I domani che verranno. STORIA D’AMORE E DI GUERRA


Titolo: I domani che verranno – Storia d’amore e di guerra.
Autrice: Mariangela Camocardi.
Genere: Romanzo storico. Autoconclusivo.
Editore: MC Books – Independent Publishing.
Prezzo: euro 2,99 (eBook); euro 9,99 (cartaceo).

Nulla quanto la guerra intreccia i destini delle persone, condizionando le scelte, la vita, l’amore di chi ne viene toccato.
Francesca, Elena, Mavi, Lucia… donne che rivendicano il diritto di vivere la loro giovinezza nonostante gli angusti limiti imposti dal conflitto. Ciascuna a modo suo. Fabriano fa da cornice a una storia intensa e contraddistinta dalla precarietà che sopravviene nella fase bellica più dura.
Francesca conosce Vittorio, sottufficiale dell’esercito italiano in Albania, quando in uno slancio di fervore patriottico diventa madrina di guerra e scrive “al soldato che oggi non riceve posta”. Nessuno dei due immagina che le prime formali lettere che si scambiano saranno la scintilla di un grande amore. Con l’armistizio dell’8 settembre ’43 e l’innescarsi della Resistenza, Vittorio preferisce unirsi ai partigiani che combattono in clandestinità, piuttosto che aggregarsi alla rinata R.S.I.
A Francesca si affiancano Elena e Mavi, sorelle di lei; ma anche Rebecca, la ragazzina ebrea che riesce a sfuggire ai lager nazisti. E poi c’è Lucia, moglie del fratello Eugenio, combattente sul fronte greco, la quale, con un voltafaccia inaspettato, inizia a collaborare con fascisti e tedeschi.
I domani che verranno si dipana sullo sfondo di una guerra differente da quella affrontata dagli uomini, racconta le battaglie quotidiane di coloro che sono rimaste a fare i conti con le aberranti conseguenze di un conflitto che non ha concesso tregua né respiro.
Donne che si alternano sulla scena di una narrazione a più voci.
Donne forti che lottano contro la paura, la fame, le violenze di anni e giorni senza pace per costruire i domani fatti di luce, di ritorni, di speranze.

Per raccontare la guerra non serve il sangue su pagina.
La retorica dei numeri e la crudezza della violenza, la banalità del male…non di solo morte si nutre la guerra. Di paura e sacrificio, di attesa e resistenza. Di perseveranza e perdono.
Per raccontare l’ amore non serve il sentimentalismo diffuso.
I sensi di inadeguatezza e gli archetipi alfa, i voli oltralpe in contesti milionari da jet set. Non di solo sesso si nutre il romance. Di emozione e sentimento, di sogno e immedesimazione.
Per raccontare le donne non serve il cliché.
La crocerossina e l’ingenua pronta a lasciarsi corrompere e traviare, la povera sfortunata che attende il principe azzurro, ricco, cattivo e dai gusti eccentrici. Non di sole briciole si nutre una donna. Di autostima e dignità, di fierezza e coraggio.
È infatti una storia di coraggio, quello delle donne. Quello silenzioso e senza pretese, senza clamore. Quello delle lacrime trattenute e dei silenzi. Di mani che pettinano capelli, che rammendano vesti logore, che si sporcano di terra e sangue, che si congiungono in preghiera e si intrecciano salde.
È la storia di quattro donne che vivono la guerra, nella provincia dilaniata dall’odio razziale, dal sopruso e dalla violenza subito dopo la cosiddetta “guerra lampo” della Seconda Guerra Mondiale quando ormai l’Asse Roma – Berlino sta drammaticamente strozzando la penisola nell’odio razziale alla vigilia delle Campagne Italiane.
La forza vitale di queste donne, protagoniste riservate, combattenti silenziose, diventa una energia incontenibile che scorre tra le pagine, celebrando la vera risorsa femminile: la resilienza. La capacità di amare incondizionatamente, di non arrendersi mai, di lottare per chi si ama. A costo di tutto e tutti

Caro soldato, oggi non avresti ricevuto posta e invece ti ritrovi a leggere la mia lettera, spero possa farti piacere.

Francesca, madrina di guerra, protagonista di una storia d’amore e avventura, un filo rosso che si dipanerà nel romanzo, attorno al quale si tesseranno le trame delle esistenze di ogni personaggio, poiché i loro destini saranno inesorabilmente intrecciati. Fughe, sfollamenti, sotterfugi, nascite e morti, tragedie e riscatti, sorprese, addii e riconciliazioni

«Siamo tutti ostaggio di una guerra che ci sta devastando la giovinezza. C’è chi si affida alla fede per esorcizzare la paura di morire, c’è chi specula sulla fame e si arricchisce con la borsa nera, e chi invece sfrutta la bellezza per garantirsi il superfluo. Ognuno si aggrappa alle risorse di cui dispone…

