Da ciò, appare chiaramente che quando gli uomini vivono senza un potere comune che li tenga tutti in soggezione, essi si trovano in quella condizione chiamata guerra: guerra che è quella di ogni uomo contro ogni altro uomo.
THOMAS HOBBES, Leviatano, 1651

 

Hunger Games, la trilogia

L’AMBIZIONE LO NUTRE, LA COMPETIZIONE LO GUIDA, MA IL POTERE HA UN PREZZO
È la mattina della mietitura che inaugura la decima edizione degli Hunger Games. A Capitol City, il diciottenne Coriolanus Snow si sta preparando con cura: è stato chiamato a partecipare ai Giochi in qualità di mentore e sa bene che questa potrebbe essere la sua unica possibilità di accedere alla gloria. La casata degli Snow, un tempo potente, sta attraversando la sua ora più buia. Il destino del buon nome degli Snow è nelle mani di Coriolanus: l’unica, esile, possibilità di riportarlo all’antico splendore risiede nella capacità del ragazzo di essere più affascinante, più persuasivo e più astuto dei suoi avversari e di condurre così il suo tributo alla vittoria. Sulla carta, però, tutto è contro di lui: non solo gli è stato assegnato il distretto più debole, il 12, ma in sorte gli è toccata la femmina della coppia di tributi. I destini dei due giovani, a questo punto, sono intrecciati in modo indissolubile. D’ora in avanti, ogni scelta di Coriolanus influenzerà inevitabilmente i possibili successi o insuccessi della ragazza. Dentro l’arena avrà luogo un duello all’ultimo sangue, ma fuori dall’arena Coriolanus inizierà a provare qualcosa per il suo tributo e sarà costretto a scegliere tra la necessità di seguire le regole e il desiderio di sopravvivere, costi quel che costi.

Ogni volta che un lettore termina una serie o un libro che ha tanto amato, spera sempre di ritrovare, prima o poi, quegli stessi personaggi prendere vita nelle pagine di una nuova storia.

Il trend del momento è che molte, tra le autrici più conosciute, arricchiscano le serie che le hanno portate al successo e Suzanne Collins è una di loro.

Generalmente sono sempre scettica quando mi accingo a leggere qualcosa di rimaneggiato, perché la prima impressione è che siano scelte dettate solo dal puro marketing, ma la Collins mi ha piacevolmente colta di sorpresa con la scelta di scrivere del più improbabile dei personaggi: proprio lui, il villain di Panem, Coriolanus Snow.

«Gli Snow si posano in cima».

Tutte noi abbiamo conosciuto l’implacabile e tirannico Presidente Snow. L’uomo dal pugno di ferro, colui che ha cercato, senza riuscirci, di spezzare Katniss Everdeen, la ghiandaia imitatrice e la salvezza di Panem.

Nessuno, invece, ha mai conosciuto CoriolanusSnow, il giovane e inarrestabile rampollo di una delle famiglie più antiche e ricche di Capitol City.

Restare a guardare le pagine coloratissime dei suoi libri illustrati – gli stessi che aveva letto attentamente insieme alla madre – che si riducevano in cenere non aveva mai mancato di farlo piangere. Ma meglio triste che morto.

Dieci anni dopo la disfatta del Distretto 13 e dell’annientamento dei ribelli, Panem soffre ancora le conseguenze di una sanguinosa guerra che ha portato morte e miseria.

La sfavillante Capitol City a cui siamo abituati è solo un miraggio troppo lontano e la ricostruzione procede lenta e tra enormi difficoltà.

Ma come ogni anno, da un decennio a questa parte, implacabili gli Hunger Games stanno per avere luogo. Una puntuale reminiscenza di cosa la guerra comporta e il promemoria che, senza CapitolCity, l’anarchia regnerebbe sovrana.

Per questo decimo anniversario, i migliori studenti dell’Accademia sono stati selezionati per essere i mentori di tributi provenienti dai Distretti.

Tra loro anche Coriolanus Snow, il cui unico scopo e quello di riportare in auge il nome di una famiglia il cui prestigio è solo il riflesso dei tempi passati.

Vincere ai giochi è la sola possibilità, per Coriolanus, per proseguire gli studi e ambire a qualcosa di migliore per la sua vita.

Nella violenza dei Giochi c’era il tormento silenzioso che tutti a Panem avevano vissuto: il bisogno disperato di avere da mangiare a sufficienza per arrivare all’alba successiva.

Tutto, pero, sembra perduto quando al giovane Snow viene assegnato il tributo più debole: la femmina del Distretto 12.

Memori di cosa, sessantaquattro anni dopo, quello stesso tributo abbia significato per tutta Panem, sappiamo che tutto ciò è frutto di un semplice pregiudizio.

