PORTALE 2

Into My Sin series:

#1 Dentro il mio peccato (settembre 2016)

#2 Fino al tuo buio (novembre 2016)

#3 (gennaio 2017)

La trama di “Fino al tuo buio”:

Dopo essere diventato socio della Loewenthal&Associati, Sevan Farrell è ritornato a Cape Cod per seguire i lavori sul faro. Tutto, però, è cambiato. E i cambiamenti non riguardano soltanto lui.

Tra passato e presente, amori vecchi e nuovi, si chiariranno le vicende di ogni personaggio incontrato nel primo volume della serie, “Dentro il mio peccato”, fino a una sconvolgente verità.

Ovunque andrai, chiunque deciderai di essere, non potrai scappare per sempre da te stesso.

Qualche riflessione

Secondo appuntamento con la trilogia di questa autrice esordiente che giocando sull’attesa e sulla curiosità, ci aveva intrigato con il precedente capitolo Dentro il mio peccato (recensione QUI http://www.haremsbook.com/?p=17289) narrandoci in modo suggestivo la storia di un amore, malato o innocente, di un percorso tortuoso di riscatto e perdizione.
Ambientato tra la spietata New York e la piccola comunità di Cape Cod, il romanzo riprende a narrare la storia dell’architetto Sevan Farrell lanciato nella scalata alla Loewenthal & Associati, che ha sacrificato sull’altare del riscatto sociale la sua occasione di redenzione.
Quell’alone di ministero che aveva caratterizzato il primo romanzo, proponendo personaggi estremamente complessi, dai vissuti ingombranti e dagli irrisolti impegnativi, in continui rimandi testuali e brevi scorci narrativi- è dosato in questa seconda parte con estrema intelligenza. Resta l’atmosfera sospesa e rarefatta ma, lentamente, si procede al disvelamento, così il lettore è appagato da una lenta procedura di rivelazioni che, una dopo l’altra, in modo elegante, lasciano intendere qualcosa di più sul passato dei protagonisti, suggeriscono aspetti della loro personalità, consentono di comprendere i meccanismi delle loro scelte.
Svelamento, lento e misurato.
Per le rivelazioni ci sarà spazio nel volume conclusivo…

Si era quello che si era. Lui era quello che era.
Lui era un miracolato e lo sapeva, anche se ammetterlo avrebbe potuto indebolirlo quel tanto da permettere a qualcuno di fiutare quanto poco valesse. E se c’era una lezione della strada che Sevan aveva imparato presto era di non dare il fianco a qualcuno.
Sì, si era quello che si era. E lui era un ex ragazzino che aveva rischiato di finire in una casa di rieducazione sotto sorveglianza e un uomo che bastava a se stesso, e che ora aveva vinto.

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Tornato a New York, prossimo alle nozze, Sevan riprende la sua routine ambiziosa e lussuriosa, inseguito dai fantasmi del passato dell’inadeguatezza e del rimorso. Accanto a lui la cinica Rebecca, ostinata nel suo amore disperato ed egoista, malato e letale, l’unico che conosce

Non gli piaceva mostrarsi vulnerabile e il suo sonno attorcigliato era una deriva che lui non poteva controllare. Lei lo sapeva. Sapeva tutto. E niente e nessuno l’avrebbe fermata ora che Sevan era suo. L’amore, pensò, infilandosi nel letto accanto a lui e chiudendo gli occhi, l’amore vero rendeva fragile anche la donna più forte.

Tutto ciò che era appena abbozzato acquista contorni, seppure accennati, iniziano a distinguersi le sagome nel passato, i personaggi delineano spessore emotivo e complessità notevole: Rebecca defraudata dalle illusioni, Sara vampiro emotivo, Noah torbido inetto, vecchie conoscenze di Sevan e…perfino la presenza assente di Clara assume tratti più marcati.

Languidamente anche Sevan, mostra qualcosa tra chiaroscuri fortissimi, luci e ombre della sua coscienza

Era bello, in un modo inaccessibile e sfuggente.
Lei sapeva che non poteva esserci bellezza senza ombra e Sevan era fatto di buio. Quel buio che lei amava.

Sevan è un eroe decadente in una solitudine fatta di glamour, trofei, bollicine e café society, che brama vento, oceano e deserto. Schiacciato dal senso di colpa e dalla noia esistenziale, si sente un outsider dalle tante paure malamente nascoste sotto il fascino letale e sotto coltri di senso colpa. Così, quasi in cerca di un castigo alla propria inettitudine, torna a Provincetown, la piccola comunità di poche migliaia di anime solitarie ma saldi rapporti affettivi, la “famiglia” di Amoret, soffrirà per il suo rientro sarà aspro e dolce amaro.

