Titolo: The First Girl Child
Autore: Amy Harmon
Autoconclusivo
Editore: 47Nort
Historical Fantasy
Dall’autrice bestseller del New York Times arriva un fantasy mozzafiato che racconta di un regno maledetto, di clan in guerra tra di loro e di una salvezza inaspettata.
Bayr di Saylok, figlio bastardo di un capoclan potente e geloso, è perseguitato dalla maledizione scagliata dalla madre morente. Venduta, abbandonata e mai amata abbastanza, con le sue parole ha condannato la sua terra:
Da questo giorno in poi, non ci saranno figlie a Saylok.
Cresciuto tra i Guardiani di Temple Hill, Bayr ha ricevuto il dono di una forza inumana. Ha anche la benedizione di un cuore fin troppo umano che batte con un unico scopo: proteggere Alba, la prima bambina nata in quasi due decenni e la salvezza per un paese a rischio.
Ora il destino di Saylok è legato ad Alba e a Bayr, il cui legame cresce sempre più e diventa profondo ad ogni sussurro del caos imminente.
Incaricato di combattere i nemici del loro popolo, sia interni che esterni, Bayr è mosso ancor più dall’amore di una ragazza che ha scongiurato la piaga di Saylok.
Quello che Bayr e Alba non sanno è che ognuno di loro rappresenta una minaccia per il re, un uomo avido che ha retto il suo trono su bugie, omicidi e inganni.
C’è solo un modo per difendere la loro terra dalla corruzione che l’ha invasa. Spezzando la maledizione, potrebbero sconfiggere il re… ma potrebbero anche distruggere se stessi.

Evocativo. Intenso, suggestivo.

Ritorna Amy Harmon con The First Girl Child, una storia indimenticabile, potente e intrigante, ambientata in un mondo antico e lontano, popolato da clan rivali dal lignaggio nobile e dal fiero passato, un luogo oscuro e bellissimo, animato da riti e credenze arcane, una realtà estranea eppure così affascinante.

Con il suo tocco unico e magico, il worldbuilding diventa non solo ambientazione ma un nuovo mondo in cui rifugiarci, fantasticare e vivere un’avventura, perché la profonda sensibilità dell’autrice porta ad attingere al repertorio della mitologia norrena, al patrimonio delle Antiche Scritture e delle tradizioni orientali, alle suggestioni del popolo vichingo, in un sincretismo originalissimo, restituendo una realtà nuova ma credibile, frutto del suo immaginario e della sua esperienza. Ricca e preziosa con un tocco di umanità profonda. Con un senso profondo della vita, della giustizia e del sacrificio.

Vivide pennellate di questo universo tratteggiate con forza, per far stagliare dallo sfondo personaggi decisi e tragici, come eroi drammatici.

Rosso.

Il sangue.

Sangue versato per supremazia e vendetta, sparso sulla terra e sugli altari. Versato e offerto come legame mistico con gli dei, come offerta proibita tra le rune, per scrutare nel futuro e divinare. Sia esso nobile o bastardo, semidivino, maledetto.

Bastardo come un bambino illegittimo nato in una notte maledetta e nera, frutto di un amore disperato. Porta con sé il dolore del rifiuto. La disperazione e la ferocia di una donna ingannata, talmente consumata dal rancore da legare il destino di un intero regno alla sua sete di vendetta con una maledizione

“Il sangue era l’unica cosa cui la terra rispondesse. Il sangue simboleggiava sacrifici e la terra non avrebbe condiviso i suoi segreti per niente di meno.

Nero. Come quella notte e come il fumo e l’inchiostro con cui gli indovini potenziano lo spirito, oscurando i sensi, per acuire le capacità divinatorie e servire come custodi il regno.

Grigio come la pietra sotto cui riposa la giovane che ha lasciato la vita e il figlio ad un giovane monaco dal cuore saldo, suo fratello Dagmar.

Come l’atmosfera sospesa e rarefatta dei paesaggi nordici, lì dove Saylok è un’isola a 5 promontori- tanti quanti i clan che la governano, simboleggiati da animali totemici – sotto la guida di un re. Un re scelto, eletto dai custodi, dai monaci che hanno il potere di eleggere i re e serbare il segreto delle rune, veri depositari della magia.

“Una storia di dei”, disse, con soddisfazione… “Padre Saylok…e Adyar l’aquila, Berne l’orso, Dolphys il lupo, Ebba il cinghiale, Joran il cavallo, e Leok il leone..

La storia inizia quindi con una morte e la nascita di un ragazzo. E una maledizione.

Bayr è un bastardo, quel bambino, che cresce tra i monaci come creatura semplice e straordinaria, ingenua ma dalla forza straordinaria. Destinata a segnare il corso della storia di Saylok, a cambiare il futuro di un regno segnato da un re violento e meschino, che siede su un trono retto da omicidi, bugie e inganni, condannato alla rovina.

La salvezza arriverà attraverso mio figlio, e solo attraverso di lui.

Le sue parole erano una maledizione di sangue, la più potente, perché il sangue che si riversava nel terreno era la sua linfa vitale, e la sua morte avrebbe avverato la sua profezia.