Elena è bellicosa, intransigente, dalla rettitudine spiccata, tanto quanto lo sono le sue doti in cucina; Francesca è romantica e caparbia; Mavi indipendente e dal cuore saldo, entrambe abili con forbici, ago e filo. Figlie virtuose di una madre meravigliosa, modello di moralità e generosità

«Le persone valgono più di cose di cui possiamo fare a meno.»
«Gli angeli non vivono solo in paradiso»

E poi Lucia. Femme fatale o angelo caduto. Cuore graffiato, anima perduta. Dignità calpestata per un fine nobile. Bella, fragile e temeraria. Disperata

…la guerra era miseria, privazioni, dolore, lutti, lacrime… Riguardo a suo marito, sentiva male ogni qualvolta riceveva posta da lui. L’avrebbe uccisa, allorché quell’immane sfacelo sarebbe cessato. Meritava di essere uccisa.

«Sei un angelo, vero?» Era alto, magro e tremava per la tensione. «Pochi mi definirebbero così, ma non sono capace di infischiarmene del prossimo come i miei vicini.» Lei non vedeva nitidamente il volto di lui ma solo i riccioli scuri e arruffati, e il sudore che gli inumidiva la fronte. «Già, si sono barricati nei loro alloggi, terrorizzati dalla Gestapo.» «Come dar loro torto?» «Maledetti bastardi!» «Chi sei? Non ti ho mai visto in precedenza.» «Sono stato costretto a lasciare Roma e mi ospitava un amico che abita nella casa da cui sono scappato poc’anzi.» «Antifascista, immagino.» «Irriducibile.

Lucia era di buon cuore, lo era sempre stata benché la vita le avesse elargito la felicità con il contagocce.

Donne che affrontano la guerra, la vita a testa alta. Senza rinunciare alla compassione, all’amore

«Potrebbe essere che il destino abbia mosso i suoi fili, e che Vittorio sia il Lui che ogni donna sogna, l’uomo della tua vita. Ci hai pensato?» «Non farmi ridere!»
«Che male c’è a sfumare di rosa una realtà brutta al punto da mortificare la nostra giovinezza?»

Francesca era elettrizzata alla prospettiva del successivo appuntamento. «Ti confesso che già sono impaziente.» Una frase che la indusse a fissarlo: fu come annegare in quegli occhi che si erano scuriti assumendo una sfumatura indaco. Occhi estremamente seri…

A Vittorio parve che il tempo si fosse fermato. Si ferma sempre nel momento in cui l’amore fonde due cuori e un uomo e una donna comprendono di essere fatti uno per l’altra.

La guerra è guerra.
Non servono ulteriori epiteti. Basta un sostantivo a rievocare lo scenario di distruzione, morte e devastazione, dolore e angoscia. Eppure è sempre occasione di riscatto e redenzione, di valore e solidarietà. Perché più forte della guerra è il desiderio di pace e libertà.

Lo sguardo scivolò verso il punto dove aveva seppellito l’uniforme. Non riusciva a esprimere il dispiacere per aver dovuto sbarazzarsene, ma era il tempo dell’insensatezza e non aveva potuto fare diversamente. Era anche il tempo del coraggio, e se per ora aveva deposto le armi, non escludeva di riprenderle presto, schierandosi contro i distruttori dell’Italia.

Si era chiuso la porta dietro con un tale dolore nel cuore da temere di non farcela ad andarsene. Ma era italiano, era fiero di esserlo, onorava la terra nella quale era nato, e la Patria lo chiamava.

«Nulla conta più della donna che amo. Infuria una guerra fratricida e i doveri coniugali, per quanto legittimi, sono passati in secondo piano rispetto all’obbligo di servire il mio paese. La patria è imbavagliata da una repressione iniqua e ne avevo abbastanza di fare da spettatore passivo.» «Non è un uomo in più che combatte a fare la differenza.» «Ti sbagli. È germogliato un seme pronto a schiudersi.»
«Dipendesse dalle donne, cesserebbe subito questo massacro. «Non dirlo come se giocassimo a fare i soldatini.» «Troppe madri, mogli, figlie, sorelle piangono i caduti.

E invece saranno proprio queste donne in prima linea. A proteggere, difendere, salvare. A sperare.
Semplicemente, ad amare

«Molte persone si adeguano ai capricci della sorte, altri invece lottano per abbattere le avversità e avere un domani ricco di promesse.» «Tu e io le sfide quotidiane le abbiamo guardate in faccia, superandole. Magari tra le lacrime, disperando di farcela, ma la tua forza è stata la mia, la nostra carta vincente. Sì, la vita è stata generosa con noi, possiamo forse chiedere di più?» «No perché insieme siamo un tutto perfetto»

