le figlie April, May e June, s’intrattiene con le signore dell’alta borghesia locale e con la famiglia dei vicini, si sofferma sulle dinamiche dei rapporti con il marito, ospita le due amiche Irais e Minora nella sua tenuta. Le loro conversazioni sono brillanti e conflittuali, i loro rapporti uni- scono amicizia, rivalità e solidarietà femminile nella ricerca dell’indipendenza e dell’espressione di sé. Di Un incantevole aprile è stato scritto: «Che meraviglia. Che felicità. Raramente si esce così rigenerati, deliziati, dalla lettura di un libro». Susanna Nirenstein, «la Repubblica» «Se si scopre uno dei tanti romanzi di Elizabeth von Arnim, se ne diventa dipendenti». Natalia Aspesi, «il Venerdì di Repubblica» Elizabeth von Arnim (1866-1941) Nata col nome di Mary Annette Beauchamp a Kiribilli Point, in Australia, da una famiglia della borghesia coloniale inglese, era cugina della scrittrice Katherine Mansfield. Visse a Londra, Berlino, in Polonia e infine negli Stati Uniti. Si sposò due volte – entrambi matrimoni infelici – ed ebbe cinque figli, fra i cui precettori ci furono E.M. Forster e Hugh Walpole. Fra un matrimonio e l’altro, fu l’amante di H.G.Wells. Fu una scrittrice molto prolifica e di grande successo.

In libreria dal 5 ottobre
L’ultimo degli Eltyšev
Roman Senchin

Roman Senchin viene definito uno degli autori più rappresentativi del realismo russo di nuova generazione: L’ultimo degli Eltyšev è il racconto lucido e crudo del declino di una famiglia e dello stravolgimento delle esistenze di ogni suo membro.

Roman Senčin L’ULTIMO DEGLI ELTYŠEV Collana Le Strade / traduzione di Claudia Zonghetti / pp. 288 / euro 16,50

Roman Senčin viene definito uno degli autori più rappresentativi del realismo russo di nuova generazione: L’ultimo degli Eltyšev è il racconto lucido e crudo del declino di una famiglia e dello stravolgimento delle esistenze di ogni suo membro. Il libro Nikolaj è un agente di polizia che si occupa della sorveglianza in un luogo di detenzione temporanea per alcolizzati e disturbatori della quiete pubblica. Sua moglie Valentina lavora da trent’anni nella biblioteca cittadina. Vivono in un appartamento di servizio assegnato loro dal comune insieme ai due figli ventenni, Artëm e Denis. Tutto precipita quando Nikolaj perde il lavoro a causa di una grave negligenza. Le conseguenze sono devastanti: la famiglia è costretta a trasferirsi in campagna, nella catapecchia di una vecchia zia. È solo l’inizio di una serie di catastrofi che porteranno alla distruzione totale della famiglia… Tradotto in dieci lingue, il libro è stato Finalista al Big Book Award 2010, al National Bestseller 2010 e al Russian Booker Prize 2009. «La provincia della provincia, l’esilio dell’esilio – per il romanzo duro e singolare di uno dei nuovi rappresentanti del realismo russo». «Le Monde» «In Russia, gli Eltyšev stanno diventando un simbolo, un nome conosciuto quanto Oblomov!». «Le Temps» Roman Senčin È nato nel 1971, a Kizyl nella Repubblica di Tuva, Siberia meridionale. Ha svolto diversi lavori che ha dichiarato essere stati solo un arricchimento delle sue esperienze per arrivare a fare lo scrittore. L’ultimo degli Eltyšev è il libro che lo ha messo in risalto e ha segnato la svolta nella sua carriera.

In libreria dal 12 ottobre
Il caso Tulaev
Victor Serge

In occasione del centenario della Rivoluzione d’Ottobre, il romanzo fondamentale di una delle figure più affascinanti del movimento rivoluzionario della prima metà del Novecento.

Victor Serge IL CASO TULAEV

Collana Le strade/ Traduzione di Robin Benatti / pp. 400 ca. / euro 18

E se Stalin fosse stato assassinato? In occasione del centenario della Rivoluzione d’Ottobre, il capolavoro di una delle figure più affascinanti del movimento rivoluzionario della prima metà del Novecento. Il libro Mosca, 1938. Il giovane Kostja uccide Tulaev, membro del comitato centrale del Partito Comunista. In seguito all’attentato, la polizia segreta organizza la ricerca non tanto dell’esecutore materiale, quanto dei responsabili morali che, con il loro atteggiamento critico verso lo stalinismo, avrebbero contribuito a creare il clima in cui è maturato il delitto. Cinque sono i colpevoli designati e a tutti costoro, rivoluzionari di provata fede, sono rivolte le accuse più fantasiose e infamanti e si chiede il sacrificio supremo per una causa alla quale hanno già sacrificato tutto. Nel clima di terrore e menzogna che Serge riesce così mirabilmente a ricostruire, uomini irreprensibili arrivano al punto di riconoscersi colpevoli dei peggiori crimini e, per una rivoluzione che è pur sempre la loro, preferiscono morire disonorandosi piuttosto che denunciare gli orrori del regime alla borghesia internazionale.

«Victor Serge dovrebbe essere famoso come Koestler o Orwell». Susan Sontag Victor Serge (Viktor L’vovič Kibal’čič, Bruxelles 1890 – Cittа del Messico 1947) Giornalista, saggista e romanziere. Dapprima anarchico, poi bolscevico, in seguito schierato con Trockij e deportato a Orenburg, fu tra i primi a denunciare nei suoi scritti i crimini compiuti da Stalin. Oltre a Il caso Tulaev, tra i suoi libri più noti ricordiamo: Memorie di un rivoluzionario, L’Anno primo della rivoluzione russa e La città conquistata. Di Victor Serge Fazi Editore ha anche pubblicato È mezzanotte nel secolo.