Bad Love , 21 Febbraio 2017
Big Love, 24 agosto 2017
Forever Love, 23 novembre 2017

Autore: Jay Crownover

Casa Editrice: Newton Compton

Genere: New adult

Titus King è un uomo che ha sempre visto il mondo in bianco e nero. Giusto o sbagliato, niente mezze misure. E questo è uno dei motivi per cui, da adolescente, ha lasciato la famiglia per cercare di costruirsi una vita migliore, da solo. Adesso che è diventato un investigatore di polizia in una delle città con il più alto tasso di criminalità del Paese, non può negare che la sua esistenza abbia assunto notevoli sfumature di grigio. In giro c’è un criminale che si è lasciato alle spalle una lunga scia di distruzione e morte, e la differenza tra giusto e sbagliato, quando Titus pensa a lui, si fa sempre più labile. Come se non bastasse, a minare il suo ferreo senso della moralità c’è anche la bellissima e misteriosa Reeve Black, tornata di recente in città. Reeve rappresenta un pericolo ma anche ciò di cui lui ha davvero bisogno: insieme si troveranno nel fuoco incrociato di una guerra sotterranea e letale. La posta in gioco è la redenzione…

Coraggio vuol dire essere l’unico a sapere che hai paura. FRANKLIN P. JONES

Nuovo appuntamento con la Welcome series, la nuova serie che si distacca dalla Tattoo s’ Trilogy e anche dalla Saint of Denver perché esplora il mondo dei cattivi, The Point. Toni più cupi e uno scenario di forte degrado, così la Crownover decide di raccontare le storie di coloro che vogliono vivere la vita alle loro condizioni: si piacciono così come sono e non hanno paura di giocare secondo le loro regole. Crimine e delinquenza, droga e morte, sangue e disperazione popolano il quartiere degradato in cui è ambientato il romanzo e a differenza della serie precedenti, l’eroe in questione non è un eroe per riscatto ma è un cattivo, talmente cattivo, da poter essere l’unico a risolvere la situazione.

Il male si combatte con il male, questa sembra la legge a The Point. O almeno, con il male minore.

Ci ha conquistato con la storia di Bax, Shane Baxter, un ragazzo difficile da amare, un duro… in tutti i sensi. Come lo voleva la sua creatrice, con una storia d’amore dal sapore agrodolce, dai toni cupi e violenti, la storia di un Bad boy che conosce solo il male e sa solo muoversi all’interno di questa realtà. Bad love ci ha portato dove l’unica legge ad essere rispettata è quella del più forte, della sopravvivenza tra l’inganno e il tradimento, in una vita in costante pericolo, senza speranza. L’unica certezza è la rassegnazione, la linea di demarcazione tra il bene il male è molto sottile. Big love ci ha emozionato profondamente con Race, personaggio fortemente chiaroscurale, un’anima tormentata e doppia, stretto nella sua doppia pelle, che vive in costante conflitto tra il desiderio di fare la cosa giusta e la convinzione di avere una missione: arginare e dominare il caos della violenza. Si muove con scaltrezza, divorato dai rimorsi e dalla paura un genio disincantato che cerca di non smarrire l’ultimo briciolo della sua moralità, ultimo baluardo a difendere The Point.

Ora siamo di fronte al guardiano delle porte dell’Inferno: Titus.

Conosciamo già il fratello di Bax, “il poliziotto”, ma solo ora lo conosceremo profondamente, in tutte le sue sfaccettature, arrivando a illuminare anche le pieghe più nascoste della sua anima e gli angoli più bui della sua coscienza. E non c’è niente di più affascinante degli eroi moderni…

non importava cosa mi scagliassero addosso, quali torture avessero in serbo, il mio coraggio e la mia vocazione a tenere il mondo al sicuro da gente del genere non si sarebbero mai placati…Non mi sarei mai piegato, non mi sarei mai inginocchiato e non avrei mai permesso a uno come Conner Roark di averla vinta…illegalità, depravazione e caos. Era la città peggiore che chiunque potesse scegliere di servire e proteggere, eppure io lo facevo, con ogni singolo respiro. Era un ghetto fatiscente dominato da uomini pericolosi e donne spietate, ma era la mia zona e i suoi cittadini erano uomini pericolosi e donne spietate che dovevo proteggere. Molti di loro erano la mia famiglia e il mio cuore. Non era solo un lavoro –era una vocazione. Rappresentava ciò che ero. A The Point non c’era spazio per gli eroi…

Gli eroi sono imperfetti, hanno armature ammaccate e corazze scalfite, eppure proprio lì nelle crepe passa lo sguardo e coglie la loro vulnerabilità. Il coraggio. La paura è il confine tra immortali e umani, è la consapevolezza di dover morire e di poter perdere tutto, rimanendo pronti tuttavia, a scegliere il sacrificio. Questo fa la differenza. Perché superato quel limite si diventa eroi, per scelta o per caso.