Ancora una volta, infatti, la situazione cambia durante la Mietitura: con la presenza scenica che la contraddistingue, Lucy Gray Baird, sarà capace di catturare l’attenzione di tutta Capitol City.

A questo punto, Coriolanus Snow deve essere solo il più affascinante e capace tra i mentori e far sì che il suo tributo abbia una possibilità di arrivare alla fine dei Giochi.

Era un dono, lo sapeva, e come tale doveva trattarla.

Donne di Harem, senza ombra di dubbio ci troviamo davanti a una Panem molto diversa da quella che abbiamo conosciuto.

Un luogo dove gli abitanti dei Distretti sono considerati alla stregua di esseri primitivi.

Un luogo dove i tributi sono trattati come animali su carri da bestiame, affamati e vessati.

Un luogo dove gli Hunger Games hanno inizio ben prima dei Giochi veri e propri.

Un luogo dove gli sfavillanti costumi degli abitanti di Capitol City, che tanto ci hanno abbagliato, sono solo un’effimera chimera.

Perché avrebbe fatto proseguire i Giochi, naturalmente, quando avesse governato Panem. La gente gli avrebbe dato del tiranno, crudele e con il pugno di ferro. Ma almeno lui avrebbe garantito la sopravvivenza per il bene della specie, offrendo agli individui la possibilità di evolvere. In cos’altro poteva sperare l’umanità? In realtà, la nazione avrebbe dovuto ringraziarlo.

Hunger Games – Ballata dell’usignolo e del serpente, è un romanzo tripartito, narrato in terza persona. Una scelta singolare che non ci permette di immedesimarci o provare empatia, ma ci relega a spettatori esterni, giudici e giuria, della scalata al successo di uno dei più crudeli uomini che Panem conoscerà.

Coriolanus è senz’altro un personaggio in bilico tra bene e male, costantemente intrappolato in una identificazione fumosa che cercherete, in ogni momento, di decifrare e comprendere, spesso senza riuscirci.

Purtroppo, se da un lato Snow è così ben caratterizzato, lo stesso non si può dire per il resto dei personaggi: quasi tutti sono ridotti a semplici macchiette, che a volte spiccheranno per la loro crudeltà o per la loro bontà.

La scelta di optare per questo particolare tipo di narrazione e di mantenere sempre il punto di vista di Coriolanus, vi farà ben poco immedesimare nella seconda parte del romanzo, quella dedicata agli Hunger Games. A mio parere questa scelta è stata abbastanza fallimentare in questo frangente: come conseguenza anche la figura di Lucy Gray Baird diviene insulsa e relegata sullo sfondo e quell’amore tanto decantato viene sminuito a una fugace relazione priva di sentimenti.

Altra pecca di questo romanzo è, purtroppo, la sua lunghezza. Non dovrei dirlo, vero? Diverse scene si rivelano inutili ai fini della trama e, spesso, con descrizioni esasperate di qualsiasi scenario in cui ci troviamo.

In ogni caso, anche questa volta, la Collins ha la grande capacità di creare, in modo dettagliato, un mondo in cui la sofferenza e la miseria la fa da padrone. Con estrema dovizia di particolari, vi ritroverete ad ambientarvi in una Panem di Hobbesiana memoria, come ci ricorda la citazione iniziale, in cui vige lo stato di natura e in cui ogni uomo che tende all’autoconservazione cerca di acquisire senza alcun limite tutto ciò che gli è necessario per la sua sopravvivenza.

Un mondo che brulica di violenza, in cui vi ritroverete a patire la fame e a rivivere l’annichilimento della guerra tramite flashback strategicamente posizionati.

Un mondo in cui la morte e il sangue scorrono a fiumi e spesso provocano ribrezzo e indignazione.

Un mondo che vi riporterà alla memoria tanti piccoli dettagli della trilogia che vi faranno sorridere e saranno piacevoli da scoprire.

Per concludere, posso dirvi che Hunger Games – Ballata dell’usignolo e del serpente, come temevo, è un romanzo che la Collins avrebbe anche potuto non scrivere. È interessante saperne di più del passato di Snow, ma non necessario. Piacevole passare il tempo leggendolo, ma indifferente.

Ve lo consiglio? Sì, se non avete niente di meglio da leggere. No, se nella vostra libreria avete qualcosa di più avvincente.

Anche se Snow non riusciva a non sperare che, […] capisse ciò che avevano capito molti altri quando l’avevano sfidato. Ciò che tutto Panem un giorno avrebbe saputo. Ciò che era inevitabile.

Gli Snow si posano in cima.

Alla prossima,
                             vostra Laura