Il sesto capitolo della saga delle Sette Sorelle vi porterà dai grattacieli di New York alle magnifiche pianure del Kenya degli anni ’40. Un romanzo epico, indimenticabile.

Il sesto volume della saga Le sette sorelle di Lucinda Riley

Electra d’Aplièse è una delle modelle più famose: bellissima, ricca e desiderata. Ma dietro l’immagine glamour e la fastidiosa attenzione dei paparazzi si cela una donna fragile, che fatica a reggere lo stress e le pressioni di un mondo in cui contano solo le apparenze.
Electra è la più giovane delle sorelle e mentre tutte le altre sembrano aver superato la morte del padre e aver trovato la felicità, lei si sente sempre più persa e sola. L’unico modo per andare avanti è anestetizzare il dolore, rifugiandosi in alcol e droghe, specialmente da quando è stata mollata dal suo fidanzato.
Ma c’è qualcuno che sta cercando di entrare a far parte della sua vita e tenta di contattarla in tutti i modi; si tratta di Stella Jackson, noto avvocato impegnato nella difesa dei diritti umani, che dice di essere sua nonna… Grazie ai suoi racconti, Electra scoprirà la storia travagliata della sua famiglia e l’importanza di lottare per coloro che ami.

La vita si può capire solo all’indietro, ma va vissuta in avanti.

Dal punto di vista emozionale, è un libro che mi ha colpito nel profondo, ho assorbito con avidità ogni parola. Sono stata rapita dalle atmosfere africane evocate dal racconto della nonna di Electra e dalla storia di una donna, Cecily, che è stata per molti versi una precursore dei tempi in una civiltà retrograda, razzista e maschilista; ma anche il vissuto di Electra stessa è stato davvero toccante: una ragazza che è l’immagine del successo e della perfezione esteriore, ma che vive dei conflitti profondi ed è alla spasmodica ricerca di se stessa e del suo posto nel mondo. 

È proprio il tracollo della protagonista, resasi conto di essere vittima di una forte dipendenza da droghe e alcol, che darà il via al concatenarsi di una serie di eventi che la vedranno acquisire consapevolezza e sicurezza. La solitudine di cui pensa di soffrire è solamente il frutto del suo isolarsi e il rifuggire da ogni sorta di affetto. L’insensibilità di cui sembra essere costituita la ragazza, altro non è che la risposta immediata e naturale della sua diffidenza verso il genere umano, derivante da un passato fatto di bullismo e umiliazione. Solo il ricovero in una struttura per la cura delle dipendenze, e l’incontro con altre persone ferite nel profondo, faranno capire ad Electra quale è il senso del suo andare. La ragazza ritroverà la sua dimensione nell’essere da sostegno per gli altri, nel perorare cause importanti e di forte rilevanza sociale. 

E in quel preciso momento, mentre contemplava l’assoluta magnificenza della natura che la circondava, si rese conto che finalmente cominciava a guarire. 

Tutto questo sembra avere un connubio con la storia della sua famiglia, una sorta di continuum legato a delle ideologie, ma soprattutto ad uno spirito fiero e perspicace, ereditato dalla nonna e dalla figura di Cecily, una donna importantissima per quest’ultima, che ha fatto della propria vita una missione per il benessere degli altri. Attraverso il racconto di Stella, la nonna di Electra, veniamo trasportati in Kenya, nel periodo della seconda guerra mondiale, dove la natura lussureggiante e incontaminata, stride con le condizioni di sopravvivenza in cui si trova il mondo. Qui conosciamo il vissuto di Cecily, una donna ferita nel profondo da un mondo che le impone delle regole che lei non condivide, dettate principalmente da un colonialismo disumano e feroce.  Forte dei suoi ideali, e del suo temperamento ribelle e indipendente, la donna riuscirà a ritagliarsi il proprio posto nel mondo e a essere da esempio per le generazioni che verranno dopo di lei. Continuiamo il racconto con le lotte per l’annullamento delle persecuzioni a causa di razza, religione o cultura, ritrovandoci nel momento storico che vede protagonista Martin Luter King e i suoi discorsi a favore dei diritti civili. Passato e presente si ricongiungono quando la narrazione si addentra nel delicato discorso dell’uso delle droghe e la diffusione del virus dell’HIV, piaghe che unificano America e Africa. 

Un capitolo molto profondo, toccante e corposo. Ho apprezzato tutte le leggere e impercettibili sottolineature che l’autrice ha voluto dare ad alcune tematiche, che, però, finiscono per convergere tutte in un unico punto: la società, per progredire, ha bisogno di eliminare ogni sorta di pregiudizio e individualità. Solo in questa maniera potremo dire di essere veramente liberi!

Aveva detto che dobbiamo capire chi conta davvero per noi, e tenercelo stretto. Che bisogna fare tutto il possibile per la felicità nostra e delle persone che amiamo, perché la vita potrebbe finire da un momento all’altro. 

Attendo con ansia l’ultimo capitolo della saga, che, come accennato nell’ultimo capitolo, sarà dedicato alla misteriosa sorella mancante. 

Curcuma

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