Titus è un eroe a The Point. Caparbiamente e disperatamente eroe. A dispetto di tutto e tutti, perfino di se stesso.

Ed ero capace di amare. Il mio cuore era protetto da un mostro che viveva nel profondo dentro di me, ma la bestia l’aveva tenuto al sicuro mentre tiravo avanti in quel posto orribile.

La Crownover anche questa volta ha deciso di stupirci e di prenderci in contropiede, mostrando quanto le zone grigie tra bene e male siano interessanti perché lì c’è l’umanità vera, la fragilità che ci rende affascinanti, quello spazio tra dovere e potere, in cui si alimenta il coraggio.

Questa non è la storia del poliziotto e della cattiva ragazza, il cliché -come con sorprendente autoironia noterà lo stesso Titus della storia d’amore tra il poliziotto e la criminale dal cuore d’oro– ma diventa qualcosa di più. Si aggiungono nuovi interessantissimi elementi a tutta la serie, innanzitutto per la decisione di scegliere come protagonisti due personaggi che apparentemente sembrano veramente agli antipodi e che promettono scintille, come elementi stabili che per la chimica potente scatenano ad ogni contatto forte elettricità, per la carica erotica fortissima e la tensione sessuale alle stelle. Ma c’è di più, molto di più.

Buoni o cattivi, avevamo tutti un bersaglio dipinto sulla schiena, se sceglievamo di chiamare casa The Point. La città non faceva distinzioni quando seminava dolore e distruggeva vite. Avevo ospitato fin troppi demoni e stretto troppi patti con il male lungo il mio cammino per poter pensare di cavarmela andandomene da The Point senza pagare lo scotto insanguinato dei miei misfatti.

Alcuni uomini volevano stare a guardare il mondo mentre veniva arso dal fuoco. Titus era il tipo d’uomo che spegneva le fiamme da solo, da dentro l’incendio.

Mi ero fatta una reputazione, e non era delle migliori. Perfino in quella città piena di persone malvagie che facevano cose orribili, c’era ancora spazio per il peggio del peggio. Io ero quel peggio e non avevo mai finto di essere niente di diverso.

«Detective King». Mi piaceva il suo nome, nonostante il grado. Lo faceva sembrare il dominatore di una terra barbara in cui solo il più forte sopravviveva.

Titus King è il buono, il poliziotto, colui che protegge e difende i deboli. Un uomo che sa esattamente riconoscere il confine tra giusto e sbagliato anche se vive nel male, lo affronta. Se nel primo romanzo suo fratello Bax era l’unico eroe possibile perché un antieroe che lottava contro il male agendo nel male, nel secondo Race si è mostrato il burattinaio capace di dominare e regolare come un tiranno illuminato il regno del vizio. Ora con Titus ci aspetteremmo di conoscere il paladino vero, puro e incorruttibile, ma la storia rivelerà una complessità notevole.

Sapevo che The Point era sul punto di esplodere, ma non c’era niente di più cocente e fuori controllo della furia selvaggia che vidi divampare nelle profondità degli occhi blu di Titus.

Era incazzato proprio come avevo previsto, ma era soprattutto preoccupato e penso che quella consapevolezza lo facesse incazzare ancora di più. Nessuno voleva preoccuparsi per una come me.

Era tutto ciò che un uomo avrebbe dovuto essere, aveva tutto ciò che serviva a un guerriero per cavarsela in quello sfacelo, per combattere per cause ormai da tempo perse. Quando si trattava di lui, certe volte avevo l’impressione di essere combattuta tra lussuria e ammirazione. Era un bastione impenetrabile, così alto e massiccio, quasi niente al mondo potesse farsi strada dentro di lui.

