TITOLO: SONO UNA BRAVA RAGAZZA

AUTORE: PENELOPE BLOOM

CASA EDITRICE: NEWTON COMPTON EDITORI

DATA DI PUBBLICAZIONE: 09/05/2019

Salve, Dame! Ho letto per voi “Sono una brava ragazza”, di Penelope Bloom.

Volete sapere cosa ne penso?

E allora venite con me!

SINOSSI

Oggi sono più vicina di quanto lo sia mai stata al mio obiettivo: diventare una giornalista d’inchiesta. Basta con i soliti trafiletti sul meteo o sull’importanza di lavarsi le mani, questa è la mia grande occasione per dimostrare che non sono più la ragazza imbranata e pasticciona di sempre. Ho ottenuto il mio primo, vero incarico per un super articolo sulla corruzione nelle grandi aziende. Per farlo, devo infiltrarmi come una moderna James Bond alla Galleon Enterprises. Per ottenere il posto da stagista c’è da superare il colloquio con un certo Bruce Chamberson, così potrò indagare su un presunto giro di corruzione. Mi sento davvero concentrata, non mi posso permettere di fare errori. Ma perché mi tremano le gambe adesso che l’uomo più bello che abbia mai visto è entrato nella sala d’attesa e mi sta guardando in cagnesco mentre faccio colazione? Ogni capo ha le sue regole e apparentemente Bruce non sopporta che qualcuno tocchi la sua frutta. Soprattutto la banana che gli viene lasciata fuori dall’ufficio ogni mattina, quella di cui non può fare a meno, e che io avevo scambiato per un gentile omaggio…

RECENSIONE

Non c’era da esserne fiera, ma ero una specie di calamità naturale, una combinaguai. Okay. Qualcosa di più che “una specie”. Combinavo casini di continuo. Se c’era un bottone che per nessuna ragione al mondo doveva essere premuto, un vaso inestimabile, un anziano con problemi di cuore, o qualsiasi cosa che potesse complicarsi terribilmente, era meglio che io non mi trovassi nei paraggi. Ma cavoli. Ero anche una giornalista davvero in gamba.

Natasha Flores è una di noi. Un tornado. Impacciata, senza freni, caotica e disordinata. Da sempre in cerca di affermazione, non si lascia sfuggire il compito di infiltrarsi nella Galleon Enterprises per far luce su apparenti loschi traffici di uno dei due titolari, Bruce Chamberson.

«Hai visto qualche foto di Bruce Chamberson, l’amministratore delegato, e di suo fratello, vero?»

«Avrei dovuto?»

«Solo se ti interessano due gemelli bellissimi in grado di far sciogliere le mutandine di una ragazza».

 «Okay. Che schifo. Se ti si sciolgono le mutandine solo perché certi uomini sono fighi, allora devi farti controllare».

 «Però poi non dirmi che non ti avevo avvertita di comprarti delle mutandine termiche prima di andare alla Galleon».

Strabuzzai gli occhi. «Ti prego, non dirmi che esistono davvero».

 Si sporse in avanti e aprì la bocca con un’espressione  incredula . «Avanti, Nat. Cosa pensi che indossino le astronaute?».

Spavalda come pochi, ma insicura. Bella come il sole, ma inconsapevole di esserlo. Nat è una mina inesplosa, pronta a detonare e a far tabula rasa di tutto ciò che la circonda.

 

C’è un posto per ogni cosa, e ogni cosa ha il suo posto. Parole sacrosante. Il mio mantra. Iniziavo la giornata alle cinque e mezza in punto. Non posticipavo mai la sveglia per dormire un po’ di più. Correvo per quasi dieci chilometri, stavo venti minuti esatti in palestra, poi tornavo in ascensore al mio attico e mi facevo una doccia fredda. Facevo colazione con due uova intere, tre albumi, una tazza di fiocchi d’avena col latte e per finire una manciata di mandorle che mangiavo una alla volta. Tiravo fuori la sera prima gli abiti che avrei indossato per andare al lavoro. Completo su misura nero, camicia grigia e cravatta rossa. Amavo l’ordine. Amavo che tutto fosse ben strutturato e organizzato. Ecco il principio alla base del mio modello d’impresa e uno dei fattori più importanti tra quelli che mi avevano portato al successo. Ci ero arrivato applicando una semplice formula composta da due elementi: prima si individua cosa fare per raggiungere l’obiettivo desiderato, e poi ci si mette all’opera. Quasi tutti sono in grado di individuare i passaggi giusti da seguire, ma pochi hanno l’autodisciplina per rispettarli alla lettera. Io ero uno di quei pochi.

