SINOSSI

Quando Riziero Manfredi scopre l’infedeltà della giovane moglie, la delusione è tale da indurirgli il cuore. Era certo di aver incontrato la donna perfetta e invece la bellissima Nives non ha esitato a tradirlo con un tipo squattrinato, incurante dello scandalo.Con molta amarezza e per evitare altro disonore sul buon nome della propria famiglia, si adatta a quel matrimonio di facciata per salvare almeno le apparenze. Riziero è ormai un uomo disincantato che ha smesso di credere all’amore, ma si rende conto di essersi sbagliato il giorno in cui Isabella, la cugina di Nives destinata al convento, entra prepotentemente nella sua vita….

Un estratto intrigante per voi…

Indugiando con la mente sulla cugina di Nives, lui non poté reprimere un sorriso. Era stato contrariato dall’idea di avere intorno un’estranea; invece, non solo apprezzava sempre di più quell’assennata, tranquilla giovane donna dalla spiccata sensibilità e dall’amabile garbo, traboccante di una dolcezza che alleggeriva anche il più oppresso dei cuori, ma gli riusciva sempre più difficoltoso nasconderle quali sensazioni gli suscitasse dentro. Intrattenersi in sua compagnia, oltre a rasserenarlo lo induceva a riconciliarsi con le bisbetiche esponenti dell’altro sesso. Isabella era il sogno d’amore su cui sostare di tanto in tanto per trovare la forza di andare avanti, una rinfrescante boccata d’aria pura, un raggio di sole che d’improvviso appariva tra le nuvole, illuminando un’anima cupa e sconsolata come la sua. Confidava addirittura che la sua presenza potesse influenzare Nives a comportarsi con più decenza. Come aveva potuto trovarla banale? Forse Isabella non possedeva l’appariscente avvenenza della cugina, ma le sue doti estetiche, si fosse presa la briga di accentuarle con una pettinatura meno severa e con abiti più provocanti, le avrebbero attirato molti ammiratori. Stranamente, palesava un inspiegabile disinteresse verso gli uomini, né ambiva a sposarsi, stando alle sue laconiche confidenze in proposito. E che non fossero semplici chiacchiere lo provava la vita ritirata che conduceva, uscendo con Nives solo quand’era obbligata a farlo e rifuggendo ogni forma di frivolezza. Benché fra loro si fosse instaurata una certa familiarità, Isabella restava un vero e proprio mistero, e dato che sembrava restia a parlare di sé, Riziero doveva soffocare la curiosità che provava nei suoi confronti, consapevole che sarebbe rimasta insoddisfatta. Era contento di ospitarla, giacché, più che Nives, era Isabella colei che lo stimolava a rientrare a casa. Bellezza e modestia: un connubio raro da trovare in una donna, ammise Riziero tra sé, con la figura di Isabella impressa negli occhi. Si accorse d’un tratto di aver camminato più in fretta di quanto si fosse proposto, e di essere già a destinazione. Interrompendo il pigro snodarsi di quelle riflessioni, imboccò gli scalini che portavano al portone d’ingresso e inserì la chiave nella toppa. Nell’atrio si sbarazzò del soprabito e del cappello. L’ora di cena era trascorsa da un pezzo, così, rimandando uno sbrigativo spuntino a più tardi, si diresse verso il salotto, deciso ad affrontare la moglie senza attendere oltre. Nives era comodamente adagiata nella poltrona po¬sta di lato al camino. Era sola e teneva tra le mani quella che gli parve una lettera. Scorgendolo sulla soglia, trasalì visibilmente e se la infilò in tasca, apostrofandolo in tono sarcastico.

— Chi non muore si rivede, eh?

— Buonasera, Nives — le rispose imperturbabile, avvicinandosi a lei con disinvoltura. — La vostra squisita accoglienza riesce sempre a commuovermi. Isabella non c’è?

— E dove volete che sia il Venerdì Santo, se non in chiesa? — sbottò con malagrazia la moglie, fissandolo con espressione malevola.

— E come mai voi non ci siete andata? — Eventualmente ve ne foste scordato, le mie condizioni non mi consentono più strapazzi — gli spiegò con ostentata condiscendenza.

— Ha piovuto per l’intera giornata e l’umidità che c’è fuori non mi pare proprio che invogli a una passeggiata.

— Non state bene, per caso? — s’informò cortesemente lui, estraendo dal taschino interno della giacca un sigaro sottile. Prima che potesse accenderlo, la moglie lo fermò con un gesto perentorio.

— Non vorrete appestare l’aria con uno di quegli affari puzzolenti, mi auguro!

— Cos’è, adesso vi dà fastidio anche l’aroma del tabacco? — la sondò con un sorriso ironico.

— Precisamente, quindi vi sarei oltremodo grata se vi asteneste dal fumare in mia presenza. Soffro già abbastanza di nausee per conto mio, senza che vi ci mettiate pure voi a peggiorare le cose.

— Noto che stasera siete particolarmente amabile, Nives — fu il sardonico commento di lui.

— Se avete altre lamentele da muovermi, vi prego, non fatevi scrupolo di esternarmele… Oppure è il fatto che io sia rincasato a irritarvi? La donna gli scoccò un indecifrabile sguardo.

— In verità, per quanto possa apparirvi inverosimile, ero ansiosa di scambiare due parole con voi.

