Salve Harem, il libro di cui vi parlo oggi è QUESTA NOSTRA STUPIDA STORIA D’AMORE, romanzo autoconclusivo di Mariana Zapata, la regina dello slow-burn. Venite a scoprire cosa ne penso.

TITOLO: Questa nostra stupida storia d’amore
AUTORE: Mariana Zapata
EDITORE: Newton Compton
GENERE: contemporary romance
PAGINE: 416
DATA PUBBLICAZIONE: 25 febbraio 2020

Lenny ha chiuso con il passato. E soprattutto ha chiuso con Jonah Collins. C’è stato un tempo in cui credeva che fossero fatti per stare insieme. Ma poi lui è sparito. Non è servito a niente tentare di contattarlo con messaggi, e-mail o telefonate. Jonah non si è fatto vivo quando aveva bisogno di lui e adesso Lenny ha smesso di preoccuparsene. O di pensare ai suoi splendidi occhi… Ora è concentrata sulle cose che contano davvero. Come la palestra di suo nonno, che deve essere rimessa in sesto. L’ultima cosa al mondo di cui ha bisogno è che Jonah irrompa di nuovo nella sua vita come un uragano, sconvolgendo di nuovo ogni cosa. È finita tra loro e non c’è nulla che lui possa fare per convincerla del contrario. Pensava di essere stata molto chiara in proposito. E se invece lui non avesse ricevuto il messaggio?

RECENSIONE

L’espressione inglese slow burn significa a fuoco lento e viene spesso associata ai libri di Mariana Zapata per il ritmo narrativo cadenzato e il modo lento e pudico in cui nasce, cresce e si sviluppa la storia d’amore tra i protagonisti.
Questa tipologia di romance ha sempre rappresentato un limite per me che al contrario amo conoscere sin da subito i personaggi ed entrare nel vivo della storia, evitando lungaggini e prolissità.
Da ciò se ne deduce che leggere questo romanzo è stata una sorta di sfida, un modo per testare i limiti  della lettrice curiosa e impaziente che alberga in me. Per quanto mi riguarda il primo scoglio è stato il primo capitolo, composto da circa una trentina di pagine in cui Lenny, la protagonista, ripensando con astio al suo ex, lo chiama con decine di epiteti. Sono pagine ricche di ripetizioni, in cui la ragazza manifesta la sua rabbia contro Jonah, reo di averla abbandonata, ma allo stesso tempo sono importanti perché mi hanno dato un assaggio dello stile dell’autrice, facendomi immergere nel mood del romanzo.
Lenny De Maio è un ex campionessa di Judo e direttrice dell’omonima palestra fondata anni prima da suo nonno Gus, un ex pugile. Da circa diciassette mesi Lenny è mamma di Mo, una bambina nata da una fugace relazione con Jonah Collins, famoso rugbista. Dopo la loro storia d’amore nata e finita a Parigi, Lenny non ha avuto più notizie di lui. A nulla sono valse tutte le telefonate e i messaggi che gli ha mandato subito dopo aver scoperto di aspettare Mo, visto che Jonah non si è fatto più sentire e sembra addirittura  sparito nel nulla. Per lei sono stati mesi difficili in cui ha dovuto rinunciare alla sua carriera di atleta e rimboccarsi le maniche per crescere la sua bambina. Al suo fianco ci sono sempre stati e continuano a esserci il mitico nonno Gus e Peter, tuttavia Lenny cova (giustamente) nei confronti di Jonah una rabbia indicibile.

 

 

 

Se tormenti una ferita, non guarisce mai.

Dopo averlo cercato invano per tanti mesi, una mattina il bel rugbista si presenta nella palestra in cui lavora Lenny, scatenando la furia cieca della ragazza.
Lenny gli vomita addosso la sua rabbia, la frustrazione e il dolore per essere stata scaricata mentre portava in grembo la loro bambina, e Jonah accetta tutto, si prende ogni colpa, anche se era all’oscuro di Mo.
Quei diciassette mesi sono stati difficili anche per lui che ha dovuto fare i conti con un infortunio capace di mettere fine alla sua carriera. Ma ora è tornato per Lenny e Mo; è tornato per recuperare il tempo perso e conquistare le donne più importanti della sua vita.

Sentii la lacrima che mi scivolava sulla guancia e sgocciolava giù dal mento.
Vidi con i miei occhi la mano grande, ogni giorno più memorabile, che si sollevava ad asciugarla.
Dopo, l’altra mi si posò sulla guancia e Jonah disse, con quella voce che avevo cercato di espellere dalla mia vita, una coperta calda e pesante: “Mi sei mancata”.

A dire il vero non è difficile adorare questo ragazzone dagli occhi color miele che si pone con dolcezza e gentilezza verso gli altri. Jonah è un gentiluomo, i suoi gesti sono misurati ed è sempre molto pacato, al contrario di Lenny che è la testa calda della coppia. Ma a mettergli i bastoni tra le ruote, Jonah troverà il meraviglioso nonno Gus che ha lo spirito di un ragazzino nonostante i suoi settantacinque anni suonati. Nonno Gus è iperprotettivo nei confronti di Lenny e Mo, e ciò lo porta a stuzzicare, provocare e mettere continuamente alla prova Jonah che al contrario dimostra di avere la pazienza di un santo. I momenti più divertenti della storia sono legati a lui e alle sue interazioni con la nipote piuttosto che con Jonah. È un adorabile giovane vecchiaccio dalla battuta pronta e la testaccia dura che si ama sin dal primo rigo.
Questo romanzo non contiene grandi colpi di scena né punta ad accendere la curiosità del lettore tenendolo sulla corda, ma vuole farlo emozionare, divertire, riflettere sul valore dell’amore e della famiglia.

Fai tutto quello che devi fare per le persone che ami.

È molto lungo(oltre cinquecento pagine), ma la presenza di scene divertenti smorza la percezione della prolissità del testo, in quanto sono talmente esilaranti e godibili che spostano l’attenzione del lettore dal conoscere subito il finale.
Oltre all’umorismo, la Zapata punta sul romanticismo puro, quello che fa palpitare il cuore e brillare gli occhi per l’emozione. In questo libro c’è una sola scena di sesso e dei baci molto casti, ma contiene uno degli epiloghi più belli che io abbia mai letto, quindi, anche se ci ho messo un po’ a immergermi nella narrazione slow burn della Zapata, alla fine sono contenta di aver scoperto questa storia così piena d’amore e di buoni sentimenti in cui il bene trionfa sempre. Proprio quello che ci vuole per strapparci un sorriso e riempirci il cuore di speranza in queste giornate così buie e difficili.

La vita non è facile, ma aggrappati alle cose che contano, anche se devi usare qualche unghia.

Alla prossima,
Vanilla