Motore del romanzo è proprio la speranza, incarnata da queste figure femminili straordinarie e forti, tratteggiate con una cura e una delicatezza sorprendente, come bozzetti che si animano o fotografie degli l’album di famiglia che prendono vita.
I domani che verranno sono le loro speranze, i loro sogni, i loro progetti, che tenacemente difendono e inseguono. Conservando la loro umanità in uno scenario di brutale desolazione. Durante la guerra delle donne che fanno chilometri in bici (la mia nonna ha fatto km per raggiungere i partigiani, ebbene sì, avevamo delle nonne eroine meravigliose); chine nelle risaie a scongiurare le malattie; chiuse nelle fabbriche in turni disumani; dimenticate nei postriboli e nascoste nei focolari a inventare cene improvvisate quando i bollini delle tessere annonarie non bastano e l’argento delle fedi brilla timido alla luce di una fiamma fioca, pronte a difendersi con un lasagnolo.
Penelopi e regine silenziose, forti.
Tratto originale di questo romanzo corale sarà riscontrare come l’esperienza del conflitto bellico, magistralmente riportata – senza pedanteria ma con naturalezza e verosimiglianza – sia l’elemento comune ai personaggi nel loro processo evolutivo. La guerra, come una livella odiosa, è terribilmente democratica e sanziona ogni esistenza, esigendo pegni e ammende. Resta però il desiderio di riscatto, di libertà.
Ancora una volta Mariangela Camocardi rinnova il suo mondo narrativo attingendo a qualcosa di incredibilmente affascinante, dal sapore autentico e ricercato.
Brilla questa storia, brilla perché ci sono le nostre radici, ci siamo noi, un po’ delle nostre (bis)nonne.
Cinque per l’idea coraggiosa.
Cinque per la storia avvincente.
Cinque per il messaggio di speranza.
Cinque per lo stile elegante, piano ma ricco di tocchi umanissimi.
Cinque per questi cinque personaggi indimenticabili (la focosa Eva, la fiera Mavi, la generosa Francesca, l’affascinante Lucia, il carismatico Vittorio)
Cinque per l’ambientazione impeccabile tra tocco neorealista e atmosfera da campagne e borghi tratteggiati in una tela dei macchiaioli.
Cinque volte grazie, semplicemente, perché resta un riferimento nel panorama della narrativa rosa.

Saffron

⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️

Mariangela Camocardi è nata a Verbania nell’immediato dopoguerra e ha sempre vissuto nella sua bella e amata Intra. Decide di cimentarsi nella scrittura, che rappresenta una sua grande passione, quando resta priva di occupazione a causa della grave crisi industriale che colpisce l’alto novarese nel 1983.
C’è un sogno che da anni accarezza: riuscire a pubblicare un romanzo, perché scrivere è un’aspirazione cui ambisce fin dalla giovinezza. Finalmente le circostanze, seppure avverse, le consentono di verificare se possiede realmente le doti indispensabili a intraprendere un mestiere non certo facile.

“Nina del tricolore” è il primo romanzo che firma e che invia alla Mondadori. La pubblicazione avviene nel giugno del 1986.
Da allora ha dato alle stampe molti romanzi che hanno appassionato le lettrici e i lettori che la seguono, e che la scrittrice verbanese non può che ringraziare con tutto il cuore.
Mariangela Camocardi è stata definita “La firma italiana che fa sognare”, poiché, come afferma lei stessa, “vale sempre la pena di credere nei propri sogni”. Di fatto, i suoi romanzi a sfondo storico riscuotono un notevole gradimento da parte del pubblico.

Penna storica della collana “I romanzi” – Edizioni Mondadori – si è imposta come apprezzata autrice italiana nel genere “romance”, facendo del suo modello narrativo uno strumento che funziona, piace e che ha un nutrito seguito di estimatrici che non si perdono nemmeno uno dei suoi libri.
Le vicende si snodano sulle suggestive rive del Verbano, in ville ottocentesche che si affacciano sulle placide acque di un lago che Mariangela ama inserire, quale immancabile protagonista, nelle avventurose trame che racconta.
Gli intrecci e i personaggi che descrive acquisiscono così, con la complicità dei paesaggi lacustri e della storia antica, un fascino inimitabile.

L’autrice ha una produzione letteraria cospicua, e con una scioltezza di scrittura che avvince chi legge, con un tocco personalissimo riesce a tratteggiare situazioni, luoghi e protagonisti che sono indimenticabili, consentendo altresì di far conoscere ovunque un pittoresco scorcio di mondo ricco di eventi storici qual è il Lago Maggiore.
Ha soprattutto la capacità di trasmettere, fin dalle prime pagine, emozioni che, in un crescendo di colpi di scena, trascinano il lettore fino all’epilogo.E se le sue eroine portano la crinolina, non per questo risultano poco attuali, perché le donne create dalla sua fantasia sono assolutamente moderne nell’audacia e nell’intraprendenza caratteriale.

Mariangela Camocardi ha dato alle stampe circa 50 tra romanzi e racconti spaziando dal genere storico all’horror, women’s fiction e steampunk, favole e commedia romantica.
Tra i suoi titoli più apprezzati, Tempesta d’amore, Sogni di vetro,Talismano della dea, La vita che ho sognato, Lo scorpione d’oro, Ciribalà, Un segreto tra noi. L’autrice è stata direttore della rivista Romance Magazine.