“Siamo maltrattate. Siamo abusate. Siamo barattate e abbandonate. Raramente siamo amate. Così sia. Da questo giorno in poi, non ci saranno figlie a Saylok…”.

Verde delle foreste dove i clan si affrontano in ordalie e in prove liminari per accettare  i membri e riconoscerne l’appartenenza. A questo sarà costretto Bayr.

Blu del mare e della libertà, da dove arriva il nemico o la salvezza del regno. Perché all’improvviso nasce una bambina, appare Alba.

Giallo oro, come il sole e il potere della speranza, della salvezza e del domani. Come Alba, salvezza del regno.

Bianco come l’innocenza e la tenerezza, il candore di un sentimento potente e puro: amore, devozione. Proteggere. Bayr vive per proteggere. Bayr vive per Alba.

“Che – che – che cosa è la sa – salvezza?”

Bayr rivolse lo sguardo nuovamente allo zio.

“Speranza. Sicurezza. Protezione. Sei un protettore, Bayr. E credo che tu abbia ricevuto il potere di difendere questa terra… ogni clan. Tu non sei “Bayr, il ragazzo del tempio”. Non sei Bayr di Berne o di Dolphys. Sei Bayr di Saylok, e devi difendere questa terra dai suoi nemici

Bianco spettrale come la luna e i fantasmi, come una giovane donna, presenza ingombrante e misteriosa, sempre più vicina e coinvolta nelle vite dei protagonisti.

Sapeva come sopravvivere alla tragedia, sopportare il dolore. Ma non era sicuro di poter sopportare l’amore.

“Mastro Ivo mi ha intimato di non amarti. Ma diffidare dall’ amore è come accendere una luce su di esso. Da quel giorno in poi, mi sono tenuto alla larga da te.”

“Per favore guardami, Dagmar.”

Serrò la mascella, e gli occhi chiusi a negare. “Tu mi fai desiderare di essere… vista“, disse, e il suo sguardo atterrò su di lei, bruciando, cercando. “Ti ho sempre visto, Ghost.”

Amare è dover essere in balia di qualcun altro. Amare è essere controllati.

Non viviamo per perseverare. Sopportiamo così un giorno possiamo. . . vivere.

Quasi vent’anni di intrighi e segreti, di lotte per il potere e di rivalsa, alla ricerca di giustizia. In cui l’amore insperato, fragile e tenace si fa largo, unica vera salvezza.

Personaggi incisivi animano una storia che scorre con un ritmo naturale e serrato, narrata con naturalezza, in modo lineare e coerente, senza un minimo calo dell’attenzione. Ogni sottotrama, ogni digressione, è mirata ad una soluzione finale. Non servono flashback, ogni personaggio ha lo spessore e il peso di un protagonista, la sua funzione e il suo ruolo determinante nella storia. Un motore che muove gli ingranaggi della storia e i fili delle esistenze dei personaggi, così che nel corso delle pagine – e degli anni – evolvono in modo naturale fino al crescendo finale, corale.

Svelando questa forza misteriosa che li anima. Il senso del sacrificio, dell’amore come dono di sé.

Dagmar, il Monaco saggio, guerriero mancato dal cuore saldo che combatte strenuamente il male, che difende la libertà, lotta per proteggere li affetti più cari e gli ideali più alti e nobili. Diviso tra senso di dovere e istinto.Bayr destinato, segnato, non rassegnato ma votato alla sua missione. Adamantino nella sua lealtà e fedeltà, eppure vulnerabile. Ghost…il sacrificio e la devozione. Alba, fiera e testarda, forte come i raggi del sole.

L’amore è complesso, cresce potente e piano, iinarrestabile, perché il sentimento raccontato dalla Harmon è qualcosa di sacro ed eterno, di infinito.

È ciò che muove il mondo, ciò che spinge ogni essere umano ad agire, a compiere scelte disperate e coraggiose, sotto una forza interiore che spesso sconvolge le esistenze dei personaggi e stravolge le aspettative del lettore, anche il più disincantato..

Casa è dentro di noi.

Casa sono le persone che amiamo.

Casa è ciò per cui ci battiamo.

There is no Alba without Bayr.

La potenza dell’ immaginario si combina alla prosa elegante e misurata della Harmon, impreziosita dalla sensibilità venata di spiritualità tipica della autrice. Perfetta per esprimere le potenzialità dell’ historical fantasy. Una crescita ulteriore rispetto alla serie The Bird and the Sword Chronicles che ricordo con piacere (quest’ultima serie più vicina al fantasy romance con una storia appassionata e incredibilmente romantica tra la indimenticabile Teller Lark e il suo maestoso re Tiras, da non perdere! Qui il primo volume L’incantesimo della spada). The first girl child mostra una complessità e una profondità maggiore.

Evocativo.

Epico.

Suggestivo.

Stratificato. Ci sono molteplici registri, non solo linguistici ma anche comunicativi e contenutistici, con richiami letterari preziosi.

Una materia così preziosa e una matrice così fervida e vitale che spero – anche se l’autrice lo ha concepito è presentato come uno stand alone compiuto – sia solo il primo appuntamento di una lunga storia da narrare

Saffron

 

PS: PORTIAMOLO IN ITALIA!!