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  • Titolo La ragazza del dipinto
  • titolo originario The Fortunate Ones
  • autore Ellen Umansky
  • data di pubblicazione 23 marzo 2017
  • editore Newton Compton
  • genere narrativa

Vienna, 1939. Mentre lo spettro della guerra terrorizza l’Europa, i genitori di Rose Zimmer cercano disperatamente un modo per lasciare l’Austria. Non riuscendoci, decidono di salvare almeno la loro giovane figlia. Rose viene così affidata a degli sconosciuti e portata in Inghilterra. Sei anni più tardi, quando la guerra è finalmente terminata, Rose tenta di ricostruire la propria vita devastata: si mette quindi alla ricerca di un quadro di Soutine, appartenuto alla madre, e al quale la donna era legatissima. Dopo essersi trasferita a Los Angeles e aver trascorso lì la propria vita, Rose si imbatterà nuovamente nelle tracce di quel dipinto, diventato per lei quasi un’ossessione, e in Lizzie Goldstein, che ne è entrata in possesso dopo di lei. Tra Lizzie e Rose nasce un’amicizia inaspettata, destinata però a interrompersi bruscamente quando le due donne si troveranno di fronte a una verità dolorosa: un segreto che ha a che fare con il quadro di Soutine e che è rimasto nascosto per tanti anni… Una prosa cristallina per una storia che parla di nostalgia, dolore, perdita e perdono.
Tra passato e presente sulle tracce di un quadro che unisce i destini di due famiglie.

C’è sempre qualcosa di magico quando l’arte, le espressioni della storia dell’arte, si intrufolano tra le pagine di un romanzo. Fanno incursione tra le pagine di una storia e quelle della Storia, rendendo l’atmosfera speciale.

Due donne, un mistero che aleggia intorno a questo dipinto che attraversa i secoli, acquisito, contemplato, perduto, ritrovato, trafugato e donato, scomparso…
Incompreso.
Quasi una calamita che attira inesorabilmente le due protagoniste, apparentemente lontanissime per età ed esperienze di vita.
Qualcosa accomuna una avvocatessa sulla trentina di New York ed una giovane donna ebrea, sopravvissuta alla Shoah fuggendo da Vienna durante la Seconda Guerra mondiale.
Saranno proprio le voci di queste due donne a svelarlo, a rivelare ciò che le unisce, oltre al dipinto, naturalmente.
Con una narrazione alternata, seguiamo le vicende dell’ anziana Rose, la cui famiglia è stata proprietaria durante la sua infanzia del prezioso dipinto, e di Lizzie, ai giorni nostri, il cui padre ha acquistato -e perduto- decenni più tardi. In una tragica notte in cui la giovane adolescente Lizzie aveva organizzato un party di nascosto.
Le due si incontrano al funerale del padre di Lizzie, sono incuriosite l’una dall’altra, per una simpatia immediata, quasi riconoscessero affinità sorprendenti

L’interesse per il quadro di Soutine avvicina quasi settant’anni dopo a Los Angeles, una donna elegante, eccentrica e carismatica, ad una giovane smarrita, inquieta e preda del dolore e del senso di abbandono.

Per l’undicenne Rose Zimmer, quel dipinto, Il fattorino era un mistero

Non era un bel ragazzo quello raffigurato nel quadro. Troppo magro dentro la sua divisa rossa, aveva il viso pallido e oblungo. Il colore era denso, quasi gettato sulla tela, come se il pittore non si fosse preoccupato di essere preciso e accurato. Rose non capiva perché alla madre piacesse tanto

La tela – affiorano i ricordi – scomparirà con la furia nazista che travolgerà Vienna dopo l’Anschluss. Rose e suo fratello saranno messi in salvo dai genitori solo con la fuga in Inghilterra, sulla Kindertransport.
Un passato ingombrante, che ritorna continuamente, come per Lizzie. Entrambe le donne sono oppresse da un senso di colpa nei confronti dei loro genitori, sono schiacciate dalla sensazione di dover far qualcosa, di dover dimostrare qualcosa, di dovere.

Era completamente da un’altra parte. Stava pensando al Fattorino, a quegli occhi scuri e impenetrabili. “Ti troverò” , pensò. E per la prima volta dopo anni , aveva la sensazione che fosse una promessa che poteva mantenere

Il dolore avvolge i personaggi come un manto scuro, lucido, che li isola dal mondo, in modo commovente e in un disarmante silenzio: tra solitudine e incomunicabilità.
A volte è come una pesante e calda coperta, quasi soffocante ma resistente, che protegge e accoglie esistenze simili, sotto la coltre di diffidenza e rimpianto, come succederà a Rose con l’amore della sua vita Thomas.
Lizzie riuscirà solo in parte a fare lo stesso.
Due fratelli Rose e Gherard, due sorelle Lizzie e Sarah che cercheranno di proteggersi a vicenda.
A differenza di suo fratello, estroverso, Rose riesce con difficoltà ad ambientarsi nell’Inghilterra del Novecento e trova nella letteratura e nell’arte un rifugio. Lizzie cercherà un conforto affettivo e sentimentale.

Il capolavoro al centro della trama diventa una sorta di testimone letterario, passando di mano in mano, di famiglia in famiglia, di epoca in epoca.
Con un fascino ipnotico misterioso attraversa i secoli, più che un ritratto di Dorian Grey che assorbe la vita è uno specchio che riflette fragilità e paure, speranze e sogni infranti.
Un romanzo profondo, emotivamente intenso, in cui la vita delle protagoniste è narrata come un istante della Grande storia, le loro esistenze sono parte di un disegno più grande, momenti che restano impressi nel ricordo e nella memoria. Personale ed universale, privato e pubblico.
A questo pensiamo quando Lizzie ammira un altro quadro appeso sopra la poltrona di Rose, scoprendo poi che si tratta della sciarpa della madre, ultimo pegno d’amore disperato. Da incorniciare, immortalare, proprio come una opera d’arte, per fissarla nel tempo e renderla eterna.

Tra assenze e presenze, resta un messaggio di speranza lieve ma tenace, restano due donne guerriere che compensano il dolore delle privazioni, dei lutti e dei rimpianti con l’affetto e l’amicizia.

La caratterizzazione dei personaggi e scrupolosa, attenta ed originale, testimonia una sensibilità notevole nei passaggi introspettivi, nella gestione dei repentini sbalzi temporali della narrazione che corre su due binari -contemporaneità e passato storico- rendendo la lettura più avvincente.
Ben articolato il meccanismo della suspence innescato dal mistero che aleggia intorno al dipinto.
Nulla di superfluo o retorico, dignitosa memoria dell’Olocausto, lucida riproduzione dell’orrore della guerra e degli strascichi di questa pagina buia della storia nella contemporaneità. Sorprendente maturità per un romanzo d’esordio, Ellen Umansky regala una prosa limpida e armoniosa, che si carica di sentimento ed emozione, calore umano, toccante.

Saffron