Titolo: La bugia perfetta

Autore: Emily Elgar

Traduttore: T. Bernardi
Editore: Time Crime
Collana: Narrativa
Anno edizione: 2017

Quando Cassie Jensen arriva nel reparto di terapia intensiva al St Catherine’s Hospital, Alice Marlowe, l’infermiera che si occupa delle sue cure, ne rimane inspiegabilmente affascinata. Quella fragile donna è stata trovata gravemente ferita in un canale lungo la strada, investita da un’auto pirata, ma il suo cuore nasconde qualcosa di tormentato e oscuro. Nello stesso reparto, Frank Ashcroft ha appena riaperto gli occhi dopo due mesi di coma. Solo un riflesso nervoso, pensano i medici, ma Alice è convinta che il paziente percepisca e comprenda quanto gli accade intorno. È Frank l’unico testimone dei dialoghi tra Cassie e le persone che vanno a trovarla. È lui a ricostruire nella propria coscienza, ora di nuovo vigile, un quadro di rancori, ossessioni morbose, rapporti familiari deteriorati, e a mettere insieme gli elementi che potrebbero far luce su quanto è accaduto a Cassie quella notte, sul ciglio di quella strada. Ed è Frank l’unico custode di un pericoloso segreto. Ma Frank è paralizzato nel suo letto, del tutto incapace di comunicare

Recensione

Alice lavora nel reparto 9B dell’ospedale, un reparto speciale o particolare o scomodo a seconda dei punti di vista, perché in quel reparto spesso la vita è molto meno presente della morte. Pochissimi i pazienti, collegati attraverso tubicini a delle macchine infernali che permettono loro di vivere o meglio li costringono a non poter morire.

È proprio qui però che Alice ama lavorare; è vero a volte è dura, ma a volte il miracolo accade e qualcuno si risveglia; i volti diventano così familiari che non si può più parlare di pazienti ma di cari amici..

Così è successo con Frank, il degente che da più tempo è presente nel reparto 9B. Una vita distrutta dall’alcol, un vegetale che però diventa un confidente per Alice. A Frank lei racconta tutto quello che accade nella sua vita e sebbene lui non abbia mai potuto parlarle, Alice sente che Frank è un amico e ogni volta che gli si siede accanto ha la sensazione che lui la ascolti veramente. Come se Frank potesse aiutarla ad andare avanti, come se Frank la capisse. Le macchine non registrano nessun mutamento in lui eppure Alice ha la certezza che lui sappia e quando, in effetti qualcosa nelle condizioni dell’uomo cambia, trova conferma alle sue sensazioni.

Mi appoggio allo schienale della sedia dei visitatori. Durante la pausa, Frank non si è mosso. La testa cadaverica appoggiata di peso sul cuscino. E’ in parte oscurato dagli apparecchi con cui respira; la tracheotomia è collegata a un grosso tubo di plastica che somiglia al tentacolo di un polpo e gli esce spietatamente dal centro della gola. Il corpo si è assottigliato come una linea di disegno, ,ma la testa è dura e pesante come una scultura di marmo. Il respiratore e i monitor alle sue spalle schioccano e trillano ogni secondo, all’infinito. Sembrano più rumorosi e importuni di quanto ricordassi. Una volta, Lucy, la figlia di Frank, mi ha detto che ha un forte accento del West Country. Adoro gli accenti. E’ un peccato che io non possa sentirlo parlare. Osservo il suo viso; uno stanco rimando al Frank che ho visto in foto. Come un vecchio orsetto di peluche troppo amato. La sua pelle si è ingiallita a causa dell’aria dell’ospedale, e i capelli sono bianchi e inconsistenti come cotone sfilacciato. Quando è stato ammesso in ospedale, due mesi fa, erano color mogano, come i miei, ricordo che una delle infermiere-forse Carol- aveva detto che potevamo passare per fratello e sorella. Forse è stato quel commento a farmi iniziare a parlare con lui in questo modo. O forse è perché si trova qui da così tanto tempo e passano intere settimane senza che nessuno venga a fargli visita, o forse è solo perché Frank è così bravo ad ascoltare

Il reparto ha da sempre le sue dinamiche, i suoi orari, i suoi rumori, sempre gli stessi. Il mormorio dei familiari dei pazienti, i pianti, i singhiozzi sommessi, le solite espressioni disperate di chi non vuole accettare che i propri cari possano essere relegati a questa sopravvivenza. Ma tutto viene sconvolto nel momento in cui arriva Cassie: bella e giovane donna dai lunghi capelli rossi, rimasta vittima di un incidente. Alice sente subito un’affinità con lei perché Cassie sta portando avanti una gravidanza di cui nemmeno il marito era a conoscenza quindi come Alice è in attesa di un figlio. È come se, pur non conoscendosi, un filo sottile le tenesse unite. Alice si troverà quindi, suo malgrado, coinvolta nella vita delle ragazza senza nemmeno rendersene conto e ciò la porterà a capire che Cassie è stata vittima di un tentato omicidio e non di un incidente

«Ho trovato qualcosa Frank. Un biglietto di Cassie per Jack. Dice che aveva bisogno di prendersi un po’ di tempo lontana da lui, di una pausa dal matrimonio. Era nascosto nella sua borsa, come se stesse per darglielo o spedirglielo. Sono tutti così convinti che sia stato Jonny, ma io non ci credo.» Osservo il suo viso pallido. Lo conosco abbastanza bene da sapere che non sta dormendo; ha un’espressione assorta, concentrata. «E non è finita qui, Frank, ho appena scoperto che Jack si sbagliava. Non è stato Marcus a parlare. Continuo a chiedermi su quanti altri possa essersi sbagliato. Si era tolta la fede, indossava l’anello di sua mamma. Ricordi quando Jonny è venuto in reparto, Frank? Mi ha detto qualcosa, Frank. Mi ha detto che era spaventata, che Cassie aveva paura.» Mi chiedo cosa stia pensando, cosa se ne faccia di queste informazioni, poi la realtà cala netta e affilata come un coltello. Ripenso alla foto in bianco e nero, a quanto apparisse tesa la sua mandibola, al sorriso rigido e forzato, e tuttavia i commenti sottostanti, la definivano bellissima, nonostante sembrasse sull’orlo di una crisi. «Era spaventata.» Mi chino su Frank più vicina, e sussurro perché non riesco del tutto a credere di essere sul punto di dirlo ad alta voce. «Cassie non era andata a cercare il suo cane, Frank. Era spaventata. Stava scappando.»

C’è un assassino che circola liberamente nel reparto e che conosceva bene Cassie. Ma chi può mai essere, chi mai ha potuto ridurre così una creatura per lo più in attesa di un figlio? Alice non può tirarsi indietro deve scoprire la verità anche se ciò può essere pericoloso. Qualcosa le dice che è sulla strada giusta e non demorde. Vuole rendere giustizia alla povera Cassie. Certo non la riporterà in vita, ma almeno il suo assassino non rimarrà impunito.

In un crescendo di suspense arriveremo solo alla fine a scoprire che alle volte la persona meno sospettabile può invece macchiarsi di un delitto efferato, perché la mente umana non sempre riesce a mantenere il suo equilibrio e per trovare la pace deve sfogare rancori e lenire rimpianti, non sempre in maniera innocua.
Buona lettura amiche e amici.

Eleonora