TitoloIl canto degli abissi

Autore: Valentina Piazza

Casa editrice: Literary Romance

Disponibile in ebook a € 2,99

TRAMA: 

 

Dicembre, 1900. James Ducat è il sovrintendente al faro dell’isola di Eilean Mor; lo accompagnano due fidati marinai, il vecchio Thomas Marshal e il giovane Donald McArthur. Tutti loro sono a conoscenza dei misteri del luogo, ma non se ne lasciano sopraffare se non quando è proprio James a sentirne il richiamo. Il canto che lo ammalia ha la voce di donna, è soave, è potente. Sfidando i compagni e le leggi stesse della natura, James Ducat cede a quella voce, mettendo tutti in pericolo… Giorni nostri. Gli inspiegabili fatti accaduti al faro, non hanno trovato ancora risposta e la sede della Northern Lighthouse Board, ha insabbiato ogni cosa da decenni ormai. Quando, Morgan Ducat, decide di far chiarezza sulla misteriosa scomparsa del suo avo, si ritrova a combattere con la diffidenza della Società che gestisce la funzionalità dei fari. Soprattutto quello di Eilean Mor. Tuttavia, le carte di cui è in possesso, possono aiutarla a fare chiarezza sulle tante voci che si rincorrono riguardo alla misteriosa scomparsa dei guardiani del faro. Scortata sull’isola da Jacob Hollsen, il dirigente della Northern, inizia le proprie ricerche per scoprire la verità e, a mano a mano che esplora l’isola, la cappella diroccata e il faro stesso in cui risiede, riporta a galla suppellettili che il mare sembra volerle mostrare. Finché non sente anche lei il canto degli abissi…

RECENSIONE

 

Un’isola, tre uomini e un mistero.

Un’isola, un’ enigma e la ricerca della verità.

Il libro di Valentina Piazza “Il canto degli abissi” ha tutti gli elementi per tenere incollato il lettore dalla prima all’ultima pagina. È un testo ricco di pathos che ammalia al punto da rendere impossibile l’interruzione della lettura.

Le sensazioni che ti fa provare sono oscure e di forte impatto come i luoghi descritti (Il faro dell’isola di Eilean Mor, la cappella abbandonata, la spiaggetta) e i colori usati (il grigio del cielo tempestoso che dà inquietudine a chi lo osserva; il bianco della spuma del mare quando si ingrossa e si infrange in maniera potente su tutto ciò che gli sta di fronte; e il verde delle alghe, dei capelli delle sirene e dei mostri marini, creature affascinanti ma al contempo perfide e aggressive).

 

Le sirene sono dei demoni maligni; se mai ne vedessi una, mi volterei e scapperei più lontano possibile, altro che desiderarla!”

 

Queste creature hanno una doppia natura; doppia proprio come la chiave di interpretazione del romanzo.Il dualismo sembra il leit motiv del romanzo: due sono le parti in cui è diviso così come i POV utilizzati; due le scelte dei protagonisti; due i mondi che vengono descritti e presentati; due le versioni che potrebbero risolvere il mistero del faro di Eilean Mor e dei suoi marinai.

Nella prima parte si narra in terza persona della scomparsa di tre marinai, avvenuta su un’isola della Scozia nel 1900. In questa prima parte la narrazione è affidata a Thomas Marshal, il più anziano dei tre. Le descrizioni vengono fatte in maniera accurata ma usando frasi brevi e descrizioni veloci che pongono ancora di più l’accento sull’angoscia e il turbamento dei marinai.

 

Non appena aveva messo piede a Eilean Mor, si era reso conto che vivere su un’isola nell’oceano, non era certo come abitare in una grande città; è vero, il mare lo circondava, ma non sarebbe stata la stessa cosa, non avrebbe vissuto le stesse sensazioni. Chiuse gli occhi e rievocò il passato. Era come se stesse solcando ancora i sette mari, ma senza una ciurma. La solitudine lo avvolgeva in un gelido abbraccio e l’isola, di cui tutti sembravano avere così paura, sembrava affine al suo cuore e al suo sentire. Era stato l’eroe che aveva salvato la Golden hand dal suo pazzo capitano, ma, nel profondo dell’anima, restava comunque un uomo diverso, un emarginato, un impavido innamorato solo del mare che, per quanto si sforzasse, non sarebbe mai stato in grado di adattarsi a una vita ordinaria.

