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Titolo: David
Autore: Margaret Gaiottina
Serie: Jaguarà Saga #4
Editore: Self-Publishing
Genere: Romance M/M

Anche un corpo piagato dalla sofferenza può essere splendido e struggente nello stesso tempo. Impossibile da credere per David, primogenito dei Saxton ed ex impeccabile uomo di successo. E, tanto meno, lo è per Morgan Wollstoncraft, signore luciferino delle corse d’auto, abituato a disprezzare i più deboli e indifesi. David sarà chiamato a scegliere tra il bisogno di amare che gli brucia dentro e il senso di colpa che lo divora. Avrà questa volta il coraggio di rischiare, di mettere in gioco tutto se stesso solo per amore?

Siamo giunti all’epilogo della Jaguarà Saga, sexy divertente romantica e scritta bene, con spunti interessanti e piccole contaminazioni di genere.
Torna lo “zoo della famiglia Saxton”, maschi alfa scaltri, affascinanti e volitivi che devono fare i conti con una nemesi: la loro linea di sangue è maledetta. Gli esperimenti di un avo nazista megalomane si ripercuotono di generazione in generazione, e non solo all’interno del loro nucleo famigliare.

Questo capitolo conclusivo è dedicato al più grande di casa Saxton, che ha sempre catturato l’interesse del lettore e curiosità degli appassionati alle vicende del clan. Per la sua personalità forte e il suo carattere riflessivo, a volte taciturno ma carismatico; per la sua sensibilità spiccata e l’ambizione -quasi la predestinazione- a distinguersi e a trovare la propria identità, il proprio ruolo all’interno della vita familiare. In sostanza il suo posto al mondo. Nell’ultimo romanzo, Samaritan (https://www.haremsbook.com/samaritan-terzo-appuntamento-della-jaguara-saga-travolgente-e-caldissimo/), l’abbiamo lasciato duramente provato e colpito dal destino, negli affetti e nella sua identità.
Ora ritroviamo David un anno e mezzo dopo il drammatico scontro a fuoco nelle Poconos Mountains, diverso, spento, quasi l’ombra di se stesso. Un’ombra che si trascina stanca e nera, piena di rabbia

Il primogenito della famiglia Saxton, cresciuto nel mito dell’uomo perfetto, inflessibile e duro come il diamante. Ma ora, dopo essere passato attraverso l’esperienza del dolore ed esserne uscito distrutto…le corse erano diventate il centro della sua nuova vita fatta di dolore. Il pericolo, i bolidi e i giovani eroi lo distraevano.

Ferito, piegato dalla sorte avversa, senza uno scopo nella vita, annoiato e pericolosamente imprudente. La condizione ideale per attirare guai…

Trasudava un’energia maligna e affascinante. Cosa aveva sul petto?
David si avvicinò alla tavolata senza timore.
Sembrava proprio un fiore. Appuntata all’interno del colletto della tuta, il boia portava una piccola calla lucida e nera come un mamba, segreta e vicina al cuore come un amuleto.
«Cazzo guardi?» furono le prime parole che l’uomo pronunciò portando il sorriso di lato in segno di sfottò. Aveva le palpebre pesanti e le sopracciglia che pendevano appena inerti ai lati del viso, come per un pungolo insopportabile piantato nella carne e poi… c’era la piega cattiva degli zigomi. Sembrava animalesco, nevrotico, decadente, infernale. Solo a guardarlo venivano in mente scene di depravazione e di vizio.

David si è lasciato trascinare in un covo di fanatici della supremazia bianca per prepararsi a una corsa senza limiti e senza regole, può contare solo sul misterioso sciamano Estajoca, perché su se stesso, ormai, non sembra poter fare affidamento.

Mentre gli sguardi si incrociavano David avvertì una fitta di dolore al petto come se avesse colto nelle iridi torbide di Wollstonecraft qualcosa di molto triste oltre all’ironia blasfema del sorriso.
In quegli occhi un po’ spostati di lato c’era il segno di una fragilità immensa, di una debolezza desolante che stringeva il cuore. David distolse lo sguardo.
Che cazzo andava a pensare? Era impossibile accostare quell’uomo all’idea di una vittima. Wollstonecraft lo stava soggiogando. Era la sola spiegazione per quei pensieri melensi.
Se anche aveva gli occhi da preda, era pur sempre un predatore, David non poteva dimenticarlo

Cacciatore e preda, Morgan è come una falena inesorabilmente attratta dal desiderio che consuma David, dalla rabbia che sente ribollire nelle vene, dalla disperazione che lo divora.
Giocano con la Morte, ad inseguirla in pista, ad invocarla e a sfidarla.
Tutto è “all in” e portato a mille giri, furioso e intenso, così che tra l’ adrenalina e l’ eccitazione si fa largo anche il fanatismo e l’ odio discriminatorio. Fomentato da una femme fatale morbosamente legata a suo figlio…

Morgan era un uomo diverso dagli altri e quel marchio di distinzione era lì per ricordarglielo. Era quasi regale.

Eppure…entrambi i giovani protagonisti portano sul corpo i segni del dolore, della umiliazione. Sembrano riconoscersi proprio nel bisogno di completarsi, come solo l’ Amore sa fare, per guarire.

In David c’è ancora sotto l’irrequietezza e la smania, quella purezza d’ animo che abbiamo imparato ad apprezzare, resta il candore di un cuore nobile, schiacciato dal senso di colpa e sempre pronto al sacrificio.

La famiglia Saxton fa una fugace comparsa (estremamente funzionale) ma è giusto così, questo romanzo non è solo la conclusione della serie Jaguarà, David non è solo parte dello “zoo Saxton”, è un personaggio dolce e tragico, ribelle e delicato. Con un coprotagonista magnetico e irresistibile.
Un’ atmosfera diversa, meno scanzonata e onirica, il ritmo è sempre vivace e prosa elegante. Sexy, molto. Bello, bello, ci speravo proprio e mi ha sorpresa piacevolmente per gli spunti originali nella trama, tutti perfettamente sviluppati senza dilungarsi in modo eccessivo per non perdere la sensazione di piacere durante la lettura. Le figure che sfiorano le esistenze tormentate dei protagonisti hanno il carisma sufficiente per essere individuabili e incisive nella trama (lo sciamano la perfida Elvira Wollstonecraft, i corridori) senza che la loro caratterizzazione rubi spazio alla dinamica tra David e Morgan né tantomeno all’approfondimento psicologico del primogenito dei Saxton.
L’ambientazione è intrigante, la componente erotica spiccata e quella sentimentale dolcissima.
Un epilogo originale e inaspettato (non è un romanzo corale con l’atmosfera solare e gli elementi surreali ricorrenti nei precedenti) ma non per questo meno gradito, anzi!

Saffron