Un libro solidale,

i cui ricavi vanno interamente all’associazione animalista

ConFido in te Onlus.

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Tra leggenda e poesia, una serie di racconti brevi, antichi e modernissimi allo stesso tempo, con personaggi visionari e una morale atavica e sempre attuale.

Un piccolo libro straordinario, adatto a tutti.

Iktomi è uno spirito ragno. Indossa gambali marroni di pelle di daino adorni di lunghe morbide frange ai lati, e piccoli mocassini ornati di perline ai piedi. I suoi lunghi capelli neri sono spartiti in centro e legati da fasce di un rosso intenso. Ciascuna delle trecce rotonde passa sopra una delle sue piccole orecchie scure, per ricadergli poi sulle spalle. Si dipinge perfino la buffa faccia di rosso e giallo, e traccia grossi cerchi neri intorno ai propri occhi. Indossa una giacca di pelle di daino, adornata di perle dai colori sgargianti. Iktomi veste come un autentico prode Dakota. In realtà le sue pitture e pelli di cervo sono la miglior parte di lui, sempre che l’abbigliamento possa essere considerato parte di un uomo o di uno spirito. (IKTOMI E LE ANATRE)

Le sue lacrime non mossero più a compassione il Generoso Benefattore. Erano lacrime di egoismo. E quelle il Grande Spirito non le tiene mai in considerazione. (LA COPERTA DI IKTOMI)

Restò sotto l’albero guardando a lungo e con malinconia le piume lucenti del pavone. Dopo un po’ emise un sospiro e iniziò: «Oh, come vorrei avere delle piume così belle! Come vorrei non essere quello che sono! Se solo fossi una bella creatura piumata, come sarei felice! Sarei così contento di stare su un albero alto a crogiolarmi nel sole estivo come te!» disse all’improvviso, puntando il dito ossuto verso l’uccello, che osservava lo sconosciuto sotto di sé, voltando la testa da un lato e dall’altro. (IKTOMI E IL CERBIATTO)

Rimase in silenzio a lungo, poi mormorò: «Grande Spirito, benedici questo poco sangue di bufalo». Poi si alzò, e con calma dignità uscì dalla tenda. Qualcuno lo seguiva da vicino. Il tasso si voltò per guardare sopra la propria spalla, e con grande gioia vide un prode Dakota vestito di bella pelle di daino. Nella mano stringeva una freccia magica. Dalla sua schiena pendeva una lunga faretra frangiata. In risposta alle preghiere del tasso, il vendicatore era sorto dalle pietre rosse. «Figlio mio!» esclamò il tasso allungando la mano destra. «Eccomi, padre!» rispose il guerriero. «Sono quello che ti vendicherà!». Immediatamente il tasso raccontò la storia dei suoi piccoli affamati e dell’orso avaro. (IL TASSO E L’ORSO)

Madre! Madre! Dimmi cos’era quella voce che ho sentito e che era così gradevole per le mie orecchie, ma che mi ha fatto bagnare gli occhi!» disse, senza fiato. «Ahimé, figlio mio», grugnì un grosso, brutto rospo. «Quella che hai sentito era la voce di una donna che piangeva. Figlio mio, non dire che ti piace. Non dirmi che ti ha fatto piangere. Non mi hai mai sentita piangere. Posso far piacere alle tue orecchie e spezzarti il cuore. Ascolta!» rispose il grosso vecchio rospo. (IL ROSPO E IL BAMBINO)