Quella non era la sua vita, continuava a ripetersi. Qualsiasi cosa lui aveva creduto di provare o di poter cambiare per lei era stata una debolezza…
potevano pure non vedere la fiamma, ma il calore era lì, costante, sotto il fuoco addomesticato e nascosto, bastava un niente per bruciare ancora. E l’immagine di loro due abbracciati, delle loro bocche incollate, era una memoria che il suo corpo non riusciva a scordare.

Quando nel fine settimana Sevan ripartì per New York, lo avvolse una strana sensazione di perdita come se all’improvviso non ci fosse più niente per lui in quella città che teneva in pugno la sua vita da sempre.

Amoret pura e sincera, brezza fresca e violenta, che spazza i dubbi dalla mente.
Violenta come il desiderio

«Bugiarda.»

Lei si voltò di scatto: «Io? Tu sei gravemente allergico alla sincerità. Hai ingannato lei, hai illuso me, non mi sorprenderei se mentissi a te stesso…Dico sul serio, Sevan. Prendi tutto il tempo che ti serve e pensaci. Un po’ più in là della tua confusione, potrebbe esserci la persona che ami.»

Incerta, smarrita, cerca di andare avanti confidando nella determinazione a proseguire il progetto del Faro, simbolo di una comunità, riferimento della sua famiglia, approfittando dell’affetto di chi la ama da sempre

Erano stati anima e cuore, il corpo era venuto di conseguenza, il contatto fisico che traduceva in un modo primitivo e reale il bisogno che l’uno aveva dell’altra.
Josh nei pensieri, Josh nei desideri, Josh che da solo riusciva a tirarla fuori quando quel dolore invisibile agli altri la trascinava a fondo…Con Josh Spencer, Amoret esisteva come Amoret, e non come la bambina del faro, una specie di miracolo per cui provare pietà.
Lei era viva, e se gli altri sembravano dimenticarlo Josh glielo ricordava un bacio dopo l’altro. Quando aveva rotto con lui, un pezzo del suo cuore si era staccato e non era più tornato al suo posto. Lo aveva fatto, anche se non era pronta, e non era tornata indietro. Quanto fosse stato giusto allora quello che ora vedeva come un sacrificio, Amoret non lo sapeva. Ma in quell’auto al margine delle dune di sabbia, mentre gli accarezzava una lacrima nera e cercava nei suoi occhi un grammo dell’amore provato, sentì che non stava rovinando soltanto una serata, ma il loro passato.

Amoret non è più quella figura evanescente, diafana, come un elfo incantato, che ricorda Sevan. È una donna, che chiama alla vita e non solo al sogno, lo spirito vitale del riscatto che pretende carne, corpo, sangue. Presenza.

…poi lui fu il suo turno di ridere, con le labbra, con gli occhi, in quel modo splendido e così raro che guardarlo le provocò una mancanza assurda, la stessa che l’aveva consumata la notte del Ringraziamento per aver visto dissolversi in un niente una felicità che sembrava a portata di mano…
C’era in lui qualcosa di indefinibile e sfuggente che lo rendeva diverso da chiunque lei avesse mai conosciuto, e in un modo ambiguo, pericoloso. Irraggiungibile.
Gli sfiorò il viso con una carezza, chiedendosi se Rebecca Loewenthal riuscisse davvero a toccargli il cuore.

Quella patina fané che caratterizzava la narrazione nel primo romanzo -flash back flussi di coscienza, immobilismo emotivo, soliloqui – si perde per un cambio di ritmo, più crepuscolare forse, senso del tempo sugli oggetti e sulle “cose”, la magia del quotidiano e la semplicità dei profumi e del vissuto, la concretezza delle tracce umane.
Ci avviciniamo al buio, in fondo. Fino al buio di Sevan.

