Harem’s book inside con tanti amici  ha il piacere di partecipare al review tour dedicato al nuovo romanzo di Patrisha Mar Quando cade la neve

Quando cade la neve

Patrisha Mar

Newton Compton

31 ottobre 2019

Penelope adora il suo negozio di souvenir e ci tiene ad aiutare il prossimo quando può. Matteo è un bad boy perseguitato dagli strozzini, il cui passato lo ha portato a odiare tutto e tutti. Cosa accadrà al cuore della dolce Penelope quando Matteo inizierà a giocare con lei? Riuscirà a proteggersi? Enea, il fratello di Penelope, è un professore universitario tutto d’un pezzo. Diana è una pittrice romantica e sognatrice in cerca del proprio posto nel mondo. Si conoscono da tanto tempo, ma forse qualcosa potrebbe cambiare, complice la magia del Natale. Se non fosse che Enea ha una vita che lo aspetta dall’altra parte dell’oceano. Quattro personaggi, due storie d’amore nello scenario della splendida Val di Fassa.

Ogni fiocco di neve è diverso dagli altri.
Incredibile, vero?
Unico.
Quella coltre di un candore zuccherino e magico, che tutto nasconde con grazia e pazienza, in realtà è un insieme sorprendente di rarità personalissime, di unicità.
Poche cose su questa terra possono rubare il fiato e ammutolire come la neve.
Molte manifestazioni della Natura sorprendono e emozionano, la neve però, la neve…chiede silenzio, pretende silenzio, lascia silenzio.
Si resta sospesi, quasi in attesa. Come in un sogno.
E allora si spera e si sogna. Come bambini con il naso all’insù.

Si lascia spazio alle emozioni, a ciò che autentico e vero.

E così Patrisha Mar sceglie la neve per il suo “natalizio”, quasi questo elemento fosse un coprotagonista: neve che cade su un paesaggio incantato, sulle esistenze di quattro giovani che si incrociano, alcuni si ritrovano perché uniti dal sangue -fratello e sorella- altri si intersecano per scelte di vita -due amiche da sempre- altri si scontrano fatalmente – quasi una beffa del Destino. Il Caso? La Vita.

Come fiocchi di neve che fanno la loro danza in un moto continuo che è la vita, portati dal vento e trascinati di nuovo in questo paesino annidato tra le Dolomiti, a riposo tra spazi infiniti, cieli tersi, vallate in cui far spaziare lo sguardo e lasciarlo vagare verso le cime e gli alberi secolari. Trascinati dalla speranza.

Un folletto quasi di questi boschi, un angelo in terra, una anima bella e buona, che sa vivere la vita nella sua autentica e straordinaria semplicità: Penelope. Una giovane consapevole di se stessa, felice della sua vita, del suo lavoro e della sua famiglia, generosa ed entusiasta. È rimasta qui, perché appartiene a questi luoghi, alla Val di Fassa, al suo negozio bottega di souvenir autentici e speciali, con un’anima

io ero quella che sarebbe rimasta, che avrebbe portato avanti la tradizione della famiglia Keller… questo posticino mi appartiene e mi rispecchia… Questa è la mia terra, qui mi sento a casa come non potrei da nessun’altra parte, e sono felice così.

Diana, una artista irrequieta e appassionata, lavora anche lei in questo delizioso negozio di artigianato, nascosto in un paesino da fiaba tra le montagne maestose delle Dolomiti, insieme con l’ amica di sempre. Ha scelto di vivere qui, perché doveva ritrovare se stessa.

Gli sguardi dicono di una persona molto più di quanto possano fare le parole. Dentro gli occhi c’è tutto un universo che cerco di catturare, e credo di riuscirci abbastanza bene. Ho sempre prestato attenzione ai dettagli, sono importanti perché tanti dettagli fanno il tutto…un fuoco d’artificio perenne, che tenta di catturare le emozioni e imprimerle ovunque possa: tela, creta, vetro.

Si avvicina Natale e a Natale si torna in famiglia, a casa. Così, da un momento all’altro, ritorna a Moena Enea, il fratello di Penelope, riservatissimo affascinante professore, volato anni prima oltreoceano per inseguire i suoi sogni, in una folgorante carriera accademica. Torna qui, da dove è scappato per cercare se stesso, per dimostrare qualcosa a qualcuno o forse no.

… in un altro continente e in un’altra vita che sento più mia. Mi chiamo Enea Torrente, ho trentasette anni e vivo negli Stati Uniti da circa sette. Sono professore alla Berkeley University, insegno storia e sono bravo, maledettamente bravo in quello che faccio…

Un mese di ferie a casa Torrente, tra boschi innevati, dolci appena sfornati, chiacchiere di paese, una nonna irresistibilmente impertinente, e aria di Natale.

…si sente il fruscio della carta dei pacchetti aperti sotto l’albero. E si beve zabaione. Io però odio lo zabaione: questo fa di me un pessimo esempio di spirito natalizio e me ne vanto…La storia è un rifugio per chi come me nella realtà a volte ci sta scomodo…Sembro una specie di Indiana Jones…posso dire di avere tutto sotto controllo, o quasi.

