estratto 2

Sinossi

 I protagonisti di questo romanzo sono Erik e Laura, due persone che in comune hanno solo un appartamento nello stesso elegante palazzo.

Erik vive al 6° piano, è uno scanzonato fotografo che ha avuto per casa il mondo ed è abituato ad “assaggiare la vita” usando tutti e cinque i sensi.
Laura vive al 5° piano, è una donna in carriera, sessualmente frustrata, vegana dalla nascita per scelta materna, che vive tra ansiolitici e attacchi di panico.
Complice un blocco in ascensore i due s’incontrano e si scontrano, visti gli stili di vita decisamente opposti. Erik, scandalizzato all’idea che qualcuno dalla nascita non abbia mai provato cibi basilari come la carne, il pesce o le uova, proporrà a Laura di assaggiarli virtualmente, ascoltando la descrizione che ne farà lui. Nessuno dei due immagina che questi sette assaggi prenderanno una piega ben diversa, andando al di là del cibo. Le loro anime verranno messe a nudo, entrambi finiranno per affrontare le loro paure e per scoprire qualcosa di più su loro stessi e sui loro desideri.

Sette cibi… sette assaggi… un unico filo conduttore… il Gusto.

Dal cap. 2 – 1° Assaggio: Rinascere

«Erik, in realtà, voleva condurmi per mano nell’angolino buio del mio animo, aveva capito che il mio rifiuto del cibo era legato anche al mio rifiuto del sesso. Rifiutavo certi cibi, come rifiutavo certi uomini, e lo facevo a priori, senza averne conoscenza diretta».

Preciso che questo è un romance e NON un romanzo erotico.
Un’ultima cosa… dopo averlo letto vi garantisco che un uovo fritto non sarà più per voi un semplice uovo fritto… Buona lettura!

 

 In occasione della recente uscita di Questione di Gusto, cogliamo l’occasione per presentare il testo di Elena Marras

 

Lasciamo la parola all’autrice:

 

  • Perché una lettrice dovrebbe leggere il tuo libro?

Oddio! Ditemi che c’è una domanda di riserva. Non lo so. I libri non si leggono per dovere, spesso sono loro che scelgono noi, almeno mi piace pensarla così. Credo che Questione di Gusto sia un romanzo piacevole, divertente e che scorre veloce, senza stancare. Spero che i lettori vi possano trovare la chiave di lettura a loro più congeniale: un semplice romanzo rosa, una riflessione sulla vita; il racconto della rinascita di una persona, maniaca del controllo, in un mondo fatto di caos ed emozioni da vivere a pieno; una storia carica di sensualità ed erotismo soft, come l’ha definita qualcuno. Personalmente mi basta che i lettori sappiano che esiste anche Questione di Gusto, poi starà a loro decidere se avranno voglia di leggerlo o meno. Sono convinta che ci voglia il libro giusto al momento giusto.

 

 

  • Che cosa c’è di innovativo e quali sono gli elementi di continuità con il genere o con la tradizione?

In Questione di Gusto tratto un tema molto noto, il rapporto tra cibo ed eros. Non sono la prima, non sarò certo l’ultima. Ho cercato però di farlo a modo mio. Il libro è diviso in otto capitoli. Il primo è una sorta d’introduzione alla storia, i successivi sette corrispondono ai sette assaggi cui la protagonista si sottoporrà.

La scelta dei cibi è fortemente simbolica. Ogni cibo rappresenta qualcosa ed è stato scelto con attenzione, affinché richiamasse immediatamente nel lettore alcune immagini. Non a caso quando ho scritto gli “assaggi” mi sono volutamente ispirata a quadri molto noti ed ho cercato di utilizzare alcuni tipi di parole che istintivamente evocassero nel lettore precise emozioni. Ho lavorato anni nel settore marketing e sono rimasta affascinata da quello che viene definito linguaggio “emozionale”. Non so se qualcuno ha mai sentito parlare di programmazione neuro linguistica… so che state pensando che sono una donna noiosissima, lo confermo, mi sopporta giusto il cane perché non capisce ciò che dico! Ad ogni modo, visto che uno dei temi del romanzo è la riscoperta del mondo attraverso i cinque sensi, mi è sembrata una bella sfida cercare di coinvolgere il lettore a tal punto da indurlo quasi a “sentire” e “percepire” certe sensazioni provate da Laura, la protagonista. Descrivere a parole la scoperta di un nuovo sapore, di un cibo sconosciuto, è stata per me un’impresa piuttosto ardua.

