In occasione dell’uscita in libreria di WEDDING GIRL di Raffaella Velonero Poggi per Newton, Harem’s book,  insieme con alcuni amici blog, ha il piacere di promuovere l’iniziativa con un blogtour

Vi abbiamo presentato il romanzo più glam dell’estate, i suoi personaggi carismatici e complessi, vi abbiamo parlato del libro, dell’atmosfera di raffinato erotismo e frizzante ironia che lo caratterizza.

Oggi ad Harem un compito piacevolissimo…

UNA SCENA EXTRA INEDITA E GHIOTTA DA GUSTARVI, godetevela e leccatevi i baffi (ehm…ameno voi).  Oh, povero Eric!?

Cena Vegana

Ore sette e trenta, puntuale, sono sotto casa di Brenda con la mia Ferrari California rossa fiammante. Scintillo e luccico come una monetina nuova, persino Laureen mi ha detto che sono bellissimo e mi ha chiesto se ero pronto per una nuova conquista.
Veramente proprio una nuova conquista non è: alla fine mi sono fatto anche Brenda, una sola volta, una notte che stranamente ero tornato a casa dal college. Ero andato a trovare il sensei al suo dojo e c’era anche Brenda. Non le ho letto poesie quella sera…
In effetti non abita lontano da Charlie, adesso sta anche lei a New York, in Adam Street a Brooklyn, e lavora a Tribeca nella nuova palestra di Bob Sturges, il nostro vecchio allenatore. Stamani, parlando con Noah di Brenda, ho scoperto che è stata Charlotte a trovare una sede adatta e che loro sono ancora in contatto con il sensei. Io invece sono circa dieci anni che non lo vedo, che non vedo più nessuno di loro.

Intanto Brenda esce dal portone e… non è come la ricordavo.
Insomma… in parte… Il viso è sempre piacevole, nulla da dire. Non ha più i capelli corti, ora ha una chioma liscia e bionda, con le punte nere.
È sempre alta come una montagna e grossa.
…Molto grossa.
Non grassa, no. Una volta aveva qualche chilo in più ma mi piaceva.
Ora… ora è una montagna di muscoli e addominali che se li avessi io farei faville.

Ha un miniabito rosso aderentissimo che mette in mostra tutto − e non ne sono contento − ogni singolo, dettagliato muscolo abbronzato.
“Cazzo, sembra un trans!”, mi dico.
So che è una donna, lo so perché ho tastato con mano e non solo con quella, la conosco da sempre, ma se non fosse così… avrei dei dubbi.

La sto aspettando fuori dall’auto, appoggiato alla fiancata della Ferrari. Mi raggiunge correndo sui tacchi, che non so come facciano a non piegarsi e rompersi sotto la sua mole. Mi ritrovo strizzato in un abbraccio.
Anzi, di più, mi bacia, mi bacia in bocca. Ho gli occhi spalancati sul suo viso truccato, sull’ombretto azzurro e ha pure le ciglia finte. Ho il suo rossetto rosa spalmato anche sul mento.
Giuro che ho preferito baciare la signora Palminteri, anche perché il suo profumo era meno penetrante, questo invece me lo sento addosso e sui vestiti.
A me piaceva di più un tempo, quando indossava solo tute da ginnastica e aveva un seno enorme.
Ora vedo solo pettorali, fa impressione.

“Ah, ma me la paga, quella stronza me la paga!”, penso entrando nel ristorante, che si chiama Paradiso Vegano.
A me! Il Paradiso Vegano… a me!
Avevo un tavolo riservato al Taste: ci ha pensato Charlie, che, stronza com’è, ha voluto organizzarmi la serata perfetta. Invece Brenda mi ha fatto cancellare la prenotazione perché è vegana e da poco anche crudista, e non ne ha voluto sapere di chef “contaminati”, che cucinano pesci, uova e… ebbene sì, anche carne.
«Carne, ti rendi conto?», mi dice con quella sua voce bassa e profonda che una volta me lo faceva venir duro e ora invece mi inquieta, abbinata a un volto tirato e truccatissimo che non ha più nulla del bel sorriso gioviale di un tempo.
«Credevo che i culturisti e gli sportivi assumessero molte proteine», obietto, perplesso e ignorante.
«Non sai che quinoa, noci, mandorle, latte di soia ne sono ricchissimi? Per non parlare di carciofi e peperoni!», mi apostrofa minacciosa mentre io guardo prima lei poi i rebbi della mia forchetta che faticano a trattenere i semi di sesamo di uno sformato di verdure crude. Cerco di raccogliere il cibo come posso e tento di portarmelo alla bocca, ho una fame da cavernicolo, ma mi arriva al palato solo una mitragliata di semini insapore che mi restano incastrati fra i denti.
«No, non lo sapevo», biascico e mastico. Mastico… mastico…
Ho chiesto a lei di ordinare anche per me – mai errore fu più grande! − così, oltre al vegano, pure crudo: ho mangiato cartone! Ho sbirciato quello che portavano agli altri tavoli e non era male per niente: mi sarei mangiato volentieri la torta alle fragole della signora del tavolo a fianco o la pasta ai broccoli dell’omone che era con lei, invece no!