Ero in grado di sopportare molte cose, ma forse Titus era un po’ troppo da gestire per me. C’era troppo di lui da dover gestire.

In questa città è appena scoppiata la guerra e io conosco il traditore che ha aperto il fuoco. Hai bisogno di me».

Titus è presentato sin dall’inizio come un personaggio fortemente drammatico, vive consumato dal male che cerca di respingere e dal pericolo di esserne schiacciato. Cerca di contrastare con tutto se stesso le ombre che lo avvolgono, inghiottendo The Point, tanto da sembrare un eroe tragico che cerca di combattere la sua battaglia quotidiana con onore e profonda dignità mentre continua la lotta più spietata e cruenta: quella con se stesso e il suo passato.

Eroe tragico in guerra. The Point sta entrando in guerra, il vuoto di potere ha attirato con una forza centripeta nuove figure, nuovi pericoli e minacce. C’è un nemico più pericoloso che agisce nell’oscurità in modo letale e personale… Non è solo rivalsa su Race e il suo socio in affari, Nassir Gates, eredi dell’impero criminale di Novak, è vendetta.

Saltano gli schemi ,si rovesciano le regole, si stringono alleanze impensabile e discutibili. La linea di demarcazione tra giusto e sbagliato sembra spostarsi continuamente e i nemici dichiarati sono forse il pericolo minore

All’orizzonte si delineava uno scontro finale; nel mondo reale il bene non trionfava sul male, perché il male non stava alle regole del gioco. Perciò solo altro male aveva la possibilità di toglierlo di mezzo, e io ero abbastanza cattiva da portare a termine il compito.

Era Atlante, cercava di portare su di sé il mondo e i suoi casini.

Mugugnò un’imprecazione e strinse le mani a pugno, serrando di nuovo la mascella; negli occhi gli si leggeva qualcosa: il colore diventava sempre più chiaro e brillante. Dentro doveva essere incandescente. Dio, avrei venduto gli ultimi frammenti della mia anima per poter bruciare con lui. «Fino a che punto sei disposta a spingerti con questa storia, Reeve? Qual è il limite?».

Proprio per questo i due protagonisti si troveranno a fare squadra, il loro patto disperato avrà delle conseguenze esplosive perché Reeve ha commesso tanti errori e ha troppi peccati da farsi perdonare. Una donna in cerca di redenzione, pronta a sacrificare tutto e tutti pur di fare ammenda

Era bellissima ma anche letale. Era dura come il posto in cui vivevamo e mi bastava già la città a minare le mie fondamenta. Concupire una donna che sapeva essere fredda e calcolatrice. Turbava il mio sonno, tormentava la mia veglia.

Il risentimento e la diffidenza sono man mano travolti dalla fortissima attrazione e dalla curiosità che lega i due protagonisti, il senso imminente del pericolo e la minaccia incalzante avvicina inesorabilmente un uomo e una donna che hanno molto in comune. Titus è terrorizzato dall’idea di ciò che Reese scatena in lui, quasi avesse il potere ammaliante di ridestare la parte vera e autentica dimenticata in letargo sotto coltri di autodisciplina e senso del dovere. Ciò che tuttavia lo rende l’uomo che è.

Ero stanco. Ero più che stanco: la mia anima era esausta e non avevo più riserve cui attingere…

La volevo dall’istante in cui era entrata alla stazione di polizia ammettendo di aver commissionato un omicidio a Novak. L’avevo desiderata quando, in lacrime, mi aveva raccontato del ruolo che aveva giocato nel rapimento di Dovie; l’avevo desiderata quando i federali l’avevano portata via e avevo pensato che non l’avrei mai più rivista. E sì, la desideravo anche in quel momento, nel mezzo di quella pagliacciata in cui erano intessute vita e morte.

Se non fossi riuscito a imbottigliare quei sentimenti, di me non sarebbe rimasto nulla. Non mi sarebbe rimasto nulla per resistere alla bestia dentro di me, mi avrebbe divorato dall’interno e sarei diventato come tutti gli altri, perso e solo, in attesa che la città mi reclamasse. Non potevo lasciare che accadesse. Non mi faceva infuriare l’idea che la desiderassi: mi terrorizzava.

Fingere con quella ragazza sembrava più giusto che fare sul serio con tutte le altre donne che avevo frequentato. Non prevedevo un lieto fine per la mia sanità mentale, alla lunga.