  • Che cosa ti ha spinta a scrivere?

Volevo mettermi alla prova. Di fatto Questione di Gusto è stata una sfida. Volevo capire quanto fossi capace di coinvolgere un lettore senza utilizzare un esplicito linguaggio sessuale.

  • Da che cosa è nata la storia? Quali sono state le fonti di ispirazione?

 

La storia nasce dalla mia esperienza personale. Qualche anno fa ho scoperto di essere celiaca ed allergica al latte. Ho dovuto drasticamente rivedere la mia dieta, ma anche la mia vita. Così, lentamente, ha preso forma il desiderio di raccontare quello che suscitano oggi in me alcuni odori, alcuni suoni e alcune immagini. Per quanto possa sembrare folle, la privazione di certi cibi ha acuito i miei sensi. Posso garantire che in alcune occasioni mi trasformo in un cane da tartufo o sarebbe meglio dire “da pane”. Non c’è stata una precisa fonte d’ispirazione, non letteraria almeno. Mi hanno ispirato alcuni quadri e soprattutto alcuni film, uno tra questi è The Cell… non prendetemi per pazza, ma ho adorato di questo film il modo di rappresentare i sogni e le paure.

 

 

  • Quando scrivi? E come? in modo organizzato e continuo o improvviso, discontinuo?

 

Non sono una scrittrice a tempo pieno, di fatto per me la scrittura è un hobby. Scrivo la sera o in pausa pranzo. Sono una donna maniacale, ma nella scrittura sono una casinista. Scrivo in modo discontinuo ed improvviso. Solitamente butto giù una bozza del romanzo, poi mi fermo per mesi. Mi dedico ad altro, aspetto che su alcuni siti di scrittura libera come Efpfanfiction o Wattpad i lettori mi diano la loro impressione. Poi magari dopo un anno riprendo in mano la storia e comincio a rivederla, perfezionarla. Questione di Gusto ha subito ad esempio ben quattro revisioni, in cui la storia è cambiata abbastanza. Sono un’insicura, nell’ultimo anno sono peggiorata moltissimo e se non ricevo un numero sufficiente di considerazioni critiche sul testo, non lo pubblico.

 

 

  • Quali strategie hai adottato per promuovere il tuo libro e che tipo di strumenti hai usato – e usi per proporlo all’attenzione dei tuoi potenziali lettori?

 

Ad essere onesta credo di aver utilizzato delle imbattibili strategie di de-marketing! Scherzi a parte il libro non è stato promosso. Ho fatto presente in un paio di gruppi che avevo pubblicato un romanzo, ho lasciato in giro qualche stralcio, ma la verità è che trovo imbarazzante propormi. L’insicurezza mi ucciderà. Passo più tempo a chiedermi se non sia il caso di cancellare per l’ennesima volta il romanzo da Amazon che non a pubblicizzarlo.

 

  • (perché la scelta del self publishing?)

Per caso. Scrivevo da un paio d’anni su piattaforme di scrittura libera, ma cercavo un sito dove il lettore medio fosse più maturo. Amazon mi era sembrato un bel posto, così l’anno scorso ho pubblicato un primo romanzo col mio nome reale. Ero giovane (si fa per dire), inesperta e soprattutto impreparata a quello che ne è seguito. Oggi cerco di essere più attenta. Il self publishing è una grossa opportunità, ma bisogna saperla gestire altrimenti può crearti molti problemi personali e familiari.

 

  • Vorresti che il tuo libro fosse scoperto da una CE?

Che domanda! Se lo chiedessi alla negoziante sotto casa (che non credo scriva romanzi) risponderebbe comunque di sì. La verità è che ho già detto di no a due piccole CE e dire che credo di più nell’impegno che possono elargire piccole case editrici che investono tanto sui loro autori, rispetto alle grandi dove immagino tu sia un numero e basta. Diciamo che vorrei che il mio libro fosse scoperto da un numero consistente di lettori. Mi basta questo.

 

 

  • Progetti per il futuro?

Sì, comprare casa e riuscire ad avere una vita meno stressante. Poi, se riuscissi anche a concludere dignitosamente il Romantic suspence che sto scrivendo ne sarei molto lieta, ma non è una priorità.

 

 

  • Tre persone da ringraziare

 

Tre? Ringrazio tutte le persone che in questo anno hanno avuto il coraggio di leggere le mie fantasie, condividendo con me le loro impressioni, dedicandomi del tempo e aiutandomi in molti casi. Ringrazio anche chi, nonostante non condivida questa mia passione, si sta sforzando di conviverci.