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TITOLO: Per un distributore di merendine in più

AUTORE: Simona Diodovich

EDITORE: Self Publishing

PAGINE: 63

GENERE: Narrativa per bambini

PREZZO: € 1,89 (ebook) – € 7,10 (copertina flessibile)

Amici ben trovati! È con tanta gioia che, in occasione della “Giornata internazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza” vi parlo di un libro per bambini che sento particolarmente “mio”.

Per questa occasione così speciale, ho scelto di leggere “Per un distributore di merendine in più” di Simona Diodovich e ho deciso di avvalermi della collaborazione di mia figlia.

Laetitia ha dodici anni e, purtroppo, ha vissuto sulla sua pelle il disagio di venire toccata dalle brutture di chi la riteneva diversa e quindi la rendeva vittima di scherni e dispetti.

Partiamo dalla sinossi!

SINOSSI

Georgie, Luke, Jack, Bill e Pixy hanno qualcosa in comune tra di loro, anche se all’inizio non lo sanno. Sono più forti di quel che pensano, sebbene il compagno di scuola Brandon li prenda di mira ogni giorno. Proprio grazie alla cattiveria di quest’ultimo, i cinque ragazzi si uniranno. Diventano uno splendido gruppo di amici che, insieme, parteciperà a un’impresa all’apparenza impossibile da realizzare, portandola a termine contro ogni pronostico. Brandon non ama vederli felici e la sua cattiveria si accentua ogni giorno che passa, ma Georgie è tenace e trasmette quell’energia positiva anche agli amici.
Perché uniti si è forti e loro lo imparano strada facendo. Obiettivo: sostituire un distributore di merendine a scuola, senza sapere che quel che invece stanno creando, è il carattere per un domani migliore.

RECENSIONE

È domenica pomeriggio e, già in pigiama, io e mia figlia ci sediamo sul divano. Kindle da un lato, PC dall’altro, elettrizzate all’idea di condividere una nuova avventura insieme.

Il nostro rapporto è sempre stato così: cresciamo insieme, io come mamma e lei come figlia. Impariamo l’una dall’altra e fidatevi, è splendido.

«Laetitia ti andrebbe di raccontarmi cosa succede nel libro?» chiedo a mia figlia, mentre il caminetto ci riscalda il corpo e le anime.

«Sì, mamma! mi è piaciuto molto, sai? La prima persona che conosciamo è Georgie. Lei è una bambina della  mia età. Ha una storia familiare un po’ pesante perché il padre è un alcolista che picchia sia lei sia la mamma e la sorella, anche se lei cerca di proteggerle. Anche se ha tutti questi problemi, è sempre solare e ottimista. Difende sempre chi è in difficoltà e non tollera le ingiustizie verso i più deboli. Ha pochi amici, ma veri. Luke, Jack, Bill e Pixy sono fantastici! Si vogliono bene davvero, mamma! Ognuno di loro ha i propri problemi, ma insieme sembrano essere invincibili!».

Contenere il suo entusiasmo mentre mi racconta la trama è un’impresa titanica, ma se voglio evitare che stia tre ore a raccontarmi il libro filo per segno devo prendere in mano la situazione!

«Sono contenta che ti sia piaciuto! E quindi? Questi cinque amici cosa fanno?» domando.

«Vanno a scuola insieme e fanno squadra quando qualcuno di loro viene bullizzato».

Sapevo che saremmo arrivate al momento clou, ma vederla irrigidirsi mi preoccupa lo stesso anche se so quanto possa essere comprensibile visto che sa benissimo cosa si prova nell’essere trattati male senza un motivo.

«È una cosa bellissima sapere di avere sempre qualcuno al tuo fianco, vero?».

«Sì. O perlomeno lo immagino. Ora ho tanti amici, ma all’epoca non avevo nessuno accanto quando ho subito quelle cose brutte.»

Il mio cuore di mamma un po’ si incrina, ma penso che parlarne per lei sia la cosa migliore. Le sorrido e la abbraccio forte.

«Ti va di parlarne? Riusciresti a fare un confronto fra la tua esperienza e quello che succede nel libro?».

«Prima di tutto io venivo bullizzata da più persone mentre loro da un solo bambino, Brandon. Quando mi sputavano sulla merenda o nell’orecchio, quando mi sbattevano al muro, quando mi mordevano… Io ero sola. Non avevo modo di difendermi, capisci? Nonostante tutto non riuscivo a fare come quelli che facevano le cattiverie, perché chi sono io per fare del male a qualcuno? Ho provato a parlare, a chiedere i motivi… Non mi hanno mai risposto. Ho provato a chiedere aiuto ai maestri, ma loro non vedevano mai niente! Poi sei arrivata tu. Mi hai quasi costretto a parlarne, ti ricordi? Eravamo in macchina e hai accostato al lato della strada, hai urlato, mi hai scosso e io… Io ho trovato il coraggio di parlarti, di raccontarti, di spiegarti. C’è voluto tempo, ma ero piccola e pensavo che forse, se mi facevano tutte quelle brutte cose, forse lo meritavo».

Okay, Laura. Espira e inspira. Resisti. Ce la puoi fare.

«Laetitia, nessuno merita qualcosa del genere. Nessuno».

«Ora lo so, ma solo perché ne ho parlato con te e con altre persone adulte che mi hanno aiutato a capire che io non avevo colpe».

Quant’è matura la mia microdonna. È una personcina speciale, unica e sono tanto orgogliosa di lei.

«Questo libro ti ha aiutato?».

«Beh, sì. Mi ha fatto capire che gli amici sono importantissimi nella vita, che non si è mai soli e che è bello quando si aiuta qualcuno meno fortunato di noi. Non tutti hanno una famiglia bella come la mia, fatta di cuori grandi che si aiutano l’uno con l’altro. E poi mi ha fatto capire che non sono stata l’unica a subire cose brutte, perché se ci hanno scritto un libro forse anche qualcun altro ci è passato. Ah! Un’altra cosa! Ho capito anche che il bullo è più debole di noi, attacca per paura di essere attaccato e, siccome è debole, non ha altri modi se non quello di fare del male. Sai mamma, penso che, in maniera sbagliata, la loro sia una richiesta di attenzione».

«Consiglieresti questa lettura a qualche ragazzino che, come te, ha avuto questi problemi?».

«Sì, perché si capisce che è scritto per noi. È semplice e descrive bene quanto la determinazione e la forza di volontà possano aiutare per uscire fuori da situazioni brutte».

Più che una recensione è stata una condivisione di esperienze, credo. Era parecchio che io e Laetitia non toccavamo questo argomento e affrontarlo di nuovo ora, con lei più matura e quindi più consapevole, mi ha dato modo di percepire un altro lato della sua caleidoscopica personalità.

Una volta una persona molto in gamba mi ha detto che “le cicatrici segnano, ma rendono più interessanti”.

Ed è vero. Hai un segno in più, ti porterai sempre dietro un memento della tua esperienza, ma sicuramente sarai più sensibile e accorto verso il prossimo.

Grazie Simona e grazie Harem per avermi dato la possibilità di passare un bellissimo momento con mia figlia.

Ps. Sono Laetitia! Posso darvi un consiglio? Quando vedete un bambino in silenzio chiedete sempre cosa c’è che non va. Il più delle volte vi dirà che va tutto bene, ma voi fate come la mia mamma. Non cedete, continuate a chiedere, urlate se necessario. Abbiamo bisogno di voi. Ciao e grazie!

GIORNATA INTERNAZIONALE PER I DIRITTI DELL’INFANZIA E DELL’ADOLESCENZA