D’altro canto Reeve sa che solo Titus ha l’onestà e il coraggio di guardare in lei, in profondità, senza pregiudizi o remore. Ogni cicatrice, ogni imperfezione, ogni peccato e vizio.

Era come la belladonna: così piacevole alla vista, così delicata al tocco, eppure una volta all’interno, una volta assaggiata, sapevi che sarebbe stata abbastanza forte e letale da ucciderti. Dentro lei era pericolosa quanto me…

Il suo sapore era identico al suo aspetto: forte, rassicurante, intenso. Sapeva di giustizia e di onore, redenzione e pentimento. Sapeva di buono e pensai che non avrei mai più potuto farne a meno.

La bestia selvaggia dentro di lui, a quel punto in libertà, fu la cosa più inebriante che avessi mai visto e sentito e seppi che avrei dovuto goderne ogni secondo, finché ne avessi avuto la possibilità, perché una volta tornato in sé, Titus sarebbe stato furioso per aver aperto la serratura della gabbia, lasciando che il suo mostro interiore scorrazzasse per quei preziosi istanti rubati

Avevo preso parecchie decisioni sbagliate in vita mia, per gli uomini sbagliati. Quella sarebbestata la prima volta che avrei fatto qualcosa di sbagliato per l’uomo giusto.

 Continuò ad avvicinarsi, e riuscii quasi ad avvertire fisicamente il suo sguardo che toccava la mia pelle. Non avevo davanti a me il poliziotto calmo e posato che teneva al sicuro le strade, ma l’uomo selvaggio che aveva fatto un patto con una donna di cui non si fidava e poi le aveva permesso di mettergli mani e bocca addosso perché non poteva resistere all’attrazione. Era la bestia famelica, che bramava di essere saziata. Le contrastanti emozioni che vorticavano dentro di lui lo facevano tremare e danzavano nel suo sguardo cocente: rabbia, lussuria, paura, dolore, dispiacere, rimpianto, senso di colpa, rimorso… Cercavano di scavalcarsi a vicenda per conquistarsi il predominio, mentre mi fissava

Ogni centimetro dei nostri corpi erano a contatto tra loro. In vita mia non mi ero mai sentita tanto parte di un altro essere umano. Mi sembrava di poter morire se l’avessero mai strappato via da me. C’era così tanto di Titus intrecciato ormai nel tessuto di chi ero e di colei che sapevo meritare di essere.

Qual è il valore aggiunto di questa serie? THE POINT. Un’idea, non solo ambientazione. Lo spazio della narrazione è descrizione soggettiva con riferimenti sintetici e precisi a questo luogo oscuro e potente. Nella presentazione di The Point c’è quasi un distacco e una neutralità impersonale, rassegnata, che lascia insinuare nel lettore la consapevolezza di quello che è The Point. Nessuno lascia mai The Point, vera protagonista di questa serie.

L’autrice fa in modo che sia proprio questa innovazione -riferimenti scarni ma potenti anche da un punto di vista dell’immaginario, dei colori e dei suoni- a rendere il luogo inquietante e terribilmente vivo, pronto ad accogliere il lettore nelle sue profondità, dove vivono respirano ed agiscono i personaggi. Gli elementi della storia e i valori delle esistenze sono filtrati attraverso la sensibilità dei protagonisti e le descrizioni si fanno soggettive, offrendoci non solo squarci di umanità e di approfondimento psicologico, ma anche la personale spiegazione dei fatti.

La trama ricca di suspence, dinamica e ad alto ritmo narrativo, nasconde una visione del mondo personalissima, un significato profondo consegnato ai personaggi di un romance caldo, caldissimo, che va oltre gli eventi.

Bax e Dovie, Race e Brysen, Honor e Nassir (non vedo l’ora di leggere il romanzo a lui dedicato!!) e ancor più Titus e Reeve, parlano di The Point ma in fondo, ci rivelano tanto di tutti noi. Vivere e lottare per ciò che amiamo, una lezione universale.

Saffron

PS: Titolo bocciato… mi piaceva l’idea di legare la serie con i titoli Bad Love – Big Love ecc. mantenevano qualcosa dell’idea originale (Better when he’s bad, Better when he’s bold, Better when he’s brave) ma questo?