— Oh, davvero? E in merito a cosa? — Si tratta di… — Tacque brevemente e dirottò l’attenzione sulle fiamme del focolare; poi, schiarendosi la gola, mormorò con inconsueto disagio: — Per essere espliciti, vi sarei grata se vi asterrete da altre intrusioni nella mia stanza. Lui le rivolse uno sguardo divertito e gli angoli della bocca s’incurvarono in un sorrisetto beffardo.

— Pensavo che una moglie dovesse sottomettersi docilmente ai doveri coniugali, Nives — disse con noncuranza. — Quel letto matrimoniale non serve soltanto per dormirci, anche se finora lo avete disertato. Lei lo sogguardò da sotto le ciglia.

— Per cominciare — scandì con misurata circospezione — non dovreste nemmeno alludere a certe cose: non è decoroso. Ma visto che con totale mancanza di tatto lo fate, vi dirò che fino a non molto tempo fa sarei stata pronta ad assolvere quegli obblighi che, ora, rivendicate. Temo tuttavia che abbiate perduto la facoltà di esercitare i vostri diritti di marito nel momento stesso in cui, al cospetto di mia cugina, avete osato colpirmi. — Squadrandolo con acredine, aggiunse: — Credete che resterei con voi, se potessi agire altrimenti? Se solo fossi libera di farlo, me ne andrei senza un attimo di incertezza! Per cui non tediatemi con ridicoli richiami al dovere: qualunque pressione in tal senso, cadrebbe nel vuoto. Del resto, baderò che quella porta sia saldamente chiusa a chiave, d’ora in avanti.

— E come vi proponete di impedirmi di sfondarla a spallate? — obiettò Riziero senza scomporsi.

— Non oserete offrire un simile spettacolo alla servitù, voglio auspicare! — protestò lei sdegnata, irrigidendosi. La determinazione che leggeva sul volto mascolino del marito stava innervosendola terribilmente, ma era controproducente non mantenere la calma, soprattutto se voleva sventare qualsiasi tentativo futuro di ripresentarsi all’uscio della sua camera da letto.

— Altroché, se oserei — la raggelò Riziero. Appoggiando con indolenza un braccio alla mensola del camino, la passò lentamente in rassegna con occhi da cui trapelava un’ombra di ostilità. — Che cosa mai potrebbero trovare da ridire, i domestici, di un marito che finalmente si ravvede, e smettendo di trascurare una moglie smaniosa come voi si mostra desideroso di compiacerla?

Colta alla sprovvista da quell’inusuale insistenza, Nives lo fissò stupita. Poi, recuperando la propria presenza di spirito, replicò in tono indispettito: — Potete risparmiarvi premure del genere, stabilito che io non gradisco le vostre attenzioni.

— Sul serio? — L’uomo corrugò la fronte e le indirizzò uno sguardo comicamente perplesso.

— Francamente, Nives, non m’è parso che fosse così…

— Oh, ne sono sicura, presuntuoso come siete — esclamò lei, interrompendolo. — Nella vostra mostruosa arroganza, tuttavia, avete sottovalutato un dettaglio essenziale, ossia il modo nel quale mi avete villanamente ignorata sin dalla prima notte di nozze. Pertanto, vi suggerisco di continuare a farlo, per il quieto vivere di entrambi, onde evitare di scontrarvi con gli irremovibili rifiuti che vi opporrei. E se il fatto di apprenderlo potesse servire come incentivo a dissuadervi in maniera definitiva dal seccarmi con approcci che non sarebbero ben accetti, ci tengo a informarvi che il medico mi ha vivamente sconsigliata di avere rapporti sessuali fino al termine della gravidanza… — Fece una pausa studiata, lasciando che lui assimilasse quelle parole. Era una menzogna, naturalmente, tuttavia se non c’era altro mezzo per tenerlo a distanza dal talamo nuziale, le bugie potevano andare benissimo per raggiungere il suo scopo. Non dubitava, d’altronde, che il marito, coscienzioso com’era, si sarebbe conformato alle direttive del dottore. — C’è il rischio che possa perdere il bambino, capite? Dunque devo assoggettarmi a sospendere quel genere di… — Sulle labbra le spuntò una smorfia eloquente. — Quel genere di attività.

— Anche con il vostro amante? — La voce di lui aveva una sfumatura d’insolenza che non passò inosservata.

— Sì, ovviamente — gli confermò lei impassibile. — Quindi tenete nel debito conto il parere del medico, se di nuovo vi frullassero per la testa certe idee balzane.

— Ebbene, stento a credere che una donna sensuale come voi si adegui alla castità, anche se solo temporaneamente — osservò Riziero con aperto scetticismo. — No, non siete il tipo.

— Vi sbagliate. — Nives si alzò di scatto e lo fronteggiò con la giusta dose di indignazione. — Da quando, circa un paio di settimane fa, mi sono sottoposta a una visita di controllo e mi è stato raccomandato di riguardarmi, evitando anche ogni intimità coniugale, ho prontamente obbedito, astenendomi completamente da qualsiasi contatto fisico. Non concederei nemmeno al re in persona di toccarmi con un dito, per non arrecar danni alla creatura che porto in grembo, figuriamoci se lo permetterei proprio a voi! E ora, mio caro, vi do la buonanotte — lo congedò con spiccia, aperta insofferenza, avviandosi risoluta alla porta.