Signore del Fantasy ecco cosa ho letto per voi questa volta

Sinossi:
In quanto figlia di un potente generale di un vasto impero che riduce in schiavitù i popoli conquistati, la diciassettenne Kestrel ha sempre goduto di una vita privilegiata. Ma adesso si trova davanti a una scelta difficile: arruolarsi nell’esercito oppure sposarsi. La ragazza, però, ha ben altre intenzioni… Nel giovane Arin, uno schiavo in vendita all’asta, Kestrel ha trovato uno spirito gentile e a lei affine. Gli occhi di lui, che sembrano sfidare tutto e tutti, l’hanno spinta a seguire il proprio istinto e a comprarlo senza pensare alle possibili conseguenze. E così, inaspettatamente, Kestrel si ritrova a dover nascondere l’amore che inizia a sentire per Arin, un sentimento che si intensifica giorno dopo giorno. Ma la ragazza non sa che anche il giovane schiavo nasconde un segreto e che per stare insieme i due amanti dovranno accettare di tradire la loro gente o altrimenti tradire sé stessi per rimanere fedeli al proprio popolo. Kestrel imparerà velocemente che il prezzo da pagare per l’uomo che ama è molto più alto di quello che avrebbe mai potuto immaginare.


Ben tornate è con molto piacere che vi parlo di questo libro, un fantasy storico a tre volumi. Trilogia che negli stati uniti è già uscita per interno ma che qui in Italia conta solo il primo volume. Confesso apertamente che spero per un celere ricongiungimento agli altri due libri e questo la dice lunga su quanto questo libro mi sia piaciuto.

Devo ammettere che all’inizio non ne ero molto entusiasta, non vado matta per le storie in ambito bellico, ero terrorizzata che l’autrice si fosse addentrata in spiegazioni di tattiche di guerra, armi o peggio ancora sulla raffigurazione dei territori e conquiste al seguito. Ho invece scoperto poi con enorme piacere che ha sapientemente dosato le informazioni utili per “entrare” nel libro e avere un quadro generale della situazione ma senza appesantirlo. Non esiste una collocazione storica, ma dalle descrizioni dei vestiti e delle usanze possiamo immaginarcelo in un 700/800 parallelo dove Valoriani ed Herrani combattono per difendere, gli uni dei territori, gli altri la libertà.

Come ben sapete non mi piace raccontare la storia e lascio quindi alla sinossi il compito di incuriosirvi, sono oltremodo ben più propensa a dirvi cosa questo libro mi ha lasciato, le sensazioni che ha istigato. Prima su tutte lo ha fatto la protagonista femminile. Kestrel.
Bellissima, figlia di un generale potente, dotata di una intelligenza quasi imbarazzante agli occhi delle persone che le girano attorno; finta debole e apparentemente viziata, gode della sua posizione regalando al lettore alcuni momenti da filantropa che iniziano a poco a poco a disegnarne un profilo diverso, ma soprattutto ad aprirle una realtà che non aveva lei stessa considerato.
Si tiene informata e memorizza tutte le strategie di corte, gli usi e le abitudini di chi frequenta questo jet Set Vittoriano, ma non sfugge ai suoi istinti e alla voglia potente di essere diversa da quello che suo padre si aspetta da lei. Che ciò l’abbia spinta dove poi la storia la porta o che sia stato inevitabilmente il suo io ad aprirle la mente a quello che già sapeva?
Questo lo si scopre piano piano, vivendo con lei la forza che rivela, un po’ per orgoglio un po’ per sentirsi libera da regole dettate dalla nobiltà. Regole che lei non accetta e rispetta solo in parte. Il dubbi su chi e cosa voglia davvero le si palesano quando incontra Arin.

“La pressione esercitata dalla canzone era troppo forte, il bisogno di distrarsi troppo grande. Poi si rese conto che con la musica intrappolata dietro ai denti serrati era la melodia che Kestrel aveva suonato per lui mesi prima. La percepì tenue e viva, nella bocca. Voleva sfiorargli le labbra. Quel pensiero gli mozzò il respiro, e interruppe anche il canto.”


Tenebroso e silenzioso schiavo che dello schiavo ha solo la sottomissione per un bene maggiore, la propria sopravvivenza. Arin è forte e molto furbo, sfrutta le proprie abilità per passare inosservato, per diventare il preferito di chi conta, ma questo non basta. Non basta a tenere a freno la sua lotta interiore, battaglia di animi tra il bene del suo popolo, la sete di vendetta, liberazione dall’oppressione e la voglia di conoscere questa farfalla velenosa che è Kestrel, sua padrona e salvatrice, in molte occasioni.


“-.. quello che dici, il modo in cui cambi, come ti comporti in un modo e poi vieni qui e ti comporti diversamente.-
– Nemmeno io mi capisco sempre. Ma so che stasera voglio venire con te.-
Kestrel lasciò che quelle parole le riecheggiassero nella mente. Aveva usato una forza duttile. Un’inconscia melodia.”

Arin si trova ad odiare se stesso e forzatamente anche lei per quello che gli sta facendo. I loro occhi si incontrano, la loro umanità rompe il muro di sentimenti che provano, che sono stati costretti a provare. Conoscono entrambi solo la loro realtà e per ognuno, con ragione, esiste un diritto alla vita, al di là di quello che gli altri si aspettano.

“Kestrel aveva il cuore in gola. Aprì la bocca, ma prima che potesse parlare Arin aveva già attraversato la stanza, prendendole i capelli tra le mani. Le sue dita iniziarono a muoversi. Era strano che ci fosse quel silenzio. Era come se il suo dito che le sfiorava il collo dovesse produrre qualche suono. O la sua mano che le fermava un ciocca con una forcina.”


L’epoca bellica in cui si trovano li costringe a scelte volute a metà, esiste una coscienza che li obbliga a dividersi tra quello che provano e quello che è giusto fare e tristemente spesso questo li divide.
Nel romanzo si respira spesso questo tormento interiore di entrambi anche senza che l’autrice se ne addentri in articolate spiegazioni. Usa al contrario sottili e garbate descrizioni dei loro respiri e dei sorrisi mozzati, di silenzi lunghissimi che parlano senza voce . L’ho trovata spendida in questo frangente, ha saputo nascondere una storia d’amore in un ambito delicato, lo fa nascere e crescere senza bisogno di parlarne davvero.

“Avrebbe voluto impedirglielo. Avrebbe voluto essere sorda, cieca, tramutarsi in fumo per non sentire nulla. Avrebbe voluto sentire quelle parole, perché le temeva, le bramava. Terrore e desiderio che divenivano tutt’uno.”


Attendo con impazienza il secondo e terzo capitolo per leggere delle loro vite e di questa terra contesa tra due popoli che senza saperlo sono cosi simili.
Ho trovato la lettura molto scorrevole, leggera e piacevole ma con picchi di erotismo accennato che lasciano il giusto spazio alla versione fantasy storica del libro. Ve lo consiglio vivamente non ne rimarrete deluse.

Gloria Cayenna