“Giuro che poi mastico te, bionda! Ti trituro e ti risputo!”, mi dico, pensando alla Divina Stronza che, son sicuro, ora se la starà ridendo sotto i baffi.
Brenda inizia a spiegarmi dettagliatamente come mantenersi in forma con un’alimentazione bilanciata, come sia meglio aumentare la massa muscolare con una dieta vegetale ricca, combinata all’esercizio costante.
L’ho ascoltata per tutta parlare di body building, perché oltre alle arti marziali si dedica ai pesi.
“Due palle di tal misura, non ricordo di essermele mai fatte”, rifletto mentre la guardo e tento di togliere con la lingua un semino che è rimasto incastrato tra gli incisivi: una tortura.
Pago: un conto che di naturale, semplice ed essenziale non ha nulla.
La scorto al parcheggio e comincio a pensare alle parole giuste per congedarla in fretta.
La porterei anche in un bar a bere qualcosa, ma un altro succo di ribes non sono in grado di reggerlo, potrei finire in coma etilico.
“Okay, la verità è che non ne posso più!”.
«Domani dovrò lavorare, una riunione praticamente all’alba», inizio, una volta salito in macchina. Non è vero, per domani e fino alla settimana prossima sono libero, nessun appuntamento, posso seguire il mio lavoro solo con una connessione, e solo perché finalmente a casa della bionda non c’è nessuno, è sola.
«Ma come?», chiede. «E io che volevo farti vedere alcune vecchie foto». Sembra delusa.
«Foto?», ripeto, ma so, appena pronunciato, di aver scoperto il fianco. In questi giorni sono stranamente sensibile ai ricordi… e so di aver commesso un errore madornale… «Acc…», gracchio appena sento la sua mano chiudersi ad artiglio su Johnny Thursday che ha battuto in ritirata appena l’ha vista uscire di casa e si è ritratto, nascondendosi vigliaccamente nelle retrovie.
Lei lo ha trovato, tramortito e sconvolto, e sta scavando per riportarlo alla luce. Un’impresa degna di Arthur Evans l’archeologo, giusto per rimanere in tema, visto che la Brenda odierna ha lo stesso fisico del minotauro.
«Dài, no, sono impegnato», la imploro, sperando di fermarla.
«Ashley Madison?», chiede.
Io veramente stavo pensando ad altro… alla guida: Ashley non mi viene neanche in mente, non l’ho più sentita dal giorno dell’infarto. So che ha mandato dei fiori a mio padre e poi l’ho fatta partire per il Marocco, anticipando alcune riprese della serie.
«Sì! Sì», rispondo pronto.
«Ma ora lei è in Africa, se non ho letto male. Occhio non vede…».
Io sto guidando, non posso distrarmi, non posso neppure inchiodare, anche se lo vorrei tanto perché mi ha appena tirato giù la lampo dei calzoni e sta aprendo la patta. Si china, china la sua testa biondo platino con le punte nere e io sono terrorizzato… terrorizzato che si svegli.
“No-oh!”, penso, ma il buon Johnny non ne vuole sapere e resta nascosto nel suo labirinto, al sicuro dal minotauro.
Cerco di spostarla.
«Ti prego…», sto supplicando.
«Niente?», chiede delusa, dopo aver tentato una rianimazione bocca a bocca di Johnny.
«Sto guidando, devo fare attenzione», mi giustifico.
Si è sollevata e ha visto il suo palazzo. «Tranquillo, siamo arrivati».
“Mai stato più tranquillo di così!”.
In altre circostanze mi sarei lasciato andare, ma adesso proprio non ci riesco, non mi va, nemmeno in nome dei bei vecchi tempi.
«È davvero tardi, Brenda». Non so più a che scusa appigliarmi.
«Sono appena le dieci», replica delusa.
«Non sono in forma, in questo periodo», invento. “Ora le dico che sono gay, così me la tolgo di torno definitivamente”.
«Capisco», dice invece lei, mortificata. «Troppe proteine animali». Scuote il capo. «Non lo dicono in giro, ci sono di mezzo le multinazionali, i grandi gruppi, McDonald’s in testa, ma la carne causa impotenza: ormai è risaputo», afferma sicura.

Scambiamo ancora qualche parola, non mi va di lasciarla così, mi piaceva davvero. Era una cara amica, un tempo, così parliamo ancora un po’. Non salgo su da lei, questo no, ma concludo la serata con un bacio. Mi bacia lei, come prima, ma questa volta io ricambio: non è un bacio passionale, ma un semplice bacio sulle labbra che sa di ricordo, che ha quel sapore dolce amaro delle cose belle che non tornano più.

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Per chi si è incuriosito e per chi ha un pizzico di nostalgia, riproponiamo la nostra recensione QUI

‘Wedding girl’ di Raffaella Velonero Poggi

MI RACCOMANDO NON PERDETE l’ultima tappa del blogtour con l’INTERVISTA all’ autrice