Bruce Chamberson è rigore, logica, ordine. Nella sua esistenza, nulla è casuale. Nella sua sfera lavorativa, tutto è organizzato secondo rigidi schemi, persino i piani di riserva che meticolosamente stila nel caso in cui dovessero esserci intoppi in quelli principali. 

Bisognava contemplare qualunque evenienza. Nessuna sorpresa. Nessun imprevisto. Cosa ancor più importante, mai ripetere due volte lo stesso errore.  Mai . Avevo aggiunto un altro punto alla lista da seguire per evitare di commettere gli stessi errori: stare alla larga dai legami sentimentali. Non valeva la pena averne. Potevo lasciar perdere passatempi pericolosi come le donne e gli impegni sentimentali, e dedicarmi invece ad attività più semplici. A tal proposito, c’era una banana con su scritto il mio nome – letteralmente – che mi aspettava nell’area break. L’avrei potuta tenere in un cassetto della mia scrivania, certo, ma preferivo avere una scusa per alzarmi e fare quattro passi poco prima di pranzo. In questo modo avevo anche l’opportunità di socializzare con i miei dipendenti. Parlare con loro di solito equivaleva ad ascoltare solo lusinghe, ma sapevo che un po’ di socializzazione faceva bene al morale.

E cosa accade quando un vulcano di disordine e intemperanza si scontra con il re della meticolosità?

Boom.

Aveva i capelli raccolti in una coda di cavallo alla quale era sfuggita una ciocca. Il getto d’aria del condizionatore sopra di lei la spostava delicatamente, e quel leggero movimento attirò subito la mia attenzione. Era una ragazza molto carina, aveva espressivi occhi color nocciola, una bocca volitiva che sembrava abituata a sorridere maliziosa e a destreggiarsi bene con le parole, e un corpo di cui si prendeva chiaramente cura. Tutti particolari senza alcuna importanza. Contava solo l’oggetto che la signorina teneva in mano. Il frutto mezzo mangiato e sul quale era scritto, con un pennarello, il mio nome. Si vedevano solo le lettere  BRU  tracciate con una calligrafia ordinata ed elegante, mentre le restanti erano coperte dalla buccia aperta della banana. C’erano altre quattro persone nella sala, tutte avevano notato cosa teneva in mano e per questo si erano spostate il più lontano possibile da lei. La guardavano come se avesse in mano una granata alla quale era stata tolta la sicura, e intanto cercavano di sgattaiolare fuori prima che avvenisse la detonazione che si aspettavano di lì a poco. In quel momento la ragazza mi notò. Spalancò leggermente gli occhi, trattenne il fiato e un boccone di banana le andò di traverso. Cominciò a tossire e quasi si strozzò. Persi il lume della ragione. Era una stagista e aveva avuto la faccia tosta di toccare la mia banana? Di  mangiarla ? 

Ci si aspetterebbe di vedere Natasha volare fuori dalla Galleon, giusto?

E invece, no. Bruce le darà del filo da torcere.

«Sono davvero dispiaciuta, signor Chamberson. Mi sono dimenticata il pranzo e non ho visto il suo nome quando l’ho presa. Pensavo che fosse un omaggio, o…».

«Una banana in omaggio?», chiesi sarcastico. «Pensavi che la Galleon Enterprises fornisse ai suoi dipendenti una singola banana gratis?».

Si bloccò, deglutì e scosse la testa.

 «Oddio», disse sprofondando nella sedia come se le mancasse il respiro. «Mi sa che dopo una cosa simile non otterrò mai il posto da stagista».

 «Ti sbagli. Sei assunta. Dovrai comprarmi una banana tutti i giorni e me la dovrai portare nel mio ufficio non più tardi delle dieci e mezza». Feci in modo che l’espressione del mio viso restasse inalterata, ma dentro di me cresceva la sorpresa. Ma che accidenti stavo facendo? Era una ragazza attraente, ma aveva un fascino discreto, lo si notava solo se le si prestava attenzione. Eppure era riuscita ad accendere qualcosa dentro di me.  