Era tutto molto intimo, naturale e ferocemente innocente. Sevan si guardò attorno, con discrezione, senza spostarsi di un millimetro. In quella stanza c’era lei, tutta la sua vita stratificata senza tagli, limitazioni, dimenticanze. Ed essere lì lo faceva sentire un ladro, e un privilegiato.
C’erano foto di lei bambina, sulle mensole, da sola o con suo padre, in spiaggia, al faro; e segni di nastro adesivo sui muri di poster che non c’erano più. La mente divagò e Sevan finì per chiedersi se in quei vuoti un tempo ci fosse stato il volto di un attore o un cantante che le avesse fatto battere il cuore più forte…in quello spazio ridotto che portava i segni dell’esistenza di un’altra persona, di quella persona che conosceva a malapena, ma di <sic! da> cui non riusciva a stare lontano come avrebbe dovuto, lui si rese conto di volerci restare.
Fu quello il momento in cui Sevan Farrell si rese conto di essersi innamorato di Amoret Reed e di non sapere minimamente che cosa comportasse

Questo secondo appuntamento della trilogia è un intermezzo misurato ed equilibrato nella costruzione e nella resa, in fase di transizione si sciolgono molti nodi dell’intreccio mentre altri rafforzano la trama. Ottimo l’uso del meccanismo di suspense che tiene sempre a un buon livello la tensione emotiva, tanto che le premesse promettenti del primo romanzo sono mantenute e confermate. Perfino la prosa diventa più ariosa, conservando un notevole colorismo nelle parti descrittive, con i toni nordici e malinconici di un paesaggio che esprime la sua energia potente. Quella che si li era nelle passioni contrastanti e nei dissidi morali del protagonista, in un gioco di rimandi tra buio e luce, tra delitto e castigo, una partita con i propri demoni.

Non vi auguro molta felicità: vi verrebbe a noia, vi ripeterò semplicemente vivete più che potete”…Il mio romanzo preferito.

Il protagonista ha qualcosa di titanico, perché giganteggia con la sua conflittualità drammatica e getta luci e ombre dalla sua sua anima tormentata, da un passato popolato di spettri.
Non a caso ama I Demoni dello scrittore Fëdor Dostoevskij, che racconta il tormento della presa di coscienza di una colpa e di una redenzione. Di fronte al male assoluto.

Amoret non è solo la ragazzina del faro dalla sensibilità eccezionale, ha qualcosa di magico e vitale, quasi una saggezza profonda, come se mantenesse un contatto -profondo e segreto- con la natura primitiva e l’essenza delle cose. Riporterà Sevan a contatto con la terra, attraverserà il buio decisa, consapevole.
Personaggi con carisma, atmosfera suggestiva, magnetismo nei rapporti, erotismo caldo. Acquistano maggior spessore anche i secondari, che mostrano le loro miserie.
Ogni personaggio rappresenta in qualche modo un’idea, un’ossessione, un punto di vista sulle cose: è emotivamente autorevole, autonomo, ma non c’è il rischio di uno sviluppo polifonico della trama perché l’autrice dà solo l’impressione di uno sviluppo naturale degli eventi. Ogni azione è reazione, ogni colpa ha un castigo e una redenzione. Ogni personaggio è funzionale all’espressione dell’idea di riscatto, cosicché la caratterizzazione diventa il punto di forza del romanzo perché l’autrice piega la psicologia alle esigenze di trama.

L’ambientazione è potente, perché la manifestazione della forza della natura diventa l’espressione dell’imprevedibilità della vita e dell’ineluttabilità del destino.
In una contestualizzazione estremamente statica, su quest’isola la tempesta emotiva e l’infuriare degli elementi fanno saltare qualsiasi schema e scoperchiano un vaso di Pandora di segreti, rimpianti, recriminazioni

Sevan alzò lo sguardo e si sporse in avanti, sfiorandola appena. Si allontanò come a chiederle permesso, e attese. Attese lei come non aveva mai atteso una donna in tutta la vita”
«Senti?»
Sotto la sua mano i battiti erano veloci, possenti, come il rullo di un tamburo di guerra. Amoret annuì.
«Batte sempre, ma quando sono con te vive.» le disse serio, lo sguardo che le bruciava la pelle

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“La chiamavano la bambina del faro, come se lei fosse un miracolo che le sventure lambivano, lasciandola lì, viva, a decifrare segni che non servivano a nulla, e che non potevano salvare nessuno. Una specie di Cassandra che bastava a se stessa.
Delle braccia la cinsero e, prima che lei potesse allontanarsi, Sevan la strinse contro di sé: «Respira. Va tutto bene.»

Amoret è il suo occhio del ciclone. O la tempesta?

«Cosa vuoi, Amoret?» le domandò rabbioso «Cosa vuoi che faccia?»
«Scegliti.» la sentì dire dietro di sé, si voltò; lei era seria. «Hai scelto me e io ti dico di scegliere te, per primo. E poi di scegliere noi.»

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Sevan è fatto di ombre.
Breve sprazzo di luce, un lampo, un delirio allucinato…
Buio, sipario.

Aspettiamo, con grande piacere

4 diamanti

3 fiamme e mezzo

Saffron