 

Secondo una leggenda, le sirene di Fergus, non erano che le figlie di Afrodite, nate dalla spuma del mare. Incarnavano il desiderio inafferrabile. Erano seduttrici che, con il loro canto, seducevano gli uomini cibandosi delle loro anime fino a trascinarli negli abissi. La loro voce era armoniosa, prometteva felicità e amore assoluto, ma era ingannevole, pregna della loro duplice natura.  Questa era la convinzione della maggior parte dei marinai, che sognavano però una sirena buona, un angelo caritatevole, la cui unica colpa risiedeva nel non voler lasciare il mare. Un essere, quindi, molto simile a James Ducat.

Nella seconda parte c’è un cambio temporale e di registro. Il racconto è ambientato ai giorni nostri e la voce narrante è quella di Morgan Ducat, pronipote di James, che vuole fare chiarezza sul mistero del faro di Eilean Mor, da tutti insabbiato e dimenticato.

Anche la giovane donna si troverà a vivere il tormento e il mistero dell’isola di Eilean Mor, a udire il canto degli abissi da cui emergerà una nuova verità per la soluzione del mistero del faro.

Fisso lo sguardo tra le onde che sbuffano e biancheggiano, tra il blu, il nero e il verde, nel freddo, ma non riesco a trovare una risposta adatta, persa in troppi pensieri assillanti; quindi è lui a continuare: «Il mare è una sfida ad andare solo per ritornare, altrimenti il viaggio diventa un perdersi. Ecco cosa penso. Credo che tuo zio, James Ducat, avesse perso il senso della realtà e che si sia smarrito, in qualche modo. Ascolta bene: il marinaio non si getta allo sbaraglio, vuole sempre tornare in porto, anche se impara fin da giovane a stare solo e a non avere paura. Egli non desidera la tempesta, né la cerca, perché sa che la vita ne è piena… mi capisci, Morgan? Capisci cosa intendo?» Rimango in silenzio, colpita dal suo discorso, che mi svela tanto di lui e mi dà un’intuizione: quella di Hollsen è un’interpretazione corretta e giusta, frutto di un intelletto sano e lucido.  Ma lo zio James… potrebbe aver perso il senno? Essere impazzito? Non ci voglio credere! Tuttavia non avrebbe potuto essere così, la sua anima era l’esatto opposto di quella del mio compagno. È vero, non bilanciata, non razionale, non volta alla stabilità e alla terra, per quanto lui volesse convincersene, ma proiettata all’infinito, verso il mare.

 

Sarà pronto il mondo ad accogliere questa sconvolgente verità?

«Hai cambiato idea. Perché?»  Mi accarezza i capelli e si avvicina al mio viso. «Avevi ragione, Morgan, in questa vita ci sono dei misteri che devono restare tali. Non voglio essere ricordato come quello che ha danneggiato l’ecosistema delle Flannan, anche se non dimenticherò mai quell’essere e la sua pericolosità. Ma c’è ancora una cosa che possiamo fare: assicurarci che su Eilean Mor resti tutto com’era e com’è ancora oggi. Intatte, ma sotto controllo.» Sento il suo respiro su di me, allora mi arrischio ad abbracciarlo e, per fortuna, non si ritrae. Lui è la mia isola, è la mia casa.

Care amiche, IL CANTO DEGLI ABISSI è un romanzo che nonostante la partenza un po’ lenta, si è rivelato avvincente e appassionante. Lo stile narrativo è pulito e semplice, le descrizioni chiare e precise al punto che si percepiscono suoni, sentimenti e le paure che animano i protagonisti. Si ha quasi l’impressione di essere lì sull’isola ad aspettare che si quieti la tempesta, a riempirsi i polmoni di aria salmastra col timore di poter ascoltare da un momento all’altro il canto degli abissi, una melodia incantevole e pericolosa, capace di scoperchiare paure, tormenti e ansie che ognuno di noi cela in fondo al proprio cuore, proprio come è successo a James.

Alla prossima,

Rachele/Curry Harem’s Book

 

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