E poi Matteo.
Matteo è rabbia e rancore, sregolatezza e cinismo, inquietudine che lo consuma fino all’inaridimento. È irrequieto, disincantato. Arriva qui, disperato per cercare di recuperare una esistenza allo sbando grazie a un colpo di fortuna inaspettata.
Non ha una casa ma in questa terra affondano le sue radici.

Il destino mi ha offerto una via di fuga dai casini che ho combinato, ma questo non vuol dire che il destino mi sia amico.

Quattro vite, quattro destini che si incrociano e si intersecano, si intrecciano in un ordito stretto ma lento, come il ritmo della vita. Quattro fiocchi di neve.

Mentre la neve cade, lieve, bellissima e perfetta, incessante, mi chiedo che cosa sia l’amore…se sia davvero non poter vivere senza chi amiamo.

Mentre si avvicina Natale, Matteo – estraneo bello e tenebroso in una comunità calorosa dai forti legami – troverà il suo posto nel mondo, dopo anni di rifiuti e abbandono, conoscerà un rifugio caldo e insperato, dove si annida l’amore e la speranza. Imparerà la lezione della speranza, della possibilità di credere nel futuro, nel prossimo. Di fidarsi di qualcuno.
Penelope è una mano tesa, una sfida all’egoismo moderno con la sua bontà quasi insopportabile agli occhi di un cinico bad boy come Matteo, una provocazione vivente. Un unicorno.
Speranza nel prossimo, nell’amore, che cambia.

«La speranza è un’invenzione degli sciocchi e degli ingenui». «Oppure è la forza che spinge ognuno di noi a trovare sempre qualcosa di buono nella vita».

Enea, irrequieto e perfezionista, minato dalle insicurezze e pungolato dall’ambizione, annoiato dalla vita di cui è padrone e maestro, grazie a Diana imparerà qualcosa di speciale.
La lezione della libertà, del desiderio di vivere il presente, l’attimo. Di affidarsi a qualcuno.
Diana è un ricordo e una presenza costante, un invito al piacere con la sua vitalità, una debolezza irresistibile per un maniaco del controllo come Enea, un imprevisto.
Speranza di essere se stessi, di credere nell’amore, che ci consente di essere ciò che siamo.

Mi prende la mano e iniziamo a pattinare per tutta la pista. Il contatto con la sua pelle calda mi dà i brividi e la musica mi entra nell’anima e la commuove di una gioia effimera quanto struggente. Mi sembra un istante perfetto, di quelli che si stampano nella memoria, che ti marchiano a fuoco per sempre.

Matteo scoprirà qualcosa del proprio passato, dovrà scegliere chi essere, chi diventare.
Penelope sarà veramente una novella eroina di Itaca, forte della sua dolcezza e del sua incrollabile ottimismo, saprà aspettare come luce nel buio, come fiammella viva a ricordare la strada di casa.

Voglio che un giorno senta la mia mancanza, voglio diventare indimenticabile per lei. Voglio che almeno una persona su questa terra non si scordi mai di me. E voglio che quella persona sia Penelope.

Enea troverà il coraggio di lasciarsi andare, così che riuscirà ad essere libero, finalmente. Libero di essere se stesso.
Diana libererà il fuoco che la anima e la ispira, da sempre, ciò che la fa sentire viva.

La consapevolezza è forza, è speranza, è fiducia che ogni cosa si aggiusterà perché non si può rischiare di perdere ciò che conta davvero.

Caratterizzazione dei personaggi curatissima (Penelope fatina entusiasta e generosa, Enea Indiana Jones studioso, schivo e intellettualoide, Matteo misterioso bad boy, Diana artista appassionata e passionale), tanto da creare una interazione equilibrata, così che i quattro personaggi principali si relazionano in modo vincente. La presenza dei secondari (genitori, la nonna sopra le righe per la travolgente vitalità, la comunità che si anima di pettegolezzi e di quotidianità) restituisce ancor più calore umano alle vicende. I personaggi evolvono, distaccandosi dai loro “tipi” e si rivelano proprio nella interazione, mostrando nel loro trascorso le fragilità e i punti critici della loro personalità, quelli che diventeranno delle sfide da affrontare. Amore è il motore delle loro scelte, è una molla. Natale è il momento dell’ amore, del raccoglimento e del ritorno a casa, a sé, alla parte più vera è autentica di ognuno di noi.

E poi la neve, la neve costante, quasi un protagonista o un narratore fuori campo. Neve che copre, che nasconde e che mette a tacere, che accarezza e che regala un sospiro. E i personaggi sono un po’ così, come fiocchi di neve che sembrano tutti uguali, tutti che cercano amore e felicità, eppure tutti diversi, ognuno differente nella sua unicità.

In un paesaggio incantato, ovattato e fiabesco, tra la neve, l’autrice narra la storia di queste esistenze in un romanzo corale, con una prosa limpida che rivela tratti di umanità sincera. Misurata e sobria ma elegante, toccando nella descrizione dell’attimo, nel crescendo dell’ emozione, i sentimenti che animano i protagonisti: rimpianto, felicità, solitudine, timore, inadeguatezza, rimorso, passione, ambizione e vergogna, amore. Speranza

Saffron

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