Uno dei mantra di Bruce è quello inerente al non farsi coinvolgere emotivamente da nessuno, specie sul posto di lavoro.

Ah ah.

Dillo ancora, ragazzo. Forse continuerai a crederci LOL.

Contro ogni logica,  ero  attratto da lei. Aveva i capelli castani che si sposavano alla perfezione, illuminandoli, con gli occhi color nocciola e la pelle abbronzata. Se la rimproveravo, abbassava il viso e sollevava su di me due occhi che sembravano ancora più grandi e birichini. Accennava un sorrisetto agli angoli della bocca, come se si divertisse a farmi incazzare. Quella dannata donna mi avrebbe mandato fuori di testa. 

Devo essere sincera; il primo pensiero che ho avuto durante la lettura delle prime pagine di questa storia è stata la scena di “Johnny Stecchino” in cui Roberto Benigni dice “ Ah, l’unica cosa però, eh Lillo mi dimenticavo, se vai a Palermo, non toccare le banane! Lasciale perdere! Non le mangiare! Hai capito? Perché son permalosi! Ci tengono! Ti sparano! Proprio t’ammazzano per una banana, eh!

Bruce non arriverebbe a sparare, ma pare tenerci proprio tanto alla sua banana quotidiana!

Non serve essere laureati in psicologia per capire che la banana rappresenta ciò che è riuscito a costruirsi intorno: un rifugio placido e tranquillo, fatto di certezze solide, in cui nulla è casuale e in cui, pertanto, nulla potrà sconvolgerlo.

Nulla, tranne Natasha.

Lei era il caos contrapposto al mio ordine perfetto, la palla demolitrice che poteva distruggere i muri dietro i quali avevo costruito con tanta cura la mia vita tranquilla. Era assolutamente sbagliata per me, al cento percento, sotto ogni punto di vista, eppure ancora non l’avevo licenziata. Sapevo che non l’avrei fatto. L’avrei tenuta fino… Fino a quando? Trascorsi il resto del pomeriggio a chiedermelo. Cos’era esattamente che stavo aspettando?

Ho divorato questo libro, semplice e divertente da morire. Era tempo che desideravo una lettura frizzante e la Bloom non ha mancato il bersaglio.

Dai protagonisti fino ai personaggi secondari, abbiamo un parterre di personalità che ci strappano sorrisi, risate e situazioni ambigue che, complice il doppio senso alla base di tutta la trama, ci fanno addentrare sempre più nella storia di Bruce e Nat.

Due poli opposti che, in barba all’angst e alle storie coplicate, si attraggono fin da subito, ma che desistono dal farsi coinvolgere da questo #instalove che pare voglia sconvolgere le loro vite. Ho apprezzato che la Bloom abbia affrontato una storia frizzante, cimentandosi in un genere diverso dal solito; esperimento più che riuscito!

Provavo gli stessi sentimenti e desideravo le stesse cose della maggior parte delle persone. La differenza era che avevo imparato a reprimerli. Mi ero  allenato . Sia io sia William avevamo meccanismi di autodifesa che ci avevano permesso di sopravvivere in mezzo allo schifo in cui eravamo cresciuti. Lui aveva imparato a fregarsene. Io a lottare coi denti per avere tutto sotto controllo, anche le cose che non si potevano controllare. Avevo imparato a mettere ordine nel caos.

Le vicende scorrono fluide e, cosa molto importante a mio parere, senza cali di ironia. L’Autrice è stata bravissima a mantenere sempre sullo stesso livello gag e dialoghi frizzanti, intervallandoli a momenti più dolci o hot, senza mai però lasciare che la storia perdesse mordente.

Plauso alla Casa Editrice per aver deciso di lasciare una copertina simile all’originale; finalmente un’immagine che rappresenta in toto quella che è, di fatti, la base del romanzo.

Consigliato a chi ha voglia o bisogno di leggere una storia allegra e scoppiettante, di quelle che scorri col sorriso sulle labbra e le farfalle nello stomaco.

Alla prossima,

Laura

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